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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02 — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

Decadenza garanzia vizi: quando scatta il termine
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di due committenti. Il caso riguarda la decadenza garanzia vizi in un contratto d'appalto. I giudici hanno stabilito che la denuncia dei difetti, effettuata oltre i termini di legge e solo con l'atto di citazione, ha causato la perdita del diritto alla garanzia. È stato inoltre chiarito che la contestazione da parte del direttore dei lavori non è sufficiente, in quanto spetta al committente l'onere di denunciare formalmente e tempestivamente i vizi all'appaltatore.
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Contestazione compenso avvocato: il calcolo finale
Un legale ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva significativamente ridotto i suoi onorari professionali. La riduzione era stata motivata dall'esito negativo delle prestazioni legali fornite e dalla contestazione del compenso da parte degli eredi del cliente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che anche una contestazione generica da parte del cliente è sufficiente a innescare una rivalutazione giudiziale della parcella. Il giudice può quindi ridurla fino ai minimi tariffari, specialmente se il lavoro del professionista non ha portato ai risultati sperati.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto citando accordi tariffari preesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sull'equo compenso avvocati non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore (1 gennaio 2018). La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità dei fascicoli che giustificava azioni separate.
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Qualificazione contratto transazione: la Cassazione
Un'azienda subappaltatrice, a seguito di gravi inadempimenti, firma un accordo con la subcommittente. Successivamente, agisce per il pagamento di fatture, ma la sua richiesta viene respinta. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che l'accordo costituiva una vera e propria transazione e non una semplice quietanza, estinguendo così ogni pretesa pregressa. L'ordinanza chiarisce i criteri per la corretta qualificazione del contratto di transazione.
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Prescrizione responsabilità notaio: quando decorre?
Un acquirente cita in giudizio un notaio per i danni subiti a causa dell'acquisto di un terreno che si è rivelato demaniale e gravato da usi civici. Le corti di merito e la Cassazione hanno respinto la domanda, ritenendola prescritta. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione responsabilità notaio: il termine decennale non decorre dalla sentenza che accerta la nullità dell'atto, ma dal momento in cui il danno diventa oggettivamente percepibile e riconoscibile dal danneggiato, ovvero da quando ha avuto piena consapevolezza del vincolo sul bene.
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Risarcimento inadempimento preliminare: guida completa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare per grave inadempimento del promittente venditore. La Corte ha confermato il diritto della promissaria acquirente a ottenere la restituzione integrale di tutte le somme versate, inclusi acconti e rate di mutuo, oltre al pieno risarcimento dei danni subiti. La decisione chiarisce che l'inadempimento del venditore è la causa diretta di tutti i pregiudizi economici patiti dall'acquirente, rigettando il ricorso del venditore e condannandolo al pagamento di tutte le spese legali dell'intero, pluriennale giudizio.
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Preliminare di vendita di cosa altrui: chi è inadempiente?
Un promissario acquirente interrompe i pagamenti dopo aver scoperto che l'immobile promesso in vendita ha altri comproprietari. La Corte di Cassazione chiarisce che il preliminare di vendita di cosa altrui è valido e che, avendo interrotto i pagamenti prima della scadenza del contratto definitivo, l'acquirente è la parte inadempiente e perde la caparra versata.
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Ricorso improcedibile: il deposito tardivo è fatale
Un professionista ha presentato ricorso in Cassazione contro una società di design per il pagamento di compensi. La Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa del deposito tardivo della relata di notifica della sentenza impugnata, violando il termine perentorio previsto dal codice di procedura. Questa omissione procedurale è stata ritenuta un vizio insanabile, evidenziando il rigore formale richiesto nei giudizi di legittimità.
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Prescrizione compenso avvocato: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione del compenso avvocato inizia a decorrere dalla data della morte del cliente, poiché tale evento estingue il mandato professionale. Un'avvocatessa aveva citato in giudizio l'erede della sua ex cliente per ottenere il pagamento delle sue spettanze, ma la richiesta è stata respinta perché il diritto era ormai prescritto. Le attività successive svolte per l'erede costituiscono un nuovo rapporto e non interrompono la prescrizione del credito precedente.
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Compenso avvocato: niente parcella per attività inutile
La Cassazione ha negato il diritto al compenso ad un avvocato per un'attività professionale ritenuta inutile. Nonostante la redazione di un ricorso, la mancata notifica e prosecuzione dell'azione legale ha reso la prestazione priva di utilità per il cliente, giustificando il rigetto della richiesta di pagamento. La decisione si fonda sul principio che il compenso avvocato è legato all'effettiva utilità dell'opera prestata.
