\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Diritto di precedenza del lavoratore: stop ad assunzioni esterne

Una lavoratrice a tempo parziale subiva una riduzione di orario per crisi aziendale. Successivamente, a seguito delle dimissioni di una collega, l’azienda assumeva un nuovo dipendente a tempo parziale invece di incrementare le ore della lavoratrice già in organico. L’azienda falliva e la dipendente chiedeva l’ammissione al passivo per il risarcimento del danno, lamentando la violazione dei principi di buona fede e del diritto di precedenza del lavoratore. Il Tribunale respingeva la domanda per assenza di prova sull’impugnazione dell’accordo di riduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, sancendo che i giudici di merito hanno commesso un’omessa pronuncia non valutando l’effettiva violazione degli obblighi contrattuali e del diritto di preferenza.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 36460 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 1 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto di precedenza del lavoratore e la nuova assunzione

Il rispetto degli accordi e la tutela dei dipendenti richiedono comportamenti datoriali improntati alla massima lealtà. Il diritto di precedenza del lavoratore costituisce una salvaguardia fondamentale quando un dipendente accetta un orario ridotto per aiutare l’azienda in difficoltà. Una dipendente impiegata con orario parziale aveva accettato un’ulteriore riduzione da venti a sedici ore settimanali per fronteggiare una crisi aziendale. Successivamente una collega rassegnava le proprie dimissioni. Il datore di lavoro decideva di assumere una persona esterna per ventiquattro ore settimanali, invece di ripristinare il monte ore della dipendente già assunta.

La società è poi fallita. La dipendente ha quindi presentato richiesta di ammissione allo stato passivo fallimentare per ottenere il risarcimento del danno subito. La lavoratrice ha fondato la propria richiesta economica sul mancato rispetto degli accordi, sulla violazione della correttezza contrattuale e sulla violazione delle norme che tutelano la priorità di incremento orario per chi ha subito trasformazioni del rapporto lavorativo.

Violazione della buona fede contrattuale e risarcimento

Il Tribunale di merito respingeva l’opposizione della dipendente con una motivazione formale. I giudici territoriali ritenevano tardivi i documenti attestanti la spedizione delle lettere di richiesta di aumento orario e l’impugnazione dell’accordo di riduzione oraria. Secondo il Tribunale, la mancanza di prova sulla previa contestazione dell’accordo di riduzione escludeva in radice ogni richiesta risarcitoria.

La dipendente ha impugnato questa decisione davanti ai giudici di legittimità. La lavoratrice ha evidenziato come la domanda risarcitoria non dipendesse esclusivamente dalla validità dell’accordo di riduzione, ma scaturisse direttamente dalla condotta scorretta dell’azienda. L’impresa aveva infatti preferito un soggetto esterno anziché favorire la lavoratrice già presente in organico, violando le regole basilari di esecuzione del contratto secondo correttezza.

Le motivazioni sulla violazione del diritto di precedenza del lavoratore

La Suprema Corte di Cassazione ha accolto i motivi principali di ricorso presentati dalla dipendente. I giudici hanno chiarito che il Tribunale è incorso nel vizio di omessa pronuncia, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il giudice territoriale si è limitato a dichiarare tardiva la prova documentale sull’impugnazione dell’accordo, ignorando completamente la domanda principale relativa al risarcimento per condotta contraria a buona fede.

La sentenza stabilisce che il diritto di precedenza del lavoratore e la tutela risarcitoria imponevano una verifica approfondita del comportamento aziendale. Il datore di lavoro deve osservare i doveri di correttezza nell’esecuzione del contratto. Il Tribunale avrebbe dovuto verificare se la normativa applicabile garantisse alla dipendente la precedenza rispetto all’assunzione esterna, a prescindere dalla formale impugnazione del precedente accordo di riduzione dell’orario.

Le conclusioni sul diritto di precedenza del lavoratore

La Corte di Cassazione ha cassato il decreto del Tribunale e ha rinviato la causa per una nuova valutazione. La pronuncia ribadisce che i giudici non possono eludere le domande autonome delle parti relative alla responsabilità contrattuale datoriale. Il mancato rispetto degli obblighi di lealtà nell’assegnazione delle ore lavorative genera un danno risarcibile autonomo.

La lavoratrice ottiene così la possibilità di veder riesaminata la propria posizione creditoria nel fallimento. Il datore di lavoro che assume personale esterno ignorando le legittime aspettative del personale interno a part-time risponde dei danni provocati, confermando la centralità delle tutele stabilite per il diritto di precedenza del lavoratore.

Cosa prevede la legge se l’azienda assume nuovo personale ignorando il lavoratore part-time?
Il lavoratore a tempo parziale che ha diritto di precedenza o che ha subito riduzioni orarie può richiedere il risarcimento del danno qualora l’azienda proceda a nuove assunzioni senza interpellarlo.

Serve impugnare l’accordo di riduzione orario per chiedere i danni da mancata precedenza?
No, la richiesta di risarcimento del danno per violazione della buona fede e del diritto di preferenza costituisce un’azione autonoma che non richiede la preventiva impugnazione dell’accordo di riduzione oraria.

Cosa accade se il giudice non esamina la richiesta di risarcimento formulata dal dipendente?
La sentenza è viziata da omessa pronuncia e la Corte di Cassazione può annullare la decisione, imponendo al tribunale un nuovo giudizio sul merito della domanda.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati