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Aiuti de minimis: onere della prova per il rimborso

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un’erede per il rimborso di imposte, richiesto come beneficio per calamità naturale. La Corte ha chiarito che, per beneficiare degli aiuti de minimis, il contribuente ha l’onere di provare non solo che l’importo richiesto è inferiore alla soglia, ma anche di non aver superato il massimale complessivo di aiuti pubblici ricevuti nell’arco di tre anni. La mancata dimostrazione di tali presupposti comporta il rigetto della richiesta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 33324 Anno 2023
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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Aiuti de minimis: l’Onere della Prova Ricade sul Contribuente

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 33324 del 2023, ha riaffermato un principio cruciale in materia di agevolazioni fiscali e normativa europea: per beneficiare degli aiuti de minimis, l’onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti di legge spetta interamente al contribuente. Non è sufficiente che l’importo richiesto sia inferiore alla soglia prevista; occorre una prova completa. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa: La Richiesta di Rimborso Fiscale

Il caso trae origine dalla richiesta di rimborso di imposte (IRPEF e ILOR) versate negli anni 1990, 1991 e 1992, presentata dall’erede di un contribuente. La richiesta si basava su una normativa speciale volta a sostenere i soggetti colpiti da un evento sismico avvenuto nel 1990. L’Amministrazione finanziaria non rispondeva all’istanza, dando origine a un silenzio-rifiuto. La Commissione Tributaria Regionale, riformando la decisione di primo grado, aveva negato il diritto al rimborso, sostenendo che le agevolazioni non si applicassero ai redditi d’impresa. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Normativa sugli Aiuti de minimis e la Decisione della Cassazione

La ricorrente sosteneva che il rimborso richiesto, essendo di importo (circa 31.000 euro) nettamente inferiore alla soglia di 200.000 euro prevista dal regolamento europeo sugli aiuti de minimis, dovesse essere concesso. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato questa tesi, chiarendo la corretta applicazione della normativa.

La normativa europea, infatti, considera le agevolazioni fiscali per le imprese in aree colpite da calamità naturali come aiuti di Stato, in linea di principio incompatibili con il mercato interno. Esiste però un’eccezione per gli aiuti di modesta entità, i cosiddetti “de minimis”, che sono ammessi a condizione che non superino un determinato massimale nell’arco di tre anni. La Corte ha specificato che questa regola costituisce un’eccezione e, come tale, deve essere interpretata restrittivamente.

L’Onere della Prova negli Aiuti de minimis: Cosa Deve Dimostrare il Contribuente?

Il punto centrale della decisione è l’onere della prova. La Cassazione ha stabilito che per rispettare il principio de minimis, non basta che il singolo importo richiesto a rimborso sia inferiore alla soglia. Il contribuente deve fornire la prova dell’ammontare massimo totale di tutti gli aiuti pubblici ricevuti nel periodo di tre anni di riferimento. Nel caso di specie, la ricorrente si era limitata a evidenziare l’esiguità della somma richiesta, senza però dimostrare, ad esempio tramite un’autocertificazione o altra documentazione, il rispetto del plafond complessivo previsto dal regolamento UE. Questa omissione è stata fatale per l’esito del ricorso.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che la regola degli aiuti de minimis rappresenta un’eccezione alla disciplina generale sugli aiuti di Stato. Di conseguenza, spetta a chi intende beneficiare dell’eccezione dimostrare in modo inequivocabile la sussistenza di tutte le condizioni previste. Il giudice non può presumere la conformità alla normativa europea in assenza di prove concrete fornite dalla parte interessata. La prova deve riguardare l’intero ammontare degli aiuti pubblici ottenuti nel triennio, per consentire una verifica completa del rispetto del massimale. La semplice affermazione che il singolo aiuto è inferiore alla soglia è, pertanto, insufficiente.

Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento rigoroso e offre un’importante lezione pratica per imprese e professionisti. Chiunque richieda un’agevolazione fiscale che rientra nella categoria degli aiuti di Stato deve prepararsi a documentare in modo meticoloso non solo il diritto al singolo beneficio, ma anche il quadro complessivo degli aiuti pubblici ricevuti. È fondamentale conservare e, se necessario, produrre in giudizio tutta la documentazione, come le autocertificazioni, che attesti il pieno rispetto dei limiti quantitativi e temporali imposti dalla normativa europea sugli aiuti de minimis. In mancanza di tale prova, il diritto all’agevolazione può essere negato, come accaduto nel caso esaminato.

È sufficiente che un rimborso fiscale qualificato come aiuto di Stato sia inferiore alla soglia de minimis per averne diritto?
No, non è sufficiente. Il contribuente deve anche dimostrare di non aver superato, con quel rimborso, il massimale complessivo di aiuti pubblici ricevuti in un determinato periodo di tempo (solitamente tre anni).

Su chi ricade l’onere di provare il rispetto dei limiti degli aiuti de minimis?
L’onere della prova ricade interamente sul contribuente che richiede il beneficio fiscale. È lui che deve fornire tutti gli elementi necessari per permettere al giudice di verificare il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa europea.

Cosa deve dimostrare in concreto il contribuente per accedere agli aiuti de minimis?
Il contribuente deve dimostrare l’ammontare massimo totale dell’aiuto rientrante nella categoria de minimis su un periodo di tre anni. Ciò significa che deve tenere conto e documentare qualsiasi altro aiuto pubblico già accordato in quel lasso di tempo, ad esempio tramite un’apposita autocertificazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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