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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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171 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Scissione societaria e fondi rischi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22823/2025, ha stabilito i principi fiscali applicabili a una scissione societaria di un'azienda speciale di un ente locale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che un fondo rischi generato durante l'operazione non costituisce una passività fiscalmente dedotta. Di conseguenza, il suo successivo utilizzo non genera una sopravvenienza attiva tassabile, in applicazione del principio di neutralità fiscale. La Corte ha inoltre respinto il ricorso incidentale della società, confermando che gli interessi maturati su contributi pubblici in conto impianti sono tassabili come redditi di capitale.
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Cartella di pagamento: valida se atto presupposto annullato
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro una cartella di pagamento emessa dopo un accordo conciliativo non rispettato. La Corte ha stabilito che l'annullamento dell'intimazione di pagamento precedente per vizi propri non invalida la cartella, poiché l'accordo stesso costituisce titolo esecutivo. Inoltre, ha ritenuto sufficiente la motivazione sugli interessi se già noti alla contribuente.
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Inammissibilità ricorso cassazione: le regole da seguire
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e una cartella di pagamento relativa a IVA e altre imposte per l'anno 2009. Dopo il rigetto in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione per una serie di vizi procedurali. In particolare, ha rilevato la novità delle questioni sollevate, non discusse nei precedenti gradi di giudizio, la mancanza di autosufficienza del ricorso, che non riportava gli atti processuali necessari alla comprensione delle censure, e l'errata formulazione dei motivi, che mescolavano violazioni di legge e vizi di motivazione. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Accertamenti bancari professionisti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12455/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento basato su movimentazioni bancarie. La Corte ha chiarito che, nonostante la parziale incostituzionalità della norma per i prelievi, la presunzione legale che i versamenti su conto corrente costituiscano reddito non dichiarato rimane pienamente valida per gli accertamenti bancari professionisti. Di conseguenza, spetta al contribuente fornire la prova analitica che tali somme non sono imponibili.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla nuova normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio concreto, non dimostrati dal ricorrente. Inoltre, l'appello non aveva contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza di secondo grado, rendendo il ricorso comunque inammissibile.
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Cartella esattoriale via PEC: valida anche se PDF
Una società ha impugnato una cartella di pagamento ricevuta tramite Posta Elettronica Certificata, sostenendo la sua nullità a causa di vizi formali, tra cui il formato del file (.pdf anziché .p7m) e la mancata produzione dell'originale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se la notifica, seppur irrituale, ha raggiunto il suo scopo, ovvero ha messo il contribuente in condizione di difendersi, il vizio si considera sanato. Pertanto, la cartella esattoriale via PEC è stata ritenuta valida ed efficace.
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Accertamento induttivo: legittimo se non si risponde
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che non aveva risposto a un questionario fiscale. Secondo la Corte, la mancata collaborazione del contribuente giustifica il ricorso a questo metodo di accertamento, basato su presunzioni, e sposta sul contribuente stesso l'onere di provare che il reddito accertato è errato o inferiore.
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Amministratore di fatto: prova e responsabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità fiscale dell'amministratore di fatto di un'associazione non riconosciuta. A seguito di un accertamento che ipotizzava un abuso delle agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico, un contribuente era stato ritenuto responsabile in solido per i debiti IRES dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo che per affermare la responsabilità personale non è sufficiente la mera titolarità di una carica formale (come quella di consigliere o segretario), ma è necessario che l'Agenzia delle Entrate fornisca la prova di una concreta e sistematica attività di gestione svolta dal soggetto in nome e per conto dell'associazione.
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Esenzione TARI: chiusura stagionale non basta
Una società alberghiera con licenza annuale ha richiesto l'esenzione TARI per i periodi di chiusura stagionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta soggettiva di non utilizzare l'immobile non integra l'obiettiva impossibilità di produrre rifiuti richiesta dalla legge per ottenere l'esenzione. L'onere di provare tale impossibilità oggettiva spetta al contribuente, e la licenza annuale rafforza la presunzione di tassabilità per l'intero anno.
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Agevolazioni fiscali ASD: quando si perdono i benefici
La Corte di Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali ASD a una società sportiva dilettantistica che operava come una palestra commerciale. Decisivi l'assenza di vita associativa, la presenza di ricavi non contabilizzati e l'offerta di servizi a pagamento. La sentenza sottolinea che la sostanza dell'attività prevale sulla forma giuridica per ottenere i benefici fiscali.
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Accertamento induttivo: prova e fatture inesistenti
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un contribuente che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte ribadisce che, in caso di contabilità inattendibile, l'onere della prova si inverte: spetta al contribuente dimostrare la realtà delle operazioni, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi presuntivi sulla natura fittizia delle stesse.
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