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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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351 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Responsabilità socio uscente: quando si estingue?
In un caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita, la Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del socio uscente di una società di persone. La Corte ha stabilito che la responsabilità per un'obbligazione sociale sorge nel momento in cui questa diventa esigibile e viene violata, non quando viene contratta. Pertanto, il socio che ha lasciato la compagine sociale prima della scadenza dell'obbligazione non risponde del successivo inadempimento della società.
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Difetto di motivazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in una lite tra vicini per violazione delle distanze. L'ordinanza chiarisce i ristretti limiti del vizio di difetto di motivazione dopo la riforma del 2012, specificando che una motivazione, seppur non condivisa, se presente e logicamente coerente, non è censurabile in sede di legittimità. Il caso riguardava l'ampliamento di un balcone e la posa di una siepe, contestati da una vicina, e una domanda riconvenzionale per vedute irregolari. La Corte ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso per mancanza dei presupposti.
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Cassazione senza rinvio: quando la sentenza è finale
Un proprietario terriero si è opposto all'occupazione di una parte del suo fondo da parte di una società di costruzioni. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale di procedura: una precedente decisione di cassazione senza rinvio, che annullava una sentenza d'appello per un difetto di legittimazione, aveva reso definitiva la sentenza di primo grado favorevole al proprietario. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto estinto l'intero giudizio. La Suprema Corte ha quindi cassato la decisione d'appello, affermando il principio del giudicato formatosi sulla prima sentenza.
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Aggravamento servitù: il titolo costitutivo prevale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto aggravamento servitù di passaggio dovuto alla creazione di nuovi varchi e alla posa di tubature. La Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che per determinare l'esistenza di un aggravamento è fondamentale analizzare prioritariamente il titolo costitutivo della servitù. Le norme sul minor aggravio sono solo sussidiarie e si applicano solo se il titolo è poco chiaro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Detenzione appaltatore: limiti e responsabilità
Una società di costruzioni, in cambio di lavori di ristrutturazione, doveva ricevere un monolocale. Prima del trasferimento definitivo della proprietà, l'impresa ha permesso a un terzo di occupare l'immobile, scatenando l'opposizione della proprietaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società aveva solo la detenzione qualificata (detenzione appaltatore) per l'esecuzione dei lavori, non il possesso. L'aver concesso l'immobile in godimento a terzi è stato ritenuto un atto illecito, con conseguente rinvio del caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
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Patto fiduciario: la procura a vendere è una prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'ex moglie, confermando che un immobile a lei intestato apparteneva in realtà all'ex marito in virtù di un patto fiduciario. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo non richiede la forma scritta e può essere desunta anche da una procura a vendere, irrevocabile e successiva all'acquisto, rilasciata dal fiduciario al fiduciante. Questa procura, anche se non contestuale, agisce come dichiarazione confermativa dell'obbligo di ritrasferimento.
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Equa riparazione: calcolo durata e indennizzo
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un procedimento giudiziario, composto da una fase di cognizione e una successiva di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la durata ragionevole complessiva per entrambe le fasi è di un anno. Sulla base di questo principio, ha ricalcolato l'indennizzo dovuto al cittadino, accogliendo parzialmente il suo ricorso e rigettando quello del Ministero della Giustizia. La sentenza ha inoltre chiarito le regole sulla distrazione delle spese legali in favore dell'avvocato.
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Compenso professionista delegato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un professionista delegato contro la drastica riduzione del suo compenso da parte del Tribunale. La Corte ha respinto i motivi relativi al vizio di ultra petita e alla motivazione apparente, ma ha accolto quello sull'omessa pronuncia riguardo al rimborso delle spese anticipate. È stato chiarito che nel giudizio di opposizione alla liquidazione, il giudice deve riesaminare integralmente la richiesta, ma non può omettere di decidere su tutte le voci, incluse le spese. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Rinuncia prova testimoniale: quando si presume?
La Corte di Cassazione chiarisce che la mancata riproposizione di una richiesta di prova testimoniale all'udienza di precisazione delle conclusioni non ne implica automaticamente la rinuncia. La volontà della parte deve essere valutata nel contesto della sua intera condotta processuale. Nel caso di specie, relativo a un pagamento per riparazioni auto, la Corte ha respinto il ricorso, confermando che il giudice di merito può desumere la volontà di insistere sulla prova dalla coerenza con la linea difensiva, superando la presunzione di rinuncia prova testimoniale.
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Denuncia vizi costruttivi: quando scatta il termine
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti (infiltrazioni d'acqua) nel suo immobile. Dopo una prima sentenza sfavorevole, la Corte d'Appello condanna l'impresa al risarcimento. L'impresa ricorre in Cassazione sostenendo che la denuncia vizi costruttivi fosse tardiva. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che il termine di un anno per la denuncia decorre non dalla prima manifestazione del problema, ma dal momento in cui l'acquirente ha piena e oggettiva consapevolezza della gravità del vizio e della sua causa, momento che può coincidere con una perizia tecnica.
