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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1798 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Contratto a progetto nullo: conversione e inquadramento
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha convertito un contratto a progetto nullo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'ordinanza chiarisce che la mancanza di uno 'specifico progetto', ma solo una generica indicazione di attività, comporta la trasformazione del rapporto. Viene inoltre confermato l'inquadramento dei lavoratori al 7° livello del CCNL di settore, sulla base delle mansioni complesse effettivamente svolte, respingendo integralmente il ricorso dell'azienda.
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Licenziamento disciplinare: limiti alla difesa
Un lavoratore, guardia giurata, viene licenziato per aver tenuto una condotta ritenuta lesiva del vincolo di fiducia. Impugna il licenziamento disciplinare sostenendo una violazione del suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento e chiarendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti e sulla proporzionalità della sanzione, nonché i requisiti della contestazione disciplinare.
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Licenziamento guida senza patente: quando è legittimo?
Un lavoratore addetto al recapito postale è stato licenziato per aver guidato il ciclomotore aziendale con la patente sospesa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, qualificando la condotta come violazione dolosa degli obblighi contrattuali. L'ordinanza chiarisce che il silenzio del dipendente e il potenziale pregiudizio per l'azienda, anche non economico, costituiscono giusta causa di licenziamento per guida senza patente.
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Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
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Pagamento differito TFS: legittimo per esubero
Un ex dipendente pubblico, collocato in prepensionamento a seguito di una dichiarazione di esubero, ha richiesto il pagamento immediato del suo Trattamento di Fine Servizio (TFS). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pagamento differito TFS è legittimo in casi di pensionamento anticipato. La Corte ha distinto questa situazione da quella del pensionamento per raggiunti limiti di età, dove il ritardo è stato ritenuto incostituzionale. La decisione si fonda sulla necessità di bilanciare i diritti del lavoratore con le esigenze di stabilità della finanza pubblica e sulla natura eccezionale e volontaria (come alternativa alla mobilità) del prepensionamento.
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Scorrimento graduatorie: facoltà o obbligo PA?
Un dipendente pubblico, classificatosi come idoneo non vincitore in un concorso interno, ha chiesto il risarcimento del danno sostenendo di aver diritto a un'assunzione retroattiva a seguito di un aumento della pianta organica dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scorrimento graduatorie è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione e non un diritto soggettivo del candidato, anche in presenza di posti vacanti.
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Decadenza graduatoria: rinuncia e limiti del bando
Un ente pubblico ha dichiarato una lavoratrice decaduta da una graduatoria nazionale dopo il suo rifiuto di un posto da una graduatoria regionale. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che la clausola di decadenza graduatoria, prevista dal bando di selezione, si applicava esclusivamente alla graduatoria regionale e non poteva essere estesa a quella nazionale, in quanto atto distinto e successivo.
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Indennità di sostituzione: no alla paga piena
Un dirigente medico ha richiesto la retribuzione piena per aver svolto mansioni superiori in sostituzione, ma la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che, anche in caso di proroga dell'incarico oltre i termini, al sostituto spetta unicamente l'indennità di sostituzione prevista dal contratto collettivo, e non il trattamento economico completo del titolare. È stato inoltre confermato che un semplice timbro di protocollo, senza firma o riscontro nei registri, non costituisce prova valida per interrompere la prescrizione dei crediti.
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Improcedibilità ricorso: il deposito tardivo lo annulla
Una dipendente pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro un Comune per una posizione apicale. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso senza esaminarne il merito, poiché l'atto è stato depositato oltre il termine perentorio di legge, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Onere probatorio e perdita di chance: guida pratica
Un funzionario pubblico ha impugnato una procedura di selezione interna, lamentando irregolarità e chiedendo un risarcimento per la perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non ha adempiuto al suo onere probatorio. Non è sufficiente denunciare vizi procedurali, ma è necessario dimostrare, tramite un'analisi comparativa, di avere avuto concrete probabilità di ottenere l'incarico rispetto ai candidati vincitori.
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Cessazione incarico dirigenziale: non è licenziamento
Una dirigente pubblica, il cui ruolo di Direttore Generale è stato eliminato a seguito di una legge regionale che ha soppresso l'ente da lei diretto, ha impugnato la fine del suo rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la cessazione dell'incarico dirigenziale non costituisce un licenziamento, ma una risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione, causata da un atto normativo (factum principis). Di conseguenza, non si applicano le tutele previste per i licenziamenti illegittimi.
