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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Prima Civile

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511 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

CTU esplorativa: quando il giudice può rigettarla
Un garante contesta un debito bancario di una società fallita, lamentando irregolarità e mancata ricezione della documentazione. La sua richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) viene respinta in primo e secondo grado perché considerata una 'CTU esplorativa'. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che una CTU non può essere utilizzata per cercare prove che la parte stessa ha l'onere di fornire, ma solo per valutare dati già acquisiti o che richiedono competenze tecniche specifiche.
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Accordo novativo: quando una variante è nuovo contratto
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per la revisione dei prezzi di un contratto di appalto di lunga data. La controversia verteva su un accordo del 2000: si trattava di una semplice modifica o di un nuovo contratto? La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di un accordo novativo. Questo nuovo contratto ha sostituito il precedente, impedendo l'applicazione delle leggi sulla revisione dei prezzi precedentemente applicabili per i lavori eseguiti dopo la sua stipula.
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Ricorso straordinario inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso straordinario inammissibile poiché l'atto impugnato, un'ordinanza del tribunale, confermava la natura non decisoria di un precedente 'visto' del giudice. La Corte ribadisce che solo i provvedimenti che incidono su diritti soggettivi con efficacia di giudicato possono essere oggetto di ricorso straordinario, delineando i confini dell'appellabilità degli atti giudiziari nelle procedure di sovraindebitamento.
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Compenso OCC: No al super privilegio nel sovraindebitamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6865/2025, ha stabilito che il compenso OCC (Organismo di Composizione della Crisi) nelle procedure di sovraindebitamento, pur essendo un credito prededucibile, non gode del 'super privilegio' che gli consentirebbe di essere pagato prima dei creditori garantiti (es. banche con ipoteca) sui beni oggetto della garanzia. La Corte ha chiarito che le spese del gestore della crisi non sono 'uscite di carattere generale' sostenute nell'interesse di tutti i creditori, respingendo l'applicazione analogica delle norme previste in ambito fallimentare.
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Fideiussore socio: quando non si libera dal debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un fideiussore socio e legale rappresentante di una società non può invocare la liberazione dal debito (ex art. 1956 c.c.) se la banca concede nuovo credito alla società senza un'autorizzazione formale. La sua doppia qualifica implica la conoscenza delle difficoltà economiche dell'azienda, rendendo inapplicabile la tutela prevista per il garante ignaro. Il ricorso del fideiussore socio è stato quindi respinto.
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Fallimento e confisca: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore sottoposto a una misura di confisca di prevenzione non è immune dalla dichiarazione di fallimento. Nel caso esaminato, il ricorso di un imprenditore contro la propria dichiarazione di fallimento è stato respinto. La Corte ha chiarito che il fallimento e confisca sono procedure con finalità diverse e non si escludono a vicenda. Inoltre, la successiva revoca della misura di confisca ha reso irrilevante la doglianza. La decisione ha anche confermato che per avviare la procedura fallimentare è sufficiente un accertamento sommario del credito, come un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo.
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Arricchimento ingiustificato: no indennizzo senza ricetta
Una struttura sanitaria privata ha fornito servizi senza la necessaria prescrizione medica e ha successivamente richiesto il pagamento. L'Azienda Sanitaria ha rifiutato, portando la struttura a intentare una causa per arricchimento ingiustificato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, statuendo che l'erogazione di prestazioni in consapevole violazione della legge esclude il diritto a un indennizzo, poiché il fornitore non può vantare un legittimo affidamento.
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Pegno regolare e fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la costituzione di un pegno regolare su una polizza assicurativa non esonera l'istituto di credito dall'obbligo di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore. Anche in presenza della disciplina speciale sulle garanzie finanziarie, il principio della par condicio creditorum prevale. La Corte ha rigettato il ricorso della banca, confermando che il diritto di escutere il pegno non si traduce in un'automatica deroga alle procedure concorsuali e che la natura del pegno dipende dal momento in cui sorge il potere di disporre del bene.
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Improcedibilità del ricorso: la copia autentica è onere
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso avverso una sentenza di fallimento. La causa principale è il mancato deposito, da parte della società ricorrente, della copia autentica e integrale del provvedimento impugnato, un onere processuale fondamentale previsto dall'art. 369 c.p.c. La Corte sottolinea che tale obbligo non è venuto meno neanche con la Riforma Cartabia e la sua violazione determina la sanzione dell'improcedibilità, a prescindere da contestazioni della controparte. Inoltre, la ricorrente è stata condannata per responsabilità aggravata per abuso del processo.
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Azione revocatoria e garanzie: la Cassazione decide
La curatela di una società fallita ha promosso con successo un'azione revocatoria contro un istituto di credito per un pagamento ottenuto tramite l'escussione di un pegno su una polizza assicurativa. L'appello della banca, fondato sulla natura di garanzia finanziaria del pegno, è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la qualificazione di una garanzia come 'finanziaria' ai sensi del D.Lgs. 170/2004 non è sufficiente a escluderla dall'azione revocatoria, rendendo irrilevante la questione sollevata dalla banca.
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Compensazione legale: quando va richiesta in giudizio?
