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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

171 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Notifica cartelle di pagamento: l’autosufficienza del ricorso è decisiva
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi riguardanti la legittimità di un'iscrizione ipotecaria basata su cartelle di pagamento. La Contribuente contestava la regolare notifica delle cartelle. Il Giudice tributario di primo grado aveva annullato l'iscrizione, ma la Commissione Tributaria Regionale l'aveva ritenuta legittima per alcune cartelle, affermando la regolarità della notifica. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Contribuente per difetto di autosufficienza, poiché non forniva dettagli sufficienti sulla contestazione della notifica delle cartelle di pagamento. Ha rigettato anche il ricorso dell'Agente della Riscossione. La sentenza sottolinea l'importanza di un ricorso completo e dettagliato.
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Valutazione Immobile Destinazione Urbanistica: Rinuncia e Costi Legali
Un contribuente contestava l'accertamento di valore di un immobile, sostenendo che la sua destinazione urbanistica a "verde privato vincolato" ne limitasse il valore edificatorio. L'Agenzia delle Entrate lo considerava edificabile. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ricevuto il ricorso degli eredi del contribuente. Questi hanno rinunciato al ricorso, ma senza notificarlo all'Agenzia. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, non essendo la rinuncia valida senza notifica. I ricorrenti sono stati condannati alle spese legali, ma non al contributo unificato aggiuntivo, poiché l'inammissibilità non rientra nei casi previsti per tale onere. La **valutazione immobile destinazione urbanistica** è stata l'oggetto centrale della controversia.
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Tariffe Controlli Sanitari: Azienda perde ricorso, costi confermati
L'Azienda di commercializzazione ha chiesto il rimborso delle Tariffe controlli sanitari pagate tra il 2010 e il 2012, sostenendo che la normativa nazionale (D.Lgs. n. 194/2008) fosse in contrasto con il Regolamento Europeo (n. 882/2004). L'azienda riteneva che i controlli non dovessero applicarsi ai meri intermediari e che le tariffe forfettarie non tenessero conto dei costi effettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la disciplina dei controlli sanitari si estende all'intera filiera agroalimentare, inclusi i commercianti, e che le tariffe forfettarie, differenziate per tipologia di stabilimento e quantità, sono legittime e conformi al diritto unionale.
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Impugnazione invito pagamento contributo unificato: mancata contestazione, sanzioni confermate
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo all'Impugnazione invito pagamento contributo unificato e alle sanzioni conseguenti. Un contribuente aveva omesso di dichiarare il valore di una causa, portando all'irrogazione di sanzioni e al pagamento del contributo unificato massimo. La Cassazione ha confermato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, ribadendo che l'invito al pagamento del contributo unificato è un atto autonomamente impugnabile. Se l'impugnazione di tale invito si conclude con una pronuncia di inammissibilità, la pretesa tributaria si consolida. Questo impedisce di contestare la legittimità dell'invito in un successivo ricorso contro l'atto di irrogazione delle sanzioni. Il ricorso del contribuente è stato rigettato.
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Lite col Fisco e autotutela: cessazione materia del contendere
Una società agricola ha impugnato l'avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate per imposte di registro e ipotecarie relative all'acquisto di un terreno. Durante il giudizio di legittimità, l'impresa ha presentato istanza di autotutela. Il Fisco ha accolto la richiesta, annullando integralmente l'atto impositivo e disponendo lo sgravio del debito. La Suprema Corte ha accertato il venir meno del debito e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese. I giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della contribuente.
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Accertamenti bancari: il venditore ambulante soccombe in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un venditore ambulante contro un avviso di accertamento fiscale basato su `accertamenti bancari`. L'Agenzia delle Entrate aveva ricostruito il reddito del contribuente partendo dai movimenti sui suoi conti correnti. La Corte ha confermato che la presunzione di ricavi non dichiarati dai versamenti e prelevamenti bancari si applica agli imprenditori commerciali, come il venditore ambulante, e che l'onere di provare la destinazione di tali somme spetta al contribuente. Ha inoltre ribadito la costituzionalità della norma per questa categoria di soggetti, distinguendola dai lavoratori autonomi.
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Accertamento per antieconomicità: Fisco batte impresa sui ricavi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di trasporti e ai suoi soci maggiori ricavi non dichiarati per l'anno 2006, basando la pretesa su un accertamento per antieconomicità dovuto a un reddito sproporzionatamente basso rispetto alla flotta aziendale. I giudici di secondo grado hanno confermato la fondatezza del controllo, riducendo l'importo della metà e utilizzando come parametro i prezzi medi di settore desunti da accordi ministeriali successivi. Dopo il rigetto del ricorso in sede di legittimità, i contribuenti hanno proposto ricorso per revocazione lamentando un presunto errore di fatto dei giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la carenza di autosufficienza e chiarendo che i contribuenti tentavano di ridiscutere il merito della valutazione fiscale.
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Definizione agevolata: il Fisco accetta, il contenzioso si estingue
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario. Una Società aveva impugnato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per omessa fatturazione. Inizialmente, la Società contestava la decadenza dell'Amministrazione finanziaria dal potere di accertamento. Successivamente, la Società ha presentato una domanda di definizione agevolata della controversia e ha pagato integralmente l'importo richiesto. L'Agenzia delle Entrate ha accettato la definizione agevolata. Per questo motivo, la Corte ha riconosciuto la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa senza entrare nel merito delle questioni originarie.
