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Art. 130 Codice di Procedura Penale

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1150 provvedimenti

Ricettazione di assegni bancari: l’errore sulla data non salva
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegni bancari. Ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione delle attenuanti per la lieve entità del fatto e la nullità della sentenza d'appello per un errore nell'indicazione della data di deliberazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'alto numero di assegni e il loro valore complessivo escludono la particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'errata indicazione della data costituisce una semplice irregolarità e non causa la nullità della sentenza, poiché la data reale è facilmente desumibile dagli atti di causa. La Corte ha quindi disposto la correzione dell'errore materiale e condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: ricorsi inammissibili e spese dovute
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza presentata da una Federazione Antiracket, costituita come parte civile, per la correzione errore materiale di una precedente sentenza. In tale decisione, la Corte aveva dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati, ma aveva omesso di condannarli al pagamento delle spese processuali in favore della Federazione, nonostante quest'ultima avesse regolarmente presentato le proprie conclusioni in udienza. Rilevato l'errore formale, la Suprema Corte ha disposto la correzione del dispositivo e della sentenza, inserendo la condanna degli imputati al rimborso delle spese legali a favore della parte civile.
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Correzione errore materiale: spese legali salve dopo la svista
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione errore materiale in relazione a una precedente sentenza. Nel provvedimento originario, la Corte aveva annullato con rinvio la condanna dell'Imputato per reati di estorsione, ma aveva omesso di inserire nel dispositivo la condanna al pagamento delle spese di rappresentanza e difesa in favore della Parte Civile, nonostante tali spese fossero già state liquidate nella motivazione. I giudici hanno chiarito che l'omessa statuizione sulle spese processuali della parte civile in sede di legittimità costituisce un errore di fatto emendabile. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'integrazione del dispositivo, condannando l'Imputato a rifondere alla Parte Civile la somma di 3.700 euro oltre agli accessori di legge.
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Correzione errore materiale: un refuso non ferma la giustizia
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale riscontrato nel ruolo di udienza relativo a una precedente decisione. Nel documento ufficiale, il cognome della ricorrente era stato erroneamente trascritto come "Durate" anziché "Durante". Rilevato lo scambio di lettere, i giudici hanno ordinato la rettifica del testo per ripristinare l'esatta identità anagrafica della parte interessata, disponendo la trasmissione degli atti alla cancelleria per le dovute annotazioni. La decisione ristabilisce la correttezza formale degli atti processuali senza alterare la sostanza del giudizio.
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Correzione errore materiale: data di nascita errata in Cassazione
La Ricorrente ha richiesto la correzione errore materiale contenuta nell'intestazione di una precedente sentenza della Corte di Cassazione. In tale provvedimento, la sua data di nascita era stata erroneamente indicata come 02/02/1986 anziché 09/01/1969. La Suprema Corte, verificati gli atti del procedimento, ha riscontrato l'effettiva presenza dello sbaglio di trascrizione. Di conseguenza, i giudici hanno accolto la richiesta e hanno disposto la correzione dell'errore materiale nell'intestazione della sentenza, ordinando alla Cancelleria di annotare la modifica sui documenti originali.
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Correzione errore materiale: la Cassazione ridà il nome alla parte
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale contenuta nell'intestazione di una precedente sentenza penale. Per una svista, la parte civile ricorrente era stata indicata con il nome di un'altra persona coinvolta nel processo. Poiché l'errore era evidente e smentito dal resto del testo del provvedimento, i giudici hanno ordinato la rettifica del nome di battesimo della donna, ripristinando la corretta identità della parte senza alterare la sostanza della decisione.
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Sospensione condizionale della pena: la Cassazione corregge la svista
Il Tribunale ha applicato a L'Imputato la pena concordata tramite patteggiamento. Tuttavia, nel dispositivo della sentenza, il giudice ha omesso per una svista di indicare la sospensione condizionale della pena, sebbene questa fosse parte integrante dell'accordo tra le parti. Il Procuratore Generale ha quindi proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, qualificando il ricorso come istanza di correzione di errore materiale. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'omissione della sospensione condizionale della pena, quando chiaramente concordata e risultante dalla motivazione, costituisce un semplice errore materiale emendabile direttamente senza annullare la sentenza. La Corte ha quindi disposto la correzione del testo inserendo il beneficio omesso.
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Correzione errore materiale: se il computer inverte le sentenze
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione errore materiale di due dispositivi invertiti a causa di un disguido informatico. Nel primo caso, riguardante il Primo Ricorrente, la decisione reale era l'annullamento senza rinvio per prescrizione del reato, ma a sistema risultava l'inammissibilità. Nel secondo caso, riguardante il Secondo Ricorrente, la decisione reale era l'inammissibilità del ricorso con sanzione pecuniaria, ma figurava erroneamente l'annullamento per prescrizione. Rilevata la palese inversione materiale dovuta al confezionamento telematico dei provvedimenti contigui, la Suprema Corte ha ripristinato i corretti esiti per entrambi i procedimenti, ristabilendo la verità processuale.
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Ordine di demolizione: la Cassazione rimedia all’omissione
Il Tribunale di Trapani condannava due proprietari per aver realizzato abusivamente un manufatto, una veranda e posizionato tre roulotte in un'area protetta. Il giudice ometteva tuttavia di inserire l'ordine di demolizione delle opere abusive. Gli imputati presentavano ricorso in Cassazione, ritenuto però inammissibile perché tardivo. Anche il Procuratore generale ricorreva, contestando l'omessa statuizione del ripristino dei luoghi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che l'ordine di demolizione è una sanzione accessoria obbligatoria che non può essere aggiunta tramite una semplice correzione di errore materiale, ma richiede un'impugnazione formale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza senza rinvio, disponendo direttamente l'ordine di demolizione e la rimessa in pristino dell'area vincolata.
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Correzione di errore materiale: cancellate le spese legali ingiuste
L'Imputato ha presentato ricorso straordinario per contestare una sentenza di Cassazione che lo aveva condannato, in solido con altri soggetti, a pagare le spese di difesa a diverse parti civili. L'Imputato ha evidenziato che era accusato solo per un reato di bancarotta legato a una specifica società e non per le altre vicende. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in istanza di correzione di errore materiale. I giudici hanno accertato che l'estensione della condanna alle spese per le parti civili estranee alla sua imputazione derivava da una svista nel dispositivo. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la correzione di errore materiale per escludere l'Imputato dal pagamento delle spese non dovute.
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Patente falsa ma non troppo: quando non è falso grossolano
Il Conducente viene fermato per un controllo stradale senza patente, poiché revocata. Esibisce la patente del fratello con la propria foto e fornisce le generalità del congiunto. I Carabinieri scoprono la falsità solo dopo aver trovato il passaporto reale dell'uomo nell'auto. Condannato nei gradi precedenti, l'uomo ricorre in Cassazione eccependo il falso grossolano, sostenendo che la contraffazione fosse evidente. La Suprema Corte rigetta il ricorso: il falso non era immediatamente percepibile, dato che gli agenti se ne sono accorti solo in un secondo momento. La Corte conferma la condanna e chiarisce che un semplice errore di battitura nella sentenza non ne annulla la validità. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Correzione errore materiale: da Walter a Valter in Cassazione
L'Ufficio esecuzioni penali ha segnalato un errore nell'ordinanza della Corte di Cassazione che dichiarava inammissibile il ricorso di un imputato. Il nome del soggetto era stato erroneamente indicato come Walter anziché Valter. La Suprema Corte, verificati i dati anagrafici ufficiali trasmessi dalla Procura, ha disposto la correzione errore materiale ai sensi dell'articolo 130 del codice di procedura penale. Trattandosi di una mera svista grafica che non incide sul contenuto della decisione, i giudici hanno ordinato la rettifica del nome nell'epigrafe del provvedimento originario. Vince la Procura che ha richiesto la correzione, con la conseguente regolarizzazione dei dati anagrafici dell'imputato.
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Correzione errore materiale: no sui documenti delle parti
L'Imputata ha presentato un'istanza di correzione errore materiale per modificare i dati anagrafici presenti negli atti introduttivi del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il non luogo a provvedere. I giudici hanno rilevato che il nominativo dell'Imputata era già scritto correttamente sia nell'intestazione sia nella motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di correzione prevista dall'articolo 130 del codice di procedura penale si applica esclusivamente a sentenze, ordinanze e decreti. Di conseguenza, il collegio giudicante non ha la competenza per intervenire sugli atti introduttivi o su altri documenti del fascicolo che non costituiscono provvedimenti del giudice.
