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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2026

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721 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Assoggettabilità ad IVA dei contributi pubblici: vince il Comune
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un Comune, pretendendo il pagamento dell'IVA su fondi europei erogati per la realizzazione e gestione di un metanodotto. I fondi erano stati trasferiti a un Consorzio privato incaricato dei lavori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che l'assoggettabilità ad IVA dei contributi pubblici richiede un legame diretto tra il finanziamento e il prezzo pagato dai singoli utenti identificabili. Poiché l'opera era destinata a una collettività indistinta di cittadini e mirava a garantire l'equilibrio economico del progetto, i contributi non costituiscono un corrispettivo imponibile. Vince il Comune: i finanziamenti pubblici non sono soggetti a IVA.
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Mobilità del personale docente: negato il doppio beneficio
Un insegnante chiedeva il riconoscimento di due diverse precedenze per la mobilità del personale docente, avendo lavorato per oltre tre anni in un istituto penitenziario. L'amministrazione gli riconosceva solo la precedenza specifica per le carceri, escludendo quella per l'educazione degli adulti. La Corte d'Appello respingeva la domanda, escludendo il cumulo dei benefici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti collettivi integrativi spetta esclusivamente al giudice di merito, purché sia logica e rispetti i canoni di ermeneutica contrattuale. Di conseguenza, non è possibile richiedere in sede di legittimità un riesame dell'interpretazione contrattuale solo perché ritenuta meno favorevole dal ricorrente. Il docente perde definitivamente la causa.
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Custodia del veicolo in officina: il cancello aperto costa caro
Un'officina riceve in consegna un'auto per riparazioni, ma durante la pausa pranzo il veicolo viene rubato dall'area esterna, lasciata con il cancello solo accostato. L'assicuratore del proprietario risarcisce il danno e agisce contro l'officina. Quest'ultima chiede di essere sollevata dalla propria assicurazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei soci dell'officina (nel frattempo cessata). La Corte conferma che la custodia del veicolo in officina comporta una precisa responsabilità. L'assicurazione non opera perché il furto è avvenuto senza scasso e con il cancello aperto, violando le condizioni di polizza che richiedevano adeguate misure di chiusura. I soci dell'officina devono quindi pagare il risarcimento di tasca propria.
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Cessione di azienda bancaria: debiti esclusi per i conti chiusi
Una società correntista ha agito contro una banca cessionaria per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate sul proprio conto corrente dalla vecchia banca, poi posta in liquidazione coatta amministrativa. La società sosteneva che la nuova banca fosse subentrata nel debito in forza del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cessione di azienda bancaria ex d.l. 99/2017 esclude i rapporti bancari già estinti prima della cessione stessa. Poiché il conto corrente era stato chiuso nel 2016, prima del trasferimento del 2017, la banca cessionaria non è responsabile del debito.
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Contratto autonomo di garanzia: paga il garante, tiene la banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che il garante legato da un contratto autonomo di garanzia non può richiedere alla banca la restituzione delle somme versate, anche se i pagamenti si rivelano in seguito non dovuti. Nel caso specifico, una società ha chiesto l'accertamento del saldo attivo del proprio conto corrente, incrementato dai versamenti eseguiti dai garanti. Questi ultimi hanno chiesto la restituzione del denaro sostenendo che la garanzia fosse una semplice fideiussione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei garanti, chiarendo che la presenza di clausole di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni qualifica l'accordo come contratto autonomo di garanzia. Di conseguenza, i garanti non hanno titolo per agire contro la banca creditrice, ma possono unicamente esercitare l'azione di regresso nei confronti della società debitrice principale.
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Revocatoria fallimentare: incassa il credito ma deve restituirlo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una cessione di credito effettuata da una società, poi fallita, a favore di un suo fornitore. Il Fallimento ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare la somma. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di più procedure consecutive nate dallo stesso stato di insolvenza (concordato preventivo e successivo fallimento), il periodo sospetto per la revocatoria fallimentare deve essere calcolato a ritroso a partire dalla data di pubblicazione della prima domanda di concordato. Di conseguenza, la cessione del credito, qualificata come atto solutorio per estinguere un debito e non come semplice garanzia, rientra pienamente nel periodo di inefficacia. Il ricorso del creditore è stato dichiarato inammissibile, confermando l'obbligo di restituire le somme riscosse.
