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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

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2623 provvedimenti

Ordinanza ex art. 186-quater: appello immediato
Una società contesta l'ammissibilità di un appello proposto da un istituto di credito contro un'ordinanza ex art. 186-quater, poiché presentato prima dei 30 giorni. La Cassazione chiarisce che l'appello è immediatamente proponibile, equiparando la rinuncia esplicita alla prosecuzione del giudizio a quella tacita (silenzio), e respinge il ricorso della società.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto di credito. La decisione sottolinea che l'inammissibilità ricorso cassazione deriva dalla genericità dei motivi, dalla mancata contestazione specifica delle ragioni della sentenza d'appello e dall'introduzione tardiva di questioni di fatto, anche in relazione a nullità rilevabili d'ufficio. Il caso riguardava un'apertura di credito, contestazioni sull'usura e la validità di una fideiussione.
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Costi indeducibili: Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile e del suo socio contro avvisi di accertamento basati su costi indeducibili per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi del ricorso, chiarendo che non si può introdurre in Cassazione un argomento non pertinente alla decisione impugnata e che la notifica dell'avviso è valida se i documenti richiamati sono già noti al contribuente.
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Accertamento bancario: presunzioni e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6209/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento IRPEF basato su indagini finanziarie. La Corte ha confermato che la presunzione legale di maggior reddito derivante dai versamenti bancari si applica a tutti i contribuenti, non solo agli imprenditori. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di contraddittorio preventivo non sussiste per le verifiche fiscali condotte "a tavolino". Di conseguenza, l'onere di provare che tali somme non costituiscono reddito imponibile ricade interamente sul contribuente.
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Valore venale immobile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10510/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio chiave per la determinazione del valore venale immobile ai fini dell'imposta di registro. Il caso riguardava la valutazione di un terreno la cui nuda proprietà era stata retrocessa a una società. La Corte ha confermato che, per stabilire il corretto valore, si deve fare riferimento a transazioni recenti e omogenee (in questo caso, un atto di un anno prima tra le stesse parti), e non a contratti più datati e con oggetto diverso. Questa decisione rafforza il criterio della comparazione con atti recenti, limitando la discrezionalità dell'amministrazione finanziaria nel rettificare il valore dichiarato dal contribuente.
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Raddoppio dei termini: le regole per accertamenti datati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10411/2024, si è pronunciata sulla complessa disciplina del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in caso di reati tributari. Il caso riguardava una società tecnologica statunitense con stabile organizzazione in Italia. La Corte ha chiarito che per gli avvisi notificati prima del 2 settembre 2015, si applica la vecchia normativa, che legava il raddoppio alla sola sussistenza dell'obbligo di denuncia penale. La decisione ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per IRES e IVA, ma ha confermato la decadenza per l'IRAP, per cui il raddoppio non è mai applicabile.
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Legittimazione processuale: l’azione dell’ex liquidatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'ex liquidatore di una società per un rimborso IVA. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione processuale: la società era già stata cancellata dal registro delle imprese, e quindi estinta, prima dell'avvio del contenzioso. L'ex liquidatore non ha più il potere di rappresentare un'entità giuridica inesistente. La Corte ha chiarito che la normativa che estende a cinque anni la vita della società per fini fiscali non è retroattiva e non si applica al caso di specie, poiché la cancellazione è avvenuta prima della sua entrata in vigore.
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Notifica cartella pagamento: quando è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10356/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la validità della notifica di una cartella di pagamento. La Corte ha chiarito che la notifica cartella di pagamento, eseguita ai sensi dell'art. 140 c.p.c. per irreperibilità relativa, si perfeziona con la compiuta giacenza della raccomandata informativa, anche se non ritirata dal destinatario, confermando la legittimità dell'operato dell'Agente della riscossione.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Un contenzioso tra una società di gestione aeroportuale e diversi operatori logistici, giunto in Cassazione, si è concluso con l'estinzione del giudizio a seguito di un accordo tra le parti. La Corte ha chiarito che in caso di rinuncia reciproca ai ricorsi, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la norma sanziona gli appelli pretestuosi e non gli accordi che definiscono la lite.
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Legittimazione a impugnare: chi può ricorrere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex liquidatore di una società estinta contro un avviso di accertamento. Il principio chiave è la mancanza di legittimazione a impugnare, poiché il ricorrente non era stato parte formale nei precedenti gradi di giudizio, i quali erano stati promossi dalla società. La sentenza ribadisce che solo chi ha assunto la veste di parte nel giudizio di merito può proporre ricorso per cassazione.
