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Art. 133 Codice Penale — Anno 2025

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3201 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Reato associativo stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di cinque imputati, condannati per reato associativo stupefacenti. La sentenza chiarisce che per la configurabilità del sodalizio criminale non sono necessari una struttura complessa o la conoscenza reciproca tra tutti i membri, essendo sufficiente un programma criminoso condiviso e una seppur rudimentale organizzazione. La Corte ha inoltre ribadito i principi sulla prova dei singoli reati di spaccio, anche in assenza di sequestro, e sulla distinzione tra reato tentato e consumato.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudicato parziale
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per due imputati condannati per reati di droga. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sul mancato superamento della valutazione discrezionale del giudice di merito riguardo le attenuanti e sul principio del giudicato parziale, che impedisce di ridiscutere punti della sentenza già divenuti definitivi.
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Revoca patente: la Cassazione annulla l’automatismo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la revoca patente automatica per un imputato condannato per omicidio stradale. A seguito della sentenza n. 88/2019 della Corte Costituzionale, in assenza di aggravanti, il giudice deve motivare puntualmente la scelta tra la revoca e la più mite sospensione della patente, non potendo più applicare la sanzione più grave in modo automatico.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento proposto da quattro imputati condannati per rapina, lesioni e tortura. La Suprema Corte ribadisce che, dopo la riforma del 2017 (art. 448 co. 2-bis c.p.p.), l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è limitata a specifici vizi, escludendo censure generiche sulla motivazione della pena o sulla valutazione delle prove, a meno di errori manifesti.
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Esercizio arbitrario: quando è estorsione?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata estorsione a carico di un soggetto che aveva minacciato un debitore per riscuotere un credito derivante dalla vendita di stupefacenti. La sentenza ribadisce che non si può configurare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni se la pretesa non è tutelabile in giudizio, come nel caso di un debito illecito. Viene inoltre chiarito il ruolo del terzo incaricato della riscossione e i requisiti per la liquidazione delle spese alla parte civile.
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Pericolosità sociale: i criteri per la proroga
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava una misura di sicurezza basandosi solo sulla gravità del reato passato e su valutazioni psicologiche datate. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale, completa e basata su tutti gli elementi previsti dall'art. 133 del codice penale, incluse le prove sanitarie recenti e il comportamento del soggetto dopo il reato.
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Pena accessoria: quando va eliminata in appello?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici deve essere eliminata se, a seguito di un concordato in appello (patteggiamento), la pena principale viene ridotta al di sotto dei tre anni di reclusione. Tale eliminazione è obbligatoria, in quanto la pena accessoria diventerebbe illegale, e prevale sull'accordo tra le parti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi basati su presunti errori di calcolo della pena concordata, se la sanzione finale rimane nei limiti di legge.
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Concorrenza illecita: quando non è esercizio di diritto
Due imprenditori sono stati condannati per concorrenza illecita per aver aggredito e minacciato dei rivali nel settore della raccolta di oli esausti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che l'uso della violenza per eliminare un concorrente dal mercato costituisce il reato di concorrenza illecita e non può essere giustificato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi di ricorso, annullando la sentenza per uno degli imputati solo limitatamente a un reato minore ormai caduto in prescrizione.
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Dolo ricettazione: possesso ingiustificato basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il possesso ingiustificato di un bene di provenienza illecita è sufficiente a dimostrare il dolo ricettazione, ovvero la consapevolezza della sua origine criminale. Inoltre, ha confermato il diniego delle attenuanti generiche basandosi sui precedenti penali dell'imputato, indice di una sua proclività a delinquere.
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Ricorso inammissibile per tentata truffa e recidiva
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentata truffa. I motivi sono stati giudicati ripetitivi di censure già respinte in appello e manifestamente infondati in punto di trattamento sanzionatorio. La Corte ha confermato la pena, negando la sospensione condizionale a causa della recidiva specifica dell'imputato e di una prognosi negativa basata sul possesso di altri titoli falsificati.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione è stata motivata dai numerosi precedenti penali dell'imputato e dalla sua condotta violenta post-reato, elementi ritenuti sufficienti a giustificare il mancato riconoscimento del beneficio.
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Possesso arnesi da scasso: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per possesso arnesi da scasso. L'ordinanza analizza e respinge quattro motivi di ricorso, chiarendo i requisiti per il concorso di persone nel reato, i limiti di applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, le modalità di richiesta delle pene sostitutive e i criteri di calcolo della prescrizione.
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Ricorso inammissibile: caos e genericità lo bocciano
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché redatto in modo caotico, disordinato e generico. L'ordinanza sottolinea che un'impugnazione non può limitarsi a critiche astratte ma deve seguire i canoni procedurali, presentando censure specifiche e consequenziali contro la sentenza impugnata. La Corte ha inoltre ritenuto infondate le doglianze nel merito.
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Valutazione prova: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, ribadendo un principio fondamentale: la valutazione della prova, come la credibilità di una testimonianza, non può essere contestata come violazione di legge, ma solo come vizio di motivazione. L'ordinanza chiarisce che se la motivazione del giudice di merito è logica e completa, la Suprema Corte non può riesaminare i fatti. Anche la determinazione della pena, se ben motivata e proporzionata, rientra nella discrezionalità del giudice e non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.
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Ricettazione particolare tenuità: il valore del bene
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la ricettazione di un motociclo. La Corte conferma che l'attenuante della ricettazione particolare tenuità non può essere concessa se il bene ha un valore intrinsecamente non esiguo, come nel caso di un veicolo, rendendo irrilevante la valutazione di altri parametri.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo in presenza di numerosi precedenti penali e in assenza di elementi positivi da valutare. La Corte ha ribadito che la valutazione della pena è un potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici o violazioni di legge.
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Mutamento del giudice: no al riesame dei testi pre-2023
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. Il punto centrale della sentenza riguarda il mutamento del giudice: la Corte ha stabilito che la nuova normativa, che prevede il riesame dei testi, non si applica retroattivamente alle deposizioni rese prima del 1° gennaio 2023. Per queste ultime, rimane valida la precedente giurisprudenza che richiede una richiesta specifica e motivata da parte della difesa. La condanna è stata quindi confermata.
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Omicidio stradale: la colpa del conducente che riparte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista che, dopo essersi fermato per far attraversare un pedone, era ripartito investendone un secondo che attraversava sulle stesse strisce. La Corte ha stabilito che la presenza di più pedoni è una circostanza prevedibile e non un evento eccezionale che possa attenuare la responsabilità del conducente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su una richiesta di rivalutazione dei fatti e su motivi di diritto infondati.
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Schede carburante false: frode fiscale e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale a carico dell'amministratrice di una società per l'utilizzo di schede carburante false. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché un insieme di prove convergenti, come chilometraggi incongruenti e timbri anomali, è stato ritenuto sufficiente a dimostrare la fittizietà dei costi e l'intento di evadere le imposte. La sentenza sottolinea che non si tratta di mere irregolarità formali, ma di un sistema fraudolento volto a ridurre l'imponibile.
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Art. 131-bis: Requisiti per la non punibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la mancata applicazione dell'art. 131-bis cod. pen. per la particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla natura reiterativa e manifestamente infondata del motivo di ricorso, confermando la correttezza della valutazione del giudice di merito che aveva escluso il beneficio per la mancanza del requisito della non abitualità della condotta.
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