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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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254 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Responsabilità amministratore: la prova del danno
Una recente sentenza della Cassazione analizza la responsabilità amministratore di condominio per la mancata copertura assicurativa a seguito di un incendio. Il ricorso di una condomina è stato respinto perché, pur accertata la colpa dell'amministratore per il mancato pagamento del premio, non è stata fornita la prova del nesso causale tra questa condotta e il danno economico lamentato. La Corte ha ritenuto che la somma già ottenuta dal terzo responsabile fosse in linea con quanto l'assicurazione avrebbe liquidato, escludendo un ulteriore risarcimento.
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Limiti dell’appello: la Cassazione e l’ultra petizione
Una controversia su un contratto di fornitura di olio porta la Cassazione a ribadire i limiti dell'appello. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva attribuito la colpa della risoluzione a una parte diversa, basandosi su motivi non specificamente sollevati dall'appellante. La decisione sottolinea che il giudice d'appello non può estendere la propria indagine oltre le questioni devolute con i motivi di gravame, altrimenti incorre nel vizio di ultra petizione.
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Obbligo informativo consulente: la Cassazione decide
Una società di consulenza è stata citata in giudizio da una fondazione per un presunto inadempimento del suo obbligo informativo riguardo la rischiosità della vendita di un credito. La Corte d'Appello aveva condannato la società, ritenendo che non avesse adeguatamente avvisato il cliente dei pericoli. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3367/2024, ha annullato tale decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare una comunicazione scritta in cui il consulente informava esplicitamente la fondazione delle incertezze e dei rischi dell'operazione, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità precontrattuale: vendita di suolo inquinato
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una complessa questione di responsabilità precontrattuale e giurisdizione. Il caso riguarda un Comune che ha ceduto a delle imprese edili un terreno poi rivelatosi gravemente inquinato e non edificabile. Le imprese hanno agito per il risarcimento dei danni, ma la Corte d'Appello ha escluso la colpa del Comune. In Cassazione, è emersa una cruciale questione sulla competenza del giudice ordinario o amministrativo, data la natura degli accordi urbanistici alla base della cessione.
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Vendita aliud pro alio: la Cassazione decide il caso
Una società edile acquista un terreno credendolo edificabile, ma scopre che il venditore ne aveva già sfruttato interamente la cubatura. La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno per il venditore, qualificando il caso come 'vendita aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene completamente diverso da quello pattuito. La decisione sottolinea che l'azione di risarcimento per aliud pro alio non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per i vizi della cosa venduta.
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Occupazione sine titulo: Danno e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2189/2024, ha stabilito principi chiave in materia di occupazione sine titulo. Il caso riguarda la richiesta di rilascio di un immobile da parte del proprietario. La Corte ha chiarito che il danno derivante dall'occupazione illegittima è da considerarsi presunto ('in re ipsa'), in quanto lede la facoltà di godimento del proprietario. Di conseguenza, il risarcimento è dovuto a prescindere dalla prova di un concreto pregiudizio. La Corte ha inoltre ribadito il principio 'iura novit curia', secondo cui il giudice può qualificare diversamente la domanda delle parti, purché i fatti a fondamento restino invariati.
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Spese personali condominio: chi paga i costi extra?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'addebito di spese personali in condominio a carico esclusivo dei singoli condomini che le hanno generate. Il caso riguardava costi extra sostenuti dall'amministratore per rispondere a specifiche e personali richieste di chiarimento di due condomini. La Corte ha confermato che, qualora un'attività vada oltre l'ordinaria gestione e sia svolta nell'interesse esclusivo di alcuni, i relativi costi non devono gravare su tutta la collettività condominiale, ma solo sui richiedenti.
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Responsabilità professionale notaio: quando il danno?
Un acquirente cita in giudizio un notaio per non aver rilevato una trascrizione pregiudizievole sull'immobile oggetto di compravendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, rigetta la richiesta di risarcimento. La sentenza chiarisce che la negligenza del professionista, pur sussistendo, non è sufficiente per ottenere un risarcimento se l'acquirente non fornisce la prova di aver subito un danno economico concreto e attuale come conseguenza diretta di tale omissione. La semplice esistenza del vizio non costituisce di per sé un danno risarcibile.
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Danno irragionevole durata: quando è risarcibile?
Un lavoratore ha richiesto un'equa riparazione per i danni patrimoniali subiti a causa dell'eccessiva lunghezza di un processo volto a convertire il suo contratto a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il danno da irragionevole durata è distinto dal danno oggetto della causa originaria. La normativa sul lavoro prevede già un'indennità onnicomprensiva per l'illegittima apposizione del termine, che copre le perdite retributive. Pertanto, il danno patrimoniale lamentato non era conseguenza diretta del ritardo processuale, ma della questione lavoristica stessa.
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Clausola penale: limita il risarcimento del danno?
Una società fornitrice ritarda la consegna di materiali, causando un danno a un'impresa immobiliare. Le parti avevano pattuito una clausola penale in un accordo transattivo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'effetto limitativo del risarcimento derivante dalla clausola penale non costituisce un'eccezione nuova inammissibile in appello, ma una mera difesa. La sua esistenza, una volta provata, impone al giudice di valutarne gli effetti limitativi sul danno risarcibile, anche d'ufficio.