Una curatela fallimentare ha contestato la decisione di una Corte d'Appello che non aveva applicato la compensazione legale tra due conti correnti, uno a debito e uno a credito, intestati al soggetto fallito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la compensazione legale, pur prevista dalla legge, non opera d'ufficio ma deve essere espressamente e tempestivamente richiesta dalla parte interessata. Poiché la richiesta era stata avanzata tardivamente e il ricorso non specificava i dettagli processuali di tale richiesta, è stato respinto per violazione del principio di autosufficienza.
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Capitalizzazione interessi: no a ogni forma di anatocismo
Un istituto di credito ha contestato una decisione d'appello che eliminava ogni forma di capitalizzazione degli interessi su un conto corrente di una società fallita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale comporta la sua totale disapplicazione, senza sostituzioni. La Corte ha inoltre chiarito che la riproposizione delle domande in appello, ai sensi dell'art. 346 c.p.c., consente al giudice di riesaminare pienamente le conseguenze della nullità, senza incorrere in vizi di ultrapetizione o violazione del giudicato.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un correntista contro una banca. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso, relativi alla qualificazione del contratto, all'applicazione di tassi usurari e alla commissione di massimo scoperto, erano inammissibili. Le ragioni principali risiedono nella genericità delle censure, nel tentativo di riesaminare il merito dei fatti (non consentito in sede di legittimità) e nella formulazione non conforme ai requisiti di specificità richiesti dalla legge, confermando così l'importanza del rigore formale negli atti di impugnazione e l'inammissibilità del ricorso cassazione in sua assenza.
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Penale estinzione anticipata: è usura? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7384/2025, ha stabilito che la penale per l'estinzione anticipata di un mutuo non può essere sommata agli interessi per verificare il superamento del tasso soglia di usura. La Corte ha chiarito che tale penale non costituisce una remunerazione per il credito, ma un corrispettivo per il recesso anticipato dal contratto, avente quindi una funzione diversa e meramente eventuale. Il ricorso della società mutuataria è stato respinto.
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Cessione d’azienda e fideiussione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che in una cessione d'azienda, il contratto di fideiussione non si trasferisce automaticamente all'acquirente. La sentenza chiarisce che la norma sulla successione dei contratti (art. 2558 c.c.) si applica solo ai contratti a prestazioni corrispettive, escludendo quindi la fideiussione, che è un contratto con obbligazioni a carico di una sola parte. Questa decisione sottolinea l'importanza di analizzare la natura di ogni singolo contratto nell'ambito di operazioni di cessione d'azienda e fideiussione.
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Giudicato interno: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene su una complessa vicenda giudiziaria durata decenni, relativa allo scioglimento di una società di fatto. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per revocazione avverso le proprie decisioni, ribadendo la distinzione tra errore percettivo (revocatorio) ed errore di valutazione (non revocatorio). Viene inoltre affermata la forza del giudicato interno, formatosi su sentenze non definitive precedenti, che cristallizza determinati punti della controversia, impedendo che vengano riesaminati nelle fasi successive del giudizio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione e rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, consolidando le decisioni dei gradi inferiori sulla base del principio di definitività delle statuizioni già passate in giudicato.
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Decorrenza interessi: la domanda giudiziale fa fede
In una controversia tra una società fornitrice e un ente pubblico, la Corte di Cassazione ha stabilito che la decorrenza interessi su un credito, il cui capitale è stato pagato in corso di causa, parte dalla data della domanda giudiziale. La Corte ha rigettato il ricorso del creditore, il quale non è riuscito a fornire prova sufficiente di una data di esigibilità anteriore, confermando così la decisione del giudice di merito.
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Contributo AGCM e fallimento: quando è dovuto?
Un ente di riscossione si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società per il mancato pagamento del contributo AGCM. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ma non per le ragioni addotte dal tribunale di merito. Sebbene il ricorso sia stato respinto per un difetto di prova, la Suprema Corte ha colto l'occasione per enunciare un importante principio di diritto: l'obbligazione di versare il contributo AGCM ha natura tributaria e sorge nel momento in cui viene generato il fatturato che ne costituisce il presupposto, non quando l'attività d'impresa viene effettivamente svolta. Pertanto, se il fatturato è anteriore alla dichiarazione di fallimento, il credito è di natura concorsuale e va ammesso al passivo.
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Prededuzione dei crediti: onere della prova sul fornitore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 55/2025, ha stabilito che spetta al creditore dimostrare che la propria fornitura, eseguita dopo la domanda di concordato preventivo, fosse funzionale all'interesse della massa dei creditori per ottenere il riconoscimento della prededuzione. Nel caso di specie, una società di distribuzione farmaceutica si è vista negare la prededuzione per le forniture a una farmacia poi fallita, non avendo fornito prova della coerenza dell'operazione con il piano concordatario. La Corte ha chiarito che il semplice proseguimento dell'attività non è sufficiente a garantire la prededuzione, e che l'onere della prova ricade interamente sul creditore che la richiede.
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Estratto di ruolo inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Agente della Riscossione contro la parziale esclusione di un credito in una procedura fallimentare. La Corte ha stabilito che l'impugnazione era inammissibile perché l'estratto di ruolo presentato era generico e non provava il collegamento con i crediti specifici contestati. Inoltre, ha chiarito che un presunto errore del giudice nella valutazione delle prove documentali non può essere contestato in Cassazione come violazione di legge, ma attraverso altri rimedi specifici.
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