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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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680 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Prova testimoniale: quando il giudice non la ammette
Una società cooperativa ha citato in giudizio un consulente per presunti errori nella gestione del personale. Le corti di merito hanno respinto la richiesta, sostenendo la mancanza di prove sull'effettivo incarico di consulenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che il giudice non può ignorare le richieste di prova testimoniale e poi rigettare la domanda proprio per assenza di prove. Tale comportamento viola il diritto alla prova e il principio del contraddittorio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Remunerazione medici: specializzazione non in UE, no nesso
Un medico specializzando in "Chirurgia d'urgenza e pronto soccorso" ha richiesto il risarcimento per la mancata remunerazione, basandosi su direttive UE. Dopo due sentenze favorevoli, la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il diritto alla remunerazione medici specializzandi sorge solo se la specializzazione è elencata nelle direttive o se il medico prova una concreta equipollenza di fatto, non essendo sufficiente un decreto nazionale successivo e non retroattivo. La domanda è stata respinta.
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Incapacità a testimoniare: no al dipendente teste?
Un'azienda agricola subisce danni ingenti a causa di un'illegittima interruzione di energia elettrica. La Corte d'Appello nega il risarcimento, ritenendo inammissibili le testimonianze dei dipendenti per presunta incapacità a testimoniare. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la qualità di dipendente non implica automaticamente l'incapacità a testimoniare, la quale deve essere eccepita dalla controparte e non rilevata d'ufficio. Inoltre, una volta provata l'esistenza del danno, il giudice ha il dovere di quantificarlo, anche in via equitativa, senza potersi pronunciare con un 'non liquet'.
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Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Adempimento del contratto: cosa succede se è tardivo?
Un ex socio otteneva un trasferimento immobiliare forzato dopo un ritardo. Successivamente, ha citato in giudizio la controparte per danni, sostenendo che la sua rinuncia agli utili societari era diventata invalida a causa del ritardato adempimento del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che, avendo imposto l'esecuzione del contratto, ne aveva confermato la validità e la sua rinuncia rimaneva vincolante. Eventuali danni sono limitati al solo ritardo e non alla perdita della controprestazione.
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Risarcimento danno P.A.: ritardo e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Ministero al risarcimento del danno nei confronti di un ente previdenziale. Il danno era costituito dagli interessi che l'ente ha dovuto pagare ai pensionati a causa del ritardo con cui il Ministero ha trasmesso i documenti necessari per la liquidazione del trattamento di quiescenza. La sentenza chiarisce che il rapporto tra i due enti è paritetico e soggetto alle norme civilistiche sull'inadempimento, confermando la giurisdizione del giudice ordinario.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i requisiti
Un'impresa edile ottiene un decreto ingiuntivo per un cospicuo credito basato su titoli cambiari. In appello, l'importo viene ridotto. Entrambe le parti si rivolgono alla Corte di Cassazione, ma entrambi i ricorsi vengono dichiarati inammissibili. La Corte sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, che deve esporre chiaramente tutti i fatti di causa, e ribadisce che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Responsabilità professionale geometra: il caso
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sulla responsabilità professionale del geometra. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni per la mancata approvazione di un piano di lottizzazione. La Suprema Corte ha escluso la responsabilità del tecnico, poiché l'insuccesso del progetto era dovuto a fattori esterni non imputabili alla sua condotta, come la necessità di acquisire terreni di terzi e le modifiche al piano regolatore comunale.
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Clausola penale nel leasing: la Cassazione interviene
Una società immobiliare contesta la risoluzione di un contratto di leasing, sostenendo l'eccessività della clausola penale che permetteva alla concedente di trattenere l'immobile e tutti i canoni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente ignorato tale contestazione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sull'equità della clausola penale.
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Onere della prova: chi deve provare l’inadempimento?
Una società che gestisce distributori di carburante subisce un furto da una cassaforte senza segni di effrazione. La società fa causa al produttore della cassaforte, che ne aveva garantito la non duplicabilità delle chiavi, e alla società di vigilanza incaricata del prelievo dei valori. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha riaffermato il principio sull'onere della prova: spetta al debitore (produttore e società di vigilanza) dimostrare che l'inadempimento è dovuto a una causa a lui non imputabile, una volta che il creditore ha allegato la violazione del contratto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità bancaria assegni: quando la banca paga?