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Recesso per giusta causa: la colpa del dirigente
Una ex direttrice amministrativa di un ente sanitario pubblico ha impugnato il suo licenziamento anticipato. Il recesso per giusta causa era fondato sulla sua approvazione di un bilancio di esercizio gravemente inesatto. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della dirigente. La Corte ha stabilito che la condotta della dirigente costituiva una grave violazione dei suoi doveri, tale da giustificare la risoluzione del contratto, e che i motivi del ricorso rappresentavano un tentativo inammissibile di riesaminare i fatti della causa.
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Cessazione materia del contendere: priorità sulla giurisdizione
Un cittadino si oppone a delle cartelle esattoriali. In appello, nonostante l'agente della riscossione ammetta lo sgravio totale dei debiti, la Corte decide sulla giurisdizione. La Cassazione interviene, stabilendo che la cessazione della materia del contendere, dovuta allo sgravio, ha priorità e determina l'estinzione del processo, annullando la necessità di decidere sulla giurisdizione.
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Litisconsorzio necessario: INPS in causa per i contributi
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e la condanna del datore di lavoro al pagamento del TFR e alla regolarizzazione contributiva. La Cassazione, pur confermando la natura subordinata del rapporto, ha annullato la condanna relativa ai contributi perché l'ente previdenziale non era stato citato in giudizio, configurando un'ipotesi di litisconsorzio necessario.
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Cambio appalto: il momento del subentro è decisivo
Un lavoratore è stato escluso dalla riassunzione dopo un cambio appalto perché la nuova azienda sosteneva che non avesse l'anzianità di tre mesi richiesta dal CCNL. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale anzianità deve essere calcolata a ritroso dalla data dell'effettivo subentro nel servizio, non da momenti precedenti come la presentazione dell'offerta. Questa decisione chiarisce un punto cruciale per l'applicazione delle clausole sociali, proteggendo i diritti dei lavoratori nel passaggio tra diverse gestioni.
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Effetto espansivo: nullo l’appello senza interesse
Una lavoratrice impugna il proprio trasferimento. Durante il giudizio, un'altra sentenza dichiara risolto il suo rapporto di lavoro. La Cassazione chiarisce che l'appello sul trasferimento diventa inammissibile per carenza di interesse, a causa dell'effetto espansivo della sentenza di risoluzione, anche se quest'ultima non è ancora definitiva. La Corte sottolinea la differenza tra 'effetto espansivo' e 'cosa giudicata'.
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Collaborazione coordinata: quando scatta l’obbligo?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i confini della collaborazione coordinata e continuativa. Anche un'attività intellettuale svolta per uno studio professionale può rientrare in questa categoria, con conseguente obbligo di versamento dei contributi previdenziali, se la prestazione è personale, continuativa, senza un'organizzazione di mezzi propria e con un vincolo di esclusività per il committente. La Corte ha rigettato il ricorso di uno studio, confermando che la valutazione della natura del rapporto si basa sulle concrete modalità di svolgimento e non sulla qualifica formale del prestatore.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco gli errori
Un professionista ha fatto ricorso contro una società per il mancato pagamento di compensi. Dopo due sentenze sfavorevoli, si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, evidenziando come i motivi presentati fossero generici, non specifici e tentassero di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente le censure.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione decide
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento dell'ente previdenziale per contributi della gestione separata relativi agli anni 2009 e 2010, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24123/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il termine di prescrizione non era decorso, poiché gli atti di richiesta di pagamento da parte dell'ente erano intervenuti tempestivamente, considerando anche i differimenti delle scadenze di pagamento disposti da specifici DPCM. La Corte ha ritenuto irrilevanti le censure di omessa pronuncia, poiché la questione della prescrizione contributi INPS era infondata nel merito.
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Onere della prova lavoro subordinato: la Cassazione
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda, gestita dai suoi familiari, per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale è stato il mancato assolvimento dell'onere della prova del lavoro subordinato da parte del lavoratore, le cui allegazioni iniziali sono state ritenute troppo generiche e prive di dettagli specifici su elementi cruciali come l'eterodirezione e il controllo datoriale.
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