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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Prescrizione guida in stato di ebbrezza: Riforma Orlando
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata. La Corte ha chiarito che, per i reati commessi tra il 2017 e il 2019, la prescrizione è sospesa per 18 mesi dopo la condanna di primo grado, come previsto dalla Riforma Orlando, respingendo così la tesi dell'estinzione del reato. Respinte anche le doglianze sulla tenuità del fatto e sulla commisurazione della pena.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per furto aggravato. Il motivo risiede nella genericità dell'atto di appello, che non specificava in modo adeguato le censure contro la sentenza impugnata, violando i requisiti formali previsti dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e motivi di ricorso
Due imputati hanno presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di detenzione di armi e spaccio, contestando la valutazione dei fatti da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo per specifici vizi di legittimità, come previsto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., escludendo ogni riesame del merito della vicenda.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, sottolineando che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. Il caso riguardava un imputato che, dopo aver concordato la pena per furto e resistenza, ha contestato la mancata valutazione di un proscioglimento immediato. La Corte ha ribadito che tale doglianza non rientra tra quelle ammesse dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Cattivo stato di conservazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di cattivo stato di conservazione di alimenti. La sentenza chiarisce che la sporcizia e l'inosservanza delle norme igieniche sono sufficienti a configurare il reato, senza necessità di analisi di laboratorio. Inoltre, il ricorso è stato respinto per la genericità dei motivi, poiché l'imputato non ha fornito elementi specifici a sostegno delle sue richieste, come l'applicazione della particolare tenuità del fatto o il beneficio della non menzione. La Corte ha sottolineato che il diniego di tali benefici può essere motivato anche implicitamente.
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False dichiarazioni reddito cittadinanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino straniero che aveva ottenuto il reddito di cittadinanza tramite false dichiarazioni sul requisito di residenza. La sentenza stabilisce che il requisito di residenza quinquennale è legittimo e conforme ai principi costituzionali, non configurandosi come mera assistenza sociale. Di conseguenza, le false dichiarazioni reddito cittadinanza integrano il reato, e la responsabilità penale non può essere esclusa né dall'intervento di un intermediario né dalla presunta ignoranza della legge o della lingua italiana. I motivi di ricorso generici o ripetitivi sono stati dichiarati inammissibili.
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Appropriazione indebita amministratore: il caso risolto
Un amministratore di condominio, accusato di appropriazione indebita, ha visto la sua condanna annullata dalla Cassazione. La corte ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, evidenziando che la completa restituzione dei fondi prima della fine del mandato metteva in dubbio la presenza del dolo necessario per il reato.
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Ricettazione assegno: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione assegno. La sentenza sottolinea che la valutazione dei fatti e la concessione delle attenuanti sono di competenza esclusiva del giudice di merito, se la motivazione è logica e coerente. I motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati, confermando la condanna precedente.
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Ricorso inammissibile: limiti del concordato in appello
Un imputato, condannato per reati di bancarotta, dopo aver concordato una riduzione della pena in appello, presenta ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione sulla quantificazione della pena e sulla mancata assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare i punti oggetto di rinuncia, inclusa la responsabilità e la misura della sanzione pattuita, che diventa non modificabile unilateralmente.
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Concordato in appello: limiti e rinuncia ai motivi
Un imputato ha impugnato una sentenza emessa a seguito di un 'concordato in appello', lamentando una motivazione carente su possibili cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la rinuncia volontaria a determinati motivi di appello crea un 'giudicato sostanziale' su tali punti. Di conseguenza, le questioni oggetto di rinuncia non possono essere riproposte in Cassazione, poiché l'ambito di giudizio del giudice d'appello era già limitato all'accordo sulla pena.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per tentata rapina. La ricorrente sosteneva che il giudice non avesse valutato le condizioni per un proscioglimento. La Corte ha ribadito che, in seguito alla riforma del 2017, questo specifico motivo non è più deducibile contro una sentenza di patteggiamento, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per appropriazione indebita aggravata. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: per un reato continuato, il termine di prescrizione decorre dall'ultima condotta, in questo caso la confessione. Inoltre, essendo il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile, la Corte non ha potuto dichiarare l'estinzione del reato, anche se fosse maturata successivamente.
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Ricorso inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per truffa. La sentenza evidenzia i rigorosi requisiti di specificità dei motivi di appello, l'irrilevanza di argomenti generici sulla prescrizione e sulla tenuità del fatto, e il principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso principale travolge anche i motivi nuovi. Il caso riguardava la vendita di un veicolo appartenente a una società sotto amministrazione giudiziaria, con parte del ricavato sottratto alla società stessa.
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Omessa dichiarazione: prescrizione e onere della prova
Un imprenditore, condannato in primo e secondo grado per omessa dichiarazione dei redditi personali derivanti dalle sue società, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso basato sulla carenza di motivazione della sentenza d'appello, che non aveva adeguatamente risposto ai dubbi sull'effettiva esistenza dei redditi. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Lieve entità stupefacenti: valutazione unitaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza 34803/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di diverse tipologie di stupefacenti. La Corte ha ribadito che la valutazione della lieve entità stupefacenti deve essere unitaria e complessiva, non essendo possibile scindere la condotta relativa a una sostanza (cocaina) da quella contestuale relativa ad altre (hashish e marijuana). Anche una quantità modesta di droga pesante non può essere considerata di lieve entità se inserita in un contesto di detenzione di ingenti quantitativi di altre droghe, indicativo di un inserimento strutturato nel mercato illecito.
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Improcedibilità azione penale: furto annullato
Un uomo, condannato per furto in aeroporto, ha ottenuto l'annullamento della sentenza dalla Corte di Cassazione. La decisione si basa sull'improcedibilità dell'azione penale, poiché, a seguito di una modifica legislativa, il reato è diventato perseguibile solo a querela di parte. La denuncia iniziale della vittima è stata ritenuta non valida come querela per assenza di una esplicita volontà di punire il colpevole, portando alla chiusura definitiva del caso.
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Ricorso inammissibile: accordo pena non impugnabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza d'appello che aveva ridotto la pena su accordo delle parti. La Suprema Corte ha ribadito che la misura della pena, una volta liberamente concordata, non può essere messa in discussione, poiché l'accordo presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: Limiti e Inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una sentenza per reati di droga. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sul fatto che le doglianze, relative all'eccessività della pena e all'errata qualificazione giuridica, non rientrano nei casi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello per un reato di droga, ha tentato di contestare la sentenza. La Corte ha chiarito che il 'concordato in appello' preclude la possibilità di mettere in discussione la pena pattuita, poiché l'accordo si fonda sull'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza formalità e il ricorrente condannato alle spese.
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Appello concordato: non si può impugnare la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. appello concordato), ha tentato di impugnare la decisione. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla riduzione della pena presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado, rendendo impossibile contestare successivamente la misura della sanzione o sollevare questioni di merito.
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