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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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472 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Inadempimento contrattuale: la Cassazione decide
Una società alberghiera ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per inadempimento contrattuale riguardo a una concessione di servizi di ristorazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ritenuto ingiustificati gli inadempimenti della società stessa, come il mancato pagamento dei canoni e la sospensione unilaterale del servizio, escludendo così il suo diritto al risarcimento. La sentenza sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva della condotta di entrambe le parti nei casi di presunto inadempimento contrattuale.
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Arricchimento senza causa: PA deve pagare?
Una società esegue lavori per un ente pubblico ma la sua richiesta di pagamento viene respinta per insufficienza di prove sul contratto. La Corte di Cassazione interviene, affermando che, anche in assenza di un'azione contrattuale valida, l'impresa ha diritto a che venga esaminata la sua domanda di indennizzo per arricchimento senza causa, poiché l'ente ha comunque beneficiato dei lavori. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Una società di costruzioni ha perso la sua causa contro un istituto bancario per un vizio di forma nel ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la relativa prova (relata di notifica). Questa omissione ha impedito alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo il ricorso inammissibile senza entrare nel merito della questione sui contratti swap.
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Nesso causale: condotta del danneggiato lo esclude
Una correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per il mancato pagamento di un assegno tratto su un conto cointestato e bloccato a seguito di eventi successori, sostenendo che ciò le avesse causato un danno relativo a un'operazione immobiliare fallita. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. È stato stabilito che non sussisteva alcun nesso causale tra la condotta della banca e il danno, poiché quest'ultimo era attribuibile esclusivamente alle scelte contrattuali irragionevoli e svantaggiose compiute dalla stessa correntista.
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Responsabilità amministratori: obblighi e limiti
La Corte di Cassazione esamina un caso complesso di responsabilità amministratori in una società partecipata. La vicenda origina da un'azione per mala gestio contro l'amministratore delegato, estesa poi ai consiglieri di gestione e sorveglianza. La Corte chiarisce i confini del dovere di agire informati per gli amministratori senza deleghe, affermando che non possono esimersi da responsabilità invocando una mera passività. I ricorsi principali e incidentali vengono dichiarati inammissibili per motivi procedurali, confermando la condanna solidale decisa in appello e ribadendo l'impossibilità di rivalutare il merito dei fatti in sede di legittimità.
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Diritti di Opzione: Obblighi della banca e del cliente
Un investitore, qualificatosi come "professionale", acquista tramite home banking dei diritti di opzione. La banca, in assenza di un ordine scritto per l'esercizio degli stessi, li vende automaticamente, come previsto dal contratto. L'investitore subisce una perdita e cita in giudizio la banca. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell'operato della banca. La Suprema Corte ha stabilito che, data l'autonomia dell'investitore professionale e le chiare clausole contrattuali che richiedevano un ordine scritto, la banca non aveva ulteriori obblighi di assistenza per un'operazione gestita in totale autonomia dal cliente.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se errato
Un investitore ha perso una causa contro una banca per l'acquisto di titoli finanziari poi falliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché le censure mosse non colpivano la vera ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero la mancata prova del danno, ma si concentravano su argomentazioni secondarie e non decisive, rese dalla Corte solo "per completezza".
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Inammissibilità appello: i limiti temporali del giudice
Una banca ha stipulato un contratto di 'interest rate swap' con una società. Il Tribunale ha dichiarato nullo il contratto per indeterminatezza del 'mark to market'. La Corte d'Appello ha poi dichiarato l'appello della società inammissibile, ma lo ha fatto in un'udienza successiva alla prima, violando le tempistiche procedurali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che la decisione di inammissibilità dell'appello deve essere presa obbligatoriamente alla prima udienza, pena la nullità del provvedimento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Clausola risolutiva espressa: comunicazione tardiva?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cooperativa agricola contro la revoca di un finanziamento. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo di comunicazione immediata delle difficoltà progettuali, inadempimento che ha legittimato l'attivazione della clausola risolutiva espressa prevista nel contratto, a prescindere dall'avvenuto completamento finale dell'opera.
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Onere della prova: come dimostrare il credito in un fallimento
Un professionista ha agito in giudizio contro una società fallita per il mancato pagamento delle sue prestazioni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza sottolinea come sul creditore gravi un preciso onere della prova, che impone di dimostrare il proprio diritto con elementi specifici e dettagliati, non essendo sufficiente una produzione documentale generica o capitoli di prova non circostanziati.
