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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza di Patteggiamento. L'imputato aveva concordato una pena di quattro anni di reclusione, ma successivamente la difesa ha impugnato il provvedimento lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha ribadito che, in seguito alle riforme legislative, i motivi per ricorrere contro l'applicazione della pena su richiesta sono estremamente limitati e tassativi. Poiché le doglianze sollevate non rientravano tra quelle previste dall'art. 448 c.p.p., il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento: limiti e termini del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente lamentava la mancata verifica delle cause di proscioglimento, ma il ricorso è stato presentato oltre i termini di legge. Inoltre, la Corte ha chiarito che nel patteggiamento i motivi di impugnazione sono limitati e non includono la generica violazione dell'obbligo di proscioglimento immediato.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La difesa contestava la mancata verifica dei presupposti per il proscioglimento d'ufficio. La Suprema Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione, precludendo ogni successiva contestazione sulla responsabilità penale già accertata in primo grado.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un **ricorso per cassazione** presentato e sottoscritto personalmente da un imputato. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha rimosso la facoltà per la parte di proporre personalmente l'impugnazione di legittimità. La Corte ha ribadito che l'atto deve essere necessariamente sottoscritto da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti, a pena di nullità insanabile. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, lamentava la mancanza di motivazione circa le cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha ribadito che il concordato in appello limita il controllo del giudice alla sola legalità della pena. Poiché l'imputato rinuncia ai motivi di appello originari, il giudice non è tenuto a motivare sull'insussistenza di cause di proscioglimento o sull'inutilizzabilità delle prove, rendendo il ricorso per tali motivi manifestamente infondato.
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Patteggiamento: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento relativa a violazioni del Testo Unico Immigrazione. Il ricorrente aveva dedotto violazioni di legge generiche, ma la Suprema Corte ha ribadito che l'impugnazione del patteggiamento è soggetta a limiti tassativi previsti dal codice di procedura penale. La decisione sottolinea che non è possibile contestare nel merito la decisione se non per vizi specifici legati alla volontà, alla qualificazione giuridica o all'illegalità della pena.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, contestava la mancata motivazione del giudice circa il proscioglimento d'ufficio. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. comporta la rinuncia ai motivi di gravame, limitando drasticamente il perimetro di intervento del giudice e le possibilità di ricorso in legittimità.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento emessa dal GIP. Il ricorrente aveva contestato la decisione basandosi su violazioni di legge generiche, ma la Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., l'impugnazione del patteggiamento è limitata a casi tassativi come l'illegalità della pena o vizi della volontà. Poiché i motivi addotti non rientravano in tale elenco e i motivi nuovi erano tardivi, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Alcoltest: validità e onere della prova tecnica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando inammissibile il ricorso relativo alla validità dell'Alcoltest. La difesa aveva contestato solo in grado di appello la regolarità dell'omologazione e della taratura dell'etilometro, senza però fornire elementi tecnici concreti a supporto. I giudici hanno ribadito che l'onere della prova sulla regolarità dello strumento sorge per l'accusa solo se l'imputato solleva contestazioni specifiche e tempestive. Poiché l'imputata aveva scelto il rito abbreviato senza sollevare dubbi in primo grado, i risultati del test sono rimasti pienamente utilizzabili.
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Remissione di querela: estinzione del reato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha sancito l'annullamento senza rinvio di una condanna per lesioni personali colpose a seguito dell'intervenuta remissione di querela. Nonostante il procedimento fosse giunto alla fase di legittimità, l'accordo tra le parti ha prevalso, determinando l'estinzione del reato. La decisione chiarisce che la remissione di querela accettata travolge non solo la responsabilità penale, ma anche tutte le statuizioni civili precedentemente disposte, inclusi i risarcimenti danni, confermando un orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità.
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Guida senza patente: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida senza patente reiterata nel biennio a carico di un automobilista. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza d'appello lamentando la violazione del principio dell'oltre ragionevole dubbio e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come la difesa avesse già ammesso i fatti in secondo grado per ottenere le attenuanti generiche, rendendo logicamente incompatibile la successiva pretesa di innocenza. Inoltre, l'applicazione della Riforma Orlando ha impedito la maturazione della prescrizione grazie ai periodi di sospensione previsti durante i gradi di giudizio.