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Correzione errore materiale: la Cassazione ricalcola la pena
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente sentenza. In quella sede, la Corte aveva annullato senza rinvio la condanna di un uomo per spaccio di stupefacenti, ma aveva omesso di ricalcolare la pena complessiva per i residui reati di rapina commessi in continuazione. I giudici hanno chiarito che l'omessa rideterminazione della pena costituisce un errore materiale emendabile direttamente in sede di legittimità, purché richieda un mero calcolo aritmetico basato su parametri oggettivi già accertati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rideterminato la sanzione finale per le rapine, riducendola a tre anni, cinque mesi e venti giorni di reclusione, oltre a 840,00 euro di multa.
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Revoca delle pene sostitutive: dal lavoro utile al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto in abitazione. L'imputato lamentava la nullità della sentenza per una discrepanza tra il dispositivo letto in udienza e quello scritto in calce, e contestava la revoca delle pene sostitutive, nello specifico il lavoro di pubblica utilità. I giudici hanno chiarito che la difformità del dispositivo non causa nullità, prevalendo la lettura in udienza, sanabile con correzione di errore materiale. Inoltre, la revoca delle pene sostitutive è stata ritenuta legittima: la gravità del fatto e la pericolosità del soggetto giustificano una prognosi sfavorevole, rendendo necessaria la detenzione in carcere per l'efficacia rieducativa della pena. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: recuperate le spese dimenticate
Un'associazione di categoria, regolarmente costituita come parte civile in un processo penale, ha richiesto la correzione errore materiale del dispositivo di una sentenza della Corte di Cassazione. I giudici avevano dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati e li avevano condannati a pagare le spese processuali alle altre parti civili, dimenticando però di inserire l'associazione tra i beneficiari. La Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che la mancata indicazione della condanna alle spese in favore di una parte civile è un'omissione accessoria e obbligatoria. Tale svista non rende nullo il provvedimento e può essere sanata direttamente con la procedura di correzione, senza necessità di un nuovo giudizio. Di conseguenza, l'associazione ha ottenuto il diritto al rimborso delle spese.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione: pena già espiata
Il Condannato, punito per maltrattamenti contro la madre, ottiene dal Giudice dell'esecuzione la sospensione dell'ordine di esecuzione della pena. Il Pubblico Ministero si oppone, sostenendo la presenza di un'aggravante che impedirebbe il beneficio. Tuttavia, nel frattempo, l'ufficio esecuzioni revoca l'ordine di carcerazione poiché il condannato ha già scontato l'intera pena tramite la custodia cautelare preventiva. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La decisione si basa sulla sopravvenuta carenza di interesse: non essendoci più alcuna pena da espiare, la discussione sulla sospensione dell'ordine di esecuzione perde ogni utilità pratica.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: la firma blinda la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale. L'imputato, condannato per reati di droga, contestava un errore materiale nella data del reato indicata nel capo d'imputazione e una presunta illegalità della pena pecuniaria, non ridotta della stessa misura di quella detentiva. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di patteggiamento e ricorso in Cassazione i motivi di impugnazione sono strettamente limitati dalla legge. L'errore sulla data era una semplice svista di scrittura, mentre la riduzione differenziata tra multa e reclusione è pienamente legittima se concordata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spese della parte civile: negato il rimborso, la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società, costituitasi parte civile tramite la sua legale rappresentante, contro una sentenza di patteggiamento che aveva omesso di decidere sulla richiesta di rifusione delle spese legali. La Corte ha chiarito che l'omessa statuizione sulle spese della parte civile non è risolvibile con la semplice procedura di correzione dell'errore materiale, ma richiede un ricorso per cassazione, poiché la liquidazione delle spese comporta valutazioni discrezionali del giudice. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata sul punto con rinvio al Tribunale.
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Sospensione condizionale della pena: no alla revoca per errore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de Il Condannato contro l'ordinanza della Corte d'appello che aveva revocato la sospensione condizionale della pena tramite la procedura di correzione di errore materiale. I giudici di secondo grado avevano ritenuto che la concessione del beneficio, avvenuta nonostante il superamento dei limiti di legge a causa di una precedente condanna, fosse un mero errore materiale correggibile d'ufficio. La Cassazione ha invece stabilito che l'erronea concessione della sospensione condizionale della pena costituisce un errore concettuale (di valutazione giuridica) e non materiale. Pertanto, tale beneficio non può essere revocato con una semplice procedura di correzione, ma richiede i normali mezzi di impugnazione. L'ordinanza di revoca è stata annullata senza rinvio.
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