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Società schermo e tasse: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che le norme interne anti-elusione prevalgono sulle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni quando viene utilizzata una struttura con società schermo. Nel caso esaminato, dividendi provenienti da un paese a fiscalità privilegiata sono stati fatti transitare attraverso due società intermedie prima di giungere alla controllante italiana. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva esentato tali utili, sottolineando la necessità di verificare la sostanza economica dell'operazione per contrastare l'abuso del diritto.
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Responsabilità amministratore non esecutivo: il dovere
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione CONSOB a carico di un consigliere di amministrazione di una banca, chiarendo la responsabilità dell'amministratore non esecutivo. L'ordinanza stabilisce che anche i consiglieri senza deleghe operative hanno un preciso dovere di informarsi e agire per prevenire illeciti, come l'omissione del prospetto informativo in un'offerta al pubblico. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla tardività della contestazione e sulla mancata applicazione del 'favor rei', ribadendo la piena responsabilità del consigliere.
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Responsabilità sanzionatoria: la prova diretta vince
Un dirigente bancario è stato sanzionato per un'offerta di azioni senza prospetto. La Cassazione ha confermato la sua responsabilità sanzionatoria, ritenendo un'email prova documentale diretta del suo ruolo attivo, e non una semplice presunzione.
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Ordinanza di divisione: quando è appellabile?
Una coerede impugna un'ordinanza di divisione per un vizio di notifica. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il rimedio corretto è l'appello e non il ricorso diretto, poiché tale provvedimento ha natura di sentenza.
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Intimazione di pagamento: quando è legittima la replica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10153/2024, ha chiarito che l'Agente della Riscossione può emettere una nuova intimazione di pagamento anche se è già in corso una procedura esecutiva per debiti simili. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, sottolineando che spetta al contribuente fornire prova completa dell'identità dei due procedimenti. Inoltre, ha precisato che il principio del 'ne bis in idem' non impedisce la reiterazione di atti di riscossione fino al soddisfacimento del credito, ma solo la duplicazione di sentenze sulla stessa domanda.
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Estinzione giudizio: rinuncia e spese compensate
Un contenzioso tributario tra un Consorzio e un Comune si conclude con un accordo transattivo. Le parti presentano una rinuncia congiunta al ricorso e al controricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese legali, come richiesto concordemente dalle parti, e chiarisce la non applicabilità del raddoppio del contributo unificato in questi casi.
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Ricorso inammissibile: motivi estranei alla ratio
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi di appello non affrontavano la reale ratio decidendi della sentenza impugnata. Il caso riguardava la richiesta di rimborso dell'IVA su un'indennità, ma la Corte ha stabilito che la questione centrale non era l'interpretazione dell'accordo, bensì l'esistenza di un'obbligazione contrattuale valida e mai contestata nel suo fondamento.
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Esenzione IMU abitazione principale: residenza decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11110/2024, ha negato l'esenzione IMU per l'abitazione principale a una contribuente che non aveva la residenza anagrafica nell'immobile, sebbene fosse la dimora del coniuge. La Corte ha chiarito che, anche dopo la sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, i requisiti della residenza anagrafica e della dimora abituale sono personali e imprescindibili per chi richiede il beneficio. L'esenzione IMU abitazione principale non può essere estesa per un immobile dove il richiedente non risiede ufficialmente.
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Esenzione IMU abitazione principale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11072/2024, ha stabilito i criteri per l'esenzione IMU abitazione principale per coniugi con residenze diverse. Il caso riguardava una contribuente che chiedeva l'esenzione per l'immobile in cui risiedeva il marito, pur avendo la propria residenza altrove. La Corte ha negato l'esenzione, chiarendo che il beneficio spetta solo se il possessore ha nell'immobile sia la residenza anagrafica che la dimora abituale. Ha invece confermato l'esenzione per un altro immobile della contribuente, classificato come cappella privata (cat. B/7), destinato all'esercizio del culto.
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Accertamenti bancari: la prova contro il Fisco
Un contribuente impugna un avviso di accertamento basato su accertamenti bancari. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per superare la presunzione legale di reddito derivante dai versamenti ingiustificati sul conto corrente. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è rivalutare le prove nel merito.
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