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Art. 1337 Codice Civile — Anno 2022

37 provvedimenti

Altri anni per Art. 1337 Codice Civile

Responsabilità precontrattuale: chi rompe le trattative paga
Un'azienda ha citato in giudizio la propria partner commerciale chiedendo il risarcimento dei danni per l'interruzione ingiustificata delle trattative dirette all'apertura di un punto vendita. La società danneggiata aveva già sostenuto ingenti spese per l'allestimento dei locali, l'acquisto di arredi, impianti di videosorveglianza e dotazioni informatiche, confidando nella conclusione del contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società fornitrice, confermando la sua responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha ribadito che chi interrompe ingiustificatamente le trattative deve risarcire integralmente il danno emergente sofferto dalla parte incolpevole. Tale danno comprende tutte le spese documentate sostenute durante le trattative. La società recedente è stata quindi condannata al pagamento del risarcimento e delle spese legali.
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Recesso dal preliminare: vincoli nascosti e inadempimento reciproco
Un Acquirente ha citato in giudizio un Venditore e un'agenzia per un presunto inadempimento contrattuale relativo alla vendita di un immobile con vincoli non dichiarati. L'Acquirente chiedeva il legittimo esercizio del suo recesso dal preliminare e la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Il Venditore, a sua volta, ha esercitato il recesso per il mancato rispetto del termine di stipula da parte dell'Acquirente. Il Tribunale aveva condannato il Venditore, ma la Corte d'Appello ha annullato la condanna per ultrapetizione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il giudice può valutare l'inadempimento complessivo delle parti anche se le specifiche motivazioni non sono identiche a quelle inizialmente dedotte, purché petitum e causa petendi rimangano invariati. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del recesso dal preliminare.
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Modifica del contratto di locazione senza firma: nessun accordo
La società conduttrice di un immobile commerciale ha citato in giudizio la proprietaria per accertare l'avvenuta modifica del contratto di locazione con riduzione del 30% del canone. A supporto della richiesta, la conduttrice ha richiamato trattative verbali, scambi di e-mail e una stretta di mano. La proprietaria si è rifiutata di firmare la scrittura privata definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della conduttrice, confermando la pronuncia d'appello. La Corte ha stabilito che gli accordi verbali e la stretta di mano costituivano soltanto una fase negoziale di massima e non un contratto concluso. È stata inoltre esclusa la responsabilità precontrattuale della proprietaria per la rottura delle trattative. La conduttrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Indennità di buonuscita: compenso extra o duplicazione vietata?
Un dirigente pubblico ha chiesto al Comune datore di lavoro il pagamento di una indennità di buonuscita come compenso aggiuntivo rispetto al trattamento di fine rapporto maturato al termine di due incarichi dirigenziali. L'ente locale si è opposto, contestando una illegittima duplicazione economica. La Corte d'appello, in sede di rinvio, ha rigettato la pretesa del lavoratore, chiarendo che la clausola contrattuale richiamava la medesima prestazione economica ordinaria e condannandolo a restituire le somme incassate in precedenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia, ribadendo che l'interpretazione complessiva del contratto esclude doppi emolumenti privi di specifica causa giustificatrice e ha rigettato anche la richiesta di risarcimento per violazione delle trattative.
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Acquirente vs. Servitù di Passaggio: Il Contratto Definitivo Prevale
Un Acquirente ha chiesto il riconoscimento di una Servitù di passaggio su terreni confinanti e il risarcimento danni al Venditore per inadeguata assistenza. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, accertando che il fondo non era intercluso e aveva altri accessi. Hanno anche stabilito che il contratto definitivo prevale su quello preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Acquirente inammissibile. Ha ribadito che il giudice di legittimità non riesamina i fatti e che le questioni non sollevate correttamente nei gradi precedenti non possono essere introdotte in Cassazione. L'Acquirente ha perso la causa e dovrà pagare un contributo unificato raddoppiato.
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Patti parasociali: l’impegno programmatico del Comune non vincola
Una società multi-servizi (Il Ricorrente) acquistò una quota di una municipalizzata da un Comune. L'accordo includeva un piano industriale. Il Ricorrente lamentò che il Comune non aveva attuato il piano, chiedendo un risarcimento milionario. Il collegio arbitrale e la Corte d'Appello respinsero la domanda. La Cassazione ha confermato, stabilendo che l'interpretazione dei patti parasociali data dai giudici di merito era corretta: l'impegno del Comune era programmatico, non vincolante, e richiedeva procedure di evidenza pubblica. La Corte ha ribadito i limiti del ricorso in Cassazione. Il ricorso del Ricorrente è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Trattative interrotte: quando la responsabilità amministratore società non sussiste
Una Società ha citato in giudizio il suo ex Amministratore per danni, accusandolo di aver interrotto illegittimamente le trattative per la vendita di quote societarie senza informare i soci. La Società sosteneva una **responsabilità amministratore società** per violazione dei doveri gestori. I giudici di merito hanno respinto la domanda, affermando che la vendita di quote non rientrava nei poteri di gestione dell'amministratore e che l'interruzione delle trattative era dovuta a mutuo consenso, non a colpa esclusiva dell'Amministratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società, confermando le decisioni precedenti.
