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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. 115 del 2002

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387 provvedimenti

Accertamento sintetico: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente contro un accertamento sintetico basato sul "redditometro". La Corte ha stabilito che l'appello, pur lamentando formalmente violazioni di legge, mirava in realtà a una inammissibile rivalutazione dei fatti e delle prove, compito riservato ai giudici di merito. Di conseguenza, la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva confermato l'accertamento a carico della contribuente per non aver dimostrato la provenienza delle risorse finanziarie, è diventata definitiva.
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Aiuti de minimis: onere della prova per il rimborso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'erede per il rimborso di imposte, richiesto come beneficio per calamità naturale. La Corte ha chiarito che, per beneficiare degli aiuti de minimis, il contribuente ha l'onere di provare non solo che l'importo richiesto è inferiore alla soglia, ma anche di non aver superato il massimale complessivo di aiuti pubblici ricevuti nell'arco di tre anni. La mancata dimostrazione di tali presupposti comporta il rigetto della richiesta.
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Cessazione materia del contendere: stop al processo
Un professionista aveva impugnato la sentenza di una Corte d'Appello in una causa di lavoro contro un ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, chiedendo al giudice di prenderne atto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti fa venire meno l'efficacia delle sentenze precedenti.
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Onere della prova: dirigente perde in Cassazione
Un dirigente apicale, dopo aver citato in giudizio l'azienda per il pagamento di ferie non godute, si è visto opporre una domanda riconvenzionale per appropriazione indebita. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. L'ordinanza ribadisce che spetta al dirigente l'onere della prova di non aver potuto fruire delle ferie a causa di eccezionali esigenze aziendali e che la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito non è riesaminabile in sede di legittimità.
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Nesso di causalità: onere della prova e fallimento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore che chiedeva il risarcimento dei danni per il fallimento della sua azienda, attribuendone la causa a prelievi indebiti da parte di una banca e all'inadempimento di terzi. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che l'imprenditore non ha fornito la prova del nesso di causalità tra le condotte illecite e lo stato di insolvenza che ha portato al fallimento. Non basta denunciare un illecito, ma è necessario dimostrare in modo specifico come questo abbia concretamente causato il danno lamentato.
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Notifica fallimento: regole speciali dopo la PEC
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, respingendo il ricorso del suo legale rappresentante. Il caso si incentrava sulla presunta irregolarità della notifica fallimento. La Corte ha stabilito che la procedura speciale prevista dall'art. 15 della legge fallimentare (PEC, poi ufficiale giudiziario, infine deposito in casa comunale) prevale sulle norme generali e che un tentativo di notifica aggiuntivo ed errato non inficia la validità del procedimento se i passaggi obbligatori sono stati rispettati. Inoltre, ha ribadito l'impossibilità di riesaminare in sede di legittimità la sussistenza dei requisiti di fallibilità.
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Licenziamento condizionato: quando è valido?
Una lavoratrice impugna un secondo licenziamento condizionato, sostenendo che avesse revocato il primo. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la validità del primo licenziamento, regolarmente notificato tramite 'compiuta giacenza'. La sentenza chiarisce che il secondo licenziamento, subordinato a una condizione, era privo di effetti.
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Termine perentorio impugnazione: il caso fallimentare
Una società finanziaria ha impugnato una decisione relativa all'ammissione al passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio impugnazione di 30 giorni, decorrente dalla comunicazione del provvedimento da parte della cancelleria. L'ordinanza sottolinea come questa regola speciale, dettata da esigenze di certezza e celerità, prevalga sulle norme generali del codice di procedura civile.
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Controllo formale 36-ter: quando è valido?
Un contribuente contesta un avviso di liquidazione derivante da un controllo formale 36-ter, lamentando la violazione del diritto al contraddittorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il dialogo preventivo non è sempre obbligatorio in questa procedura e che l'interlocuzione avvenuta tra l'Ufficio e il CAF del contribuente è sufficiente a garantire la correttezza dell'azione amministrativa.
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Retribuzione variabile: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda Sanitaria per non aver corrisposto la retribuzione variabile a una dirigente. L'inadempimento dell'obbligo di 'pesatura' degli incarichi, anche se complesso, costituisce una violazione contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno per perdita di chance.
