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Art. 130 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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313 provvedimenti

Altri anni per Art. 130 Codice di Procedura Penale

Furto pluriaggravato in chiesa: incastrati dalle telecamere
Due imputati sono stati condannati per furto pluriaggravato commesso all'interno di diverse chiese parrocchiali. Gli autori dei colpi sono stati identificati grazie alle riprese dei sistemi di videosorveglianza e alle testimonianze di alcuni cittadini che avevano notato la loro auto vicino ai luoghi dei delitti. Contro la sentenza d'appello, i condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità del riconoscimento visivo, la regolarità della notifica di correzione della sentenza e il calcolo della pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato la validità del riconoscimento tramite video e la correttezza della procedura di correzione materiale. Di conseguenza, la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione, oltre alla multa, è diventata definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali.
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Correzione errore materiale: il singolare errato non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di discrepanza tra il testo di una sentenza e il relativo ruolo d'udienza. Nel primo documento, entrambi i ricorrenti venivano condannati a rimborsare le spese legali alla parte civile, l'Agenzia delle Entrate. Nel ruolo d'udienza, invece, la condanna era indicata erroneamente al singolare, riferendosi a un solo imputato. La Suprema Corte ha chiarito che l'allineamento tra i due atti non modifica la decisione sostanziale già presa. Per questo motivo, ha disposto la correzione errore materiale nel ruolo d'udienza, sostituendo la dicitura al singolare con quella al plurale, confermando così l'obbligo di pagamento per entrambi i soggetti coinvolti.
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Correzione errore materiale: quando la sentenza batte il verbale
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale del ruolo d'udienza relativo a un precedente giudizio penale. Nel caso specifico, la sentenza originaria aveva annullato senza rinvio la condanna nei confronti del Secondo Ricorrente per due distinti reati poiché estinti per prescrizione. Al contrario, il ruolo d'udienza riportava erroneamente l'annullamento per un solo reato. Rilevata la discrepanza tra il reale contenuto della decisione e la sua trascrizione formale, i giudici hanno ordinato l'allineamento del documento d'udienza al testo della sentenza, ripristinando la corretta portata del provvedimento senza alterarne la sostanza.
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Errore materiale nel calcolo della pena: rigettato il ricalcolo
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la richiesta di ricalcolo del cumulo delle sanzioni. Secondo il condannato, vi era un errore materiale nel calcolo della pena complessiva, poiché non era stata applicata correttamente la continuazione per alcuni reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'applicazione di una pena illegittima ma favorevole all'imputato costituisce un errore di giudizio e non un errore materiale nel calcolo della pena. Di conseguenza, tale errore non può essere corretto in peggio per il condannato in assenza di un ricorso del Pubblico Ministero, per via del divieto di riforma in peggio. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione ricalcola la pena
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di errore materiale contenuta in una precedente sentenza. Nel caso specifico, la Corte aveva annullato senza rinvio la condanna per un capo d'imputazione a carico del Ricorrente perché il fatto non sussiste. Nel ricalcolare la pena ed eliminare quella relativa al reato annullato, i giudici erano incorsi in un errore di calcolo trascrivendo tre mesi di arresto anziché due mesi e sette giorni. Rilevato lo sbaglio, la Suprema Corte ha corretto il dispositivo ripristinando la corretta entità della pena da eliminare, garantendo così l'esatta corrispondenza tra la decisione e i documenti di causa.