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Cessione licenza taxi: il Fisco vince per ricorso inammissibile
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un tassista contestando la mancata dichiarazione della plusvalenza derivante dalla cessione licenza taxi e dell'autoveicolo. Il contribuente ha sostenuto di aver concesso l'auto e la licenza in comodato gratuito alla cooperativa di trasporto e di non aver ricevuto alcun compenso tassabile. I giudici di merito hanno confermato l'esistenza del trasferimento a titolo oneroso, riducendo l'importo imponibile. Il contribuente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi e mancato rispetto dei requisiti tecnici di chiarezza. Il contribuente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di lite all'amministrazione finanziaria.
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Pagamento Contributo Unificato: La Cassazione chiarisce i ruoli
Una Società ha contestato la richiesta di `pagamento contributo unificato` e una sanzione, nonostante avesse vinto una precedente controversia tributaria con condanna dell'Amministrazione finanziaria alle spese. La Società ha sollevato dubbi sull'imparzialità dei giudici tributari e sulla corretta attribuzione del `contributo unificato` alla parte che si costituisce per prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'imparzialità dei giudici tributari e ha ribadito che la parte che si costituisce per prima in giudizio deve versare il `contributo unificato`. La Società è stata condannata al `pagamento contributo unificato` e alle spese del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fisco fermato
Un pensionato ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte trattenute sulla pensione integrativa, invocando l'aliquota agevolata del 15%. I giudici di merito hanno accolto la domanda del contribuente contro il fisco. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Successivamente, le parti hanno raggiunto un'intesa conciliativa prima dell'udienza. L'Amministrazione finanziaria ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando la definitività della sentenza favorevole al contribuente e disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Tardività del ricorso tributario: la forma non salva il ritardo
Il caso nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento per imposte evase. Il giudice d'appello dichiara inammissibile il ricorso originario per tardività del ricorso tributario, essendo stato spedito oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica. Il contribuente ricorre in Cassazione contestando solo l'irregolarità della notifica della cartella, senza censurare la decisione del giudice sulla scadenza dei termini. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che, se una domanda è dichiarata inammissibile, le contestazioni sul merito sono irrilevanti. Il contribuente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Notifica del ricorso senza ricevuta: il contribuente perde tutto
Il Contribuente ha impugnato quattro avvisi di accertamento relativi alla tassa sui rifiuti emessi dal Comune. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il cittadino si è rivolto alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il motivo risiede in un grave vizio procedurale: la notifica del ricorso è avvenuta tramite servizio postale, ma il difensore non ha depositato l'avviso di ricevimento della raccomandata. Poiché il Comune non ha svolto alcuna attività difensiva, è mancata la prova del perfezionamento della notifica e della regolare instaurazione del contraddittorio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza esaminare i motivi di merito relativi alla tassa sui rifiuti.
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Notifica a mezzo posta: la ricevuta batte il protocollo
Una società riceve dal Comune due avvisi di accertamento IMU tramite raccomandata postale. L'avviso di ricevimento viene firmato il 12 maggio 2017, ma la società registra gli atti internamente solo il 18 maggio 2017. La società impugna gli atti basandosi sulla data interna, sostenendo che la notifica a mezzo posta senza relata di notifica non provi il contenuto della busta. I giudici di merito dichiarano il ricorso fuori termine. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società, confermando che la notifica a mezzo posta diretta non richiede la relata di notifica. La firma sulla ricevuta postale il 12 maggio fa presumere la conoscenza degli atti in quella data. Di conseguenza, il termine per impugnare decorre dalla ricezione effettiva e non dalla successiva registrazione interna, rendendo tardivo il ricorso della contribuente.
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Cessazione della materia del contendere: accordo senza sanzioni
Un Consorzio e un Comune si scontravano in tribunale per il pagamento della tassa rifiuti (TARSU). Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole fuori dal tribunale per risolvere la questione. Di conseguenza, hanno chiesto ai giudici di chiudere il processo. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'accordo cancella gli effetti delle sentenze precedenti. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, in caso di accordo, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato tributario, poiché questa tassa aggiuntiva scatta solo se il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali senza raddoppio tasse
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società in merito al recupero di imposte per costi di consulenza ritenuti indeducibili. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e la società non deve pagare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una banca ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Cassazione riguardante una controversia fiscale sulle aliquote d'imposta. Nel corso del giudizio, la banca e l'Amministrazione Finanziaria hanno raggiunto un accordo conciliativo per chiudere la lite. Di conseguenza, la banca ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia è un atto unilaterale recettizio che non richiede l'accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e cancella la lite
Una contribuente impugnava un avviso di liquidazione per imposte di successione. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 193 del 2016, pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che l'adesione alla definizione agevolata comporta la rinuncia ai giudizi pendenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione è un evento sopravvenuto e non un rigetto del ricorso. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Carenza di interesse: quando il debito a saldo zero blocca il ricorso
Il Contribuente impugna una cartella esattoriale IRPEF lamentando la mancata notifica dell'avviso di accertamento. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente dichiara di aver estinto il debito tramite definizione agevolata, presentando un estratto di ruolo a saldo zero ma omettendo la formale domanda di sanatoria e le ricevute di pagamento. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il debito risulta comunque azzerato. Non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto l'inammissibilità è sopravvenuta e non originaria.
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Definizione agevolata: il fisco perde il raddoppio del contributo
Il Contribuente ha impugnato un atto impositivo dell'Agenzia delle Entrate. Successivamente, ha aderito alla definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando gli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della domanda. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito che le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto l'estinzione per definizione agevolata non equivale a un rigetto o a una pronuncia di inammissibilità del ricorso.
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