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Vendita con spedizione: quando l’assicuratore non paga
Una società assicuratrice, dopo aver indennizzato un'azienda venditrice per il furto di merce durante un trasporto internazionale, ha agito in surroga contro lo spedizioniere e il vettore. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva condannato i trasportatori. Il motivo è la mancata e adeguata motivazione sulla natura del contratto di vendita: se si tratta di una 'vendita con spedizione', la proprietà e il rischio passano al compratore al momento della consegna al vettore. Di conseguenza, il venditore non avrebbe più avuto un interesse assicurabile, rendendo indebito l'indennizzo e illegittima l'azione di surroga dell'assicuratore. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione dei patti contrattuali.
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Imposta di registro compravendita: chi paga?
La Corte di Cassazione chiarisce che, in una compravendita immobiliare, la clausola che accolla tutte le spese all'acquirente include anche la maggiore imposta di registro compravendita dovuta dopo un accertamento fiscale. Sebbene venditore e acquirente siano solidalmente responsabili verso il Fisco, nei loro rapporti interni prevale l'accordo contrattuale. Pertanto, il venditore che ha pagato la differenza d'imposta ha diritto di regresso verso l'acquirente.
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Inadempimento preliminare: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento preliminare reciproco in una compravendita immobiliare. La controversia verteva sulla mancata consegna di un certificato di collaudo statico da parte della società venditrice e sul conseguente rifiuto di stipulare il contratto definitivo da parte dell'acquirente. La Corte ha rigettato il ricorso della venditrice, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano ravvisato una mancanza di correttezza e buona fede da parte di entrambe le parti, ritenendo giustificato il rigetto delle rispettive domande di risoluzione e risarcimento.
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Legittimazione ad agire: erede deve provarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32756/2024, ha rigettato il ricorso di un erede in una causa di usucapione, stabilendo un principio fondamentale: la legittimazione ad agire deve essere provata. L'erede non aveva fornito prova della sua qualità, un presupposto essenziale per proseguire l'azione legale del defunto. La Corte ha chiarito che il semplice atto di impugnazione non è sufficiente a dimostrare tale status, rendendo inammissibili gli altri motivi del ricorso e confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Donazione remuneratoria: la forma è vincolante?
Due genitori donano beni ai figli. Con una scrittura privata separata, i figli si impegnano a versare una somma annua ai genitori 'a titolo di riconoscenza'. La Corte di Cassazione conferma la nullità di tale accordo, qualificandolo come donazione remuneratoria e non come onere modale. Poiché stipulato con una semplice scrittura privata anziché con atto pubblico, l'accordo è nullo per vizio di forma e non produce effetti giuridici.
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Distanze legali costruzioni: il gazebo è escluso?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la questione delle distanze legali costruzioni in relazione a un gazebo. La Corte ha stabilito che una struttura non fissa, rimovibile e con funzione di arredo temporaneo non può essere classificata come 'nuova costruzione'. Pertanto, non è soggetta alle normative sulle distanze minime dai confini. Il ricorso dei vicini, che lamentavano anche la pericolosità di un serbatoio di gas dismesso e un errato scolo delle acque, è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Compenso fase istruttoria: la Cassazione decide
Un cittadino ha contestato la liquidazione delle spese legali in una causa per irragionevole durata del processo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso per la fase istruttoria è sempre dovuto all'avvocato in questo tipo di procedimenti, anche in assenza di attività probatorie complesse come l'assunzione di testimoni. La Corte ha quindi riformato la decisione precedente, riconoscendo al legale una somma aggiuntiva per la fase istruttoria non liquidata in precedenza.
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Legittimazione passiva equa riparazione: chi paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11454/2025, chiarisce la questione della legittimazione passiva equa riparazione quando il ritardo processuale coinvolge sia la giurisdizione ordinaria che quella amministrativa. La Corte stabilisce che ogni Ministero risponde esclusivamente per i ritardi avvenuti nella propria sfera di competenza, escludendo la responsabilità solidale. Nel caso specifico, il Ministero della Giustizia è stato escluso dalla condanna, poiché il ritardo si era verificato solo nella fase di ottemperanza amministrativa, di competenza del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
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Detenzione immobile: quando non scatta l’usucapione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la consegna di un bene a seguito di un contratto preliminare di compravendita configura una mera detenzione immobile e non un possesso utile ai fini dell'usucapione. Nel caso specifico, un promissario acquirente, immesso nel godimento dell'immobile prima del rogito (poi non stipulato), non ha potuto usucapire il bene, poiché la sua relazione con la cosa era qualificata come detenzione in nome altrui. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di un atto di 'interversione', il detentore non può trasformare la sua condizione in possesso e, di conseguenza, non può acquisire la proprietà per usucapione.
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