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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2026

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165 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Risarcimento danni da calunnia: dolo contro colpa in Cassazione
Un esponente politico presenta un esposto denunciando irregolarità nella gestione di un campo nomadi, coinvolgendo un fornitore di gas. L'indagine penale sul fornitore viene archiviata. Il fornitore promuove un'azione civile per il risarcimento danni da calunnia. La Corte d'Appello riconosce la calunnia ma nega il risarcimento per mancanza di prove dirette del danno. La Cassazione accoglie il ricorso incidentale dell'esponente politico: la calunnia civile richiede il dolo (consapevolezza dell'innocenza dell'accusato) e non la semplice colpa (mancata verifica dei documenti). La Suprema Corte cassa la sentenza e rinvia alla Corte d'Appello per accertare correttamente l'elemento soggettivo, dichiarando assorbito il ricorso del fornitore sulla prova presuntiva del danno.
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Nullità del contratto quadro: la firma vince sulla mancata copia
L'Investitore ha citato in giudizio la Banca e un suo dipendente chiedendo la nullità del contratto quadro e dei singoli ordini di investimento a causa della mancata consegna fisica di una copia del contratto e dell'assenza di registrazioni telefoniche per alcune operazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Investitore, confermando che la mancata consegna del documento non determina la nullità del contratto quadro, poiché la forma scritta è soddisfatta dalle firme apposte nello stesso momento. Inoltre, l'assenza di registrazioni telefoniche non rende nulli i singoli ordini, avendo la registrazione solo una funzione di prova e non di validità dell'atto. L'Investitore perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Obblighi informativi: banca salva se il cliente ama il rischio
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio una banca chiedendo la risoluzione dei contratti di acquisto di bond argentini, poi andati in default, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello ha accertato l'omessa informazione ma ha rigettato la domanda, ritenendo che gli investitori avrebbero comunque acquistato i titoli, data la loro elevata propensione al rischio e i successivi investimenti speculativi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario può essere considerata un inadempimento di scarsa importanza se viene provato che il cliente, anche se informato, avrebbe comunque compiuto l'operazione. Di conseguenza, il ricorso dei risparmiatori è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità dell’amministratore: no al doppio risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità dell'amministratore di una s.r.l. fallita, condannato per mala gestio. L'ex amministratore contestava la quantificazione del danno, sostenendo che la curatela avesse già recuperato parte delle somme tramite un'azione revocatoria contro un terzo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto, distinguendo tra l'accertamento della responsabilità (an debeatur) e la quantificazione del danno (quantum debeatur). I giudici hanno stabilito che le somme recuperate tramite revocatoria devono essere sottratte dal risarcimento dovuto dall'amministratore, per evitare una doppia riscossione dello stesso importo da parte del fallimento. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per ricalcolare l'esatto ammontare del danno patrimoniale.
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Interruzione abusiva del credito: i soci perdono contro la banca
I soci di una società di costruzioni fallita hanno chiesto il risarcimento dei danni a un istituto di credito. Sostenevano che il fallimento fosse dovuto all'interruzione abusiva del credito da parte della banca, che aveva bloccato le ultime rate di un mutuo fondiario da 18 milioni di euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei soci. I giudici hanno confermato le decisioni dei gradi precedenti, rilevando l'assenza di un nesso di causalità tra il blocco del finanziamento residuo (meno di 2 milioni) e il blocco del cantiere. La società aveva infatti già speso 16 milioni completando solo la metà dell'opera, rendendo matematicamente impossibile finire il restante 48% dei lavori con la somma mancante. I soci perdono definitivamente la causa.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: stop ai risarcimenti
Un docente precario ha lavorato per anni con contratti a tempo determinato presso una scuola secondaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'Amministrazione pubblica al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine e al pagamento delle differenze stipendiali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che, dopo la riforma scolastica del 2015, l'indizione periodica di concorsi triennali esclude l'abuso, a meno che non si dimostri l'inidoneità delle procedure a stabilizzare il personale. Inoltre, per le supplenze su organico di fatto, la semplice reiterazione non basta a configurare un illecito, occorrendo una valutazione concreta delle esigenze temporanee. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto di fornitura: piastrelle difettose e risarcimento
Un'impresa costruttrice ha acquistato piastrelle per rivestire la facciata di un edificio pubblico. Le piastrelle consegnate in più lotti presentavano evidenti differenze di colore e gravi difetti strutturali che ne causavano la rottura. L'azienda fornitrice ha sostenuto che si trattasse di ordini separati e che l'oggetto fosse indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando l'esistenza di un unico contratto di fornitura con consegne ripartite. Il fornitore è stato ritenuto responsabile per non aver avvisato l'acquirente del rischio di variazioni cromatiche e per aver consegnato merce difettosa. La Suprema Corte ha condannato il fornitore al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Infrazionabilità della domanda risarcitoria: vietato sdoppiare
Una collaboratrice scolastica ha promosso una prima causa contro il Ministero per ottenere il corretto punteggio nelle graduatorie e il risarcimento del danno. Dopo la correzione del punteggio da parte dell'amministrazione, la lavoratrice ha avviato un secondo giudizio chiedendo ulteriori danni per la mancata assegnazione di un incarico avvenuta prima del primo ricorso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando che il secondo giudizio è inammissibile. I giudici hanno applicato il principio di infrazionabilità della domanda risarcitoria, secondo cui non è consentito frazionare in più processi le richieste di risarcimento derivanti dallo stesso comportamento illecito, se i danni erano già conosciuti o conoscibili al momento della prima causa.
