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Art. 133 Codice Penale — Anno 2025

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3201 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche: no se manca il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare le circostanze attenuanti generiche, sottolineando che la sola incensuratezza non è sufficiente. La motivazione del diniego si è basata sull'assenza di elementi positivi e sul comportamento processuale negativo dell'imputato, nonché sulla natura non occasionale dell'attività di spaccio.
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Ricorso inammissibile: motivi generici in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per lesioni stradali gravi (art. 590-bis c.p.). La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non possono essere una mera riproduzione delle censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Viene inoltre ribadito che la determinazione della pena è una decisione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per manifesta illogicità, assente nel caso di specie.
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Inammissibilità ricorso Cassazione per motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di condanna. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero una semplice riproposizione di argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello, senza un confronto critico specifico con la motivazione della sentenza impugnata. Tale carenza ha portato alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione, con condanna del ricorrente alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Pene detentive brevi: il potere del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego di sostituzione di pene detentive brevi con la detenzione domiciliare. Viene ribadito che tale decisione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale deve motivare la sua scelta basandosi sui criteri dell'art. 133 c.p., come la personalità del condannato e le modalità del fatto. Se la motivazione è adeguata, la scelta non è sindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: motivi non proposti in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, stabilendo principi chiave sulla procedura penale. L'ordinanza chiarisce che non è possibile presentare in sede di legittimità motivi non precedentemente sollevati in appello. Inoltre, ribadisce che la valutazione sulla misura della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile se non palesemente illogica. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Quantificazione della pena: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la quantificazione della pena. La Corte ha stabilito che la valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non manifestamente illogica o arbitraria. Il motivo del ricorso è stato considerato una semplice riproposizione di censure già respinte in appello.
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Ricorso inammissibile: quando non si può contestare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si fonda sul principio che non è possibile riproporre in sede di legittimità le stesse censure già esaminate e respinte nei gradi di merito. Questo caso chiarisce i limiti del giudizio di Cassazione, che non può riesaminare nel merito la commisurazione della pena o le circostanze del reato se la motivazione della corte d'appello è logica e corretta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: quando sono negate dalla Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per furto aggravato. La decisione conferma il diniego delle attenuanti generiche, basandosi sui precedenti specifici dell'imputato e sulla valutazione discrezionale del giudice di merito, ritenuta logica e congrua.
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Ricorso generico: inammissibilità e condanna spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per furto aggravato. I motivi sono stati ritenuti un ricorso generico e manifestamente infondato, portando alla condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da tre imputati condannati per furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di appello, che non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata. Questa pronuncia ribadisce i requisiti formali per un valido ricorso e comporta la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la validità della valutazione del giudice di merito.
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Ricorso inammissibile: limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da quattro imputati contro una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta. Il ricorso, basato sulla presunta eccessività della pena, non rientrava nei motivi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione di tale rito. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto aggravato. I motivi sono stati ritenuti generici e non specificamente correlati al caso, portando alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Furto di energia elettrica: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto di energia elettrica. I motivi, ritenuti generici e volti a una nuova valutazione dei fatti, non hanno scalfito la decisione dei giudici di merito, che avevano correttamente applicato l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio e motivato adeguatamente la pena sulla base dei precedenti penali dell'imputato.
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Pene sostitutive: no senza rinuncia alla sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza chiarisce che le pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, sono incompatibili con la sospensione condizionale della pena già concessa, a meno che l'imputato non vi rinunci espressamente e personalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data l'offensività della condotta.
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Coltivazione domestica: quando scatta il reato?
Un individuo è stato condannato per aver coltivato 15 piante di cannabis. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi della coltivazione domestica per uso personale. La decisione si basa su indizi quali il numero di piante, la loro dislocazione in più vani dell'abitazione e la presenza di un bilancino di precisione, elementi ritenuti sufficienti a indicare un'offensività della condotta e una potenziale destinazione allo spaccio.
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Associazione narcotraffico: quando è reato familiare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di imputati condannati per associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva si trattasse di semplice concorso in singoli episodi di spaccio. La Corte ha confermato l'esistenza di una stabile organizzazione, a base prevalentemente familiare, dedita a un traffico di stupefacenti su larga scala. Secondo i giudici, il legame di parentela, anziché attenuare, rafforza il vincolo associativo, rendendolo più pericoloso.
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Attenuanti generiche in omicidio di mafia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di omicidio pluriaggravato in contesto mafioso. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena dall'ergastolo a vent'anni, concedendo le attenuanti generiche per il ruolo defilato dell'imputato nella fase deliberativa del delitto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro tale concessione, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità se motivato. Ha inoltre rigettato il ricorso dell'imputato, che lamentava violazioni procedurali come il 'bis in idem', chiarendo la correttezza della procedura seguita dopo un'omessa pronuncia in primo grado.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi e generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna penale. I motivi vengono respinti perché alcuni sollevano questioni nuove non dedotte in appello, altri sono manifestamente infondati riguardo alla pena inflitta, e uno è ritenuto generico e non pertinente. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Continuazione reato: applicabile anche senza contestazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che è legittimo applicare l'aumento di pena per la continuazione reato anche se non esplicitamente menzionata nel capo d'imputazione, purché i fatti descritti lo consentano. Inoltre, un aumento minimo della pena non richiede una motivazione eccessivamente dettagliata.
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Attenuanti generiche e la discrezionalità del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso che contestava la mancata applicazione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La decisione ribadisce la piena discrezionalità del giudice di merito nel quantificare la pena, purché la motivazione sia logica e basata sui criteri legali degli artt. 132 e 133 c.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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