LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 35 di 40

1847 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Patteggiamento e proscioglimento: accordo valido senza prove d’innocenza
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un imputato che, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per rapina e lesioni, ha impugnato la sentenza chiedendo l'assoluzione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio chiave riguarda il rapporto tra patteggiamento e proscioglimento ex art. 129 c.p.p.: il giudice non è tenuto a motivare in modo approfondito perché non assolve l'imputato, a meno che non emergano dagli atti prove evidenti della sua innocenza. Un accordo sulla pena, una volta ratificato, non può essere messo in discussione con motivi generici. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare una sanzione.
Continua »
Concordato in Appello: Accordo sulla Pena, Ricorso Respinto
Un imputato per rapina aggravata accetta una determinata pena attraverso un concordato in appello, un accordo formale con la Procura. Successivamente, tenta di impugnare tale accordo davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo il proscioglimento e lamentando la pena. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito il principio che il concordato in appello è un patto processuale che, una volta concluso, non può essere messo in discussione per motivi di merito o sulla congruità della pena. L'impugnazione è possibile solo in casi eccezionali, come un'eventuale illegalità della sanzione o un vizio nella volontà di accordarsi, motivi non presenti nel caso specifico. L'imputato viene quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Truffa Aggravata: Recidiva non basta per la Procedibilità d’Ufficio
Un imputato per truffa, già condannato in passato, vede il suo reato estinguersi perché la vittima ritira la querela. La Procura si oppone, sostenendo che la recidiva rendesse il reato procedibile d'ufficio. La Cassazione, però, dà torto alla Procura. Una nuova legge (la Riforma Cartabia) ha stabilito che la recidiva non è più un'aggravante sufficiente a rendere automatica la procedibilità per truffa aggravata. Questa norma, più favorevole all'imputato, si applica anche ai processi in corso. Di conseguenza, la remissione di querela è valida e il processo si chiude.
Continua »
Patteggiamento: ricorso inammissibile e condanna alle spese
Quattro imputati, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per reati di rapina e lesioni, hanno presentato ricorso in Cassazione. Sostenevano che il giudice avrebbe dovuto assolverli immediatamente invece di approvare l'accordo. La Corte Suprema ha però stabilito l'inammissibilità del ricorso patteggiamento. La legge, infatti, vieta di impugnare questo tipo di sentenza per contestare la mancata valutazione delle condizioni per un proscioglimento. La decisione conferma che le vie di ricorso contro il patteggiamento sono estremamente limitate. Gli imputati hanno perso e sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Concordato in appello: accordo sulla pena, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello. Un imputato, condannato per ricettazione e riciclaggio, aveva raggiunto un accordo sulla pena in appello. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata qualificazione giuridica dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a contestare aspetti come la qualificazione del reato. Il ricorso è ammesso solo per vizi legati alla formazione dell'accordo stesso o per pene illegali, non per motivi che l'accordo ha superato. L'imputato ha perso e deve pagare le spese e un'ammenda.
Continua »
Concordato in Appello: Accordo Blindato, Ricorso Respinto
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado per il reato di ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava un peggioramento della sua condanna perché i giudici avevano omesso di confermare la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le sentenze basate su un concordato in appello possono essere impugnate solo per motivi molto specifici, come vizi della volontà, e non per questioni relative alla determinazione della pena. La Corte ha quindi confermato che l'accordo sulla pena, una volta raggiunto, è quasi definitivo, respingendo le lamentele dell'imputato.
Continua »
Concordato in appello: accordo sulla pena, ricorso negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado, hanno tentato di impugnare nuovamente la sentenza. Il caso chiarisce che il cosiddetto 'concordato in appello', previsto dall'art. 599 bis c.p.p., preclude qualsiasi ulteriore contestazione. Una volta che le parti si accordano sulla pena, rinunciando ad altri motivi di appello, non possono più sollevare censure sulla responsabilità o sulla quantificazione della sanzione. La decisione della Cassazione, quindi, conferma che l'accordo processuale ha un effetto definitivo e non può essere rimesso in discussione con un successivo ricorso.
Continua »
Concordato in Appello: Accordo Fatto, Ricorso Negato dalla Legge
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del cosiddetto 'concordato in appello'. Due imputati, dopo aver raggiunto un accordo con la Procura per una pena ridotta in secondo grado per il reato di rapina, hanno tentato di impugnare la decisione davanti alla Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è netto: aderire al concordato in appello equivale a una rinuncia a tutti gli altri motivi di contestazione. Questa scelta strategica crea una barriera processuale (preclusione) che impedisce di rimettere in discussione la sentenza, rendendola di fatto definitiva sui punti concordati. La decisione finale ha quindi confermato la condanna e ha aggiunto il pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »
Appropriazione indebita: reato prescritto ma risarcimento dovuto
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di appropriazione indebita commesso dall'amministratore di una società. Questi aveva venduto a terzi dei beni d'arredamento acquistati con patto di riservato dominio, prima di averne completato il pagamento. Sebbene il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore della società venditrice. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'appropriazione indebita si concretizza nel momento in cui si dispone del bene come se fosse proprio, e le conseguenze civili, come il risarcimento, rimangono valide anche se l'azione penale si è estinta.