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Responsabilità professionale del geometra: vincoli taciuti
Una società acquirente ha incaricato un tecnico di verificare la situazione urbanistica di un immobile prima dell'acquisto. Il professionista ha omesso di segnalare gravi vincoli di inedificabilità. La società ha acquistato il bene a 250.000 euro, scoprendo poi che valeva meno della metà. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento escludendo il nesso causale, ritenendo l'acquisto un mero errore di convenienza economica. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, sancendo che la responsabilità professionale del geometra sussiste. Il giudice di merito avrebbe dovuto applicare la regola del "più probabile che non", valutando se l'acquirente, informato dei vincoli, avrebbe comunque pagato quel prezzo fuori mercato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Occupazione senza titolo: risarcimento più facile per il proprietario
Il Proprietario di un terreno agricolo ha citato in giudizio la Società Elettrica per aver installato abusivamente una cabina e dei cavi elettrici sul suo fondo. Il Tribunale ha ordinato la rimozione degli impianti e risarcito il danno. La Corte d'Appello ha ridotto drasticamente il risarcimento, ritenendo che il danno da occupazione senza titolo non sia automatico e richieda prove rigorose. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario, stabilendo che, pur non trattandosi di un danno automatico, la perdita subita può essere dimostrata anche tramite semplici presunzioni basate sulla comune esperienza, come la perdita della possibilità di utilizzare o affittare il terreno. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Dovere di chiarezza e sinteticità: ricorso respinto per caos
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni causati da un promotore finanziario infedele, che aveva sottratto ingenti somme falsificando firme su assegni. Dopo che la Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento riconoscendo un concorso di colpa, i risparmiatori hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'atto violava il dovere di chiarezza e sinteticità, poiché consisteva in un confuso accorpamento di molteplici violazioni di legge e in un mero copia-incolla di atti precedenti. Questo disordine espositivo ha impedito alla Corte di comprendere chiaramente le singole censure, costringendo i ricorrenti a pagare le spese di giudizio.
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Perdita del godimento del bene: risarcimento senza lucro cessante
Una società sportiva otteneva in comodato oneroso due piscine da una società termale. Quest'ultima sbarrava gli ingressi, impedendo l'uso della struttura. La Corte d'Appello dichiarava risolto il contratto per colpa della società termale, ma negava il risarcimento alla società sportiva, qualificando la mancata utilizzazione delle piscine come lucro cessante non provato. La Cassazione accoglie il ricorso della società sportiva: la perdita del godimento del bene per colpa del comodante costituisce un danno emergente (perdita della concreta possibilità di utilizzo) e non un lucro cessante. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Risarcimento danni per ritardo aereo: la svolta per i passeggeri
Due passeggeri hanno agito contro una compagnia aerea per ottenere il risarcimento danni per ritardo aereo di oltre sei ore. Oltre alla compensazione pecuniaria di 600 euro, richiedevano il rimborso delle spese di trasporto straordinarie (taxi e nuovo biglietto ferroviario) e il pagamento delle spese legali stragiudiziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei passeggeri, stabilendo che gli interessi sulla compensazione decorrono dal giorno del ritardo e non dalla citazione. Inoltre, ha riconosciuto il diritto al risarcimento delle spese di trasporto rese necessarie dal disservizio, escludendo che i passeggeri debbano compiere scelte di viaggio gravose o rischiose per evitare il danno. Infine, ha sancito che le spese per l'assistenza legale stragiudiziale costituiscono un danno emergente autonomo e vanno risarcite se l'intervento appariva utile ex ante. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Abuso sul lavoro: annullamento del contratto per violenza
Una donna (La Venditrice) chiede l'annullamento della vendita di una casa, sostenendo di essere stata costretta a firmare a causa delle minacce e delle pressioni psicologiche esercitate dalla caposala (L'Acquirente), sua superiore gerarchica. La Corte d'appello accoglie la domanda e condanna L'Acquirente al risarcimento del danno per il mancato godimento dell'immobile. La Cassazione conferma l'annullamento del contratto per violenza, stabilendo che le pressioni psicologiche sul lavoro escludono il libero consenso. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso dell'Acquirente sulla quantificazione dei danni: il risarcimento deve essere ricalcolato escludendo il periodo in cui l'immobile era sotto sequestro giudiziario, poiché in quel lasso di tempo i canoni di affitto non sono stati incassati dall'Acquirente ma dal custode. La causa viene rinviata per un nuovo calcolo.
