LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Anno 2025

Pagina 35 di 40

3201 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Dosimetria della pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la dosimetria della pena inflittagli per guida in stato di ebbrezza. I giudici hanno stabilito che la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se i motivi di appello sono generici, assertivi e non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, ritenuta logica e corretta.
Continua »
Furto di energia: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia tramite allaccio abusivo. La Corte rigetta i motivi basati sulla tenuità del fatto e l'eccessività della pena, confermando la decisione di merito per la gravità e durata della condotta.
Continua »
Furto in abitazione: ricorso inammissibile in Cassazione
Un individuo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la costituzionalità della norma, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata revoca dell'espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Le motivazioni si basano sulla manifesta infondatezza delle questioni sollevate, sulla corretta valutazione della gravità del fatto, dei precedenti dell'imputato e della sua pericolosità sociale.
Continua »
Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
Un soggetto condannato per furto aggravato di un cellulare ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse solo tentato e di particolare tenuità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che si tratta di furto consumato poiché l'imputato ha avuto, anche se per breve tempo, l'autonoma disponibilità del bene. La tenuità del fatto è stata esclusa per la modalità del furto, commesso con destrezza, e per il valore non irrisorio del bene.
Continua »
Furto di energia elettrica: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che la difficoltà economica cronica non integra lo stato di necessità e che la lunga durata dell'allaccio abusivo esclude la particolare tenuità del fatto, confermando la condanna.
Continua »
Riconoscimento fotografico: valido anche senza conferma?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La Corte conferma che il riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima durante le indagini è una prova valida e sufficiente per affermare la responsabilità penale, anche se non seguito da una formale ricognizione in dibattimento, a patto che il testimone confermi in aula di averlo eseguito. Respinte anche le censure sulla mancata concessione delle attenuanti generiche.
Continua »
Parcheggiatore abusivo: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'esercizio dell'attività di parcheggiatore abusivo. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati. La Corte ha ribadito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica in caso di comportamento abituale, come nel caso di specie, dove l'imputato aveva precedenti specifici. La sentenza chiarisce inoltre che un ricorso inammissibile impedisce di esaminare l'eventuale prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è solo un fatto
Un imputato ricorre in Cassazione contro una condanna per un reato contro il patrimonio, lamentando una errata valutazione della desistenza volontaria e della dosimetria della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi proposti erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità. La Corte ha confermato che l'azione criminale non si è conclusa per una scelta volontaria, ma per l'intervento di terzi, e che la pena era stata motivata in modo logico e coerente.
Continua »
Dichiarazione mendace: quando scatta il reato?
Un soggetto viene condannato per una dichiarazione mendace finalizzata a ottenere il patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto provato il dolo generico, escludendo l'ipotesi di un errore scusabile. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno impedito sia l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sia la concessione delle attenuanti generiche.
Continua »
Furto in garage: è furto in abitazione? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna per furto in abitazione. La decisione si fonda sul principio che un furto in garage, qualora il locale sia utilizzato come pertinenza per attività della vita quotidiana, integra la fattispecie più grave prevista dall'art. 624-bis c.p. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di attenuanti, considerando anche il danno alla serratura forzata, e ha chiarito i limiti procedurali per la richiesta della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Continua »
Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici, assertivi e meramente riproduttivi di censure già respinte, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha confermato la correttezza della decisione di merito, sia sulla responsabilità che sulla determinazione della pena.
Continua »
Comportamento abituale: no a tenuità del fatto
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata per tentato furto. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava la non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa del comportamento abituale della ricorrente, desunto da precedenti condanne per reati della stessa indole. Anche le attenuanti generiche sono state negate sulla base della personalità dell'imputata.
Continua »
Recidiva e attenuanti: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per falsità ideologica. La decisione si fonda sulla corretta valutazione da parte del giudice di merito riguardo la recidiva dell'imputato e il diniego delle attenuanti generiche, motivati dalla serialità delle condotte e dalla conseguente pericolosità sociale.
Continua »
Gratuito patrocinio: dolo e false dichiarazioni ISEE
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per false dichiarazioni nella richiesta di gratuito patrocinio. L'imputato aveva indicato un reddito familiare molto inferiore al reale, giustificandosi con un errore derivato dalla consultazione dell'attestazione ISEE. La Corte ha ribadito che l'errore sulla normativa del gratuito patrocinio è inescusabile e che l'ISEE non è il parametro corretto per calcolare il reddito, confermando la sussistenza del dolo e negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
Continua »
Minaccia con arma giocattolo: quando è aggravata?
Un individuo è stato condannato per minaccia aggravata per aver utilizzato una pistola giocattolo con il tappo rosso occultato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la minaccia con arma giocattolo integra l'aggravante se l'apparenza dell'arma è tale da intimidire la vittima, a prescindere dalla sua reale inoffensività. È stata inoltre respinta la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto a causa delle modalità della condotta.
Continua »
Trattamento sanzionatorio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la condanna per tentato furto aggravato. L'imputato lamentava un errato trattamento sanzionatorio, ma la Corte ha ritenuto il motivo generico e assertivo, sottolineando come la pena inflitta fosse già molto mite, considerate le aggravanti e i numerosi precedenti penali del soggetto.
Continua »
Recidiva: la Cassazione sulla valutazione del giudice
Un soggetto condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della recidiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della recidiva non può basarsi solo sulla gravità dei fatti o sul tempo trascorso, ma richiede un'analisi concreta del rapporto tra le condanne precedenti e il nuovo reato, per accertare una perdurante inclinazione al delitto che abbia influito sulla commissione del nuovo crimine.
Continua »
Inammissibilità ricorso: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. I motivi, relativi alla recidiva e a un'altra aggravante, sono stati ritenuti mere doglianze di fatto, non contestabili in sede di legittimità. Con la declaratoria di inammissibilità del ricorso, viene confermata la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Quantificazione della pena: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, che lamentava unicamente la quantificazione della pena. Il motivo è stato giudicato troppo generico, poiché si limitava a menzionare le "condizioni di vita" senza un confronto specifico con la sentenza d'appello. La decisione ribadisce il principio secondo cui la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere rivalutata in sede di legittimità, se non in caso di motivazione illogica o arbitraria.
Continua »
Commissario straordinario pubblico ufficiale: la Cassazione
Un sindacalista è stato condannato per violenza nei confronti di un commissario straordinario per costringerlo a revocare la risoluzione di un contratto. La Cassazione ha confermato la condanna, specificando che, sebbene la risoluzione del contratto sia un atto di natura privatistica, la fase decisionale che la precede rientra nella funzione pubblica. Pertanto, ai fini del reato di cui all'art. 336 c.p., il commissario straordinario è considerato pubblico ufficiale quando la condotta illecita mira a influenzare le sue scelte gestionali dettate da finalità pubblicistiche.
Continua »