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Danno da durata irragionevole del processo: no al danno
Un lavoratore ha richiesto un risarcimento per danno patrimoniale a causa dell'eccessiva durata di una causa di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, chiarendo che il risarcimento per il danno da irragionevole durata del processo (Legge Pinto) copre solo i pregiudizi direttamente causati dal ritardo e non le perdite economiche legate alla controversia originaria, le quali sono regolate da normative specifiche di settore.
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Danno da ritardo: la Cassazione chiarisce i limiti
Un lavoratore ha richiesto un risarcimento per danno patrimoniale a causa dell'eccessiva durata di una causa di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che il danno da ritardo processuale è distinto dal danno oggetto della causa originaria. Nel caso specifico, il risarcimento per la perdita del lavoro era già limitato per legge a una somma forfettaria, pertanto il ritardo nella decisione non ha causato un'ulteriore perdita economica diretta.
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Responsabilità notaio: l’obbligo di informare
Un acquirente ha perso un immobile a causa di un'ipoteca non correttamente comunicata dal notaio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione d'appello, affermando la responsabilità del notaio. La sentenza si fonda sul "principio di non contestazione": il notaio non aveva tempestivamente negato che il pagamento del prezzo fosse avvenuto contestualmente al rogito. Questo principio è stato decisivo per stabilire il nesso causale tra la negligenza del professionista e il danno subito dall'acquirente. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Danno mancata consegna: no risarcimento senza prova
Un promissario acquirente ha citato in giudizio la parte venditrice per ottenere il trasferimento di un immobile e il risarcimento per la mancata consegna anticipata, pattuita nel contratto preliminare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 318/2024, ha respinto la richiesta di risarcimento. I giudici hanno chiarito che il danno da mancata consegna non è automatico. L'acquirente deve dimostrare di aver attivamente richiesto la consegna del bene e di aver subito un pregiudizio economico concreto. La clausola di consegna anticipata, infatti, non è un'obbligazione diretta del preliminare, ma si configura come un contratto di comodato collegato, che richiede la consegna materiale del bene per perfezionarsi.
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Inadempimento contrattuale venditore: cosa fare?
Un acquirente acquista un immobile gravato da una trascrizione pregiudizievole. Nonostante la promessa contrattuale di cancellarla, i venditori restano inerti. L'acquirente paga di tasca propria per liberare l'immobile e cita in giudizio i venditori. La Corte di Cassazione stabilisce che l'inerzia configura un inadempimento contrattuale del venditore, il quale aveva assunto un'obbligazione specifica di attivarsi per la cancellazione, anche in assenza di un termine esplicito. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento danno preliminare: la prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 83/2024, si è pronunciata sul tema del risarcimento danno preliminare in caso di mancata consegna di un immobile. Il caso riguarda un promissario acquirente che, dopo aver versato una somma cospicua, non ha mai ricevuto gli immobili. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava il risarcimento per il mancato godimento del bene per assenza di prove specifiche, ma riconosceva il danno derivante dall'immobilizzazione del capitale versato. Viene ribadito il principio fondamentale secondo cui la parte che richiede il risarcimento ha l'onere di provare l'esistenza e l'entità del danno, non potendo il giudice sopperire a tale carenza con una valutazione puramente equitativa.
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Proprietà lastrico solare: prova per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30791/2024, chiarisce i criteri per determinare la proprietà del lastrico solare. Un proprietario aveva citato in giudizio il condominio e il titolare dell'appartamento sovrastante per danni da infiltrazioni. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del condominio basandosi su una clausola del regolamento che addebitava le spese di manutenzione al singolo condomino. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per vincere la presunzione di proprietà comune del lastrico solare non basta una norma regolamentare sulla ripartizione delle spese. È necessario un titolo contrario, ovvero l'atto costitutivo del condominio, che in modo chiaro ed inequivocabile ne attesti la proprietà esclusiva. La Corte ha inoltre specificato che il danno da mancato godimento dell'immobile può essere provato anche tramite presunzioni.
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Diritto d’uso parcheggio: calcolo e risarcimento
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per determinare il corrispettivo e il risarcimento del danno in caso di mancata cessione del diritto d'uso parcheggio obbligatorio per legge. La sentenza stabilisce che il valore del diritto d'uso deve essere calcolato al momento della stipula del contratto di compravendita dell'immobile, e non al valore di mercato attuale. Analogamente, il risarcimento del danno per il mancato godimento decorre dalla data di acquisto dell'appartamento, non dalla data della domanda giudiziale.
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Risarcimento lucro cessante: onere della prova
Una società immobiliare, danneggiata da infiltrazioni fognarie, si è vista negare il risarcimento lucro cessante dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il rimborso dei mancati guadagni, non basta provare il danno all'immobile: è necessario dimostrare concretamente che l'attività economica che si sarebbe dovuta svolgere era autorizzata e realmente in essere. La Corte ha invece accolto la richiesta di restituzione delle somme versate in base alla sentenza di primo grado poi riformata.
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Inadempimento contratto d’opera: quando è risoluzione
La Corte di Cassazione ha chiarito che un grave inadempimento del contratto d'opera, che rende il prestatore incapace di raggiungere il risultato pattuito, legittima il committente a risolvere il contratto e chiedere i danni. La Corte ha distinto tale situazione dal mero recesso unilaterale, confermando il risarcimento per i costi sostenuti e per il lucro cessante dovuto al ritardo nell'avvio dell'attività commerciale del committente. La decisione si è basata su una perizia tecnica che ha accertato vizi fondamentali e non eliminabili nell'opera eseguita.
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