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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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680 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Responsabilità avvocato: quando il nesso causale manca
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i contorni della responsabilità professionale avvocato. Nel caso analizzato, un legale si era costituito tardivamente in un giudizio locatizio. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente provare l'errore del professionista, ma è necessario dimostrare il nesso causale: il cliente deve provare che una difesa tempestiva e corretta avrebbe avuto una ragionevole probabilità di successo. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento viene respinta. La sentenza affronta anche la ripartizione delle spese legali quando viene chiamata in causa un'assicurazione.
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Danno da ritardo aereo: la prova spetta al passeggero
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20941/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento del danno da ritardo aereo. Analizzando il caso di due passeggeri bloccati per 58 ore in aeroporto, la Corte ha chiarito che, secondo la Convenzione di Montreal, il semplice ritardo non dà diritto a un indennizzo automatico. Spetta al viaggiatore l'onere di dimostrare concretamente sia il danno patrimoniale (spese extra) sia quello non patrimoniale, il quale deve consistere in un pregiudizio grave che superi il mero disagio o stress.
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Contratto d’opera: competenza della Sezione Cassazione
Un caso di inadempimento di un contratto d'opera per lavori su un'imbarcazione giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito riguardante lo scioglimento del contratto e la prova dell'inadempimento, rileva una questione di procedura. Poiché la materia del contendere è il contratto d'opera, la causa viene trasferita dalla Terza alla Seconda Sezione Civile, competente per materia, disponendo un rinvio a nuovo ruolo. La decisione finale sul ricorso è quindi posticipata.
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Ricorso incidentale tardivo: inefficace se principale out
La Corte di Cassazione chiarisce la sorte del ricorso incidentale tardivo in caso di inammissibilità del ricorso principale. In una complessa disputa ereditaria, il ricorso principale è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, come la commistione di motivi e la mancata critica alla ratio decidendi della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorso incidentale, proposto oltre i termini ordinari di impugnazione, è stato dichiarato inefficace, confermando il principio secondo cui la sua validità è strettamente legata a quella del ricorso principale.
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Domanda nuova in appello: il divieto di modifica
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del principio 'iura novit curia' in appello. Una richiesta di risarcimento basata su un titolo giuridico nuovo, che presuppone fatti non allegati in primo grado, costituisce una domanda nuova inammissibile. Nel caso specifico, un'utente di servizi telefonici, non titolare del contratto, non può in appello fondare la sua pretesa sull'esistenza di un contratto di mandato con il titolare se non lo aveva dedotto nel giudizio di primo grado.
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Onere della prova: il danno va sempre dimostrato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20257/2024, ha respinto il ricorso di una società fornitrice di gas contro un cliente industriale. Nonostante fosse stato accertato l'inadempimento del cliente, che aveva ritirato meno gas del pattuito, la richiesta di risarcimento è stata negata. La Corte ha sottolineato che spetta al danneggiato l'onere della prova del danno effettivo, che non può essere presunto. Il fornitore non è riuscito a dimostrare di aver acquistato il gas in eccesso e di averlo poi rivenduto in perdita, rendendo la sua richiesta risarcitoria infondata.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: limiti al riesame
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società produttrice di energia contro una società di distribuzione. I motivi, incentrati su presunto abuso di posizione dominante e errata valutazione contrattuale, sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito, precluso in sede di legittimità, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Onere della prova: responsabilità amministratore negata
Una società creditrice ha agito in giudizio contro l'amministratore di una società debitrice, sostenendo che avesse causato l'insolvenza di quest'ultima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'onere della prova grava sul creditore, il quale deve dimostrare le specifiche condotte illecite dell'amministratore e non può limitarsi a un'allegazione generica sul declino patrimoniale della società.
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Liquidazione equitativa: quando il giudice può decidere?
Un'impresa individuale ha citato in giudizio una compagnia telefonica per inadempimento contrattuale, ma la sua richiesta di risarcimento è stata respinta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che la liquidazione equitativa del danno è possibile solo dopo aver dimostrato con certezza l'esistenza del danno stesso ('an debeatur'), non potendo supplire a una totale assenza di prova.
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Appello incidentale non notificato: le conseguenze
In una controversia su un contratto di locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha analizzato le conseguenze di un appello incidentale non notificato. Sebbene abbia respinto le difese del conduttore sul merito del pagamento tramite titoli cambiari, ha accolto il suo motivo di ricorso puramente procedurale. La Corte ha stabilito che la mancata notifica dell'appello incidentale ne causa l'improcedibilità, che può essere rilevata d'ufficio, portando alla cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice d'appello.
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Onere della prova: chi prova il danno da carburante?