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Compenso professionale e condizione sospensiva
Un professionista chiede il pagamento del suo compenso professionale per lavori eseguiti, ma il contratto lo subordina a un finanziamento mai ottenuto. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che se la condizione sospensiva non si avvera, il compenso non è dovuto, anche se la prestazione è stata eseguita. L'interpretazione del giudice di merito è insindacabile se plausibile.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco i requisiti
Una compagnia assicurativa ha fatto ricorso contro una banca per il pagamento di assegni contraffatti. La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cassazione perché i motivi erano formulati in modo confuso e non specifico, violando i requisiti procedurali. La Corte ha ribadito la necessità di una redazione chiara e puntuale degli atti di impugnazione.
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Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
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Revoca amministratore srl: violazione non compete
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revoca amministratore srl per giusta causa, originato dalla violazione di un patto di non concorrenza contrattuale. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'ex amministratore, specificando che la base della revoca era il patto specifico e non una norma di legge generale, sia quello della società, che intendeva negare i compensi pregressi. È stato chiarito che per una violazione passata e definitiva, il rimedio è il risarcimento del danno (se provato) e non la sospensione del pagamento.
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Onere della prova: chi paga se la banca non ha i contratti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4043/2024, ha stabilito un principio cruciale sull'onere della prova nelle controversie bancarie. Se una banca non produce i contratti di conto corrente e gli estratti conto completi sin dall'inizio del rapporto, non può pretendere il pagamento del saldo debitore. La Corte ha chiarito che nemmeno una precedente ricognizione di debito da parte del cliente può sopperire a tale mancanza probatoria. Di conseguenza, la domanda di pagamento della banca è stata respinta, ribaltando la decisione della Corte d'Appello e affidando al giudice di rinvio il compito di riesaminare il caso applicando questi principi.
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Eccezione di inadempimento sindaco: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rigetto della domanda di ammissione al passivo del compenso di un sindaco di una società fallita. Il curatore ha sollevato con successo l'eccezione di inadempimento, basata sulla grave omessa vigilanza del professionista riguardo la perdita del capitale sociale. La Corte ha ribadito che, a fronte dell'allegazione di uno specifico inadempimento da parte del fallimento, spetta al sindaco dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Eccezione d’inadempimento: compenso negato al sindaco
Un ex sindaco di una società quotata fallita ha richiesto il pagamento del suo compenso. Il fallimento si è opposto sollevando un'eccezione d'inadempimento, accusando il sindaco di aver omesso la dovuta vigilanza sulla gestione societaria, che aveva occultato la perdita di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del sindaco, chiarendo che in questi casi spetta al professionista dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri. Non avendolo provato, la sua richiesta di compenso è stata legittimamente respinta.
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Responsabilità enti di vigilanza: è extracontrattuale
Un gruppo di risparmiatori ha citato in giudizio alcuni enti di vigilanza per i danni subiti a seguito del dissesto di un istituto di credito, lamentando un'omessa vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità degli enti di vigilanza ha natura extracontrattuale e non deriva da 'contatto sociale'. Di conseguenza, si applica il termine di prescrizione breve di cinque anni, che decorre dal momento in cui il danno è divenuto oggettivamente conoscibile, come la data della dichiarazione di insolvenza, rendendo l'azione dei risparmiatori tardiva e quindi prescritta.
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Tetto di spesa sanità: il contratto prevale sulla legge
Una struttura medica ha citato in giudizio un ente sanitario regionale per il pagamento di prestazioni sanitarie eccedenti il budget concordato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il tetto di spesa sanità previsto nel contratto tra le parti è un limite invalicabile. L'ente non è tenuto a pagare per le prestazioni "over budget" e l'onere di provare la disponibilità di fondi extra ricade sulla struttura medica stessa.
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Garanzie cessione quote: prescrizione e vizi dei beni
Una società acquirente ha contestato il minor valore del magazzino di un'azienda vinicola acquisita tramite cessione di quote, a causa della scarsa qualità del vino. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che le garanzie contrattuali sulla consistenza patrimoniale (c.d. business warranties) sono soggette alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di un anno prevista per la vendita di beni. Questo principio si applica anche quando il vizio riguarda un bene specifico, come il vino in magazzino, poiché l'oggetto della vendita sono le partecipazioni sociali e non i singoli beni.
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