LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1223 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 4 di 14

267 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Inadempimento informativo della banca: tutela anche chi rischia
Due investitori subiscono gravi perdite operando in derivati. Gli investitori accusano l'istituto di credito di non aver comunicato tempestivamente le perdite superiori al cinquanta per cento del capitale, violando i propri obblighi. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ritenendo che le perdite derivassero dalla spiccata propensione al rischio dei clienti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli investitori. I giudici stabiliscono che l'inadempimento informativo della banca fa presumere il nesso di causalità con il danno. Questa presunzione non può essere superata dimostrando la generica propensione al rischio del cliente. Anche l'investitore speculativo ha diritto a ricevere le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
Continua »
Perdita di chance: rinuncia al ricorso costa 10 milioni
Una società di costruzioni e due partner immobiliari firmano un accordo per partecipare a una gara pubblica, impegnandosi a collaborare. Dopo l'esclusione provvisoria, avviano un ricorso al TAR. Tuttavia, la società di costruzioni rinuncia unilateralmente alla causa, provocando l'estinzione del giudizio e impedendo la partecipazione del gruppo. I partner avviano un arbitrato accusando la società di inadempimento e violazione della buona fede. Il collegio arbitrale condanna il costruttore a risarcire dieci milioni di euro per la perdita di chance di vittoria. La Corte d'Appello conferma la decisione. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso della società di costruzioni: i giudici di legittimità non possono rivalutare il merito della decisione arbitrale se motivata correttamente. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Diritto di prelazione: quando il rischio ricade sull’acquirente
Una società riceve in conferimento un ramo d'azienda comprendente azioni societarie, ma la società partecipata rifiuta l'iscrizione nel libro soci per violazione del diritto di prelazione degli altri soci. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni alla cedente per mancata comunicazione del trasferimento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'acquirente. I giudici confermano che il contratto escludeva la responsabilità della cedente, avendo le parti espressamente concordato che il rischio legato al diritto di prelazione di terzi sarebbe rimasto a carico dell'acquirente. Inoltre, l'acquirente non ha provato il danno subito né la propria capacità finanziaria per partecipare a eventuali aumenti di capitale. Vince la società cedente, con condanna dell'acquirente alle spese.
Continua »
Responsabilità della banca per investimenti rischiosi: banca ko
Gli eredi di un risparmiatore hanno chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa dell'acquisto di titoli ad alto rischio. La Corte d'Appello ha condannato l'istituto di credito per non aver adempiuto ai propri doveri di informazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca. I giudici hanno ribadito che, in caso di operazioni inadeguate, spetta alla banca dimostrare di aver fornito informazioni dettagliate e specifiche sui rischi effettivi dell'investimento. Inoltre, i documenti presentati tardivamente dalla banca in appello sono stati dichiarati inutilizzabili. La pronuncia consolida il principio sulla responsabilità della banca per investimenti rischiosi, tutelando i risparmiatori dai comportamenti negligenti degli intermediari.
Continua »
Risarcimento danni da investimenti: banca vince sul ricalcolo
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento danni da investimenti per l'acquisto di obbligazioni argentine, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La banca ha chiamato in causa il proprio funzionario per essere manlevata. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità della banca (per due terzi) e del dipendente (per un terzo), calcolando il danno sulla base del valore dei titoli al momento della domanda giudiziale (2006). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca e del funzionario sul calcolo del danno: il valore dei titoli deve essere accertato al momento della decisione finale e non della domanda. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare il risarcimento.
