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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2025

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1054 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Reddito non dichiarato: Cassazione conferma accertamento
Un piccolo imprenditore del settore della pesca ha ricevuto un avviso di accertamento per reddito non dichiarato da lavoro dipendente relativo all'anno 2013. L'Agenzia delle Entrate ha contestato una discrepanza tra le ingenti spese per lavoro dipendente dedotte nella dichiarazione dei redditi d'impresa e gli importi inferiori risultanti dal modello 770. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, ritenendo le sue argomentazioni generiche e non supportate da prove contrarie idonee a confutare la ricostruzione dell'Amministrazione finanziaria, confermando così la legittimità dell'accertamento sul reddito non dichiarato.
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CTU esplorativa: quando il giudice può rigettarla
Un garante contesta un debito bancario di una società fallita, lamentando irregolarità e mancata ricezione della documentazione. La sua richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) viene respinta in primo e secondo grado perché considerata una 'CTU esplorativa'. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che una CTU non può essere utilizzata per cercare prove che la parte stessa ha l'onere di fornire, ma solo per valutare dati già acquisiti o che richiedono competenze tecniche specifiche.
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Anzianità di servizio: illegittimo escludere i termini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8706/2025, ha dichiarato illegittimo il trasferimento di un lavoratore basato su un accordo sindacale che, nel calcolare l'anzianità di servizio, escludeva i periodi di lavoro svolti con contratto a termine. Tale criterio è stato ritenuto discriminatorio e contrario alla direttiva europea 1999/70/CE, poiché penalizza ingiustificatamente i lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli assunti a tempo indeterminato. La Corte ha confermato la decisione di merito che ordinava la riassegnazione del dipendente alla sua sede originaria.
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Amministratore di fatto: da elusione a evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore, ritenuto amministratore di fatto di una società, che aveva tentato di sottrarsi a degli avvisi di accertamento fiscale cancellando la società dal registro delle imprese. La Corte ha stabilito che tale condotta non costituisce una forma di elusione fiscale (abuso del diritto), bensì una vera e propria evasione. Di conseguenza, l'imprenditore è stato ritenuto personalmente responsabile per i debiti tributari della società estinta, confermando la legittimità degli accertamenti notificati nei suoi confronti.
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Evasione fiscale: cancellare società è evasione
Un contribuente, ritenuto amministratore di fatto di una società, ha contestato degli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riqualificando la cancellazione della società per sfuggire al fisco da elusione a diretta evasione fiscale. Secondo la Corte, tale atto non è un abuso del diritto, ma un comportamento finalizzato a far 'scomparire' il soggetto passivo d'imposta. La sentenza ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi basata su prove presuntive e il ruolo di amministratore di fatto del ricorrente.
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Risarcimento del danno e prelazione: la prova decisiva
Una società affittuaria di un'azienda di distribuzione carburanti ha citato in giudizio la società concedente per la violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento del danno per mancato guadagno, sottolineando che l'attore non aveva fornito prove concrete del pregiudizio subito. La sentenza chiarisce che, per ottenere il risarcimento del danno, non basta dimostrare l'inadempimento, ma è necessario provare l'esistenza effettiva del danno ('an'), non potendo il giudice ricorrere a una valutazione equitativa in assenza di tale prova fondamentale.
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Danno erariale dipendente pubblico: la giurisdizione
Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla giurisdizione in materia di danno erariale del dipendente pubblico. Il caso riguarda una dipendente comunale condannata dalla Corte dei Conti a restituire ingenti somme percepite per attività extra-lavorative non autorizzate. La Cassazione ha respinto il ricorso della dipendente, confermando che la competenza a giudicare su tale danno erariale spetta esclusivamente alla Corte dei Conti e che la sua azione è autonoma da eventuali procedimenti civili. Inoltre, ha stabilito che la presunta sproporzione della sanzione non può essere contestata in sede di legittimità per motivi di giurisdizione.
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Titolo esecutivo: cosa accade se viene annullato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un creditore che insisteva in una procedura esecutiva immobiliare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, ovvero l'annullamento della sentenza originaria, e sull'esistenza di un precedente giudicato che aveva già accertato tale carenza, rendendo improcedibile qualsiasi ulteriore azione.
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Patrocinio in Cassazione: il requisito dell’albo speciale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un'avvocatessa in proprio, poiché non iscritta all'albo speciale. La Corte ribadisce che il patrocinio in Cassazione è riservato ai legali abilitati, un requisito che non viola il diritto di difesa. La ricorrente è stata inoltre sanzionata per il suo comportamento processuale.
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Opposizione atti esecutivi: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo a una opposizione atti esecutivi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte del ricorrente, della tempestività della propria opposizione. Questo onere probatorio è stato ritenuto un requisito assorbente e preliminare, la cui assenza impedisce l'esame nel merito delle questioni sollevate, come l'eccezione di compensazione.
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Accordo novativo: quando una variante è nuovo contratto
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per la revisione dei prezzi di un contratto di appalto di lunga data. La controversia verteva su un accordo del 2000: si trattava di una semplice modifica o di un nuovo contratto? La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di un accordo novativo. Questo nuovo contratto ha sostituito il precedente, impedendo l'applicazione delle leggi sulla revisione dei prezzi precedentemente applicabili per i lavori eseguiti dopo la sua stipula.
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Abuso del diritto: no a società veicolo per risparmio
La Corte di Cassazione ha confermato la tesi dell'Agenzia delle Entrate, qualificando come abuso del diritto una complessa operazione immobiliare. L'operazione prevedeva l'interposizione di una società veicolo per trasformare una plusvalenza immobiliare, soggetta a tassazione progressiva, in una plusvalenza da cessione di partecipazioni, tassata con imposta sostitutiva. La Corte ha ritenuto l'operazione priva di valide ragioni economiche e finalizzata esclusivamente a un indebito risparmio fiscale, rendendola inopponibile all'erario.
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Delega di firma avviso accertamento: quando è valida?
Una società impugnava un avviso di accertamento per Ires e Iva, lamentando la mancanza di legittimazione del funzionario firmatario e un vizio di motivazione per la mancata allegazione del Processo Verbale di Costatazione (PVC). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la delega di firma per l'avviso di accertamento è un atto interno la cui prova può essere fornita anche in appello. Inoltre, la mancata allegazione del PVC non invalida l'atto se il contribuente ne era già a conoscenza.
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Notifica ricorso Cassazione: senza ricevuta è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso dell'Agenzia delle Entrate per un vizio procedurale insanabile. La mancata produzione dell'avviso di ricevimento, che attesta il perfezionamento della notifica del ricorso cassazione, ha reso la notifica stessa inesistente. La Corte ha ribadito che questo adempimento è essenziale per la validità del ricorso, senza possibilità di sanatoria.
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Ricorso straordinario inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso straordinario inammissibile poiché l'atto impugnato, un'ordinanza del tribunale, confermava la natura non decisoria di un precedente 'visto' del giudice. La Corte ribadisce che solo i provvedimenti che incidono su diritti soggettivi con efficacia di giudicato possono essere oggetto di ricorso straordinario, delineando i confini dell'appellabilità degli atti giudiziari nelle procedure di sovraindebitamento.
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Onere della prova: Cassazione su costi e conti correnti
Una società del settore nautico ha impugnato un avviso di accertamento basato su presunti ricavi non dichiarati, desunti da movimentazioni bancarie sui conti dei soci, e su costi ritenuti indeducibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che l'onere della prova per superare le presunzioni fiscali sui prelevamenti e per dimostrare l'inerenza dei costi spetta interamente al contribuente.
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Onere della prova accertamento: la Cassazione decide
Una società nautica impugna un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie e fatture sospette. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo l'onere della prova in capo al contribuente per giustificare costi e movimentazioni bancarie dei soci, e la validità della produzione di documenti in appello da parte dell'Agenzia.
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Compenso OCC: No al super privilegio nel sovraindebitamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6865/2025, ha stabilito che il compenso OCC (Organismo di Composizione della Crisi) nelle procedure di sovraindebitamento, pur essendo un credito prededucibile, non gode del 'super privilegio' che gli consentirebbe di essere pagato prima dei creditori garantiti (es. banche con ipoteca) sui beni oggetto della garanzia. La Corte ha chiarito che le spese del gestore della crisi non sono 'uscite di carattere generale' sostenute nell'interesse di tutti i creditori, respingendo l'applicazione analogica delle norme previste in ambito fallimentare.
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Fideiussore socio: quando non si libera dal debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un fideiussore socio e legale rappresentante di una società non può invocare la liberazione dal debito (ex art. 1956 c.c.) se la banca concede nuovo credito alla società senza un'autorizzazione formale. La sua doppia qualifica implica la conoscenza delle difficoltà economiche dell'azienda, rendendo inapplicabile la tutela prevista per il garante ignaro. Il ricorso del fideiussore socio è stato quindi respinto.
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Motivazione apparente: l’onere della prova in appello
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento. Il caso verteva sulla presunta motivazione apparente della sentenza di secondo grado. La Corte ha stabilito che, in appello, non è sufficiente criticare la motivazione della prima sentenza, ma è necessario specificare le prove e le ragioni di merito che giustificherebbero una decisione diversa, confermando così l'inammissibilità parziale dell'appello del contribuente.
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