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Art. 13 Costituzione — Anno 2023

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198 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 Costituzione

Sorveglianza speciale: limiti delle prescrizioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale contestava la legittimità di alcune prescrizioni ritenute generiche (come 'vivere onestamente') e la durata della misura. La Corte ha stabilito che tali prescrizioni, pur non integrando reato in caso di violazione, sono legittime come regole di condotta e possono portare a un aggravamento della misura. È stata inoltre confermata la proporzionalità della durata della sorveglianza speciale, in quanto adeguatamente motivata dalla pericolosità sociale del soggetto.
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Divieto di matrimonio: chi può impugnarlo?
Un terzo, come la fidanzata, non può impugnare il divieto di matrimonio imposto a una persona in amministrazione di sostegno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27691/2023, ha stabilito che solo il beneficiario della misura, quale unico titolare del diritto personalissimo a sposarsi, ha la legittimazione per contestare tale provvedimento. Di conseguenza, il ricorso della donna è stato respinto per difetto di legittimazione attiva.
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Ascolto del minore: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24626/2023, ha rigettato il ricorso di un padre dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Il caso verteva sulla mancata audizione della figlia minore. La Corte ha chiarito che l'ascolto del minore infradodicenne non è un obbligo assoluto. Il giudice può motivatamente ometterlo se contrario all'interesse del bambino, ad esempio per evitare traumi, senza dover preventivamente valutare la sua capacità di discernimento.
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Principio di legalità: espulsione annullata
Un cittadino straniero, in Italia da oltre 30 anni, è stato espulso per non aver dichiarato la sua presenza, un obbligo introdotto solo anni dopo il suo arrivo. La Corte di Cassazione ha annullato l'espulsione, riaffermando il principio di legalità: nessuno può essere sanzionato in base a una legge che non esisteva al momento del fatto. Di conseguenza, anche la convalida del trattenimento da parte del Giudice di Pace è stata ritenuta illegittima.
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Assegno di mantenimento: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello relativa alla modifica delle condizioni di divorzio. Il caso riguardava la determinazione dell'assegno di mantenimento per il figlio. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione del contributo economico non può basarsi su un generico richiamo agli atti, ma richiede una motivazione esplicita e dettagliata che analizzi comparativamente le condizioni economiche di entrambi i genitori. Inoltre, ha ribadito che l'invito del giudice a intraprendere un percorso psicoterapeutico, anche se non obbligatorio, costituisce un'indebita ingerenza nella libertà di autodeterminazione della persona.
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Inutilizzabilità derivata: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza 24492/2023, ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per omicidio e associazione mafiosa. Il tema centrale è stato il rigetto dell'eccezione di inutilizzabilità derivata delle intercettazioni. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di un numero di telefono da parte della polizia giudiziaria, anche se avvenuta in modo irrituale, non rende inutilizzabili le successive intercettazioni legalmente autorizzate, poiché nel sistema italiano non vige il principio generale del 'frutto dell'albero avvelenato'.
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Compensazione debito detenuto: la Cassazione decide
Un ex detenuto ha richiesto un indennizzo per le condizioni di detenzione inumana subite. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la compensazione tra tale somma e un credito vantato nei confronti del detenuto per pene pecuniarie. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha ammesso la compensazione debito detenuto, qualificando il ristoro per detenzione inumana come un indennizzo di natura patrimoniale e non come un risarcimento del danno non compensabile.
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Respingimento straniero e quarantena: la Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di respingimento, sostenendone l'illegittimità a causa di un precedente periodo di quarantena obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la quarantena per motivi di salute pubblica non costituisce detenzione e non invalida il successivo provvedimento di respingimento straniero. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla mancata informazione sulla protezione internazionale e ai rischi in caso di rimpatrio, ritenendole non provate.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte ha confermato la decisione di non concedere le attenuanti generiche, ribadendo che la loro applicazione richiede elementi positivi di meritevolezza, non essendo sufficiente la mera assenza di elementi negativi a carico dell'imputato.