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Terreno con Vincoli: La Responsabilità Precontrattuale PA e l’Onere della Prova
Il Ricorrente ha acquistato un terreno edificabile dal Comune, ma il terreno era gravato da vincoli che ne rendevano difficile l'edificabilità, informazione omessa dal venditore. Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità del Comune. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento, pur riconoscendo la responsabilità precontrattuale pubblica amministrazione, limitando il danno ai costi per studi di fattibilità. Il Ricorrente ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'inquadramento della responsabilità e la valutazione delle prove. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la natura della responsabilità era irrilevante, poiché il Ricorrente non aveva provato l'effettivo danno subito. Il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Incommerciabilità Immobile: Venditore Responsabile, Acquirente Legittimato al Recesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contratto preliminare per la vendita di un immobile. La Promittente Venditrice aveva promesso di vendere una casa con abusi edilizi non sanabili, rendendo l'immobile incommerciabile. La Promissaria Acquirente si era rifiutata di stipulare il contratto definitivo. La Cassazione ha confermato la decisione del giudice di rinvio, che aveva attribuito la responsabilità principale alla Venditrice. Quest'ultima non aveva adeguatamente informato l'Acquirente sull'effettiva natura degli abusi e sull'impossibilità di sanatoria. Il rifiuto dell'Acquirente è stato ritenuto legittimo. La Venditrice è stata condannata a restituire il doppio della caparra e a rimborsare i miglioramenti, mentre l'Acquirente ha dovuto pagare un'indennità per l'occupazione dell'immobile.
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Trattative Interrotte: La Responsabilità Precontrattuale della Cooperativa
Una cooperativa sociale ha interrotto senza giustificazione le trattative con un'agenzia di viaggi per l'acquisto di biglietti, dopo aver versato un acconto. L'agenzia ha chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale. La Cassazione ha confermato la condanna della cooperativa, stabilendo che il versamento dell'acconto provava l'impegno e che l'interruzione ingiustificata delle trattative configura responsabilità precontrattuale. Ha inoltre chiarito che la riqualificazione giuridica della domanda non la rende "nuova" se i fatti allegati rimangono gli stessi.
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Responsabilità precontrattuale e danni da trattativa fallita
Due società hanno citato in giudizio una concessionaria autostradale chiedendo il risarcimento dei danni per l'interruzione delle trattative relative all'adozione di un sistema tecnologico antinebbia. Le attrici lamentavano la perdita di finanziamenti pubblici, i costi di sviluppo e il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando la decisione dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che la responsabilità precontrattuale tutela unicamente l'interesse contrattuale negativo, limitato alle spese sostenute per la trattativa e alle opportunità perse con terzi. I danni legati all'esecuzione del contratto non concluso o i mancati profitti rientrano nell'interesse positivo e non sono risarcibili in caso di semplice rottura delle trattative. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali.
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Obblighi informativi intermediario finanziario: Cassazione tutela l’investitore
Un investitore ha acquistato obbligazioni argentine tramite una banca, subendo perdite. Ha citato la banca per inadempimento degli obblighi informativi intermediario finanziario, sostenendo che non aveva ricevuto informazioni adeguate sui rischi specifici del titolo. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'investitore, stabilendo che l'intermediario deve fornire un'informazione puntuale e dettagliata sui rischi concreti del singolo prodotto finanziario, come il rating e le prospettive negative, andando oltre le informazioni generiche. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Obblighi informativi banca: Cassazione chiarisce su forma e giudicato
Un cliente ha citato in giudizio una banca per la nullità o risoluzione di operazioni di acquisto di bond argentini, lamentando la mancanza di informazioni sui rischi e l'assenza di ordini scritti. Dopo gradi di giudizio contrastanti, la Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della banca. Ha chiarito che la questione della forma scritta convenzionale e del "giudicato interno" (parte di sentenza non impugnata) non era stata correttamente valutata. Tuttavia, ha ribadito l'importanza degli **obblighi informativi banca** a carico dell'intermediario finanziario, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione su questi aspetti cruciali.
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Errore di fatto per revocazione: svista reale o valutazione?