Continua »
Risarcimento danni da occupazione: sì anche senza verbale
L'Amministrazione Pubblica ha stipulato una convenzione con l'Albergatore per ospitare sfollati a causa del bradisismo. Al rilascio dell'immobile, l'Albergatore ha richiesto il risarcimento danni da occupazione per il deterioramento della struttura. L'Amministrazione si è opposta, eccependo la prescrizione del diritto e la mancanza di un verbale di consistenza iniziale e finale. La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta inviata alla Prefettura, quale rappresentante delegato, interrompe validamente la prescrizione. Inoltre, ha stabilito che l'assenza del verbale di consistenza non esclude il diritto al risarcimento, se il danno può essere provato con altri mezzi, come le perizie tecniche. Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
Continua »
Segnalazione alla Centrale Rischi: niente risarcimento senza prove
Un cliente si è opposto a un decreto ingiuntivo chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda risarcitoria poiché il fascicolo contenente le prove era andato smarrito e il cliente non ne aveva chiesto la ricostruzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cliente, confermando che la segnalazione alla Centrale Rischi non costituisce un danno automatico (in re ipsa). Il cliente deve sempre dimostrare concretamente sia l'illegittimità della segnalazione sia il pregiudizio economico o patrimoniale subito. Non avendo fornito tali prove a causa dello smarrimento dei documenti, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Responsabilità contrattuale della PA: il Comune deve pagare
Due professionisti hanno chiesto il pagamento delle prestazioni svolte per aggiornare il progetto di un'opera pubblica. Il Comune si è opposto, sostenendo che le modifiche avessero snaturato il progetto originario e che l'aumento dei costi escludesse la responsabilità contrattuale della PA. Un collegio arbitrale ha dato ragione ai professionisti, decisione confermata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che l'ente pubblico non ha contestato tutte le ragioni della decisione precedente e ha cercato di far riesaminare i fatti di causa, attività vietata nel giudizio di legittimità. Il Comune perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Responsabilità contrattuale: Comune condannato a pagare i tecnici
Un Ente Pubblico ha affidato a due professionisti l'incarico di aggiornare il progetto per un centro sociale. Il contratto subordinava il pagamento all'ottenimento del finanziamento dell'opera. Poiché l'Ente Pubblico non ha trasmesso il progetto agli organi competenti per l'approvazione, impedendo di fatto l'ottenimento dei fondi, i professionisti hanno avviato un arbitrato. Il collegio arbitrale ha accertato la responsabilità contrattuale della Pubblica Amministrazione per violazione del dovere di buona fede, condannandola al pagamento dei compensi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Pubblico, confermando che la valutazione dei fatti e delle prove operata dagli arbitri non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità, qualora sia supportata da una motivazione logica e coerente. I professionisti hanno quindi vinto definitivamente la causa.
Continua »
Obbligo informativo dell’intermediario: la banca paga il silenzio
Due risparmiatori subiscono forti perdite a causa del fallimento della società emittente dei titoli acquistati tramite la propria banca. La Corte d'Appello condanna l'istituto al risarcimento dei danni per non aver avvisato tempestivamente i clienti dell'aumento del rischio dei titoli, violando l'obbligo informativo dell'intermediario previsto dal protocollo di sicurezza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della banca. I giudici confermano che l'inserimento del titolo in un elenco a basso rischio genera un preciso dovere contrattuale di informazione in tempo reale. Di conseguenza, la banca deve risarcire i clienti, in quanto un tempestivo avviso avrebbe permesso loro di vendere i titoli prima del crollo definitivo.
Continua »
Onere della prova del danno: niente risarcimento senza prove
Una società commerciale ha richiesto l'ammissione al passivo di un ente in liquidazione per un risarcimento di oltre 170.000 euro, a seguito di un furto subito. La società sosteneva che l'ente avesse violato i doveri di vigilanza. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova del nesso causale e del danno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che spetta al danneggiato l'onere della prova del danno e dell'inadempimento specifico. La Corte ha chiarito che l'ordine di esibizione dei documenti non può sanare le lacune probatorie della parte. Inoltre, avendo la ricorrente rifiutato la proposta di definizione accelerata, è stata condannata per abuso del processo al pagamento di sanzioni pecuniarie in favore della controparte e della Cassa delle ammende.
Continua »
Responsabilità del socio: quando l’ingerenza costa il risarcimento
Un socio di una società a responsabilità limitata è stato condannato a risarcire i danni causati alla società per l'abusiva occupazione gratuita di un immobile da parte del fratello co-amministratore (di cui era erede) e per aver ostacolato la vendita di un altro appartamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del socio, confermando la sua responsabilità. La decisione ribadisce che la responsabilità del socio scatta quando vi è una consapevole ingerenza nella gestione aziendale insieme agli amministratori, oltre alla responsabilità derivante dalla qualità di erede del co-amministratore defunto. Il ricorrente dovrà risarcire i danni quantificati e pagare le spese di giudizio.
Continua »
Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno
La controversia nasce all'interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d'Appello, pur accertando l'inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l'azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un'elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Contratto autonomo di garanzia: stop all’escussione abusiva
Una stazione appaltante pubblica ha revocato un contratto di appalto e ha richiesto alla compagnia assicuratrice il pagamento della polizza fideiussoria, qualificata come contratto autonomo di garanzia. La compagnia si è opposta eccependo l'escussione abusiva, poiché i ritardi nei lavori erano interamente imputabili alla stessa stazione appaltante, come confermato anche dal Tribunale di Roma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della stazione appaltante. I giudici hanno stabilito che, nonostante l'autonomia della garanzia, il garante può legittimamente rifiutare il pagamento sollevando l'eccezione di dolo se il creditore agisce in modo palesemente scorretto e abusivo, tentando di trarre profitto dai propri stessi inadempimenti.
