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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

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243 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Collaborazioni eterorganizzate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, basandosi sulla disciplina delle collaborazioni eterorganizzate (art. 2 D.Lgs. 81/2015). La Corte ha stabilito che i lavoratori non avevano fornito prova sufficiente che le modalità di esecuzione della prestazione, come tempi e luoghi, fossero organizzate unilateralmente dal committente. La sentenza chiarisce che l'onere della prova spetta al lavoratore.
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Base imponibile contributiva: esclusi i redditi srl
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7272/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i lavoratori autonomi. La base imponibile contributiva non comprende gli utili derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali (srl) in cui non si svolge attività lavorativa. Questi redditi, qualificati come 'redditi di capitale' e non 'redditi di impresa', sono quindi esclusi dal calcolo dei contributi previdenziali dovuti alla gestione commercianti. La decisione conferma l'orientamento consolidato, distinguendo nettamente la posizione del socio lavoratore da quella del socio mero investitore.
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Contributi previdenziali: esclusi i redditi da srl
Un lavoratore autonomo si opponeva alla richiesta dell'ente previdenziale di calcolare i contributi anche sugli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società di capitali. La Corte di Cassazione ha confermato che i contributi previdenziali si basano solo sui redditi d'impresa, escludendo i redditi da capitale come i dividendi da una srl in cui non si svolge attività lavorativa, consolidando un importante principio sulla distinzione delle basi imponibili.
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Sgravio debiti e cessata materia del contendere: il caso
Un contribuente ha contestato alcuni avvisi di addebito per contributi previdenziali, sostenendo un difetto di notifica. Mentre il caso era pendente in Cassazione, una nuova legge ha disposto lo sgravio di tali debiti. La Corte, preso atto dell'annullamento del debito, ha dichiarato la cessata materia del contendere, ponendo fine al processo senza decidere nel merito delle questioni procedurali sollevate.
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Giudicato esterno e aiuti di Stato: un limite decisivo
Una società colpita da un'alluvione ha richiesto il rimborso di contributi previdenziali, invocando le norme sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo centrale è l'effetto vincolante di un 'giudicato esterno' emesso da un tribunale tributario, che aveva già quantificato in modo definitivo il danno totale subito dall'azienda. Poiché l'impresa era già stata risarcita per quell'importo, ogni ulteriore pagamento sarebbe stato una 'sovracompensazione' vietata dalle norme UE sugli aiuti di Stato, rendendo la precedente sentenza un limite insuperabile.
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Decadenza ricorso agricolo: la notifica telematica
La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello di una lavoratrice agricola, confermando che il termine di 120 giorni per impugnare il disconoscimento delle giornate lavorative decorre dalla pubblicazione telematica del provvedimento sul sito dell'ente previdenziale. La Corte ha stabilito che questa modalità di notifica è valida anche per i periodi lavorativi antecedenti l'introduzione della norma, sancendo la decadenza del ricorso agricolo presentato oltre i termini.
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Prescrizione crediti contributivi: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente in materia di prescrizione crediti contributivi. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso non ha contestato la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, incentrata sulla definitività degli atti di riscossione non opposti tempestivamente. Il ricorrente è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Indennità di perequazione: prova per biologi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'università riguardante il diritto di una biologa all'indennità di perequazione. La decisione sottolinea che per ottenere la componente variabile di tale indennità, non è sufficiente il conferimento formale di un incarico dirigenziale, ma è necessaria la prova rigorosa dell'effettivo svolgimento delle relative mansioni. L'inammissibilità è derivata dalla violazione del principio di autosufficienza del ricorso.
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Ferie docenti: la legge prevale sul contratto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di ferie docenti durante l'anno scolastico, la legge statale prevale sulle disposizioni del contratto collettivo. Un insegnante si è visto negare un giorno di ferie per motivi personali poiché la sua sostituzione avrebbe comportato costi per lo Stato. La Corte ha confermato la decisione, chiarendo che la norma che impone l'assenza di oneri aggiuntivi per la finanza pubblica è inderogabile e si applica alle richieste di 'ferie', distinguendole dai 'permessi' che seguono una disciplina diversa.
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Divieto di nova in appello: quando il ricorso è perso
Una cittadina è stata condannata a restituire l'indennità di disoccupazione perché avrebbe raggiunto i requisiti per la pensione anticipata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non entrando nel merito della questione, ma perché le contestazioni sui requisiti pensionistici sono state sollevate per la prima volta in appello, violando il principio processuale del divieto di nova in appello. La sentenza sottolinea che gli errori procedurali possono essere fatali, impedendo l'esame della sostanza di un caso.
