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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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472 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Pagamento a soggetto non legittimato: la diligenza
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un pagamento a soggetto non legittimato, effettuato da un intermediario finanziario a un truffatore in possesso di un documento falso. La Corte ha rigettato il ricorso della società ordinante, stabilendo che l'intermediario ha agito con la dovuta diligenza professionale verificando un solo documento d'identità, il codice fiscale e la password, conformemente alle prassi e alle condizioni contrattuali. La mancata produzione della copia del documento in giudizio non costituisce, di per sé, prova di negligenza.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12801/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità dell'intermediario in caso di pagamento di un bonifico domiciliato a un soggetto non legittimato che ha esibito un documento falso. La Corte ha stabilito che la responsabilità è di natura contrattuale e si valuta secondo il criterio della diligenza professionale. L'intermediario non è responsabile se dimostra di aver verificato con la dovuta cura il documento di identità presentato e gli altri elementi di sicurezza (come la password), non essendo tenuto, in assenza di specifiche previsioni normative o contrattuali, a richiedere un secondo documento o a conservarne una copia.
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Revoca contributo pubblico: quando è legittima?
Un caso riguardante la revoca di un contributo pubblico concesso a un'imprenditrice. Nonostante l'immobile destinato all'attività fosse stato danneggiato da un terremoto, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della revoca per la mancata prova della persistenza della forza maggiore fino alla scadenza del termine ultimo per l'avvio dell'attività.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Obblighi informativi intermediario: nessuna nuova informativa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9069/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario si esauriscono con l'operazione di acquisto del prodotto. Di conseguenza, la banca non è tenuta a fornire nuove e ulteriori informazioni all'erede che subentra nella titolarità dei titoli per successione. Il ricorso dell'erede, che lamentava un danno per mancata informazione post-successione, è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata per abuso del processo.
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Rinnovazione ipoteca: se il debito esiste è lecita
Un proprietario immobiliare ha citato in giudizio una banca per danni derivanti dalla rinnovazione di un'ipoteca, sostenendo che il debito sottostante fosse già estinto. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il punto cruciale era la data di estinzione del debito. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare le prove della banca, secondo cui il debito era stato saldato solo dopo la rinnovazione ipoteca. La legittimità dell'atto dipende da questo fatto decisivo, pertanto il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione vince
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede di un investitore, cassando la sentenza d'appello che aveva respinto la richiesta di risarcimento contro una banca. La Corte ha ribadito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario sussistono anche verso un cliente esperto e con propensione al rischio. L'esperienza passata non è sufficiente a superare la presunzione del nesso causale tra la mancata informazione e il danno subito dal risparmiatore. Spetta alla banca provare di aver fornito informazioni specifiche e adeguate per ogni singola operazione.
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Revisione prezzi appalti: la clausola è nulla?
Una società di servizi ha contestato la nullità di una complessa clausola di revisione prezzi in un contratto di illuminazione pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che una clausola "macchinosa" per la revisione prezzi, che si discosta dal meccanismo legale standard (indice Istat-Foi), è nulla. La legge provvede alla sostituzione automatica della clausola nulla con il meccanismo standard, preservando l'equilibrio contrattuale secondo norme imperative.
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Giudicato penale: limiti in un’azione di responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità civile di alcuni amministratori di una società fallita per non aver recuperato crediti essenziali. La Corte stabilisce che un'assoluzione in un processo penale per fatti simili non blocca l'azione civile, se questa è stata avviata prima. Viene ribadito il principio di autonomia tra giudizio civile e penale, sottolineando come il giudicato penale abbia un'efficacia limitata in tali circostanze.
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Responsabilità processuale aggravata: no a cause separate
Una società, dopo aver ricevuto un pagamento da un Ente Pubblico, subisce un'azione revocatoria fallimentare. La società accusa l'Ente di aver ritardato il pagamento con un'opposizione infondata, chiedendogli i danni. La Cassazione chiarisce che la richiesta di danni per abuso del processo rientra nella sfera della responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) e non può essere oggetto di un'autonoma azione di risarcimento.
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Ordini di investimento: la ratifica per fatti concludenti
Un'investitrice ha citato in giudizio un istituto di credito in merito a degli acquisti di obbligazioni argentine, sostenendo che gli ordini di investimento fossero nulli. La Corte d'Appello, ribaltando la decisione di primo grado, ha dato ragione alla banca, affermando che tali ordini non necessitano della forma scritta e possono essere ratificati tramite comportamenti concludenti, come l'incasso delle cedole. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, respingendo il ricorso dell'investitrice e sottolineando che le contestazioni generiche sulla violazione degli obblighi informativi sono inammissibili.
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Onere della prova danno: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società capogruppo di un'Associazione Temporanea di Imprese che chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una consociata. La richiesta, basata su un presunto inadempimento contrattuale, è stata respinta a ogni livello di giudizio a causa del mancato assolvimento dell'onere della prova danno. La ricorrente non è riuscita a dimostrare né i pagamenti effettuati per sopperire alle mancanze della consociata, né l'effettivo pregiudizio economico subito, rendendo la sua pretesa infondata.
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Responsabilità amministratori srl: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per 'responsabilità amministratori srl' nei confronti di un intero consiglio di amministrazione per 'mala gestio'. La sentenza chiarisce che, in caso di contabilità inaffidabile, il danno può essere liquidato con il criterio della differenza dei netti patrimoniali. Viene inoltre ribadita la responsabilità anche degli amministratori non esecutivi per omessa vigilanza e l'inapplicabilità della 'business judgment rule' a condotte illecite come l'omesso versamento di imposte.
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Responsabilità amministratori: la prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per aver stipulato un contratto svantaggioso per la società. L'ordinanza chiarisce i principi sulla responsabilità amministratori, stabilendo che il danno può essere provato anche con prove atipiche, come un decreto ingiuntivo revocato. La Corte ha inoltre esteso la responsabilità a un socio-finanziatore che, pur non essendo amministratore di diritto, ha influenzato in modo determinante le scelte gestionali, agendo di fatto come tale. Spetta all'amministratore convenuto dimostrare la recuperabilità del credito per evitare la condanna al risarcimento.
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Decadenza garanzia vizi appalto: la Cassazione decide
Un committente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa costruttrice per vizi dell'opera e per un credito ceduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La richiesta di risarcimento per i difetti è stata respinta a causa della tardiva denuncia, integrando la decadenza garanzia vizi appalto. Anche la pretesa derivante dalla cessione del credito è stata rigettata per carenza di prova sia del credito stesso che dell'atto di cessione.
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Danno da occupazione illegittima: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7553/2024, ha affrontato il caso di un danno da occupazione illegittima di un immobile. Una curatela fallimentare contestava la condanna al risarcimento in favore della proprietaria dell'immobile, occupato da beni mobili del soggetto fallito dopo la risoluzione del contratto di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso, qualificando la responsabilità come extracontrattuale e non contrattuale. Ha inoltre stabilito che, per ottenere il risarcimento, il proprietario deve allegare la concreta possibilità di sfruttamento economico del bene persa a causa dell'occupazione, non essendo sufficiente la mera indisponibilità. Il valore locativo del bene è stato ritenuto un criterio valido per la liquidazione del danno.
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Responsabilità della banca: l’invito a disinvestire
La Corte di Cassazione analizza un caso di investimenti non autorizzati e con firme false effettuati da un direttore di filiale. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca per i danni non può essere ridotta attribuendo un concorso di colpa ai clienti solo perché non hanno seguito un generico invito a disinvestire, soprattutto se tale invito è pervenuto durante la causa. Il provvedimento chiarisce i limiti del dovere del danneggiato di mitigare il danno.
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Clausola vessatoria: quando il prezzo del gas varia?
Un consumatore ha contestato un contratto di fornitura di gas, ritenendo che una clausola sulla variazione del prezzo fosse una clausola vessatoria. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti. La Corte ha stabilito che la clausola era chiara, comprensibile e specificamente approvata dal cliente, il quale era stato informato che il prezzo finale sarebbe dipeso dal Potere Calorifico Superiore (PCS) del gas, un parametro tecnico oggettivo. Pertanto, il ricorso è stato respinto.
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Responsabilità da contatto sociale: PA e risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio un Ente Regionale e un Comune per i danni subiti a causa di vincoli di inedificabilità imposti su terreni oggetto di una convenzione di lottizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5990/2024, ha qualificato la responsabilità dell'ente pubblico come "responsabilità da contatto sociale", di natura contrattuale. Ha rigettato i motivi principali del ricorso dell'Ente Regionale, confermando il diritto al risarcimento della società, ma ha accolto il motivo relativo al calcolo degli interessi, stabilendo che decorrono dall'atto di citazione e non dalla data della sentenza.
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Eccezione di prescrizione: quando è tardiva in arbitrato?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un lodo arbitrale per appalti pubblici. La questione centrale era la tardività dell'eccezione di prescrizione sollevata dall'ente pubblico. Le società appaltatrici, pur avendo vinto parzialmente in sede arbitrale, hanno visto il loro ricorso dichiarato inammissibile dalla Cassazione per non aver riproposto correttamente in appello la questione sulla tardività dell'eccezione. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza e della corretta riproposizione delle eccezioni nei vari gradi di giudizio.
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