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Difformità tra dispositivo e motivazione: prevale l’aula
Il Ricorrente, condannato per furto aggravato, ha impugnato la sentenza lamentando una difformità tra la motivazione, che indicava otto mesi di reclusione, e il dispositivo scritto in calce, che indicava nove mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la difformità tra dispositivo e motivazione non comporta la nullità del provvedimento. In questi casi, infatti, prevale sempre il dispositivo letto ad alta voce in udienza, che conteneva la pena inferiore. L'errore presente nel documento scritto costituisce un semplice errore materiale, risolvibile con una procedura di correzione e non con l'annullamento della sentenza. Il Ricorrente perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso: errore formale e condanna per furto
L'Imputato, condannato per furto e ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un errore materiale nell'intestazione della sentenza di primo grado, che indicava un Tribunale diverso da quello reale, corretto d'ufficio senza contraddittorio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errata indicazione del Tribunale costituisce una semplice irregolarità formale che non lede il diritto di difesa. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso preclude la verifica della mancanza di querela prevista dalla Riforma Cartabia per i reati divenuti procedibili a querela. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: spese aggiunte dopo la svista
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente sentenza. In tale decisione, che dichiarava inammissibile il ricorso presentato dal Ricorrente, era stata omessa per mera svista la condanna obbligatoria al pagamento delle spese processuali. Trattandosi di un adempimento imposto dalla legge, la Corte ha ordinato l'integrazione del dispositivo inserendo la condanna alle spese.
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Correzione errore materiale: la svista sulle spese processuali
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente sentenza riguardante Il Ricorrente. Il provvedimento originario aveva dichiarato inammissibile il ricorso ma aveva omesso per una svista la condanna obbligatoria al pagamento delle spese processuali. Trattandosi di un adempimento imposto dalla legge in caso di inammissibilità, i giudici hanno integrato il dispositivo inserendo la condanna omessa.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione riduce la pena errata.
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione di errore materiale riguardante il calcolo della pena inflitta a un cittadino. In una precedente sentenza, la Corte aveva dichiarato prescritti sette reati, rideterminando la pena residua in due anni e sei mesi di reclusione. Tuttavia, il calcolo matematico della riduzione era errato: la detrazione corretta per i reati estinti, pari a un mese e quindici giorni per ciascun episodio in continuazione, avrebbe dovuto portare la sanzione finale a due anni, quattro mesi e quindici giorni di reclusione. Rilevato l'errore di calcolo nel dispositivo, i giudici hanno disposto la correzione del provvedimento, riducendo formalmente la pena del condannato alla misura corretta.
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Inesistenza della sentenza: quando la motivazione è di un altro
I Ricorrenti hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che, per un errore di trascrizione informatica, conteneva una motivazione riferita a un altro soggetto e a un reato diverso da quello contestato, pur riportando un dispositivo corretto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che lo scambio integrale della motivazione determina l'inesistenza della sentenza come documento giuridico. Di conseguenza, non è possibile rimediare tramite una semplice procedura di correzione dell'errore materiale. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza e ha disposto la restituzione degli atti alla Corte d'Appello affinché provveda alla corretta redazione della motivazione, senza dover celebrare nuovamente il processo.
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Remissione di querela: evita la condanna ma paga le spese
Un conducente alla guida di un mezzo agricolo effettuava una retromarcia imprudente su una strada interpoderale, tamponando un furgone e causando lesioni personali al conducente. Condannato nei primi gradi di giudizio per lesioni colpose, l'imputato e la sua compagnia assicurativa proponevano ricorso in Cassazione. Prima della decisione, la persona offesa presentava formale rinuncia alla denuncia, accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione ha quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela e revocando le statuizioni civili, ponendo le spese a carico dell'imputato.
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Errore materiale nella sentenza: la data errata non salva il reo
L'Imputato, condannato per reati di droga, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La sua tesi si basava sulla data indicata sul frontespizio della sentenza di primo grado (11 gennaio 2016), antecedente persino alla data del fatto (25 novembre 2016). La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che si trattava di un evidente errore materiale nella sentenza. Gli atti processuali, tra cui il verbale d'udienza e il dispositivo, confermavano infatti che il processo si era svolto l'11 gennaio 2017. Di conseguenza, nessun termine di prescrizione era decorso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia alla sua svista
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di un proprio precedente dispositivo. Nel provvedimento originario, la Corte aveva annullato con rinvio la decisione impugnata riguardo alla quantificazione della riparazione pecuniaria necessaria per ottenere la sospensione condizionale della pena. Tuttavia, i giudici avevano omesso di indicare l'autorità giudiziaria competente a riesaminare il caso. Con questa decisione, la Cassazione corregge l'omissione inserendo espressamente il rinvio alla Corte di appello di Perugia per il nuovo giudizio, garantendo così la corretta prosecuzione del processo penale a carico dell'Imputato.