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Servitù di passaggio: vince il privato contro il costruttore
Un'impresa immobiliare ha acquistato un terreno edificabile pretendendo di esercitare una servitù di passaggio pedonale e carrabile su terreni confinanti, basandosi su un vecchio contratto del 1990. I proprietari dei terreni vicini si sono opposti sbarrando l'accesso con catene, sostenendo che quel diritto era stato concesso originariamente solo per realizzare una centrale telefonica, mai costruita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando la decisione dei giudici di merito. La servitù di passaggio non può essere estesa a scopi diversi da quelli stabiliti nel contratto originario. L'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Di conseguenza, l'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Soggiorno da incubo: è vendita di pacchetto turistico, non locazione
Un viaggiatore acquistava un soggiorno estivo tramite un'agenzia, riscontrando gravi disagi rispetto a quanto pubblicizzato, come la mancanza di navetta e carenze igieniche. Dopo varie vicende giudiziarie, il Tribunale di rinvio rigettava la domanda qualificando il rapporto come locazione turistica anziché vendita di pacchetto turistico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del viaggiatore, stabilendo che sulla qualificazione di vendita di pacchetto turistico si era ormai formato il giudicato interno. Di conseguenza, il giudice non poteva mutare tale qualificazione giuridica per negare la tutela e il risarcimento richiesti dal consumatore.
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Validità della fideiussione: soci condannati a pagare i debiti
Tre soci di un'azienda firmano una garanzia a favore di una banca per coprire i debiti societari, inclusi gli impegni verso un fornitore terzo. Quando il fornitore chiede il pagamento, la banca versa la somma e ne chiede la restituzione ai garanti tramite decreto ingiuntivo. I soci si oppongono contestando la validità della fideiussione, lamentando la violazione della buona fede e il superamento dei limiti di spesa del conto corrente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei garanti. I giudici confermano che la banca ha agito correttamente per recuperare la somma pagata al terzo, coperta da una specifica linea di credito garantita. La volontà di prestare la garanzia era chiara e i soci erano consapevoli della crisi aziendale, escludendo ogni scorrettezza della banca.
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Mediazione delegata: un errore di delega costa due milioni
La Società Fornitrice ha chiesto il pagamento di oltre due milioni di euro all'Azienda di Servizi per forniture idriche. In appello, il giudice ha disposto la mediazione delegata. Al primo incontro, la Società Fornitrice non si è presentata personalmente, ma ha inviato un dipendente e l'avvocato, privi di una procura speciale sostanziale per negoziare. La Corte d'Appello ha dichiarato improcedibile la causa per mancata partecipazione effettiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che per la validità della mediazione non basta una presenza formale, ma serve un delegato munito di poteri effettivi per disporre dei diritti in discussione. Di conseguenza, la Società Fornitrice perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Scorrimento della graduatoria: nessun obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico, idoneo non vincitore in una selezione del 2009, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione professionale o il risarcimento del danno. Il lavoratore sosteneva che l'obbligo biennale di indire nuove selezioni, previsto dal contratto collettivo, imponesse lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo scorrimento della graduatoria non costituisce un obbligo automatico per l'amministrazione. L'indizione delle procedure e la copertura dei posti dipendono sempre dalle scelte organizzative dell'ente, dalle disponibilità di bilancio e dalla previa contrattazione integrativa. In assenza di risorse finanziarie autorizzate, non sussiste alcuna responsabilità risarcitoria del datore di lavoro pubblico.
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Clausola penale per il ritardo: negata se i lavori non finiscono
Un committente ha chiesto di ammettere al passivo della liquidazione giudiziale di un'impresa edile i crediti derivanti da una clausola penale per il ritardo, pattuita in due contratti d'appalto per lavori mai completati. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che la penale per il ritardo presuppone un adempimento tardivo e non può applicarsi in caso di inadempimento definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la clausola penale per il ritardo smette di funzionare quando l'inadempimento diventa definitivo, poiché non è più possibile calcolare i giorni di ritardo su un'opera mai consegnata. Il committente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Mancato pagamento e competenza territoriale esclusiva: chi vince
L'Ente Pubblico ha proposto ricorso contro la decisione che lo condannava a pagare un corrispettivo di 900.000 euro a favore della Società per prestazioni di servizi. L'Ente Pubblico contestava la competenza territoriale del Tribunale di Torino, invocando la clausola contrattuale che indicava il Foro di Cagliari e lamentando l'inadempimento della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la clausola contrattuale non stabiliva una competenza territoriale esclusiva a favore di Cagliari e che il pagamento doveva avvenire su un conto corrente a Torino. Inoltre, la Società ha fornito prova positiva del regolare adempimento del contratto, mentre le contestazioni dell'Ente Pubblico sono risultate generiche e tardive.
