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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02 — Sezione Seconda Civile

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407 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in una causa condominiale a causa di un vizio formale. I ricorrenti, condannati in appello per abusi edilizi, non hanno depositato la relazione di notificazione della sentenza impugnata entro i termini di legge. La Suprema Corte ha ribadito la perentorietà di tale adempimento, respingendo il ricorso senza esaminarne il merito e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
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Effetto devolutivo appello: la decisione sul merito
La Corte di Cassazione chiarisce la portata dell'effetto devolutivo dell'appello avverso una sentenza di incompetenza del Giudice di Pace. Anche se l'appello è limitato a questioni procedurali, il Tribunale ha il dovere di esaminare l'intero merito della controversia, confermando un principio consolidato in giurisprudenza.
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Onere della prova: la non contestazione non basta
Una società costruttrice ha chiesto la restituzione integrale dei compensi versati a un geometra per un incarico professionale dichiarato nullo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'onere della prova dei pagamenti effettuati spetta a chi chiede la restituzione. La Corte ha chiarito che il principio di non contestazione non è sufficiente se non supportato da prove concrete e non correttamente eccepito in giudizio.
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Institutio ex re certa: quando si è erede o legatario?
Una beneficiaria di specifici beni testamentari (un immobile e il saldo di un conto) ha agito in giudizio sostenendo di essere erede universale e non semplice legataria, per ottenere anche beni non menzionati nel testamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per aversi una 'institutio ex re certa', e quindi la qualità di erede, deve risultare in modo inequivocabile la volontà del testatore di assegnare quei beni come quota dell'intero patrimonio. Poiché il testatore aveva consapevolmente escluso altri beni di sua proprietà, la beneficiaria è stata correttamente qualificata come legataria.
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Delibera condominiale: obbligo di pagamento delle spese
Un condomino si opponeva al pagamento delle quote per lavori straordinari, contestando la qualità dell'opera eseguita dall'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di pagamento del condomino deriva direttamente dalla delibera condominiale di approvazione della spesa. Tale obbligazione è autonoma e distinta dal rapporto contrattuale tra il condominio e l'impresa. Pertanto, il singolo condomino non può sospendere i pagamenti a causa di vizi nell'esecuzione dei lavori, ma deve comunque versare le proprie quote al condominio.
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Prezzo massimo di cessione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando che il prezzo massimo di cessione per gli immobili in edilizia convenzionata, stabilito dal Comune, si sostituisce automaticamente a qualsiasi prezzo superiore pattuito in un contratto preliminare. Di conseguenza, il rifiuto dei promissari acquirenti di pagare il prezzo più alto non costituisce inadempimento, ma un legittimo esercizio del loro diritto, potendo essi richiedere il trasferimento coattivo dell'immobile al prezzo legale.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la condanna dei promittenti venditori a restituire il doppio della caparra alla società promissaria acquirente, a causa del loro grave inadempimento del contratto preliminare. La controversia nasce dalla mancata fornitura di documentazione essenziale (certificazioni energetiche, di bonifica, urbanistiche) e dal rifiuto di sottoscrivere i progetti necessari per l'edificazione, oltre che di rinegoziare il prezzo dopo una variazione urbanistica sfavorevole. La Corte ha ritenuto legittimo il recesso della società acquirente e ha rigettato tutti i motivi di ricorso dei venditori, inclusi quelli di natura procedurale.
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Appello sentenza Giudice di Pace: quando è d’obbligo
Una cittadina impugna in Cassazione la sentenza del Giudice di Pace che, pur accogliendo la sua opposizione a una sanzione amministrativa, aveva compensato le spese. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per tali sentenze il rimedio corretto è l'appello. La decisione sottolinea l'importanza del corretto mezzo di impugnazione per le sentenze del Giudice di Pace in materia di sanzioni. L'appello a una sentenza del Giudice di Pace è necessario in questi casi.
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Obbligazione solidale avvocato: unico compenso
La Corte di Cassazione stabilisce che quando un avvocato difende più parti con una posizione processuale identica, sorge un'obbligazione solidale per il pagamento del compenso. Il legale ha diritto a un compenso unico e può richiederne il pagamento integrale a uno qualsiasi dei clienti, i quali sono responsabili in solido. La Corte ha rigettato il ricorso di una cliente che, a seguito della dichiarazione di nullità di un patto di quota lite, contestava la natura solidale del debito per le spese legali.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Un complesso caso di diritto successorio, incentrato su presunte donazioni indirette, si conclude in Cassazione con una declaratoria di improcedibilità del ricorso. La Suprema Corte ha sanzionato il mancato deposito, da parte dei ricorrenti, della prova di notifica della sentenza d'appello, un adempimento richiesto a pena di improcedibilità dall'art. 369 c.p.c. Questa omissione ha reso impossibile verificare il rispetto del termine breve per impugnare, determinando la fine del processo e confermando la decisione precedente.