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Pericolosità sociale: Cassazione e delinquenza abituale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la dichiarazione di delinquenza abituale e l'applicazione di una misura di sicurezza. La Corte ha confermato la valutazione sulla sua attuale pericolosità sociale, basata non solo sui precedenti penali e l'appartenenza a un'associazione mafiosa, ma anche sulla mancata revisione critica del proprio passato criminale, ritenuto indice di un persistente rischio di recidiva.
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Convalida DASPO: i limiti del ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida DASPO con obbligo di firma. Si conferma che la pericolosità sociale, desunta da condotte gravi e precedenti specifici, giustifica la misura. La Corte ribadisce che la motivazione sulla necessità e urgenza è richiesta solo per l'esecuzione anticipata e che la durata massima è legittima in caso di recidiva.
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DASPO recidivo: 5 anni di divieto sono legittimi?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO recidivo della durata minima di cinque anni, anche a fronte di un precedente provvedimento risalente a oltre 25 anni prima. La sentenza ha stabilito che i termini per la difesa sono stati rispettati, l'estensione del divieto alle partite amichevoli è lecita se queste sono pubblicizzate e un obbligo di firma plurimo è giustificato dalla pericolosità del soggetto. La Corte ha sottolineato che, in assenza di un formale percorso di riabilitazione, un precedente DASPO legittima l'applicazione delle sanzioni più severe previste per i recidivi.
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Appostamento fisso per la caccia: quando serve il permesso
Un privato costruisce una struttura in legno su un albero, sostenendo si tratti di un 'appostamento fisso per la caccia' esente da permessi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5436/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per abusi edilizi. La decisione si fonda sul superamento dei limiti dimensionali previsti dalla legge regionale per l'esenzione e sulla violazione delle normative antisismiche, escludendo anche la prescrizione del reato grazie a una fattura che ne attestava la recente costruzione.
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Riesame misure cautelari: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5376/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul riesame misure cautelari. Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per detenzione d'arma e ricettazione, contestava la nullità dell'interrogatorio di garanzia. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il procedimento di riesame serve a valutare la legittimità originaria della misura, non i vizi procedurali successivi. Tali questioni devono essere sollevate con un'istanza separata al giudice competente.
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Regime 41-bis: Costituzionalità e Potere Ministeriale
Un detenuto, ritenuto esponente di vertice di un'associazione mafiosa, ha impugnato l'applicazione del regime 41-bis, sostenendone l'incostituzionalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il regime 41-bis non è una misura di prevenzione ma una modalità esecutiva della pena, la cui adozione da parte del Ministro della Giustizia è legittima, data la successiva garanzia di un reclamo giurisdizionale. La Corte ha confermato la validità della motivazione basata sulla pericolosità e sul ruolo apicale del detenuto.
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Incidente probatorio: quando il rigetto è inappellabile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24532/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il rigetto di una richiesta di incidente probatorio. La difesa sosteneva che il provvedimento fosse un atto abnorme, ma la Corte ha ribadito che tale rigetto rientra nel potere discrezionale del giudice e, secondo un orientamento consolidato, non è impugnabile né ricorribile, in quanto non determina una stasi processuale irrimediabile.
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Associazione mafiosa e riesame: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza ribadisce che una condanna pregressa, unita a nuovi elementi probatori, costituisce un grave indizio di colpevolezza per dimostrare la continuità del vincolo associativo. Vengono inoltre chiariti i limiti delle censure ammissibili in sede di riesame, come la non deducibilità di vizi relativi all'interrogatorio di garanzia e i requisiti per contestare la motivazione del provvedimento cautelare.
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Inutilizzabilità atti: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di bancarotta fraudolenta, chiarendo i limiti per sollevare l'eccezione di inutilizzabilità atti. La sentenza stabilisce che tale eccezione non può essere proposta per la prima volta in sede di legittimità, ma deve essere sollevata tempestivamente nelle fasi di merito. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando le condanne e sottolineando che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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