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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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388 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Compenso arbitri: quando è dovuto anche con lodo nullo
Un'azienda sanitaria negava il compenso a un collegio arbitrale sostenendo la nullità del lodo per un vizio di nomina. La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto al compenso arbitri sussiste anche in caso di lodo nullo, rigettando quasi integralmente il ricorso. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza d'appello per omessa pronuncia su un punto specifico: la liquidazione delle spese per la segreteria del collegio, rinviando la causa per una nuova valutazione su tale aspetto.
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Indennità di esproprio: interessi e prescrizione
La Corte di Cassazione si pronuncia sul tema dell'indennità di esproprio, specificando il momento di decorrenza della prescrizione per gli interessi compensativi. Il caso riguardava un'indennità aggiuntiva il cui pagamento era subordinato a un'autorizzazione regionale. La Corte ha stabilito che la prescrizione inizia a decorrere non dalla data dell'accordo, ma dal momento in cui l'autorizzazione viene rilasciata, poiché solo allora il diritto può essere legalmente fatto valere. Viene rigettato il ricorso del consorzio espropriante, confermando la sua responsabilità al pagamento.
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Credito prededucibile: non si trasferisce al fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile sorto durante un'amministrazione giudiziaria antimafia non conserva automaticamente tale status privilegiato nel successivo fallimento dell'impresa. La Corte ha negato la cosiddetta "consecuzione" tra le due procedure, evidenziando le loro diverse finalità: la prima è una misura di prevenzione, la seconda una procedura concorsuale basata sull'insolvenza. Pertanto, la prededuzione, essendo una priorità processuale, cessa con la procedura in cui è nata.
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Improcedibilità del ricorso: termini perentori e PCT
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società in una controversia sulla natura di un contratto, qualificato come finanziamento anziché come servizio di investimento. La decisione si fonda sul tardivo deposito dell'atto, avvenuto oltre il termine perentorio di legge. La Corte ha respinto l'istanza di rimessione in termini, poiché l'errore tecnico che ha impedito il primo tentativo di deposito (la lunghezza eccessiva dell'oggetto della PEC) è stato ritenuto un fattore imputabile direttamente alla parte ricorrente e non una causa di forza maggiore. Viene così confermata la rigidità dei termini processuali e la responsabilità del difensore nel rispettare le specifiche tecniche del processo telematico.
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Prelazione societaria: no al riscatto nelle S.r.l.
Un socio di una S.r.l. ha agito in giudizio dopo che un altro socio ha ceduto le proprie quote a un terzo, violando la clausola di prelazione statutaria. Il socio pretermesso chiedeva di poter riscattare le quote dall'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la prelazione societaria prevista dallo statuto di una S.r.l. ha natura meramente obbligatoria e non reale. Di conseguenza, la sua violazione non conferisce al socio il diritto di riscatto, ma solo la possibilità di chiedere il risarcimento del danno e di considerare la cessione inefficace nei confronti della società.
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Ordinaria amministrazione e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per definire un atto di ordinaria amministrazione nel contesto di un concordato preventivo. Una società fornitrice ha visto il proprio credito, derivante da vendite a un'impresa in crisi, declassato da prededucibile a chirografario. La Corte ha stabilito che la valutazione deve basarsi sull'interesse della massa dei creditori. Un'operazione, anche se tipica per l'impresa, diventa straordinaria se rappresenta una scelta strategica che espone i creditori a nuovi rischi, richiedendo quindi l'autorizzazione del tribunale per la prededuzione.
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Prescrizione intermediazione finanziaria: la Cassazione
Un'investitrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per la mancata informativa su obbligazioni ad alto rischio. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione in intermediazione finanziaria: per l'azione di risoluzione del contratto, il termine decennale decorre dalla data dell'investimento (momento dell'inadempimento), non da quando si manifesta la perdita economica. Di conseguenza, il ricorso dell'investitrice è stato respinto.
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Crediti prededucibili: no tra procedure diverse
La Cassazione chiarisce che i crediti prededucibili sorti durante un'amministrazione giudiziaria antimafia non sono automaticamente tali in una successiva amministrazione straordinaria, data la diversità di finalità e presupposti tra le due procedure. La richiesta di una società fornitrice è stata respinta.
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Accordo bonario: onere della prova e produzione in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente appaltante in una controversia relativa a un contratto di lavori pubblici. Il caso verteva sull'efficacia estintiva di un accordo bonario, che l'ente non ha prodotto in giudizio nella fase di rinvio. La Corte ha stabilito che l'onere della prova, e quindi della produzione documentale, grava sulla parte che intende avvalersi degli effetti dell'accordo. La mancata produzione impedisce al giudice di verificarne il contenuto, con conseguente soccombenza della parte onerata.
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Credito in prededuzione: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria (misura antimafia) non mantiene il suo status di credito in prededuzione se l'impresa debitrice entra successivamente in amministrazione straordinaria (procedura per insolvenza). La Corte ha negato l'esistenza di una "consecuzione" tra le due procedure, data la loro diversa natura e finalità, affermando che la prededuzione è una priorità processuale legata alla singola procedura in cui sorge.