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Fideiussione a prima richiesta: stop all’inerzia delle banche
Il Fideiussore proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per il pagamento dei debiti di una società. Il garante eccepiva la decadenza della garanzia per violazione dell'articolo 1957 del codice civile. La Corte d'Appello qualificava il contratto come fideiussione a prima richiesta, ritenendo sufficiente una semplice richiesta stragiudiziale per evitare la decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che, anche in presenza di una fideiussione a prima richiesta, l'invio di una richiesta stragiudiziale non basta se il creditore non coltiva successivamente la pretesa con la dovuta diligenza. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte d'Appello per verificare se la condotta della Banca sia stata effettivamente diligente e tempestiva.
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Contratto autonomo di garanzia: firma contro rimborso forzato
Una compagnia di assicurazioni ha richiesto di essere sollevata dall'obbligo di pagamento derivante da una polizza fideiussoria, dopo l'inadempimento di una società teatrale. I fideiussori della società si sono opposti, contestando la qualificazione della polizza. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto le ragioni della compagnia, qualificando la polizza come contratto autonomo di garanzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale sia quello incidentale dei fideiussori. La Suprema Corte ha confermato che l'impugnazione incidentale tardiva è inammissibile se l'interesse a impugnare è autonomo e preesistente, e ha ribadito che la qualificazione del contratto spetta ai giudici di merito, non potendo essere ridiscussa in sede di legittimità se non per violazione delle regole di interpretazione contrattuale.
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Contratto di servizio: la Regione deve pagare l’Azienda
L'Azienda di Trasporti ha chiesto il rimborso delle somme anticipate ai dipendenti per i rinnovi contrattuali, basandosi sul contratto di servizio stipulato con la Regione. La Regione si è opposta, sostenendo che le riforme legislative avessero eliminato tale obbligo e che l'accordo non prevedesse rimborsi automatici. La Corte d'Appello ha confermato il diritto dell'Azienda, evidenziando che l'obbligo derivava direttamente dagli accordi contrattuali e non solo dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Regione. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione del contratto di servizio spetta esclusivamente al giudice di merito e che la Regione non ha contestato la reale motivazione della sentenza precedente. Di conseguenza, la Regione è stata condannata a pagare le spese legali, confermando la vittoria dell'Azienda di Trasporti.
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Contratto di servizio: la legge non cancella i rimborsi dovuti
Un'azienda di trasporti ha chiesto a un Ente Pubblico il rimborso delle somme anticipate per i rinnovi del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti, basandosi su un contratto di servizio. L'Ente Pubblico si è opposto, sostenendo che una legge sopravvenuta avesse cancellato tale obbligo. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Pubblico, confermando che il contratto di servizio costituisce la fonte primaria dell'obbligo. Le modifiche legislative non cancellano automaticamente gli accordi contrattuali presi, i quali richiedono la forma scritta per qualsiasi variazione. L'Ente Pubblico è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Senza contratto con la pubblica amministrazione niente compenso
Un professionista ha richiesto al Comune il pagamento di oltre 23.000 euro per prestazioni professionali. Il Comune si è opposto evidenziando la mancanza di un contratto scritto. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo, rilevando che le attività erano state svolte senza un formale incarico scritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che per ogni contratto con la pubblica amministrazione è indispensabile la forma scritta a pena di nullità. Inoltre, le ammissioni contenute negli atti difensivi firmati dal solo avvocato costituiscono indizi validi per dimostrare l'assenza di un accordo scritto. Il professionista perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Interpretazione del contratto di appalto e riserve senza prove
L'Appaltatore ha citato in giudizio la Committente chiedendo il pagamento di riserve per oneri di sicurezza, maggiori costi assicurativi e perdita di chance dovuti al ritardo nel collaudo delle opere ferroviarie. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto di appalto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Inoltre, l'Appaltatore non ha fornito prove concrete sul collegamento tra il ritardo e i danni subiti, rendendo impossibile anche la liquidazione equitativa. Vince la Committente, mentre l'Appaltatore perde e deve pagare le spese processuali.
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Cessione del credito: perché non puoi risolvere il contratto
Una società acquistava tramite cessione del credito i diritti derivanti da un contratto preliminare di vendita di un terreno. Successivamente, chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento, lamentando che l'immobile appartenesse anche a terzi. La Corte d'Appello respingeva la domanda, rilevando che il preliminare era collegato a un appalto e subordinato al collaudo delle opere, non ancora eseguito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito non trasferisce le azioni di risoluzione del contratto originario, spettanti solo in caso di cessione del contratto. Inoltre, l'inesigibilità del credito dovuta al mancato avveramento della condizione non ricade sulla garanzia del cedente, escludendo la mala fede poiché l'amministratore delle due società era lo stesso.
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