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Ricalcolo sanzioni: no all’automatismo matematico
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di una Corte d'Appello sul ricalcolo sanzioni amministrative per illeciti finanziari. A seguito di una modifica legislativa che ha introdotto limiti di pena più bassi, i ricorrenti chiedevano una semplice riduzione proporzionale della sanzione originaria. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che il giudice deve effettuare una nuova e autonoma valutazione della congruità della pena all'interno della nuova forbice edittale, senza essere vincolato da automatismi matematici.
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Prestazione professionale gratuita: chi deve provarla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prestazione professionale si presume sempre onerosa. In un caso tra un avvocato e un commercialista, è stato chiarito che spetta al cliente dimostrare l'esistenza di un accordo di gratuità. La lunga assenza di richieste di pagamento, dovuta a rapporti di amicizia, non è sufficiente a provare una prestazione professionale gratuita. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'avvocato, confermando l'obbligo di pagare i compensi.
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Errore di fatto revocatorio: quando non si applica
Una società di costruzioni ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocatorio riguardo la presunta tardività di un'eccezione di arbitrato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'eccezione di arbitrato irrituale è una questione di merito e non di competenza. Pertanto, l'eventuale errata valutazione giuridica non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, non sindacabile tramite revocazione.
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Accettazione del deposito: il ritiro estingue il debito
Una società venditrice, dopo aver impugnato una sentenza che la obbligava a trasferire un immobile, ha ritirato la somma depositata dalla società acquirente a titolo di prezzo. Pur avendo dichiarato di ritirare la somma 'con riserva', la Corte di Cassazione ha stabilito che tale atto costituisce una piena e incondizionata accettazione del deposito. Di conseguenza, l'obbligazione di pagamento si considera adempiuta, la condizione sospensiva per il trasferimento della proprietà avverata, e le ragioni dell'appello vengono meno. Il ritiro materiale del denaro prevale su qualsiasi riserva generica.
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Onere della prova: acquisto di beni rubati e rimedi
Una società acquista delle statue che poi si rivelano essere state rubate. La società fa causa al venditore ma perde perché non riesce a soddisfare l'onere della prova, ovvero non dimostra con certezza che le statue comprate fossero proprio quelle rubate. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che chi accusa ha il dovere di provare i fatti che pone a fondamento della propria richiesta. La mancanza di prove sufficienti ha reso impossibile accogliere la domanda di risoluzione del contratto e risarcimento.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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Obbligazione di facere: la promessa del venditore
La Corte di Cassazione chiarisce che quando un venditore riconosce i vizi di un bene e si impegna a eliminarli, sorge una nuova e autonoma obbligazione di facere. Questa non è soggetta ai brevi termini della garanzia per vizi, ma alla disciplina ordinaria. Di conseguenza, in caso di contestazione, spetta al venditore (debitore) provare di aver eseguito le riparazioni a regola d'arte, e non all'acquirente (creditore) dimostrare l'inesatto adempimento. La Corte ha applicato questo principio in un caso relativo a difetti di una lussuosa imbarcazione.
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Legittimazione ad agire condomino: chi può fare causa?
Un'impresa edile ottiene un decreto ingiuntivo contro l'amministratrice di un condominio per lavori non pagati. L'amministratrice si oppone e, dopo la sentenza di primo grado, propone appello agendo in proprio come condomina. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che manca la legittimazione ad agire del condomino singolo. Nei contratti d'appalto per lavori su parti comuni, solo il condominio, rappresentato dal suo amministratore, è legittimato ad agire in giudizio contro l'impresa, non il singolo proprietario a titolo personale.
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Prezzo non visibile: multa legittima per il negozio
Una nota casa di moda è stata multata perché i cartellini dei prezzi nei suoi negozi non erano immediatamente visibili, ma nascosti all'interno dei capi di abbigliamento. La società ha impugnato la sanzione, sostenendo che la legge richiedesse solo la leggibilità e non la visibilità immediata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che un prezzo non visibile non può considerarsi indicato in modo chiaro. La Corte ha stabilito che la visibilità è un presupposto essenziale della chiarezza e leggibilità, specialmente nei negozi con vendita a libero servizio, per garantire la piena tutela del consumatore.
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Ricorso per Cassazione: i 3 errori da non fare
La Corte di Cassazione dichiara improcedibile un ricorso per cassazione presentato da un condomino contro il pagamento di oneri condominiali. La decisione si basa su tre vizi formali: deposito tramite PEC anziché con le corrette modalità telematiche, assenza di un avvocato cassazionista e impugnazione rivolta all'avvocato della controparte anziché al Condominio.
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