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Lottizzazione abusiva: i diritti dell’erede
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un erede che contestava la confisca di terreni disposta per il reato di lottizzazione abusiva, nonostante l'intervenuta prescrizione. La Suprema Corte ha stabilito che l'erede è pienamente legittimato ad agire in sede di esecuzione per tutelare il diritto di proprietà. La decisione chiarisce che la confisca non può essere automatica: il giudice deve accertare rigorosamente sia l'elemento oggettivo che quello soggettivo del reato e valutare la proporzionalità della misura ablativa rispetto all'effettiva entità dell'illecito, evitando oneri eccessivi per il proprietario.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il ricorrente contestava il calcolo della pena e la relativa motivazione. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di un accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., le doglianze relative alla determinazione della sanzione sono precluse, a meno che la pena stessa non sia palesemente illegale. Il ricorso è stato dunque rigettato con condanna alle spese, poiché il vizio di motivazione sulla pena è stato espressamente escluso dai motivi di impugnazione dalla riforma del 2017.
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Patteggiamento e obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sentenza di patteggiamento riguardante reati di detenzione di stupefacenti. Il ricorrente lamentava una motivazione insufficiente riguardo all'assenza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che, nel patteggiamento, il giudice non è tenuto a una motivazione analitica sulla responsabilità se non emergono dagli atti evidenti prove di innocenza. La natura stessa dell'accordo tra le parti e l'ammissione implicita di colpa rendono sufficiente una verifica sintetica dei presupposti di legge.
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Ricettazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto che aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava una errata valutazione delle prove e una motivazione illogica, ma la Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere un nuovo giudizio sui fatti in sede di legittimità. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse difese già respinte nei gradi precedenti, senza apportare critiche specifiche alla decisione impugnata. Nonostante la prescrizione del reato presupposto di truffa, la responsabilità per la ricettazione è stata mantenuta.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente lamentava una carenza motivazionale riguardo alla propria responsabilità penale. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, il controllo di legittimità sulla motivazione è estremamente limitato. Tale censura è ammessa solo se dalla sentenza emerge in modo evidente una causa di non punibilità che il giudice avrebbe dovuto rilevare d'ufficio. Nel caso di specie, non essendo emersi elementi giustificativi evidenti, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Patteggiamento in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per associazione di tipo mafioso che aveva precedentemente optato per il patteggiamento in appello. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione da parte del giudice di secondo grado riguardo all'insussistenza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che, nel concordato sui motivi di appello, il giudice non è tenuto a motivare il mancato proscioglimento d'ufficio, poiché la rinuncia ai motivi originari limita la cognizione del magistrato ai soli termini dell'accordo raggiunto tra le parti.
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Patteggiamento in appello: limiti della motivazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che contestava la mancata motivazione sul proscioglimento d'ufficio in una sentenza di patteggiamento in appello. Secondo la Suprema Corte, quando le parti raggiungono un accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., il giudice non è tenuto a giustificare l'assenza di cause di proscioglimento immediato ex art. 129 c.p.p. La natura stessa del patteggiamento in appello limita la cognizione del magistrato ai soli punti oggetto dell'accordo, escludendo la necessità di ulteriori motivazioni su aspetti rinunciati dalle parti.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello, ha tentato di impugnare la sentenza di secondo grado. La decisione chiarisce che l'accordo sui motivi di appello preclude la possibilità di sollevare doglianze in sede di legittimità, a meno che non si contesti l'illegalità della pena. Il principio cardine è che il concordato in appello limita drasticamente il perimetro del ricorso per Cassazione, escludendo anche la valutazione delle condizioni di proscioglimento d'ufficio.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a seguito di un concordato in appello. L'imputato aveva rinunciato ai motivi di gravame, eccetto quello relativo alla sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di accordo ex art. 599-bis c.p.p., non è possibile contestare in sede di legittimità i motivi rinunciati o la determinazione della pena, salvo il caso in cui quest'ultima risulti palesemente illegale o fuori dai limiti edittali.
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