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Indennità di disagio: onere della prova e ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione regionale contro la condanna al pagamento dell'indennità di disagio e di rischio a una sua dipendente. La lavoratrice aveva provato l'uso prolungato del computer con un'attestazione non specificamente contestata dall'ente. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può riesaminare la valutazione delle prove fatta dai giudici di merito e ha confermato che l'ente titolare del rapporto di lavoro è il soggetto passivo dell'azione, anche in caso di comando o distacco del lavoratore.
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Proroga contratto e comando: l’interpretazione del CCDI
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Regionale contro la decisione di merito che aveva concesso la proroga del contratto a una lavoratrice in comando. Il caso verteva sull'interpretazione di una clausola di un contratto collettivo decentrato che escludeva dalla proroga chi fosse in comando "dietro propria richiesta". La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tali clausole spetta ai giudici di merito e non può essere rivista in sede di legittimità. Anche il ricorso incidentale della lavoratrice per questioni economiche è stato respinto.
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Condono tributario: pagamento tardivo e decadenza
Una contribuente ha saldato in ritardo la seconda e terza rata di un condono tributario. La Corte di Cassazione ha confermato che il ritardo, anche di una sola rata successiva alla prima, comporta la decadenza immediata dal beneficio. La Corte ha stabilito che l'efficacia della sanatoria è strettamente condizionata al pagamento integrale e puntuale di tutte le somme dovute, respingendo il ricorso della contribuente e sottolineando la natura eccezionale e di stretta interpretazione delle norme sul condono.
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Patto di non concorrenza: Cassazione e marchio
La Cassazione analizza un complesso caso di cessione societaria, chiarendo i confini del patto di non concorrenza e la sua interpretazione. La Corte si sofferma sulla distinzione tra produzione e riparazione, e sull'illecito uso del patronimico in una nuova denominazione sociale quando questo crea confondibilità con un marchio registrato. La sentenza annulla la decisione d'appello per non aver adeguatamente valutato le prove e la confondibilità con il marchio.
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Spese di lite telematiche: quando non spetta l’aumento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21365/2023, ha stabilito un principio importante in materia di spese di lite telematiche. Un cittadino aveva richiesto l'aumento del 30% sui compensi legali, sostenendo che l'utilizzo del processo telematico fosse sufficiente. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale aumento è giustificato solo quando gli atti processuali sono redatti con specifiche tecniche informatiche, come indici e link ipertestuali, che ne agevolano la consultazione. La semplice trasmissione telematica degli atti non dà diritto all'aumento.
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
Una società proponeva ricorso in Cassazione contro la sentenza che, confermando la decisione di primo grado, riconosceva un rapporto di lavoro subordinato a una dipendente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha applicato il principio della "doppia conforme", che impedisce di riesaminare i fatti quando due tribunali di merito giungono alla stessa conclusione. La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo è valutare la corretta applicazione della legge, non ricostruire i fatti.
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Operazioni inesistenti: onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6032/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti sull'inesistenza delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale della contabilità. La Corte ha anche confermato l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale, rendendo irrilevante una precedente assoluzione del contribuente.
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Notifica corretta: quando l’avviso è definitivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4059/2023, ha chiarito che un avviso di accertamento, se oggetto di notifica corretta, diventa definitivo e inoppugnabile se non contestato nei termini di legge. Di conseguenza, il contribuente non può più contestare il merito della pretesa tributaria al momento della ricezione della successiva cartella di pagamento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la Commissione Tributaria Regionale aveva errato nel ritenere valida la notifica e, al contempo, ammettere l'impugnazione tardiva del contribuente.
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Errore fatturazione: quando il ricorso è inammissibile
Un'azienda ha contestato delle bollette energetiche a seguito di un errore di fatturazione del fornitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la contestazione era troppo generica e non affrontava tutte le motivazioni legali della decisione precedente. La sentenza conferma che il pagamento per l'energia effettivamente consumata è dovuto, anche se fatturato in ritardo a causa di una correzione tecnica.
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Indennità di sostituzione: quando è dovuta al medico?
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di sostituzione e di prestazioni extra. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto le richieste. Ha stabilito che l'indennità di sostituzione è dovuta solo se l'Unità Operativa sostituita è stata formalmente istituita con un atto aziendale, non essendo sufficiente la sua esistenza di fatto. Anche la richiesta per le prestazioni extra è stata negata in base al principio di onnicomprensività dello stipendio dirigenziale.
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