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Art. 133 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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1621 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Legittimo impedimento del difensore: quando la condanna resta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per rapine aggravate ai danni di farmaciste. Il primo imputato contestava la quantificazione della pena, ma la Corte ha ribadito l'ampia discrezionalità del giudice di merito. Il secondo imputato lamentava il rigetto del rinvio per legittimo impedimento del difensore e l'uso di un incidente probatorio nel rito abbreviato. La Suprema Corte ha respinto entrambi i ricorsi: ha chiarito che il legittimo impedimento del difensore richiede la prova dell'impossibilità di farsi sostituire e che il giudice del rito abbreviato ha pieni poteri di integrazione probatoria. Di conseguenza, le condanne sono definitive e i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali.
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Rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: prove e sconti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di diversi soggetti condannati per estorsione. Il nucleo della decisione riguarda il diritto alla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello. Uno dei ricorrenti aveva chiesto l'acquisizione di nuove prove sopravvenute, ma la Corte d'Appello aveva respinto la richiesta applicando criteri troppo rigidi. La Cassazione ha chiarito che per le prove nuove sopravvenute il giudice deve valutare solo l'utilità e non l'assoluta necessità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di questo imputato, annullando la sentenza con rinvio. Ha inoltre corretto un errore di calcolo della pena per un altro coimputato e dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri soggetti.
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Portone rotto: niente danno patrimoniale di speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino condannato per danneggiamento pluriaggravato a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per aver deteriorato il portone di un condominio. L'imputato richiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, sostenendo che il danno economico fosse minimo poiché diviso tra due comproprietari. I giudici hanno chiarito che l'attenuante si applica solo se il pregiudizio economico complessivo è pressoché irrisorio e privo di ulteriori effetti negativi. Nel caso specifico, il danno di 244 euro e il deterioramento permanente del ferro hanno escluso l'attenuante. La Corte ha inoltre confermato il diniego dei lavori di pubblica utilità a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, confermando la condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo non si tocca
Due imputati, condannati per rapina aggravata dopo un accordo di patteggiamento, hanno presentato ricorso per cassazione. Gli imputati lamentavano la mancata motivazione sulla gravità della pena e la violazione dei criteri di calcolo della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, tra cui l'illegalità della pena. Quest'ultima si configura solo quando la sanzione non è prevista dall'ordinamento o supera i limiti legali. Le contestazioni sulla misura concreta della pena o sul bilanciamento delle circostanze non rientrano in questa categoria e non possono essere sollevate in Cassazione. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: nessun ulteriore sconto automatico
L'Imputato, condannato per peculato e altri reati minori, ottiene dalla Cassazione l'annullamento senza rinvio per due contestazioni di truffa perché i fatti non sussistono. La Corte d'Appello esegue la rideterminazione della pena sottraendo semplicemente gli aumenti precedentemente applicati per le truffe. L'Imputato ricorre nuovamente in Cassazione, lamentando che i giudici si siano limitati a un mero calcolo aritmetico anziché procedere a una valutazione globale e più favorevole del trattamento sanzionatorio complessivo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La pena base per il reato più grave era già stata fissata al minimo edittale con il massimo delle attenuanti, rendendo corretto il calcolo matematico effettuato in sede di rinvio.
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Ricettazione di lieve entità: no allo sconto se ci sono precedenti
Il Ricorrente, condannato in primo grado per ricettazione, proponeva appello chiedendo il riconoscimento della circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità e una riduzione della pena. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione per mancanza di specificità dei motivi, non essendosi la difesa confrontata con le motivazioni della condanna (precedenti penali e capacità a delinquere). La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la genericità dei motivi impedisce il riesame del caso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: il silenzio sul motorino rubato costa caro
Un uomo viene fermato alla guida di un motorino rubato con il telaio abraso. Non fornendo alcuna spiegazione credibile sulla provenienza del mezzo, viene condannato per il reato di ricettazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica dell'avviso di conclusione delle indagini presso il domicilio eletto, dal quale si era però trasferito senza comunicarlo, e contestando la gravità della pena. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: l'imputato ha partecipato attivamente al processo con il suo difensore, escludendo ogni concreto pregiudizio alla difesa. Inoltre, il possesso di refurtiva con telaio abraso, unito al silenzio del possessore, configura pienamente il reato di ricettazione. Il ricorrente perde e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Graduazione della pena: il giudice decide, il pusher perde
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il trattamento sanzionatorio applicato dal giudice del rinvio, ritenendo la motivazione carente. La Suprema Corte ha chiarito che la graduazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Se la decisione è supportata da una motivazione logica e coerente, che valorizza elementi concreti come la frequenza delle cessioni e il ruolo di pusher dell'imputato, essa non è censurabile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Autosufficienza del ricorso: errore formale e pena confermata
Il caso riguarda Il Condannato, ritenuto colpevole di associazione mafiosa ed estorsione, che ha impugnato il calcolo della pena in continuazione. Il ricorrente lamentava la mancata riduzione della pena nonostante il riconoscimento di attenuanti generiche e del ravvedimento attuoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. Il ricorrente, infatti, non ha allegato la precedente sentenza irrevocabile su cui era stata calcolata la pena base, impedendo ai giudici di verificare il presunto errore di calcolo. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della motivazione dei giudici di merito e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appropriazione indebita: condanna definitiva ma pena ridotta
Un agente di commercio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per aver trattenuto gli incassi delle bollette del gas spettanti all'azienda mandante. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e la prescrizione di uno degli episodi contestati. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso: ha dichiarato prescritto il singolo episodio di appropriazione risalente al dicembre 2013, annullando senza rinvio la sentenza sul punto. Ha invece confermato la responsabilità per gli altri episodi, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione delle condotte e della mancata restituzione del denaro. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena al ribasso.
