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Art. 133 Codice Penale — Anno 2025

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3201 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Credibilità del minore: la Cassazione decide su abusi
Un uomo è stato condannato per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della giovane sorellastra. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso, concentrandosi sulla credibilità del minore e sulla prescrizione del reato. La Corte ha confermato la condanna per violenza sessuale, ritenendo attendibile la testimonianza della vittima nonostante le obiezioni della difesa, ma ha annullato la condanna per maltrattamenti a causa della prescrizione, riducendo di conseguenza la pena finale.
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Particolare tenuità del fatto: il caso del rogo di rifiuti
Un uomo, condannato in primo grado per aver appiccato il fuoco a rifiuti abbandonati, viene assolto in appello per la particolare tenuità del fatto. La Procura Generale ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema conferma l'assoluzione. La sentenza chiarisce che, ai fini dell'art. 131-bis c.p., si deve valutare la modestia del danno o del pericolo e la non abitualità della condotta, considerando irrilevante la fuga dell'imputato, se la normativa sulla condotta susseguente non era ancora in vigore al momento del fatto.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, in un complesso caso di criminalità organizzata con ramificazioni internazionali, annulla parzialmente con rinvio una sentenza della Corte d'Appello. La decisione chiarisce i rigorosi criteri probatori per la partecipazione associazione mafiosa, distinguendola dalla mera vicinanza al clan, e definisce i poteri del giudice del rinvio, che non può ripetere gli errori motivazionali già censurati. La Corte ha ribadito che è necessario un contributo effettivo e concreto alla vita del sodalizio criminoso.
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Pericolosità sociale: il sindacato del giudice penale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione di un provvedimento amministrativo. La sentenza chiarisce che il giudice penale non può sostituire la propria valutazione sulla pericolosità sociale a quella del Questore, ma deve limitarsi a un controllo di legittimità sull'atto, verificandone la corretta motivazione.
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Porto abusivo di coltello: quando è reato?
Un uomo è stato condannato per aver portato fuori casa un coltello con lama di 4 cm. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando che il porto abusivo di coltello costituisce reato indipendentemente dalla dimensione della lama. L'ordinanza ha inoltre stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata legittimamente esclusa dal giudice di merito in base al contesto specifico dell'azione.
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Tentata Rapina Improprìa: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria a carico di un individuo che, dopo aver tentato un furto in un'abitazione, ha minacciato con una spranga i carabinieri intervenuti per assicurarsi la fuga e l'impunità. La Corte ha chiarito che l'uso di violenza o minaccia, anche a seguito di un furto non riuscito, qualifica il reato come rapina impropria e non come semplice tentato furto. È stato inoltre respinto il motivo di ricorso relativo a un presunto errore procedurale su una richiesta di patteggiamento, dimostratasi non smarrita ma regolarmente rigettata in fase di indagini preliminari.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un imputato ricorre in Cassazione contro la pena concordata tramite patteggiamento in appello, lamentando la mancata applicazione di alcuni criteri di legge. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, poiché la rinuncia ai motivi d'appello preclude ogni successiva doglianza sui punti rinunciati, cristallizzando la pena concordata.
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Commisurazione della pena: quando è motivata la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di arma e ricettazione, confermando che la motivazione sulla commisurazione della pena è adeguata quando il giudice indica gli elementi rilevanti ai sensi dell'art. 133 c.p., come la gravità del fatto, i precedenti e la condotta successiva al reato.
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Omissione di soccorso: quando la fuga è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per fuga e omissione di soccorso dopo un incidente. L'imputato sosteneva di essersi allontanato in stato di shock, ma la Corte ha ribadito che l'obbligo di fermarsi è immediato e non scusabile. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità della condotta.
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Furto in negozio: l’aggravante della pubblica fede
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato e ricettazione. L'ordinanza stabilisce che la merce esposta su uno scaffale di un negozio è da considerarsi affidata alla pubblica fede, rendendo il furto più grave. Viene inoltre negata l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti specifici degli imputati.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto, confermando il diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la valutazione dei precedenti penali specifici e della personalità negativa dell'imputato è una motivazione sufficiente per escludere il beneficio, senza dover analizzare ogni altro elemento favorevole proposto dalla difesa.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'imputato chiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche per aver restituito parte della refurtiva. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la valutazione negativa della personalità dell'imputato, basata sui suoi numerosi precedenti penali, è un motivo sufficiente per negare il beneficio, rendendo irrilevante la restituzione parziale e tardiva del maltolto.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, confermando la decisione dei giudici di merito di negare le circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione basata sulla dedizione sistematica al furto e sui gravi precedenti penali, ribadendo che l'assenza di elementi positivi giustifica il diniego del beneficio.
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Attenuanti generiche: la Cassazione conferma il diniego
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furti seriali, confermando la decisione dei giudici di merito di negare le attenuanti generiche. La pronuncia ribadisce che la valutazione negativa della personalità dell'imputato, basata su precedenti specifici e sulla professionalità criminale, è sufficiente a giustificare il diniego del beneficio, anche in assenza di elementi positivi da considerare.
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Pene sostitutive: ricorso inammissibile senza consenso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. La Corte ha confermato che le attenuanti generiche possono essere negate sulla base dei precedenti penali e, soprattutto, ha stabilito che la richiesta di pene sostitutive è invalida se non accompagnata dal consenso esplicito dell'imputato o da una procura speciale conferita al difensore, ribadendo il rigore formale richiesto dalla procedura.
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Legittimazione querela detentore: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato contro il patrimonio. Il punto centrale era la legittimazione querela detentore. L'imputato sosteneva che il gestore di un impianto non potesse sporgere querela. La Corte ha ribadito che il detentore qualificato del bene è persona offesa e ha pieno diritto di presentare la querela, a prescindere dalla titolarità del diritto di proprietà.
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Ricorso generico: inammissibile se non specifico
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato appello in Cassazione lamentando unicamente l'eccessiva severità della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificandolo come ricorso generico in quanto privo di specifiche argomentazioni critiche verso la motivata valutazione del giudice di merito. L'appellante è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, il quale chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo il beneficio a causa del comportamento abituale del ricorrente, desunto da numerosi precedenti penali specifici, e del valore non irrisorio del danno, quantificato in 700 euro.
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Ricorso inammissibile per furto aggravato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La Corte ha stabilito che un ricorso è inammissibile se si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata. È stato inoltre ribadito che la presenza di telecamere non esclude l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e che la querela per furto in un supermercato può essere presentata anche da figure come il capo reparto o il cassiere.
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Beneficio non menzione: quando il giudice può negarlo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto, confermando la decisione dei giudici di merito di negare il beneficio non menzione della condanna. La motivazione si fonda sull'abitualità dell'imputata a commettere illeciti dello stesso tipo, come desunto dal suo casellario giudiziale, ritenendo tale elemento ostativo alla concessione del beneficio.
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