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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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1216 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Compensazione impropria nell’appalto: regole e limiti
Nel caso esaminato, un'impresa edile fallita ha richiesto il pagamento di lavori eseguiti prima della risoluzione del contratto. I committenti hanno opposto in compensazione impropria le penali per il grave ritardo. La Cassazione ha stabilito che, derivando i reciproci crediti dal medesimo contratto, si verifica un'elisione contabile (compensazione impropria) non soggetta ai rigorosi limiti applicabili in sede fallimentare. Inoltre, la Corte ha annullato la condanna in solido dei committenti a causa di un vizio processuale di extrapetizione.
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Legittimazione passiva: difesa incompatibile la nega
Una società nega la propria legittimazione passiva in una causa per inadempimento di un preliminare di vendita, ma la Cassazione respinge il ricorso. La Corte ha stabilito che, invocando una clausola risolutiva del contratto, la società ha tenuto un comportamento incompatibile con la negazione del suo subentro nell'accordo, confermando così il suo ruolo di parte convenuta.
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Interpretazione contratto servitù: la parola al testo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33762/2023, ha chiarito i principi di interpretazione del contratto in materia di servitù di passaggio. Nel caso esaminato, un acquirente contestava l'ampiezza di una servitù, sostenendo che dovesse limitarsi alla misura indicata nell'atto di compravendita. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che nell'interpretazione del contratto servitù non si può prescindere dal contesto complessivo e dai richiami ad atti precedenti contenuti nel contratto stesso. La conoscenza della reale estensione della servitù, desumibile da tali atti, esclude il diritto dell'acquirente a una riduzione del prezzo o al risarcimento del danno.
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Destinazione padre di famiglia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia, basata sulla preesistenza di opere visibili e permanenti. La Corte ha ritenuto irrilevante la successiva trasformazione del tracciato e ha stabilito che un accordo privato posteriore non escludeva esplicitamente la servitù. Il ricorso della proprietaria che negava il diritto di passaggio è stato rigettato.
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Interpretazione contratto: Cassazione chiarisce
Analisi di una decisione della Cassazione sull'interpretazione contratto di cessione quote societarie. La Corte ha stabilito che una clausola di garanzia per "spese" e "sopravvenienze" relative a un contenzioso in corso copre solo i costi del procedimento pendente al momento della vendita, escludendo i danni e le spese di un nuovo giudizio di merito iniziato successivamente. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dei compratori.
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Competenza per territorio derogabile: l’accordo vince
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in un caso di successione, confermando la validità di un accordo di deroga alla giurisdizione. La Corte ha stabilito che la scelta di un foro convenzionale prevale, configurando una competenza per territorio derogabile, anche se le parti hanno successivamente avviato una mediazione altrove. La clausola, che copriva 'qualsiasi controversia', includeva anche l'azione di nullità del testamento. L'eccezione di conflitto di interessi è stata respinta.
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Arbitrato irrituale: quando il ricorso non è ammesso
Un fornitore cita in giudizio un'azienda per inadempimento contrattuale. L'azienda eccepisce la presenza di una clausola compromissoria. La Corte di Cassazione, analizzando il contratto, qualifica l'arbitrato come 'arbitrato irrituale', poiché la decisione degli arbitri era intesa come un accordo diretto tra le parti. Di conseguenza, dichiara inammissibile l'istanza di regolamento di competenza proposta dal fornitore, confermando che tale rimedio è previsto solo per l'arbitrato rituale.
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Riassunzione processo: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della riassunzione processo, la nullità della notifica iniziale non determina la nascita di un nuovo giudizio. Pertanto, per un processo iniziato prima della riforma del 2009, si applica il vecchio termine di sei mesi per la riassunzione, non quello nuovo di tre. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio.
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Compenso professionale: due incarichi, un solo pagamento?
Un professionista ha citato in giudizio un'azienda di trasporti per ottenere il pagamento di una consulenza. L'azienda sosteneva che l'attività rientrasse in un incarico successivo, già retribuito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del professionista, confermando che la sostanziale continuità tra i due incarichi escludeva il diritto a un separato compenso professionale, in quanto l'oggetto della prestazione era il medesimo.
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Azione di riduzione: i limiti e la cautela sociniana
Una figlia agiva in giudizio per tutelare la propria quota di legittima, lesa a suo dire dal testamento paterno. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'inammissibilità della sua azione di riduzione. La Corte ha chiarito che le disposizioni a favore della madre (usufrutto) e di un fratello (beni specifici) costituivano legati e non istituzioni di erede. Di conseguenza, l'azione richiedeva la preventiva accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, che nel caso di specie mancava. Inoltre, la Corte ha ribadito che nelle ipotesi riconducibili alla cautela sociniana, la tutela del legittimario non si attua con l'azione di riduzione, ma attraverso una specifica scelta prevista dalla legge.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Onere della prova contratto d’opera: chi è colpevole?
Un architetto richiede il pagamento per un progetto edilizio, ma i committenti si oppongono sostenendo l'impossibilità di realizzarlo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 32879/2023, ha stabilito che se il progetto si arena per l'inerzia del cliente, il professionista ha comunque diritto al compenso. La decisione chiarisce l'onere della prova nel contratto d'opera, attribuendolo al committente che deve dimostrare l'inadempimento del professionista.
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Inammissibilità del ricorso: regole in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso riguardante un contratto preliminare di vendita di un garage. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la mancata impugnazione di una delle 'rationes decidendi' della sentenza d'appello e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, confermando l'importanza del rigore formale nel processo civile.
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Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
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Interpretazione contratto servitù: la Cassazione detta le regole
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato estinta una servitù di passaggio. L'errore del giudice di secondo grado è stato fondare la decisione su fatti (l'abbattimento di un muro) non previsti dalla clausola risolutiva del contratto. Questo caso sottolinea l'importanza di una corretta interpretazione del contratto di servitù, che deve basarsi sulla comune intenzione delle parti come espressa nel testo e non su eventi successivi non contemplati.
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Contratto preliminare di divisione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32737/2023, ha chiarito la distinzione tra contratto di divisione e contratto preliminare di divisione. Nel caso di una controversia ereditaria, una scrittura privata del 1986 era stata interpretata dalla Corte d'Appello come un mero preliminare, data la terminologia usata ("si impegnano e si obbligano"), che implicava un obbligo futuro e non un trasferimento immediato. La Cassazione ha confermato questa interpretazione ma ha cassato la sentenza per un vizio procedurale: la Corte d'Appello aveva omesso di esaminare una domanda subordinata di esecuzione specifica del contratto (ex art. 2932 c.c.), ritualmente proposta dagli eredi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
Una società di costruzioni, nel ricostruire un edificio, ha violato una servitù del 1963 che regolava le distanze tra costruzioni con i vicini. I tribunali di merito hanno ordinato l'arretramento dell'opera. La società ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la composizione del collegio giudicante e l'interpretazione della servitù. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la violazione dell'accordo privato era una ragione sufficiente per la condanna. Ha inoltre stabilito la legittimità temporanea dei giudici ausiliari, rendendo la sentenza definitiva.
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Contratto preliminare: obblighi e risoluzione del patto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, promissaria acquirente, in una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente interpretato il contratto escludendo un inadempimento dei promittenti venditori riguardo alla rimozione di pesi e servitù. È stato inoltre ritenuto legittimo il diritto dei venditori di trattenere tutte le somme ricevute, e non solo la caparra, in virtù di una specifica clausola contrattuale, a seguito della risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente.
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Atto pubblico sostitutivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione analizza il caso di una clausola contenuta in una scrittura privata, ma omessa nel successivo atto pubblico sostitutivo di divisione ereditaria. La Corte ha ritenuto che la mancata riproduzione della clausola nell'atto definitivo ne comportasse la rinuncia. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il ricorso basato sulla cosiddetta "doppia ratio", poiché il ricorrente non ha impugnato con successo una delle due autonome ragioni su cui si fondava la decisione d'appello, rendendo irrilevante l'esame della seconda.
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Servitù di passaggio: accordo e trasferimento
Una recente ordinanza della Cassazione affronta un complesso caso di servitù di passaggio tra fratelli, sorto in seguito alla modifica del tracciato. La Corte ha confermato la validità di un accordo di trasferimento, anche se non formalizzato per iscritto, chiarendo la relazione tra azione petitoria e possessoria e la gestione delle opere accessorie, come le condutture idriche. La decisione rigetta sia il ricorso principale che quello incidentale di un terzo intervenuto, stabilendo principi importanti sulla modifica delle servitù e sulla tutela dei diritti reali.
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