Continua »
Ricorso inammissibile patteggiamento: accordo e condanna
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per il reato di rapina, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli lamentava un'errata valutazione da parte del giudice sulla quantità della pena. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile. La legge, infatti, prevede motivi molto specifici per impugnare un patteggiamento, e la critica sulla valutazione della pena non è tra questi. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile patteggiamento, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a carico dell'imputato.
Continua »
Concordato in Appello: Accordo sulla Pena Blocca l’Assoluzione
Un'imputata per furto in abitazione accetta un accordo sulla pena in secondo grado, noto come 'concordato in appello'. Successivamente, presenta ricorso in Cassazione sostenendo che avrebbe dovuto essere assolta. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito il principio secondo cui la scelta del concordato in appello equivale a una rinuncia definitiva a tutti gli altri motivi di impugnazione. L'accordo, una volta accettato, preclude la possibilità di contestare la propria colpevolezza e di chiedere il proscioglimento, rendendo la scelta processuale irreversibile.
Continua »
Patteggia ma ci ripensa: Ricorso inammissibile e condanna
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per il reato di ricettazione, ha tentato di impugnare la sentenza in Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto prima valutare la sua possibile assoluzione. La Corte Suprema ha stabilito che il ricorso è inammissibile. Una recente modifica legislativa, infatti, limita drasticamente i motivi per cui si può contestare una sentenza di patteggiamento. La mancata verifica di cause di proscioglimento non rientra tra questi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese e una sanzione.
Continua »
Patteggiamento in Appello: Accordo Fatto, Ricorso Respinto
Un individuo, condannato per rapina e lesioni, accetta un 'patteggiamento in appello', concordando la pena con la Procura. Successivamente, presenta un ricorso contro patteggiamento in appello alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto assolverlo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che un accordo sulla pena, una volta raggiunto, non può essere messo in discussione nel merito. Può essere impugnato solo per vizi specifici, come un difetto nel consenso o l'illegalità della pena, motivi non presenti nel caso. L'accordo è un 'negozio processuale' che vincola le parti.
Continua »
Patteggiamento: accordo blindato, ricorso inammissibile per l’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile patteggiamento presentato da un imputato. Quest'ultimo contestava la sentenza per mancata motivazione sulla possibile esistenza di cause di assoluzione. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento sono limitati e tassativi. La presunta omessa motivazione sulle cause di proscioglimento non rientra tra questi. L'accordo tra le parti, una volta ratificato dal giudice, non può essere rimesso in discussione per tali ragioni. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato al pagamento di una sanzione.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: accordo fatto, appello negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento, aveva impugnato la sentenza sperando in un'assoluzione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo per motivi molto limitati e specifici, stabiliti dalla legge. Non è possibile utilizzare questo strumento per rimettere in discussione la propria colpevolezza, poiché la scelta del patteggiamento implica una rinuncia a contestare le accuse. L'appello è stato quindi respinto perché basato su motivi non permessi, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: accordo valido anche senza verifica?
Due imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la loro sentenza di patteggiamento. Sostenevano che il giudice avrebbe dovuto assolverli per la presenza di cause evidenti di non colpevolezza, invece di applicare la pena concordata. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo per un numero limitato di violazioni di legge, espressamente indicate dalla normativa. La mancata verifica delle cause di assoluzione non rientra tra queste. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e gli imputati sono stati condannati a pagare le spese e una sanzione.
Continua »
Concordato in appello: accordo fatto, ricorso in Cassazione negato
Un imputato, condannato per rapina, accetta un concordato in appello per ottenere una pena più mite, rinunciando agli altri motivi di ricorso. Successivamente, tenta di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito il principio che chi accetta il concordato in appello non può più contestare la decisione nel merito, salvo vizi specifici legati alla formazione dell'accordo stesso. L'imputato perde quindi il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Concordato in Appello: Accetta la Pena ma Ricorre, Cassazione Boccia
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite il **concordato in appello** e aver rinunciato ai suoi motivi, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avrebbero dovuto comunque verificare la sua possibile innocenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, una volta accettato il concordato, non è più possibile contestare la propria responsabilità o la mancata valutazione di cause di proscioglimento. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in Appello: Accetta la Pena ma si Pente, Ricorso Negato
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite un concordato in appello, ha tentato di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero verificato la sua possibile innocenza e che la qualificazione del reato fosse errata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: chi accetta un concordato in appello rinuncia a contestare la propria responsabilità. Il ricorso successivo è possibile solo per vizi procedurali o per illegalità della pena, non per rimettere in discussione il merito della condanna. L'imputato ha quindi perso e deve pagare le spese e una sanzione.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: accordo accettato, appello perso
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per tentata estorsione, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice di primo grado avrebbe dovuto valutare la sua assoluzione invece di ratificare l'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge, infatti, elenca in modo tassativo i motivi per cui è possibile un ricorso contro patteggiamento. La mancata valutazione di un proscioglimento non rientra tra questi. Di conseguenza, l'appello è stato respinto senza entrare nel merito e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »