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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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351 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Distanze legali: la Cassazione chiede chiarimenti
La Corte di Cassazione, chiamata a decidere su una controversia relativa al rispetto delle distanze legali tra edifici in una specifica zona urbana, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. I giudici hanno rilevato l'impossibilità di giungere a una decisione definitiva senza la conoscenza precisa della normativa urbanistica locale vigente nel Comune interessato. Per tale ragione, la Suprema Corte ha ordinato all'amministrazione comunale di trasmettere il testo integrale delle norme tecniche di attuazione riguardanti la zona oggetto del contendere, rinviando la causa in attesa di tale documentazione fondamentale per l'applicazione della parola_chiave.
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Inammissibilità appello: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva dichiarato l'inammissibilità appello per difetto di specificità. La vicenda riguardava un'opposizione a decreto ingiuntivo per lavori edili non pagati. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'atto di impugnazione generico, nonostante avesse poi deciso nel merito confermando la prima sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che l'art. 342 c.p.c. non richiede la redazione di un progetto alternativo di decisione, ma solo una chiara individuazione dei punti contestati e delle argomentazioni che confutano il ragionamento del primo giudice. Essendo l'atto sufficientemente specifico, la dichiarazione di inammissibilità è stata ritenuta illegittima.
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Impianto idrico: stop a sentenze contraddittorie
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa al distacco di un'utenza da un impianto idrico comune a causa di una motivazione gravemente contraddittoria. Mentre il giudice di merito sosteneva l'autonomia degli impianti delle due società coinvolte, gli atti tecnici evidenziavano la necessità di opere strutturali su parti comuni per rendere effettivo il distacco. Tale illogicità nel definire l'unicità o la separazione dell'impianto idrico ha reso impossibile ricostruire il percorso logico-giuridico della decisione, imponendo un nuovo esame del caso.
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Concorrenza sleale: il fornitore non può bypassare
Un'azienda fornitrice ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che la condannava per aver violato un contratto di fornitura, trattando direttamente con il cliente finale del proprio committente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'inadempimento grave e la sussistenza di un comportamento assimilabile a concorrenza sleale, poiché la condotta è avvenuta in costanza di rapporto e i prodotti forniti erano identici a quelli oggetto del contratto originario.
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Equa riparazione e spese legali: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa civile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33740/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulle spese legali: anche se il giudice liquida un importo inferiore a quello richiesto, non si verifica una 'soccombenza parziale'. Di conseguenza, il Ministero della Giustizia è tenuto a rimborsare integralmente le spese legali al cittadino, poiché la richiesta di risarcimento è solo uno stimolo all'esercizio del potere equitativo del giudice e non una domanda rigida.
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Usucapione bene demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33509/2023, ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva di essere dichiarata proprietaria per usucapione di due terreni adiacenti a un fiume. La Corte ha stabilito che tali terreni, pur non essendo regolarmente inondati, costituiscono una 'pertinenza idraulica' del fiume, ovvero sono destinati alla sua protezione. Questa natura li qualifica come parte del demanio idrico. Di conseguenza, l'usucapione di un bene demaniale è impossibile, in quanto tali beni non sono suscettibili di appropriazione privata.
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Compenso curatore eredità giacente: guida della Cass.
La Cassazione chiarisce i criteri per determinare il compenso del curatore di eredità giacente. Viene esclusa l'applicazione analogica delle tariffe del curatore fallimentare, affermando l'obbligo del giudice di liquidare il compenso secondo un "prudente apprezzamento", valutando l'attività svolta, anche in assenza di una specifica richiesta del professionista. Il caso riguardava un compenso ritenuto irrisorio per l'amministrazione e la liquidazione di un patrimonio ereditario.
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Decoro architettonico: no a modifiche su parti comuni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33232/2023, ha confermato la condanna a ripristinare i luoghi per un condomino che aveva annesso illecitamente parti comuni e leso il decoro architettonico dell'edificio con varie opere, tra cui la posa di grosse tubature. La Corte ha ribadito che il rispetto del decoro architettonico è un limite invalicabile, anche quando si interviene su immobili in stato di degrado, e che l'appropriazione di spazi comuni è sempre illegittima.
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Usucapione prova: non basta tagliare l’erba
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33211/2023, ha chiarito i requisiti della prova per l'usucapione. Nel caso esaminato, una persona rivendicava la proprietà di alcuni immobili per averli utilizzati per anni, svolgendo attività come il taglio dell'erba e il ricovero di animali. La Corte ha stabilito che tali attività non sono sufficienti a integrare la prova di un possesso "uti dominus" (cioè con l'animo del proprietario), in quanto compatibili con la mera tolleranza del titolare. Inoltre, il fatto che i proprietari formali continuassero a frequentare i luoghi ha escluso il carattere di esclusività del possesso, necessario per l'usucapione.
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Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
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Simulazione contratto: vendita quote tra coniugi
Una società acquistava quote dalla moglie del proprio amministratore. I giudici di merito hanno annullato la vendita, ritenendola una simulazione contratto volta a regolare in anticipo gli aspetti economici della separazione. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza per carenza di motivazione, non avendo la Corte d'Appello spiegato in modo rigoroso gli elementi concreti che provassero la simulazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Accessione nel possesso: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31436/2023, ha cassato la decisione di una Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'usucapione di una striscia di terreno. La Suprema Corte ha ribadito che l'accessione nel possesso, ovvero la possibilità di sommare il proprio possesso a quello del precedente proprietario, richiede un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà anche dell'area contesa, non essendo sufficiente una mera situazione di fatto o la semplice inclusione fisica del bene.
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Responsabilità costruttore: art. 1669 vs 2043 c.c.
La Cassazione chiarisce il rapporto tra la responsabilità costruttore per gravi difetti (art. 1669 c.c.) e la responsabilità extracontrattuale generale (art. 2043 c.c.). Se l'azione specifica è prescritta per inerzia del danneggiato, non è possibile ricorrere a quella generale per gli stessi fatti. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Mutamento domanda: da adempimento a risoluzione
Un promissario acquirente, di fronte all'inadempimento dei venditori, modifica in appello la sua richiesta da esecuzione del contratto a risoluzione. La Cassazione conferma la legittimità di questo mutamento domanda, chiarendo che è ammissibile se fondato sugli stessi fatti. La sentenza sottolinea come la facoltà di scegliere tra adempimento e risoluzione sia un diritto della parte adempiente, esercitabile anche in secondo grado per tutelare al meglio i propri interessi.
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Responsabilità appaltatore: diligenza e vizi opera
Una società di costruzioni è stata condannata a risarcire i danni per vizi in un'opera di ristrutturazione, nonostante vantasse un credito per i lavori. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'appaltatore, sottolineando il suo dovere di segnalare le carenze del progetto al committente, anche se sta seguendo le sue istruzioni. La Corte ha inoltre validato la condanna al risarcimento, ritenendola autonoma rispetto alla risoluzione del contratto.
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Responsabilità amministratori: doveri e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30233/2023, ha confermato la sanzione irrogata dalla CONSOB a un amministratore senza deleghe di un istituto di credito. La decisione ribadisce la piena responsabilità degli amministratori non esecutivi, i quali hanno il dovere di agire informati, ovvero di attivarsi per vigilare sulla gestione, specialmente in relazione a operazioni strategiche e sistemiche. L'ignoranza dei fatti non costituisce una scusante quando deriva dalla violazione di questo preciso obbligo di vigilanza attiva.
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Usucapione e Pregiudizialità Penale: la Decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due donne che chiedevano di essere riconosciute proprietarie per usucapione di due ville. La Corte ha stabilito che la causa civile per usucapione, basata sul possesso di fatto, non doveva essere sospesa in attesa della definizione di un processo penale riguardante la presunta fraudolenza degli atti di vendita degli stessi immobili. Inoltre, ha confermato che le ricorrenti non potevano vantare un possesso valido ai fini dell'usucapione, avendo prima trasferito formalmente il possesso con una vendita e, successivamente, utilizzato uno degli immobili sulla base di un contratto di comodato, che configura mera detenzione e non possesso.
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Revocazione ordinanza: errore di fatto e rinvio
La Corte di Cassazione esamina un ricorso per la revocazione di una propria ordinanza, che aveva dichiarato un precedente ricorso inammissibile per tardivo deposito. I ricorrenti sostengono un errore di fatto sulla data di consegna del plico. Data la complessità delle questioni, sia procedurali (errore di fatto revocatorio) sia di merito (differenza tra azione di petizione di eredità e rivendica, e preclusione da giudicato), la Corte ha disposto la trattazione in pubblica udienza. Si tratta di una decisione interlocutoria che non risolve la controversia ma ne sottolinea la rilevanza giuridica, rendendo necessaria una discussione più approfondita.
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Corrispettivo appalto: quando il giudice può aumentarlo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giudice può legittimamente aumentare il corrispettivo appalto basandosi su un tariffario ufficiale, se quest'ultimo prevede adeguamenti per specifiche condizioni del cantiere. Nel caso esaminato, una maggiorazione del 20% sui prezzi di un tariffario della Camera di Commercio è stata ritenuta corretta perché il tariffario stesso contemplava aumenti per lavori complessi, come quelli eseguiti in spazi ristretti e con difficoltà logistiche. La Corte ha chiarito che non si tratta di un potere discrezionale del giudice, ma di una corretta applicazione della tariffa esistente, in linea con l'art. 1657 c.c.
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Quietanza a saldo: la firma che chiude i conti
Una società appaltatrice ha richiesto il pagamento del saldo per dei lavori edili, ottenendo un decreto ingiuntivo. La committente si è opposta esibendo una quietanza a saldo firmata dal legale rappresentante dell'appaltatrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di quest'ultima, confermando che la quietanza, se non efficacemente contestata con una querela di falso, ha pieno valore probatorio e dimostra l'avvenuto pagamento, estinguendo il debito.
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