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Procura speciale cassazione: quando è nulla?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso di un gruppo di lavoratori a causa di una procura speciale cassazione invalida. La Corte ha stabilito che il riutilizzo grafico di firme apposte anni prima per un altro grado di giudizio non soddisfa il requisito di specialità e posteriorità, neanche alla luce delle norme emergenziali COVID-19. La decisione sottolinea che la procura deve manifestare una volontà specifica e successiva alla sentenza che si intende impugnare.
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Legittimazione passiva concessionario e prescrizione
Un contribuente si opponeva a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, eccependo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legittimazione passiva del concessionario della riscossione non sussiste quando l'oggetto della controversia è il merito della pretesa, come nel caso della prescrizione. L'azione deve essere intentata esclusivamente contro l'ente creditore titolare del diritto (es. INPS, INAIL).
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Indennità di trasferta: quando è un trasferimento?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda che aveva erogato l'indennità di trasferta a dipendenti di fatto trasferiti stabilmente. L'ordinanza ribadisce che spetta al datore di lavoro l'onere di provare i presupposti per l'esenzione contributiva, distinguendo nettamente la trasferta temporanea dal trasferimento definitivo della sede di lavoro.
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Contributo solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un professionista. La decisione si fonda sulla violazione del principio costituzionale della riserva di legge, secondo cui solo una legge dello Stato può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie. La Corte ha inoltre confermato che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, consolidando un orientamento a favore dei pensionati.
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Riscatto laurea: notifica a vecchio indirizzo è nulla
Un lavoratore ha richiesto il riscatto degli anni di laurea nel 1981. Nel 1993, l'ente previdenziale ha inviato la comunicazione con l'importo da versare al suo vecchio indirizzo, nonostante fosse a conoscenza della nuova residenza tramite i modelli contributivi del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica era nulla. Di conseguenza, il termine di 60 giorni per il pagamento non è mai iniziato a decorrere e il lavoratore ha conservato il diritto di procedere al riscatto laurea alle condizioni economiche più vantaggiose dell'epoca della domanda originale.
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Spese di lite: i limiti al sindacato della Cassazione
Un professionista legale ricorre in Cassazione contro una sentenza che lo condannava alla restituzione di somme percepite a titolo di spese di lite. La Corte Suprema rigetta il ricorso, chiarendo i limiti del proprio sindacato sulla liquidazione delle spese dei gradi di merito e ribadendo i rigorosi requisiti di specificità dei motivi di ricorso.
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Notifica PEC indirizzo non ufficiale: quando è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notifica PEC da indirizzo non ufficiale della Pubblica Amministrazione è valida se il destinatario ha potuto esercitare il proprio diritto di difesa. Il caso riguardava una società che aveva impugnato avvisi di addebito e cartelle di pagamento, contestando la validità delle notifiche ricevute da un indirizzo PEC non presente nei pubblici elenchi. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'irregolarità formale del mittente non causa la nullità dell'atto se lo scopo della comunicazione è stato raggiunto senza pregiudizio per il difensore.
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Calcolo spese legali: valore causa e aumento onorari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23649/2025, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori agricoli riguardante il calcolo delle spese legali. I giudici hanno stabilito che, ai fini della liquidazione, il valore della causa si determina in base alle prestazioni economiche richieste (come indennità di disoccupazione) e non diventa 'indeterminato' solo per la presenza di una domanda accessoria come la reiscrizione negli elenchi. La Corte ha inoltre confermato che il giudice d'appello aveva correttamente tenuto conto dell'aumento percentuale previsto per la difesa di più assistiti.
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Evasione contributiva: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata comunicazione dei redditi all'INPS da parte di alcuni avvocati, tenuti a iscriversi alla Gestione Separata, configura una semplice omissione e non una evasione contributiva. La decisione si basa sul fatto che i professionisti avevano presentato la dichiarazione dei redditi, un elemento che, secondo i giudici, esclude l'intento fraudolento di occultare l'obbligazione contributiva, necessario per qualificare la condotta come evasione. L'ente previdenziale aveva impugnato la sentenza d'appello che aveva già declassato l'inadempimento a omissione, ma il suo ricorso è stato respinto.
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Omissione contributiva: quando non è evasione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata iscrizione alla Gestione Separata e il tardivo pagamento dei contributi da parte di un professionista non configurano automaticamente evasione, ma una più lieve omissione contributiva. L'elemento chiave è l'assenza di un'intenzione fraudolenta di occultare i redditi, provata in questo caso dalla successiva dichiarazione fiscale che ha permesso all'ente previdenziale di calcolare il dovuto. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'ente, confermando l'applicazione delle sanzioni ridotte.
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