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Onere della prova del danno: niente risarcimento senza prove
Una società commerciale ha richiesto l'ammissione al passivo di un ente in liquidazione per un risarcimento di oltre 170.000 euro, a seguito di un furto subito. La società sosteneva che l'ente avesse violato i doveri di vigilanza. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova del nesso causale e del danno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che spetta al danneggiato l'onere della prova del danno e dell'inadempimento specifico. La Corte ha chiarito che l'ordine di esibizione dei documenti non può sanare le lacune probatorie della parte. Inoltre, avendo la ricorrente rifiutato la proposta di definizione accelerata, è stata condannata per abuso del processo al pagamento di sanzioni pecuniarie in favore della controparte e della Cassa delle ammende.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: niente parcella
Due coniugi chiedono il risarcimento dei danni ai propri legali per la perdita dell'equo indennizzo dovuto alla durata irragionevole di un processo. I professionisti avevano infatti sbagliato l'ente contro cui promuovere il giudizio. La Corte d'appello nega il danno ritenendo che la causa sarebbe stata comunque persa per la mancata presentazione dell'istanza di prelievo nel processo amministrativo. La Cassazione accoglie il ricorso dei clienti, chiarendo che la mancata istanza non esclude la proponibilità della domanda ma incide solo sulla quantificazione dell'indennizzo. Di conseguenza, sussiste la responsabilità professionale dell'avvocato per aver precluso l'esame nel merito della causa. Viene inoltre confermata la perdita del diritto al compenso per i legali inadempienti.
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Responsabilità del socio: quando l’ingerenza costa il risarcimento
Un socio di una società a responsabilità limitata è stato condannato a risarcire i danni causati alla società per l'abusiva occupazione gratuita di un immobile da parte del fratello co-amministratore (di cui era erede) e per aver ostacolato la vendita di un altro appartamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del socio, confermando la sua responsabilità. La decisione ribadisce che la responsabilità del socio scatta quando vi è una consapevole ingerenza nella gestione aziendale insieme agli amministratori, oltre alla responsabilità derivante dalla qualità di erede del co-amministratore defunto. Il ricorrente dovrà risarcire i danni quantificati e pagare le spese di giudizio.
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Ritardato pagamento dell’indennizzo: ko in Cassazione senza prove
I proprietari di un supermercato distrutto da un incendio hanno ottenuto l'indennizzo assicurativo solo dopo quattro anni a causa delle contestazioni infondate della compagnia. L'attività è fallita nel frattempo. I proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni derivanti dal ritardato pagamento dell'indennizzo. Il Tribunale ha riconosciuto solo il mancato guadagno, rigettando le richieste per perdita di chance e danni morali per mancanza di prove tempestive. La Corte d'appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, confermando che le richieste risarcitorie devono essere dettagliate e provate sin dall'inizio del giudizio. Avendo rifiutato la definizione accelerata senza validi motivi, i ricorrenti sono stati condannati a una sanzione di 5.000 euro.
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Danno da svalutazione: risarcito anche l’utilizzatore in leasing
Un'azienda utilizzatrice di un aeromobile in leasing stipula un preliminare per venderlo a un acquirente terzo. Quest'ultimo si rende inadempiente, rifiutando di concludere l'acquisto definitivo. L'utilizzatrice chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, compreso il danno da svalutazione del velivolo. La Corte d'Appello nega tale risarcimento ritenendo che l'utilizzatrice, non essendo proprietaria formale del bene, non abbia subìto un danno diretto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'utilizzatrice: anche chi detiene un bene in leasing ha diritto al risarcimento del deprezzamento se l'inadempimento altrui incide direttamente sulla sua sfera patrimoniale, impedendogli di realizzare il valore del bene tramite il riscatto anticipato.
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Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno
La controversia nasce all'interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d'Appello, pur accertando l'inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l'azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un'elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.
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