La Gestrice del Bar all'interno di una struttura sanitaria impugna la decisione della Corte di Cassazione richiedendo la revocazione della sentenza. La ditta sostiene che i giudici abbiano commesso gravi sviste nel valutare la durata della locazione, la responsabilità precontrattuale e lo svolgimento di una gara pubblica. Tuttavia, la Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'errore di fatto per revocazione consiste esclusivamente in una svista percettiva o materiale su fatti incontestabili. Le censure della ricorrente riguardano invece la valutazione delle prove e l'interpretazione delle norme, configurando un errore di giudizio non impugnabile con la revocazione. La Gestrice del Bar perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e al raddoppio del contributo unificato.
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Vincolo Urbanistico: Chi Vince tra Venditore e Acquirente?
Un Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore per la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'Acquirente lamentava che il Venditore avesse taciuto l'esistenza di un vincolo urbanistico sull'immobile, chiedendo il risarcimento e il doppio della caparra. Il Venditore, invece, sosteneva che il vincolo fosse di natura pubblica e quindi conosciuto o conoscibile dall'Acquirente, accusandolo di inadempimento. I giudici di merito hanno dato ragione al Venditore, ritenendo il vincolo urbanistico di conoscenza presunta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso dell'Acquirente e stabilendo che il Venditore poteva legittimamente trattenere la caparra.
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Ricorso inammissibile: l’avvocato paga le spese senza procura speciale
L'Investitrice aveva citato in giudizio una Banca per risarcimento danni e nullità di contratti di investimento. Il Tribunale le aveva dato ragione sul risarcimento, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo la Banca non responsabile e gli investimenti non ad alto rischio. L'Investitrice ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per procura speciale, poiché l'avvocato non aveva depositato la procura necessaria. Di conseguenza, il difensore è stato condannato a pagare le spese legali e il contributo unificato, non la cliente.
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Trattative per appalto rotte: niente risarcimento senza prova
Un'impresa edile citava in giudizio due committenti lamentando l'ingiustificata interruzione delle trattative e il mancato perfezionamento di un appalto per l'esecuzione di lavori edili. La società chiedeva l'intero utile che avrebbe ricavato dall'opera a titolo di risarcimento. I giudici hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte ha confermato che non si era concluso alcun contratto definitivo e che l'impresa non aveva fornito prova concreta del danno subito a titolo di responsabilità precontrattuale (interesse negativo). Il ricorso dell'impresa è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese legali.
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Diritto di precedenza del lavoratore: stop ad assunzioni esterne
Una lavoratrice a tempo parziale subiva una riduzione di orario per crisi aziendale. Successivamente, a seguito delle dimissioni di una collega, l'azienda assumeva un nuovo dipendente a tempo parziale invece di incrementare le ore della lavoratrice già in organico. L'azienda falliva e la dipendente chiedeva l'ammissione al passivo per il risarcimento del danno, lamentando la violazione dei principi di buona fede e del diritto di precedenza del lavoratore. Il Tribunale respingeva la domanda per assenza di prova sull'impugnazione dell'accordo di riduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, sancendo che i giudici di merito hanno commesso un'omessa pronuncia non valutando l'effettiva violazione degli obblighi contrattuali e del diritto di preferenza.
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Truffa contrattuale: beni pignorati e silenzio della venditrice
La Venditrice ha ceduto un'azienda di panetteria omettendo l'esistenza di quattro pignoramenti su macchinari fondamentali. La Corte d'Appello aveva assolto l'imputata ritenendo assenti il danno e il profitto illecito, dato che i beni erano stati comunque consegnati. La Corte di Cassazione ha invece chiarito la piena configurabilità della truffa contrattuale. Il silenzio malizioso su circostanze determinanti integra un vero raggiro e vizia il consenso negoziale. Il danno e l'ingiusto profitto derivano dalla stipula del contratto stesso, che la vittima non avrebbe mai concluso senza l'inganno. La Suprema Corte ha quindi annullato l'assoluzione ai soli effetti civili.
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Responsabilità precontrattuale della PA: decide il TAR
Un consorzio di imprese private ha presentato una proposta di project financing per la realizzazione di una grande opera autostradale. L'amministrazione pubblica ha dichiarato il pubblico interesse del progetto ma ha prolungato l'istruttoria per oltre diciotto anni. Successivamente, l'ente statale ha deciso di non affidare più l'opera in concessione. Il consorzio ha quindi avviato una causa per ottenere il risarcimento del danno derivante da responsabilità precontrattuale della PA a causa della violazione del dovere di buona fede. Sulla questione del giudice competente, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il comportamento contestato rientra infatti nell'esercizio di poteri autoritativi durante una complessa procedura ad evidenza pubblica.
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