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Rapina aggravata o truffa? La Cassazione decide sull’arma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina aggravata nei confronti di due soggetti che, sotto la minaccia di una pistola, avevano sottratto dodicimila euro alla vittima. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati, i quali contestavano la mancata audizione di un testimone non oculare e la sussistenza dell'aggravante dell'uso dell'arma. La Suprema Corte ha chiarito che la testimonianza della vittima è pienamente attendibile e che l'uso della pistola configura la rapina aggravata, escludendo l'ipotesi di una semplice truffa. Infine, è stato legittimo il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità del danno e della totale assenza di risarcimento.
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Reato di ricettazione: la scusa del regalo non salva il colpevole
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di un telefono cellulare rubato. Egli si è difeso sostenendo di aver ricevuto il telefono da una ragazza con cui aveva una relazione, senza conoscerne la provenienza illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno stabilito che l'omessa o non credibile indicazione della provenienza del bene costituisce prova della consapevolezza della sua origine illecita. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'Imputato, ricordando che basta un solo elemento negativo legato alla personalità del colpevole per negare tale beneficio. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lavoro e arresti: resta il pericolo di reiterazione del reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di revoca degli arresti domiciliari. L'Imputato, condannato in primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, sosteneva che il lungo tempo trascorso in custodia e l'autorizzazione a lavorare avessero azzerato le esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede occasioni immediate di reato, ma un giudizio prognostico sulla pericolosità del soggetto basato sulla gravità dei fatti e sui precedenti penali. Il solo svolgimento di un'attività lavorativa o il decorso del tempo non bastano a dimostrare l'attenuazione delle esigenze di cautela. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e resta agli arresti domiciliari, oltre a dover pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di armi: l’acquisto privato senza licenza è reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione di armi e porto abusivo. Il ricorrente possedeva un'arma da fuoco comune ricevuta tramite canali illegali, senza una valida licenza o giustificazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'acquisto di un'arma al di fuori delle procedure di legge configura il reato di ricettazione di armi. La consapevolezza della provenienza illecita (dolo eventuale) si desume dalla natura stessa del bene e dall'assenza di una valida documentazione di acquisto. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e il pagamento delle spese processuali a carico del ricorrente.
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Ricettazione e particolare tenuità del fatto: vince l’imputato
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di dieci giubbini con marchi contraffatti. La Corte d'appello ha riconosciuto l'attenuante della ricettazione di lieve entità, ma ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo il reato non minimale e il comportamento abituale a causa di un unico precedente risalente al 2005. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che un solo precedente datato non costituisce abitualità e che vi era contraddizione nel riconoscere la lieve entità ma negare la particolare tenuità del fatto con le stesse motivazioni. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Rapina del cellulare: la querela ritirata non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la rapina del cellulare ai danni di una persona offesa. L'imputato sosteneva che il telefono fosse di sua proprietà e che la vittima avesse ritirato la querela. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice copia di quelli già presentati in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione è stata confermata, e l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga in auto costa la condanna
L'Imputato, alla guida di un'auto rubata, fuggiva a forte velocità ignorando l'alt della polizia e compiendo manovre pericolose per ostacolare l'inseguimento. Fermato e condannato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, la Corte d'Appello riduceva la pena ma revocava la sospensione condizionale concessa in precedenza, a causa di un furto commesso nei cinque anni successivi. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del divieto di riforma in peggio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la fuga con manovre ostacolanti integra pienamente la resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre, la revoca della sospensione condizionale è un atto automatico previsto dalla legge che il giudice d'appello deve disporre anche in assenza di impugnazione del pubblico ministero.
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Tentata rapina aggravata: pietra contro la vittima e niente sconti
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata rapina aggravata ai danni di una donna, colpita con una pietra nel tentativo di sottrarle la borsa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la gravità del fatto e la personalità negativa dell'aggressore giustificano il diniego delle attenuanti. Inoltre, il termine di prescrizione di sedici anni e otto mesi non era ancora decorso rispetto alla data del fatto. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Messa alla prova: i limiti di tempo che annullano i benefici
Un cittadino, condannato per il reato di ricettazione di una patente di guida, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il rifiuto delle sue richieste di giudizio abbreviato e di messa alla prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le regole sui riti speciali sono di natura processuale e soggette al principio del tempo in cui l'atto viene compiuto. Di conseguenza, la richiesta di messa alla prova deve essere presentata entro i termini perentori stabiliti dalla legge, senza che una successiva diversa qualificazione del reato possa riaprire i termini scaduti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: no alla sanzione senza motivazione
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Parma per mancanza di motivazione sulla determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ricordando che il potere discrezionale del giudice nella quantificazione della sanzione non è assoluto, ma costituisce una discrezionalità vincolata. Il giudice deve spiegare i criteri utilizzati, come la gravità del fatto e la capacità a delinquere, per stabilire la pena base e gli aumenti per la continuazione. Poiché la sentenza impugnata era priva di tale giustificazione logica, la Cassazione l'ha annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, rinviando il caso al Tribunale di Parma per un nuovo giudizio sulla pena.
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