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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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351 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Cessazione materia del contendere: no a giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la portata del provvedimento di 'cessazione della materia del contendere'. La Corte ha stabilito che tale pronuncia ha natura meramente processuale e non impedisce di agire in un separato giudizio per far valere i vizi dell'opera. Nel caso di specie, un subappaltatore sosteneva che una precedente causa per il pagamento, conclusasi con tale formula, gli precludesse di essere chiamato in garanzia per difetti. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la cessazione della materia del contendere non equivale a un accertamento sul merito della prestazione e non forma, quindi, un giudicato sostanziale.
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Danno da occupazione: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6799/2025, affronta un caso di occupazione immobiliare senza titolo. Viene rigettato il ricorso principale dell'occupante, che invocava l'usucapione, chiarendo la distinzione tra detenzione e possesso. Accoglie, invece, il ricorso incidentale del proprietario, stabilendo che il danno da occupazione illegittima, sebbene non sia 'in re ipsa', deve essere risarcito. La liquidazione può avvenire in via equitativa, utilizzando come parametro principale il valore locativo di mercato del bene, superando la necessità per il proprietario di provare un concreto e specifico pregiudizio economico.
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Decadenza diritto di superficie: contratto a rischio?
Un promissario acquirente ha citato in giudizio una società costruttrice, poi fallita, per ottenere il trasferimento di un immobile tramite sentenza costitutiva. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando un errore cruciale: la Corte d'Appello non aveva considerato l'eccezione del fallimento relativa alla intervenuta decadenza del diritto di superficie, un evento che rendeva materialmente impossibile l'esecuzione del contratto. La causa è stata rinviata per un nuovo esame che tenga conto di questa circostanza fondamentale.
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Actio negatoria: prova della proprietà e possesso
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'acquirente che aveva promosso un'actio negatoria per una soffitta. La Corte conferma la decisione d'appello, che aveva negato la legittimazione attiva all'acquirente per non aver provato né la proprietà né il possesso del bene. Viene invece confermata l'usucapione a favore della vicina, che aveva posseduto la soffitta ininterrottamente per decenni. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova nell'actio negatoria e nella prova contraria all'usucapione.
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Presunzione di demanialità: quando il certificato cede
La Corte di Cassazione conferma che un terreno utilizzato come strada pubblica è considerato bene demaniale, e quindi non usucapibile, anche se un certificato urbanistico lo definisce 'verde privato'. La decisione si fonda sulla cosiddetta presunzione di demanialità, che si basa sull'uso effettivo del bene da parte della collettività e sugli interventi di manutenzione pubblica, elementi che prevalgono sulla certificazione formale.
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Remissione del debito: il silenzio non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7201/2025, ha chiarito i presupposti per la remissione del debito. Nel caso esaminato, una società di gestione di un fondo di investimento sosteneva che un'impresa appaltatrice avesse rinunciato tacitamente a un credito per servizi di custodia. La Suprema Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la remissione del debito tacita richiede una volontà inequivocabile del creditore, incompatibile con il mantenimento del diritto. La semplice inerzia o la mancata fatturazione per un periodo, giustificate da strategie commerciali, non sono sufficienti. Inoltre, è stato ribadito che i fondi di investimento sono patrimoni separati ma privi di soggettività giuridica, pertanto le obbligazioni sono imputabili alla società di gestione che li amministra.
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Cessione gestione impianto sportivo: il contratto vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7205/2025, ha rigettato il ricorso di due acquirenti che contestavano un contratto di cessione gestione impianto sportivo. Gli acquirenti sostenevano di essere stati ingannati, credendo di acquistare un'azienda redditizia anziché la mera gestione di un'associazione no-profit. La Corte ha stabilito che il contratto era chiaro nel suo oggetto e che l'errata valutazione della redditività non costituisce un motivo valido per l'annullamento o la risoluzione, riaffermando il principio di autoresponsabilità delle parti nella valutazione della convenienza economica di un affare.
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Danno presunto: no a risarcimento automatico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7290/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di distanze tra costruzioni. Sebbene abbia confermato l'ordine di arretramento di un'opera costruita in violazione delle norme locali, ha annullato la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha superato il concetto di 'danno in re ipsa', affermando che il danneggiato deve allegare circostanze specifiche che provino un pregiudizio concreto, da cui il giudice potrà desumere l'esistenza del danno. Nasce così il principio del danno presunto, che richiede un onere di allegazione da parte dell'attore.
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Prova del coniugio: no senza atto di matrimonio
L'erede di un uomo rivendicava una quota dell'eredità della presunta moglie di quest'ultimo. I tribunali hanno respinto la richiesta perché la prova del coniugio non è stata fornita tramite l'atto di matrimonio. La Cassazione ha confermato che documenti alternativi, come atti notarili o lettere, sono irrilevanti se non si dimostra l'impossibilità di produrre i registri dello stato civile.