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Eccezione di prescrizione: omessa pronuncia e rinvio
Due cittadini hanno citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'espropriazione basata su decreti ritenuti inefficaci. Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d'Appello ha riconosciuto il loro diritto al risarcimento. Il Comune ha però presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando, tra le altre cose, che i giudici d'appello non si fossero pronunciati sulla sua eccezione di prescrizione. La Corte Suprema ha ritenuto decisiva questa omissione, ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello, che dovrà obbligatoriamente esaminare la questione della prescrizione.
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Onere della prova estratti conto: chi prova il debito?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un rapporto di conto corrente durato decenni, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici e ultralegali. Tuttavia, non ha prodotto la serie completa degli estratti conto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha ribadito che l'onere della prova degli estratti conto spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La mancanza di documentazione completa impedisce la ricostruzione del rapporto dare/avere e, di conseguenza, la verifica della fondatezza della domanda, rendendo impossibile accogliere la richiesta del correntista.
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Onere della prova in appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16633/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società subappaltatrice che chiedeva il saldo per lavori eseguiti. La Corte ha stabilito che non è sufficiente provare l'esecuzione delle opere, ma è necessario adempiere all'onere della prova dimostrando anche il rispetto delle clausole contrattuali che regolano i pagamenti, come l'emissione di specifici stati di avanzamento lavori (SAL). La decisione chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in materia di valutazione delle prove e onere della prova.
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Onere di allegazione brevetto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello in materia di brevetti. Il caso riguardava la presunta nullità di due brevetti per mancanza di altezza inventiva. La Corte d'Appello aveva respinto il ricorso del titolare del brevetto, imponendogli un onere di allegazione brevetto non previsto dalla legge, ovvero quello di indicare specificamente nel testo i passaggi che descrivevano il problema tecnico e la soluzione. La Cassazione ha stabilito che il giudice ha il dovere di interpretare autonomamente il brevetto, avvalendosi di tutta la documentazione, per identificare il problema tecnico, senza che sul titolare gravi un tale onere specifico. L'onere di provare la nullità spetta a chi la eccepisce, in virtù della presunzione di validità del titolo.
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Proroga termine lodo: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la proroga termine lodo automatica, prevista dall'art. 820 c.p.c. in caso di CTU, si applica anche nell'arbitrato amministrato, a meno che il regolamento arbitrale non la escluda espressamente. Il silenzio del regolamento non equivale a una deroga alla norma di legge, confermando la validità di un lodo depositato oltre il termine originario ma entro quello prorogato.
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Risarcimento esproprio: no agli indici ISTAT per il valore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21545/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di risarcimento esproprio. In primo luogo, ha dichiarato illegittimo il calcolo del valore di un immobile basato sull'applicazione retroattiva degli indici ISTAT, poiché questi non riflettono l'andamento del mercato immobiliare. In secondo luogo, ha confermato che il termine di prescrizione per l'indennità di occupazione legittima è decennale e non quinquennale. La vicenda riguarda un proprietario che ha subito un'occupazione d'urgenza mai seguita da un decreto di esproprio.
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Onere della prova: rivendica beni nel fallimento
Un soggetto rivendicava la proprietà di beni mobili presenti in un immobile locato da una società poi fallita. La Corte di Cassazione, pur avendo in precedenza escluso l'applicazione di un regime probatorio rigoroso, ha rigettato il ricorso. Si è chiarito che l'esclusione di una presunzione legale non esonera il rivendicante dall'onere della prova circa la proprietà dei beni. La valutazione delle prove offerte, inclusa quella per presunzioni, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.
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Onere della prova: chi prova l’inadempimento?
Una società, dopo aver ricevuto finanziamenti pubblici, si vede revocare i fondi dal Ministero per presunte irregolarità. Mentre la Corte d'Appello aveva dato ragione all'impresa, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo un principio fondamentale: nei casi di responsabilità contrattuale, l'onere della prova dell'esatto adempimento spetta al debitore (la società), non al creditore (il Ministero). Il Ministero deve solo allegare l'inadempimento, non provarlo in ogni dettaglio.
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Contributi trasporto pubblico: legittima la riduzione
Una società di trasporti ha contestato la riduzione dei contributi erogati da una Regione e alcuni Comuni, sostenendo che un taglio del 25%, inizialmente temporaneo, fosse stato reso illegittimamente permanente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riduzione dei contributi trasporto pubblico è legittima se fondata sul criterio della "spesa storica" e sulle previsioni delle leggi di bilancio regionali, che prevalgono in questo contesto.
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Onere della prova nel fallimento: no danni senza prove
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul creditore, che deve dimostrare non solo l'esistenza del suo diritto ma anche ogni singola voce di danno, sia come perdita subita che come mancato guadagno. Senza una prova rigorosa, il giudice non può concedere il risarcimento, neanche tramite una valutazione equitativa. La Corte ribadisce di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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