Una società di autotrasporti ha citato in giudizio un gestore di una stazione di servizio per danni al motore di un camion, attribuiti a carburante contaminato con acqua. Il tribunale, basandosi su una perizia tecnica (CTU) che indicava la condensa come causa dell'acqua, ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova del nesso causale tra il rifornimento e il danno spetta a chi agisce in giudizio per il risarcimento.
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Effetto solutorio del pegno: la Cassazione decide
Una società ha fornito un pegno a garanzia di un prestito specifico per un'altra entità. La banca creditrice, dopo aver escusso il pegno, ha utilizzato i fondi per coprire un debito diverso, impedendo al garante di esercitare il suo diritto di surroga. La Corte di Cassazione ha confermato l'"effetto solutorio del pegno", equiparando l'escussione a un pagamento. Di conseguenza, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, riaffermando il diritto del garante al risarcimento del danno subito.
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Liquidazione del danno: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, pur riconoscendo il diritto di un cliente al risarcimento per la negligenza del proprio avvocato, aveva omesso di effettuare una precisa liquidazione del danno. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice deve quantificare in modo esatto l'importo dovuto, comprensivo di capitale, rivalutazione e interessi, non potendosi limitare a un generico rinvio agli 'accessori di legge'.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
Una società investitrice chiede la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento di un'azienda agricola. La Corte d'Appello rigetta la domanda, invertendo l'onere della prova. La Cassazione cassa la sentenza, riaffermando che in tema di onere della prova inadempimento spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto e non al creditore provare il contrario.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare e i suoi garanti, dopo aver perso in primo grado e in appello una causa relativa a un contratto di leasing, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, lamentavano la mancata partecipazione al giudizio di una terza società. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i motivi inammissibili, sottolineando la mancanza di un concreto interesse ad impugnare sul punto, dato che erano stati i ricorrenti stessi a non citare la terza parte, configurando tale comportamento come un abuso del processo.
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Responsabilità del committente: quando si risponde?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del committente in caso di danni causati dall'impresa appaltatrice. A seguito di un incendio divampato durante lavori di ristrutturazione, che ha distrutto uno studio legale, la Corte ha escluso la colpa dei proprietari dell'immobile. La responsabilità è stata attribuita esclusivamente all'appaltatore per l'errata esecuzione dei lavori. La sentenza, tuttavia, accoglie le doglianze della danneggiata sulla liquidazione del danno esistenziale e sulla valutazione del nesso causale per la chiusura di una sede secondaria, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contestazione bollette: onere della prova del cliente
Una società fornitrice di gas ottiene un decreto ingiuntivo contro un'azienda cliente per fatture non pagate. Il cliente si oppone, lamentando consumi anomali e un possibile malfunzionamento del contatore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che nella contestazione bollette, l'onere della prova spetta al cliente, il quale non può limitarsi a una generica lamentela ma deve fornire elementi specifici che dimostrino la discordanza tra i consumi fatturati e quelli effettivi o presunti. Viene inoltre chiarito che il fornitore è l'unico responsabile nei confronti del cliente per il corretto funzionamento del contatore, anche se di proprietà di un distributore terzo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando per un nuovo esame basato su questi principi.
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Domanda di manleva: Giurisdizione e Litisconsorzio
Una società di gestione idrica, condannata a risarcire un utente per la fornitura di acqua non potabile, ha presentato una domanda di manleva contro l'ente regionale. I giudici di merito hanno declinato la giurisdizione ordinaria su tale domanda. La Corte di Cassazione, prima di decidere sulla questione di giurisdizione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rilevando la mancata notifica del ricorso all'utente originario. Ha quindi ordinato l'integrazione del contraddittorio, considerandolo litisconsorte necessario, e ha rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Responsabilità professionale: nesso causale e danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17371/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi in un caso di responsabilità professionale di due consulenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'errore del professionista, ma è essenziale provare l'esistenza di un danno ingiusto e il nesso di causalità diretto. Poiché le conseguenze fiscali negative erano un esito inevitabile delle operazioni societarie volute dal cliente, non è stato riconosciuto alcun danno risarcibile, rendendo irrilevante la discussione sulla condotta dei consulenti.
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Documenti in lingua straniera: quando sono ammessi?
Una società fornitrice di prodotti alimentari ha citato in giudizio un'azienda cliente per il mancato pagamento di una fornitura. L'azienda cliente si è difesa sostenendo che la fornitrice avesse interrotto le consegne, causando danni. I tribunali di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società fornitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda cliente per vizi procedurali, cogliendo l'occasione per fare chiarezza sull'utilizzo di documenti in lingua straniera nel processo civile e sul principio di autosufficienza del ricorso.
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