Una correntista citava in giudizio il proprio istituto di credito dopo aver subito protesti per assegni con firma apocrifa, emessi da carnet che non aveva mai richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, escludendo la responsabilità bancaria per gli assegni emessi, poiché la falsificazione delle firme, sebbene accertata da una perizia, era talmente abile da non essere riconoscibile a prima vista da un impiegato di media diligenza. La decisione conferma che la responsabilità della banca sorge solo in caso di falsificazione palese e non a fronte di alterazioni sofisticate.
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Prescrizione garanzia: quando inizia a decorrere?
Una società assicurativa ha contestato l'attivazione di una polizza fideiussoria, sostenendo l'avvenuta prescrizione della garanzia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il termine di prescrizione non decorre se l'adempimento dell'obbligazione principale è impedito da un sequestro penale. Il diritto di escutere la garanzia sorge solo quando l'inadempimento diventa definitivo, ovvero dopo la rimozione del sequestro, momento in cui la prestazione torna ad essere esigibile.
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Responsabilità del noleggiante: il caso dell’incendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del noleggiante per la distruzione di un bene (nella specie, un autoarticolato) a causa di un incendio doloso appiccato da terzi ignoti è esclusa se dimostra di aver usato l'ordinaria diligenza. La presunzione di colpa a suo carico può essere superata provando che l'evento dannoso non era a lui imputabile, come nel caso di un veicolo parcheggiato in un'area recintata e chiusa. La Corte ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando che il noleggiante non era tenuto ad adottare misure di sicurezza straordinarie.
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Responsabilità conducente militare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per risarcimento danni a carico di un militare, del suo superiore e del Ministero della Difesa, a seguito di un grave incidente avvenuto durante un'esercitazione. La Corte ha stabilito che la manovra di sorpasso imprudente, eseguita con un mezzo blindato su un terreno sconnesso e franoso, costituisce una condotta colpevole che non può essere giustificata dal contesto militare. Viene quindi ribadita la piena responsabilità del conducente militare quando viola le norme di comune prudenza, rendendo prevedibile l'evento dannoso.
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Clausola penale: risarcimento senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26915/2024, ha stabilito che il diritto al risarcimento del danno previsto da una clausola penale è autonomo e non richiede la preventiva risoluzione del contratto. Il caso riguardava una società che, avendo violato un accordo transattivo omettendo di assumere dei lavoratori, è stata condannata a pagare la penale pattuita, a prescindere dalla continuazione del rapporto contrattuale. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della società, confermando la validità della richiesta di risarcimento basata sulla sola clausola penale.
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Inammissibilità ricorso: requisiti formali in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di prelazione agraria a causa di gravi vizi formali. Il caso riguardava dei coltivatori che, dopo aver esercitato il diritto di prelazione, si sono visti sottrarre il terreno dal venditore, che lo aveva frazionato e venduto a terzi. La Corte ha stabilito che l'atto di impugnazione era carente nell'esposizione dei fatti e che i motivi erano scollegati dalla reale motivazione della sentenza d'appello, ribadendo i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza del ricorso.
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Contratto preliminare: le condizioni e i rischi
Una società immobiliare ha citato in giudizio un ente previdenziale per inadempimento di un complesso contratto preliminare di compravendita e permuta. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, stabilendo che il contratto si era risolto non per inadempimento, ma per l'avveramento di una condizione risolutiva legata alla stipula di un contratto di locazione, risultato nullo perché non registrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che lo scioglimento del contratto era avvenuto a causa della condizione e non dell'inadempimento contestato.
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Nesso causale e colpa medica: la scelta chirurgica
Un paziente subisce una paralisi permanente a seguito di un intervento chirurgico alla schiena ritenuto non necessario. La Corte di Appello aveva escluso la responsabilità dei medici, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo il corretto criterio di valutazione del nesso causale. Secondo la Suprema Corte, il giudizio deve verificare se la terapia alternativa meno rischiosa avrebbe evitato il grave danno (la paralisi), e non se avrebbe curato la patologia originaria.
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Onere della prova danno: la Cassazione fa chiarezza
Un fornitore di gas cita in giudizio un cliente per non aver acquistato la quantità di merce concordata. I tribunali riconoscono l'inadempimento ma respingono la richiesta di risarcimento. La Cassazione, confermando le decisioni, sottolinea che l'onere della prova del danno e del nesso causale spetta al creditore, il quale deve dimostrare una perdita economica effettiva, non essendo sufficiente il solo inadempimento.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi generici
Un istituto di credito, dopo aver acquisito un credito da una società energetica nei confronti di un Comune, ha agito per il pagamento. Dopo aver perso in primo e secondo grado, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano troppo generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il caso sottolinea i rigidi requisiti formali per evitare l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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