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Correzione dell’errore materiale: ringiovanito di dieci anni
Durante la fase di esecuzione di un provvedimento penale, emerge un errore anagrafico nell'intestazione dell'ordinanza della Corte di Cassazione. L'atto riporta erroneamente l'anno di nascita dell'imputato come 1944 anziché 1954, recependo uno sbaglio già presente nella sentenza di appello. La Suprema Corte interviene d'ufficio per rimediare a questa svista. Tramite la procedura di correzione dell'errore materiale, i giudici dispongono la rettifica della data di nascita senza modificare la sostanza della decisione precedente. L'errore viene così sanato rapidamente con rito de plano, garantendo l'esatta identificazione del soggetto coinvolto e la corretta esecuzione della pena.
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Giudice di rinvio: una firma non basta a salvare la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d'Appello, disponendo la trasmissione degli atti per una corretta formulazione del provvedimento. In precedenza, la condanna degli imputati per rapina ed estorsione era stata annullata perché firmata dal presidente sbagliato. Il **giudice di rinvio**, tuttavia, invece di deliberare nuovamente in camera di consiglio e redigere una nuova motivazione, si è limitato a far firmare la vecchia sentenza al presidente corretto, mantenendo date e numeri originari. La Suprema Corte ha stabilito che il **giudice di rinvio** ha l'obbligo assoluto di uniformarsi al principio di diritto espresso nella sentenza rescindente, procedendo a una reale rinnovazione dell'atto e non a una semplice correzione formale.
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Prescrizione e pena: la correzione errore materiale della Cassazione
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di un dispositivo letto in udienza. Nel testo originale, i giudici avevano dichiarato il reato estinto per prescrizione a favore de I Ricorrenti, ma avevano omesso di aggiungere la formula necessaria per l'eliminazione della sanzione. Con questa ordinanza, la Suprema Corte ha integrato il testo inserendo l'espressione "ed elimina la relativa pena", sanando una svista formale che non toccava la sostanza della decisione. I Ricorrenti ottengono così la formale cancellazione della pena originaria.
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Correzione di errore materiale: se la motivazione batte il dispositivo
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di errore materiale contenuta nel dispositivo di una precedente sentenza a carico dell'Imputato. Nella motivazione, i giudici avevano stabilito l'annullamento con rinvio della decisione d'appello alla Corte di Appello di Firenze per rideterminare la pena, valutando un'attenuante e la recidiva. Tuttavia, nel dispositivo finale era stato erroneamente scritto "annulla senza rinvio". Rilevato il contrasto insanabile tra la motivazione logica e la formula terminale, la Suprema Corte ha applicato la procedura di correzione, sostituendo la dicitura errata con quella corretta. Di conseguenza, il processo dell'Imputato torna ufficialmente davanti alla Corte d'Appello per il nuovo giudizio sulla pena.
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Correzione errore materiale: Salerno diventa Catanzaro
La Corte di Cassazione ha accolto la segnalazione riguardante un evidente svisto in una precedente sentenza. Nel provvedimento originario, i giudici avevano disposto l'invio degli atti alla Corte d'appello di Salerno anziché a quella di Catanzaro, violando le regole procedurali sul rinvio. Il ricorrente ha quindi ottenuto la correzione errore materiale del dispositivo. La Suprema Corte, applicando le norme del codice di procedura penale, ha disposto la rettifica ufficiale del testo, ordinando alla cancelleria di annotare la variazione sui documenti originali. Questa decisione conferma come le sviste formali dei giudici possano essere corrette rapidamente senza intaccare la sostanza della decisione.
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Errore materiale sul tribunale: la Cassazione corregge la sede
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale contenuta nel ruolo di udienza relativo a un procedimento che coinvolgeva una Società. L'ordinanza principale aveva qualificato il ricorso come appello cautelare e ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli. Tuttavia, per un mero errore di trascrizione, il ruolo d'udienza indicava erroneamente come destinatario il Tribunale di Teramo. Rilevato il contrasto tra i documenti, la Suprema Corte ha corretto la dicitura errata ripristinando la competenza del Tribunale di Napoli.
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