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Giudicato sulla giurisdizione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato sulla giurisdizione formatosi su un'ordinanza che decide la competenza del giudice ordinario si estende anche ai presupposti di fatto e di diritto che ne costituiscono il fondamento. Nel caso di specie, una precedente ordinanza non impugnata aveva escluso l'esistenza di un'espropriazione, rendendo tale circostanza non più riesaminabile nelle fasi successive del giudizio. La Corte ha inoltre ribadito che l'azione legale per la tutela di un bene ereditario costituisce accettazione tacita dell'eredità.
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Durata irragionevole fallimento: la Cassazione decide
Un creditore ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione, respingendo sia il ricorso del creditore per un importo maggiore, sia quello del Ministero, ha stabilito principi chiave. In particolare, ha confermato che la durata irragionevole del fallimento si calcola dal momento della presentazione della domanda di ammissione al passivo, non dalla sua successiva ammissione. Inoltre, la quantificazione dell'indennizzo rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché si mantenga all'interno dei limiti di legge, anche in presenza di crediti di lavoro.
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Compensazione spese legali: contumacia non basta
Un avvocato, dopo aver assistito un cliente poi resosi irreperibile, ha ottenuto la liquidazione del proprio compenso a carico dello Stato. Il Tribunale, però, aveva erroneamente disposto la compensazione delle spese legali motivandola con la mancata costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato tale decisione, stabilendo che la contumacia della parte soccombente non costituisce di per sé una grave ed eccezionale ragione per derogare al principio generale secondo cui chi perde la causa paga le spese.
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Equa riparazione: liquidazione compensi avvocato
In un caso di equa riparazione per eccessiva durata di una procedura fallimentare, la Corte di Cassazione ha confermato l'importo dell'indennizzo stabilito dalla Corte d'Appello, ma ha corretto la liquidazione dei compensi legali. La Suprema Corte ha stabilito che i compensi devono essere calcolati in modo unitario per l'intero procedimento (fase monitoria e di opposizione) e devono includere tutte le fasi effettivamente svolte, come quella di trattazione, rispettando inderogabilmente i minimi tariffari a tutela del decoro professionale.
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Mutuo dissenso: contratto risolto senza colpa di nessuno
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per mutuo dissenso. Nonostante le accuse reciproche di inadempimento tra promittenti acquirenti e venditore, i giudici hanno ritenuto che la volontà comune di sciogliere il vincolo, manifestata con le rispettive domande di risoluzione, fosse sufficiente a porre fine al contratto, senza necessità di individuare un colpevole.
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Compenso professionale avvocato: onere della prova
Un avvocato si vede rigettare la richiesta di compenso professionale dal Tribunale per presunta carenza di prove. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare tutta la documentazione decisiva prodotta dal legale, non potendo rigettare la domanda con una motivazione contraddittoria. Viene sottolineata l'importanza della prova documentale per dimostrare l'attività svolta.
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Conferimento incarico professionale: come provarlo?
La Corte di Cassazione chiarisce come si dimostra un conferimento incarico professionale. Nel caso, una società di servizi contabili ha agito contro un cliente per il mancato pagamento. Il cliente si è difeso sostenendo di aver incaricato un intermediario e non la società. La Corte ha stabilito che la prova dell'incarico può essere fornita con ogni mezzo, incluse presunzioni e testimonianze, e ha confermato la condanna del cliente basandosi su elementi come la firma apposta sulle dichiarazioni fiscali predisposte dalla società.
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Termine notifica verbale: quando inizia a decorrere?
Una società di trasporti ha impugnato una multa per mancato inserimento della carta nel cronotachigrafo, sostenendo la tardività della notifica. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di violazioni che richiedono un'analisi tecnica dei dati, il termine notifica verbale di 90 giorni non decorre dal giorno dell'infrazione, ma dal momento del suo effettivo accertamento da parte delle autorità. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando la validità della sanzione.
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Spese giardino condominiale: chi paga se è privato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la delibera condominiale che ripartisce le spese di pulizia di un giardino di proprietà privata, ma di utilità comune a tutti i condòmini, non è nulla ma solo annullabile. Di conseguenza, deve essere impugnata entro il termine di decadenza previsto dalla legge. Il principio chiave è che l'obbligo di contribuire alle spese condominiali non deriva solo dalla proprietà, ma anche dall'utilità (utilitas) che il bene offre alle singole unità immobiliari. Nel caso di specie, il ricorso è stato respinto perché presentato oltre i termini.
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Provvedimento di riunione: quando non è impugnabile
Un condomino ha impugnato un'ordinanza meramente procedurale che avviava la valutazione per unire la sua causa ad un'altra pendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce che il provvedimento di riunione, essendo un atto ordinatorio e non decisorio, non è appellabile. L'appellante è stato inoltre condannato per colpa grave, avendo intrapreso un'azione legale superflua.
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Impresa familiare: no alla comproprietà automatica
Una moglie ha rivendicato la comproprietà di un'abitazione intestata al marito, basandosi sul suo contributo all'impresa familiare di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la partecipazione a un'impresa familiare non conferisce diritti di proprietà automatici sui beni acquistati dal titolare, ma può generare, al massimo, un diritto di credito che deve essere rigorosamente provato.
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