LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

Pagina 4 di 9

171 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Accertamento sintetico: conti correnti familiari nel mirino del Fisco
Quattro fratelli, coinvolti in verifiche fiscali su una società, sono stati sottoposti a indagini sui propri conti correnti. L'Agenzia delle Entrate ha riscontrato numerosi versamenti e prelevamenti non giustificati. Nonostante il contraddittorio preventivo, i contribuenti non hanno fornito spiegazioni valide. Il Fisco ha quindi emesso avvisi di accertamento basati su un accertamento sintetico del reddito. I contribuenti hanno impugnato gli atti, ma sia i giudici di merito che la Corte di Cassazione hanno respinto i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che i versamenti bancari non giustificati fanno scattare una presunzione legale di reddito imponibile a favore del Fisco. Di conseguenza, i contribuenti hanno perso definitivamente la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Estinzione del giudizio tributario: accordo batte la lite
Un Comune ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento ICI emesso nei confronti di una contribuente. Durante il processo in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Il Comune ha quindi depositato una formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese di lite tra le parti e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
Continua »
Definizione agevolata: il fisco si arrende e cancella le sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un Contribuente l'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2004, applicando sanzioni per investimenti e trasferimenti all'estero. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata per la sanzione relativa agli investimenti esteri, pagando il dovuto. Per l'altra sanzione, l'ufficio ha proceduto all'annullamento in autotutela a causa di una legge successiva favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Grazie alla definizione agevolata, il giudizio si chiude senza ulteriori spese per il Contribuente, escludendo anche il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Definizione agevolata: stop alla lite anche sull’IRES teorica
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante un avviso di accertamento di primo livello per l'IRES teorica del 2005, nell'ambito del consolidato fiscale. Nel frattempo, la Società ha aderito alla definizione agevolata per l'accertamento di secondo livello, ovvero quello definitivo di merito, estinguendo il relativo giudizio con il pagamento del dovuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata dell'atto di secondo livello assorbe e risolve anche la controversia sul primo livello. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti.
Continua »
Definizione agevolata: stop alle liti fiscali senza raddoppio dei costi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una Società di Trasporti l'esclusione di sanzioni IRAP. Durante il giudizio, la Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del d.l. n. 119/2018, pagando la prima rata e chiedendo la sospensione del processo. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e viene esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato a carico della Società.
Continua »
Annullamento in autotutela: il fisco cede e il processo si estingue
Una società in liquidazione ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato il conferimento di un ramo d'azienda e la successiva cessione delle quote come un'unica cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. Durante il giudizio di Cassazione, l'ente impositore ha disposto l'annullamento in autotutela dell'atto originario. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state interamente compensate tra le parti alla luce delle novità normative e giurisprudenziali intervenute.
Continua »
Definizione agevolata: stop all’accertamento sui beni di lusso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul possesso di beni di lusso, tra cui un natante, due auto e aeromobili. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al relativo pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Rappresentanza in giudizio di ADER: ricorso nullo senza Avvocatura
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la decisione favorevole a un contribuente in merito a un fermo amministrativo per cartelle esattoriali non pagate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per difetto di legittimazione del difensore, un avvocato del libero foro, a causa dell'invalidità della procura speciale. Secondo il principio di diritto consolidato, la rappresentanza in giudizio di ADER davanti alla Suprema Corte spetta in via principale all'Avvocatura dello Stato. L'affidamento a professionisti privati rappresenta un'eccezione che richiede una specifica e motivata delibera dell'ente, del tutto assente nel caso in esame. Di conseguenza, l'atto difensivo firmato dal legale privato è nullo e il ricorso è improcedibile.
Continua »
Conferimento societario: mutuo personale non taglia le tasse
Una società ha effettuato un conferimento societario trasferendo a un'altra azienda un immobile gravato da un mutuo ipotecario. Nel calcolare l'imposta di registro, la società ha sottratto il valore del mutuo dal valore dell'immobile per pagare meno tasse. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa deduzione, ritenendo che il mutuo fosse stato stipulato per scopi personali del socio e non fosse inerente all'attività della società. La Corte di Cassazione ha dato ragione al fisco, stabilendo che le passività possono essere dedotte solo se strettamente collegate all'oggetto sociale e all'atto di conferimento. Di conseguenza, il mutuo non inerente non riduce il valore imponibile del bene trasferito.
Continua »
Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'amministrazione finanziaria per maggiori redditi non dichiarati ai fini IVA, IRPEF e IRAP. Durante la causa davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per sanare la lite fiscale, pagando la prima rata prevista dalla legge. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la ripresa del processo entro i termini di legge e non è intervenuto alcun rifiuto da parte del fisco, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione cancella la lite col fisco
Il Contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva. Durante il processo in Cassazione, la società ha chiesto la definizione agevolata della controversia tributaria ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata prevista. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato la regolarità della domanda. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato, tipico dei casi di rigetto del ricorso.
Continua »
Definizione agevolata delle liti: salvi dal fisco senza sanzioni
Una società di rappresentanza doganale ha impugnato un avviso di rettifica per il recupero di diritti doganali relativi a importazioni effettuate da un'altra azienda. Durante il giudizio di Cassazione, la società ricorrente ha richiesto l'estinzione della causa avendo aderito alla definizione agevolata delle liti prevista dal Decreto Legge n. 119 del 2018. L'amministrazione finanziaria ha confermato il regolare versamento delle somme dovute. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione della lite è intervenuta dopo la presentazione del ricorso.
Continua »
Definizione agevolata: si estingue la lite sulla plusvalenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio finanziario ha rilevato una discrepanza tra il prezzo indicato nel contratto preliminare (quattrocentomila euro) e quello inferiore riportato nell'atto definitivo di vendita (duecentocinquantamila euro). Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente le somme dovute e rinunciando al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio senza addebito di spese o raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Notifica tramite posta privata: ricorso sanato ma tardivo
Un commerciante ha impugnato un avviso di pagamento dell'Agenzia delle Dogane spedendo il ricorso l'ultimo giorno utile tramite un servizio postale privato. I giudici di merito hanno dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, poiché l'operatore privato non aveva il potere di certificare con data certa il giorno della spedizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del contribuente. La Corte ha chiarito che la notifica tramite posta privata di un atto giudiziario, avvenuta prima della piena liberalizzazione, è nulla e non inesistente. Sebbene la costituzione in giudizio dell'ufficio sani la nullità, tale sanatoria non rende tempestivo il ricorso se manca la certezza legale della data di consegna all'operatore privato, determinando così la tardività dell'impugnazione.
Continua »
Addizionale Irpef sui bonus: la Cassazione frena i manager
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso della trattenuta per l'addizionale Irpef sui bonus percepiti nel 2014. Il contribuente sosteneva che il bonus non superasse il triplo della sua retribuzione fissa e che la società datrice non operasse nel settore finanziario in senso stretto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le riforme del 2011 hanno rimosso la soglia del triplo dello stipendio fisso, applicando il prelievo su tutta la quota variabile eccedente la parte fissa. Inoltre, la nozione di settore finanziario va intesa in senso ampio, includendo le società di consulenza e non solo le banche, per contrastare le politiche retributive rischiose che possono destabilizzare i mercati. Il contribuente perde definitivamente e deve pagare le spese.
Continua »
Addizionale IRPEF sui bonus: la tassa si applica ai consulenti
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso della trattenuta per l'addizionale IRPEF sui bonus ricevuti. Il contribuente sosteneva che la tassa del 10% non fosse dovuta perché il suo premio non superava il triplo dello stipendio fisso e perché la società datrice di lavoro non svolgeva attività di credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le modifiche di legge del 2011 hanno eliminato la soglia del triplo, rendendo tassabile qualsiasi bonus che superi la retribuzione fissa. Inoltre, la nozione di settore finanziario va intesa in senso ampio, includendo anche le società di consulenza non sottoposte a vigilanza bancaria. Di conseguenza, l'addizionale IRPEF sui bonus è pienamente legittima e dovuta.
Continua »
Giudizio di rinvio: la clinica perde il rimborso IRES
Una società sanitaria ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte versate nel 2004, sostenendo l'illegittimità dell'indeducibilità dell'IRAP dall'IRES. Dopo una prima decisione della Cassazione, che ha limitato la retroattività del rimborso ai soli versamenti successivi al 2007, la causa è tornata davanti al giudice di merito. Quest'ultimo ha respinto la domanda conformandosi al principio stabilito. La società ha proposto un nuovo ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Nel giudizio di rinvio, infatti, le parti e il giudice sono strettamente vincolati alla precedente decisione della Cassazione, che non può essere ridiscussa o modificata, rendendo definitivo il diniego del rimborso.
Continua »
Accertamento TARI: il catasto vince sulle smentite della società
Una società ha impugnato un avviso di accertamento TARI e TARES, contestando la superficie tassabile calcolata dal gestore dei rifiuti. L'ente impositore aveva dimostrato la metratura reale tramite i dati catastali e un verbale di sopralluogo, parzialmente ostacolato dal contribuente che non aveva consentito l'ispezione completa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'onere della prova non è stato invertito illegittimamente. Inoltre, la Corte ha stabilito che, in caso di vittoria nel processo tributario, all'ente pubblico assistito da propri funzionari spetta comunque il rimborso delle spese di lite, calcolato sulle tariffe degli avvocati ridotte del venti per cento. Di conseguenza, la società perde definitivamente la causa.
Continua »
Nullità della notifica: il Fisco perde se manca la prova postale
Il Contribuente ha impugnato un avviso di rettifica IMU emesso dal Comune, lamentando la mancata notifica del presupposto atto di variazione catastale. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'impugnazione dell'atto successivo avesse sanato ogni vizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia per difetto di legittimazione attiva, poiché il rapporto d'imposta riguardava solo il Comune. I giudici hanno inoltre chiarito che la nullità della notifica dell'atto prodromico non si sana se il contribuente impugna solo l'atto finale e non quello presupposto. Per perfezionare la notifica postale in caso di assenza, è indispensabile produrre in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata informativa.
Continua »
Termine di impugnazione: il ritardo che salva il Fisco
Una società ha impugnato un accertamento induttivo per maggiori ricavi Ires, Irap e Iva, scaturito dalla mancata esibizione del prospetto delle rimanenze finali. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché proposto oltre il termine di impugnazione semestrale. La sentenza d'appello era stata depositata il 21 febbraio 2019 e il termine scadeva il 23 settembre 2019. I giudici hanno escluso l'applicazione della sospensione speciale di nove mesi (prevista dal d.L. 119/2018) poiché la scadenza non rientrava nel periodo agevolato, così come la sospensione emergenziale COVID-19, intervenuta quando il termine era già ampiamente decorso. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »