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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2025

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516 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Accesso atti assicurativi: limiti e sospetto di frode
A seguito di un sinistro, un'automobilista richiede alla propria assicurazione l'accesso alla denuncia-querela presentata dall'altro conducente. La compagnia nega l'accesso sospettando una frode. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di accesso agli atti assicurativi può essere legittimamente negato se riguarda accertamenti su comportamenti fraudolenti, come previsto dall'art. 146 del Codice delle Assicurazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la specifica motivazione (ratio decidendi) della sentenza impugnata.
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Affidamento incolpevole: PA non responsabile se c’è giudizio
La Corte di Cassazione stabilisce che non sussiste la responsabilità della Pubblica Amministrazione per lesione dell'affidamento incolpevole quando un'autorizzazione amministrativa viene annullata in sede giudiziale e il privato era a conoscenza della pendenza del giudizio. Avviare i lavori in pendenza di un ricorso contro l'autorizzazione costituisce un'assunzione di rischio consapevole da parte dell'impresa, che esclude il diritto al risarcimento dei danni.
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Mora PA e fondi UE: la richiesta vale come diffida
Una società esportatrice ha richiesto alla Pubblica Amministrazione il pagamento di restituzioni all'esportazione previste da normative UE. A fronte del ritardo, la società ha agito in giudizio per ottenere gli interessi moratori. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito un principio fondamentale sulla mora PA: per i debiti derivanti dal diritto dell'Unione, la richiesta di pagamento presentata dal creditore è idonea a costituire in mora l'amministrazione, senza necessità di un successivo atto di diffida. Gli effetti della mora decorrono dalla scadenza del termine ragionevole che l'amministrazione aveva per completare le verifiche e disporre il pagamento.
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Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Patto di non concorrenza: nullo se il limite è vago
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13051/2025, ha dichiarato nullo un patto di non concorrenza stipulato tra una banca e una sua dipendente. La Corte ha stabilito che i limiti territoriali del patto devono essere certi e determinati al momento della sottoscrizione. Poiché l'accordo prevedeva la possibilità per il datore di lavoro di modificare unilateralmente l'ambito geografico del divieto, è stato ritenuto invalido per violazione dell'art. 2125 c.c., che tutela la libertà professionale del lavoratore.
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Patto di non concorrenza: nullo se il limite è vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un patto di non concorrenza a causa dell'indeterminatezza dei suoi confini territoriali. La clausola, che permetteva al datore di lavoro di modificare l'area geografica del divieto in caso di trasferimento della dipendente, è stata ritenuta lesiva del diritto della lavoratrice di conoscere con certezza, fin dalla stipula, l'esatta estensione del sacrificio richiestole. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che i limiti del patto devono essere chiari e non modificabili unilateralmente.
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Onere della prova: risarcimento negato senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'acquirente che chiedeva il risarcimento per il deterioramento di un immobile. La decisione si fonda sulla violazione dell'onere della prova: la ricorrente non ha dimostrato lo stato del bene al momento del contratto preliminare, rendendo impossibile provare sia il danno effettivo sia il nesso causale con la condotta della venditrice. La Suprema Corte ha ribadito che chi agisce in giudizio per ottenere un risarcimento deve fornire prove concrete a sostegno della propria pretesa.
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Onere della prova telefonia: fatture e disservizi
Una società si opponeva al pagamento di fatture telefoniche lamentando gravi disservizi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di onere della prova telefonia, le fatture prodotte dal gestore sono prova sufficiente del credito se la contestazione dell'utente è generica. L'utente deve fornire prove specifiche dei malfunzionamenti, altrimenti è tenuto a pagare.
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Inopponibilità sentenza: la Cassazione decide
Una società ha chiesto la restituzione di un terreno e l'ammissione di un credito nei confronti di un'altra società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo il principio di inopponibilità della sentenza: una decisione giudiziale di risoluzione contrattuale, se diventa definitiva dopo l'apertura della procedura concorsuale, non è efficace nei confronti della massa dei creditori.
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Interpretazione contratto locazione: la Cassazione decide
Una controversia sulla ripartizione dei costi di manutenzione di un immobile locato arriva in Cassazione. Il caso verte sull'interpretazione di una clausola contrattuale specifica. La Corte Suprema dichiara inammissibile il ricorso del locatore, stabilendo che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione del contratto per contestare la decisione di merito. Questa ordinanza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sull'interpretazione contratto locazione.
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Inadempimento locazione: quando è colpa del conduttore?
Una società conduttrice di un immobile a uso commerciale non pagava il canone, adducendo un problema bancario non imputabile a sé. Tuttavia, il ritardo si protraeva per otto mesi, accumulando una morosità pari a tre trimestralità. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento locazione, sottolineando che la prolungata inerzia del conduttore nel risolvere il problema e saldare il debito costituisce una colpa che giustifica la fine del rapporto contrattuale.
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Azione revocatoria: quando è valida e come funziona
Una società costruttrice, creditrice di una cooperativa edilizia, ha esercitato con successo un'azione revocatoria per rendere inefficaci gli atti di assegnazione di immobili ai soci. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando i motivi di ricorso dei soci. La sentenza chiarisce importanti principi sui presupposti dell'azione revocatoria, come la natura del credito, l'irrilevanza della partecipazione dei soci terzi al giudizio che accerta il credito e la prova della 'scientia damni', ovvero la consapevolezza del danno arrecato al creditore.
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Giurisdizione giudice ordinario: tariffa acqua agevolata
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio il proprio fornitore idrico, rivendicando il diritto a una tariffa agevolata prevista dal contratto per le "comunità". Il fornitore sosteneva che la determinazione della tariffa fosse un atto discrezionale, escludendo la competenza del giudice civile. La Corte di Cassazione ha invece confermato la giurisdizione del giudice ordinario, stabilendo che la controversia riguarda l'adempimento di un'obbligazione contrattuale e, quindi, un diritto soggettivo dell'utente, che rientra pienamente nella competenza del tribunale civile.
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Responsabilità notaio: non è danno pagare un debito
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità del notaio per i danni richiesti da due coniugi. I clienti avevano transatto un debito preesistente per evitare l'espropriazione di beni che il professionista aveva omesso di proteggere con la corretta annotazione di un fondo patrimoniale. Secondo la Corte, il pagamento di un debito proprio non costituisce un danno risarcibile, ma un atto dovuto, interrompendo così il nesso causale con l'errore del notaio.
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Impossibilità della prestazione: quando il contratto è valido?
La Corte di Cassazione ha chiarito che la vendita di un bene non più in produzione non determina automaticamente la nullità del contratto per impossibilità della prestazione. Se il venditore, non essendo l'unico rivenditore, ha la possibilità di reperire il bene altrove, la mancata consegna costituisce un inadempimento contrattuale. In questo caso, una concessionaria non è riuscita a consegnare un'auto ordinata, sostenendo la nullità dell'ordine per impossibilità originaria. La Corte ha respinto questa tesi, confermando il diritto dell'acquirente al recesso e alla restituzione del doppio della caparra, poiché l'impossibilità non era assoluta e definitiva.
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Responsabilità appaltatore: doveri e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva la responsabilità a un'impresa appaltatrice per non aver segnalato i difetti del progetto del committente. Il caso riguardava la costruzione di una scuola, dove si sono verificati danni per infiltrazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'impresa, ribadendo che la responsabilità dell'appaltatore non si limita alla mera esecuzione dei lavori, ma include un dovere di controllo e segnalazione delle carenze progettuali. I motivi del ricorso sono stati in gran parte dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Sospensione illegittima: la procedura è decisiva
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ente di formazione per la sospensione illegittima di una dipendente. La sentenza stabilisce che le difficoltà economiche non esonerano il datore di lavoro dal rispettare la procedura di consultazione sindacale prevista dalla legge e dal contratto collettivo prima di sospendere l'attività lavorativa e collocare il personale in mobilità. Il ricorso dell'ente, basato sulla presunta decadenza dell'azione e sull'impossibilità di adempiere, è stato respinto poiché la violazione procedurale è stata ritenuta l'elemento centrale e assorbente della controversia.
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Calcolo pensione: reddito e contributi effettivi
Un professionista ha richiesto un ricalcolo della propria pensione basato su una rivalutazione dei redditi più favorevole. La Corte di Cassazione ha confermato l'indice di rivalutazione corretto ma ha stabilito un principio cruciale per il calcolo pensione: l'importo dell'assegno deve corrispondere ai contributi effettivamente versati. Non si può ottenere una pensione più alta, basata su redditi maggiorati, senza aver versato i relativi contributi aggiuntivi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricalcolo pensione avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso cruciale per il ricalcolo pensione avvocati, relativo all'indice di rivalutazione dei redditi. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'indice di rivalutazione corretto fosse quello più elevato richiesto dai professionisti, la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Questa decisione riafferma l'assenza del principio di automaticità delle prestazioni per i liberi professionisti, legando strettamente l'importo della pensione all'effettiva contribuzione versata alla Cassa Forense.
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