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Autenticità testamento: Cassazione sulla firma ‘in fede’
Una controversia sull'autenticità di un testamento si è conclusa con la conferma della sua validità da parte della Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso di un'erede che contestava la firma del testatore, sostenendo che l'espressione 'in fede' non fosse una sottoscrizione valida. La decisione si è basata sulla perizia tecnica (CTU), ritenuta più attendibile di altre prove, come le testimonianze, che il giudice di merito aveva legittimamente deciso di non ammettere.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in un caso di divisione immobiliare. La causa è il mancato deposito della relata di notifica della sentenza d'appello, un vizio formale che, secondo la Corte, non può essere sanato e comporta la condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie per il ricorrente.
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Interpretazione del contratto: la consegna dei locali
In una disputa su un contratto di fornitura per apparecchiature medicali, la Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'interpretazione del contratto. La Corte ha confermato che i termini per l'esecuzione, inclusa la presentazione dei progetti, decorrono non dalla mera firma, ma dalla effettiva consegna dei locali destinati all'installazione. Di conseguenza, il mancato adempimento di tale obbligo da parte della stazione appaltante costituisce un grave inadempimento che giustifica la risoluzione del contratto a suo carico.
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Deposito telematico: le regole per l’appello
Una società edile ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di pagamento per forniture a un ente pubblico. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo importanti aspetti procedurali sul deposito telematico. Ha stabilito che se la costituzione in appello avviene legittimamente in forma cartacea, il successivo deposito dell'originale dell'atto è un'integrazione e non un nuovo atto soggetto all'obbligo del deposito telematico. Inoltre, ha confermato che il deposito della sola copia dell'atto di citazione costituisce una nullità sanabile e non causa l'improcedibilità dell'appello.
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Procura alle liti: chi paga l’avvocato? Analisi
Una società finanziaria, agendo come rappresentante di una banca, ha conferito una procura alle liti a un avvocato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società stessa è obbligata a pagare il compenso legale, poiché il conferimento della procura crea un rapporto professionale diretto e autonomo. La Corte ha rigettato la richiesta di revocazione della società, condannandola anche per lite temeraria data la manifesta infondatezza del ricorso.
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Donazione indiretta: revoca per ingratitudine
Una madre finanzia l'acquisto di un immobile per la figlia, configurando una donazione indiretta. Quando la figlia, in seguito, tenta di vendere l'immobile e cambia la serratura, impedendo l'accesso alla madre che vi abitava, quest'ultima agisce in giudizio. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della figlia e convalidando la revoca della donazione indiretta per grave ingratitudine, basandosi su prove presuntive.
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Riconoscimento del debito: l’ammissione in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2966/2025, ha stabilito che il riconoscimento del debito effettuato da una società in un atto di appello è vincolante e non può essere smentito da successive rettifiche. Nel caso specifico, un'impresa aveva ammesso un debito di circa 12.000 euro nel proprio atto di appello. La Corte ha respinto il successivo ricorso dell'impresa, che tentava di ridurre l'importo a circa 3.400 euro, affermando che l'ammissione iniziale era una 'ratio decidendi' che non era stata adeguatamente contestata e che la Corte non può riesaminare i fatti del caso.
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Impugnazione ordinanza 702 bis: la via corretta
Un avvocato ha agito contro una ex cliente per ottenere il pagamento dei compensi professionali, utilizzando il rito sommario di cognizione. Insoddisfatto della decisione del Tribunale, che gli ha liquidato una somma inferiore a quella richiesta, ha proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la corretta impugnazione dell'ordinanza ex art. 702 bis c.p.c. è l'appello e non il ricorso diretto, basandosi sul principio che la forma del rito adottata dal giudice determina il mezzo di gravame esperibile.
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Oggetto del contratto: quando è nullo un accordo?
Una società di arredamento ha citato in giudizio una coppia per il risarcimento dei danni derivanti dal mancato acquisto di una cucina. La Corte d'Appello ha dichiarato il contratto nullo a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che per i beni personalizzati, l'oggetto del contratto deve essere chiaramente determinato (ad esempio, tramite un progetto approvato) e che una firma apposta da un coniuge senza l'autorizzazione dell'altro non è valida.
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Inadempimento contratto preliminare: le novità
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di inadempimento contratto preliminare, stabilendo che il promissario acquirente può legittimamente rifiutarsi di stipulare il rogito in assenza del certificato di abitabilità. La Corte ha rigettato il ricorso del costruttore, che pretendeva somme aggiuntive basate su un accordo superato da una scrittura successiva, confermando la sua malafede. È stato invece accolto il ricorso incidentale degli acquirenti, riconoscendo il loro diritto a specificare la richiesta di risarcimento danni anche in una fase successiva del processo, secondo le norme procedurali applicabili all'epoca.
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