Continua »
Agevolazioni finanziarie alle imprese: lavori fatti ma fondi persi
Un'impresa ha impugnato la riduzione del contributo a fondo perduto per la costruzione di un impianto industriale, lamentando il mancato riconoscimento di alcune spese. La banca concessionaria e il Ministero avevano ridotto l'importo poiché i pagamenti dei macchinari e dei lavori erano avvenuti oltre il termine di ultimazione del progetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che la tempestività dei pagamenti è un elemento costitutivo del diritto a ottenere le agevolazioni finanziarie alle imprese. Spetta quindi al beneficiario dimostrare di aver saldato e quietanzato ogni spesa entro la scadenza stabilita, senza che rilevi l'eventuale mancata contestazione immediata da parte della banca in sede amministrativa. L'impresa perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
Continua »
Responsabilità della banca: l’assegno irregolare non crea il danno
Un creditore ottiene un decreto ingiuntivo contro un debitore insolvente. Scopre poi che gli assegni non trasferibili usati per pagare un immobile erano stati incassati sul conto della moglie del debitore presso un istituto di credito. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento, ritenendo che l'accredito su conto diverso violasse le norme antiriciclaggio e sugli assegni. La Cassazione annulla la decisione, escludendo la responsabilità della banca. La Corte chiarisce che le norme violate non sono destinate a proteggere la garanzia patrimoniale dei creditori. Di conseguenza, manca il nesso causale tra la condotta della banca e il danno subito dal creditore. Inoltre, occorre verificare se il termine di prescrizione fosse già decorso partendo dal momento dell'incasso dei titoli.
Continua »
Danno riflesso del socio: Banca causa fallimento, ma non paga
I soci di una società fallita chiedevano a una banca il risarcimento per la perdita del loro capitale e dei finanziamenti erogati, accusando l'istituto di aver causato il dissesto. La Cassazione ha negato il risarcimento, stabilendo che il pregiudizio lamentato è un danno riflesso del socio, ovvero una conseguenza indiretta del danno subito dalla società. Per ottenere un risarcimento diretto, i soci avrebbero dovuto dimostrare una perdita personale definitiva e non meramente potenziale. In questo caso, non hanno provato di non poter recuperare, almeno in parte, i loro crediti insinuandosi nel fallimento della società. La semplice perdita di valore delle quote o la mancata restituzione di un finanziamento non basta a fondare un'autonoma azione risarcitoria.
Continua »
Banca aggredisce l’azienda: negato risarcimento per danno riflesso al socio
I soci di una società fallita hanno citato in giudizio una banca, accusandola di aver causato il fallimento pignorando illegittimamente l'intero patrimonio aziendale. Hanno chiesto un risarcimento per i danni personali subiti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: il pregiudizio subito dai soci era un mero 'danno riflesso al socio', ovvero una conseguenza indiretta del danno diretto subito dalla società. Poiché la società è un'entità giuridica distinta, solo essa (o il suo curatore fallimentare) ha il diritto di chiedere il risarcimento per i danni al proprio patrimonio. L'azione dei soci è stata quindi dichiarata inammissibile.
Continua »
Progetto eolico: Comune perde causa milionaria per onere della prova
Un Comune ha citato in giudizio un'Azienda Energetica per un presunto inadempimento contrattuale. L'accordo prevedeva la progettazione gratuita di tre aerogeneratori da parte dell'Azienda, ma il Comune lamentava la mancata consegna del progetto, chiedendo un risarcimento milionario per i mancati guadagni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il Comune non ha rispettato l'onere della prova del danno. L'ente pubblico, infatti, ha confuso il danno derivante dalla mancata progettazione (il costo per affidarla ad altri) con quello, non risarcibile in questo caso, derivante dalla mancata realizzazione dell'impianto, che era un suo compito. L'inerzia del Comune ha inoltre interrotto il nesso causale, portando alla sua totale sconfitta.
Continua »
Lettera di patronage: la garanzia c’è, ma la banca non incassa
Una società capogruppo rilascia una lettera di patronage a una banca per un finanziamento alla sua controllata. Quando la controllata non paga, la banca chiede l'intero importo alla capogruppo. La Cassazione stabilisce che la lettera di patronage non è una fideiussione e non obbliga a pagare il debito. Crea solo un'obbligazione a risarcire il danno, che la banca deve però dimostrare. La banca deve provare di aver tentato di recuperare il credito dalla debitrice principale e di aver subito una perdita specifica a causa dell'inadempimento della capogruppo. Senza questa prova, la richiesta di risarcimento viene respinta e la capogruppo vince la causa.
Continua »