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Art. 1175 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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321 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Esibizione documentazione bancaria: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro una società cessionaria del credito. Il caso verteva sulla richiesta di esibizione documentazione bancaria, negata nei gradi di merito perché la lettera stragiudiziale inviata alla banca era stata giudicata troppo generica. La Suprema Corte ha confermato che, per ottenere un ordine di esibizione dal giudice, è necessario aver prima richiesto in modo specifico i documenti alla banca, ai sensi dell'art. 119 T.U.B., e che questa non abbia ottemperato senza giustificazione.
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Ammortamento alla francese: Cassazione su anatocismo
Un cliente ha contestato un contratto di mutuo, sostenendo che il piano di ammortamento alla francese generasse anatocismo e tassi usurari. Dopo la conferma in Appello della legittimità del contratto, basata anche su una consulenza tecnica, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente troppo generiche e astratte, in quanto non contestavano specificamente l'assenza di anatocismo nel caso concreto e si ponevano in contrasto con principi di diritto già consolidati dalla stessa Corte a Sezioni Unite.
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Accollo del mutuo: valido anche senza frazionamento
Un acquirente interrompeva il pagamento delle rate di un mutuo, sostenendo la nullità dell'accordo di accollo del mutuo a causa del mancato frazionamento da parte della società venditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accordo di accollo del mutuo tra le parti è valido ed efficace indipendentemente dal frazionamento del finanziamento originario, che non ne costituisce una condizione di validità.
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Mutuo in franchi svizzeri: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un mutuo in franchi svizzeri, le cui clausole erano state giudicate poco trasparenti dall'AGCM. La Corte ha stabilito che la mancanza di trasparenza di una clausola non ne determina automaticamente la nullità. Per essere nulla, la clausola deve creare un significativo squilibrio a danno del consumatore. Inoltre, la sentenza ha chiarito che le decisioni dell'AGCM non creano una presunzione legale vincolante per il giudice civile, il quale mantiene la propria autonomia di valutazione.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: la guida completa
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso in un caso di fideiussione bancaria. La decisione non entra nel merito della controversia, ma si fonda su un vizio procedurale insanabile: i ricorrenti, pur avendo dichiarato che la sentenza d'appello era stata notificata, non hanno depositato la copia con la relativa relata di notifica, come imposto dall'art. 369 c.p.c. La Corte ribadisce che tale adempimento è essenziale per verificare la tempestività dell'impugnazione e la sua omissione determina l'improcedibilità del ricorso Cassazione, senza possibilità di sanatoria.
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Inammissibilità ricorso: analisi di un caso pratico
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello. Il caso riguarda un'opposizione a un decreto ingiuntivo emesso da una banca. I motivi di inammissibilità sono molteplici e includono questioni di competenza territoriale interna al tribunale, vizi di motivazione inammissibili per la regola della "doppia conforme", e la mancata specificità delle censure relative alla prova del credito e alle clausole di fideiussione.
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Clausola compromissoria e responsabilità precontrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2145/2025, ha stabilito un importante principio in materia di clausola compromissoria. Il caso riguardava la vendita di un'azienda farmaceutica, in cui l'acquirente aveva successivamente scoperto che uno dei beni ceduti era oggetto di un procedimento amministrativo non dichiarato dalla venditrice. Dopo un primo lodo arbitrale che aveva ridotto il prezzo, l'acquirente agiva in tribunale per ottenere il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha chiarito che una clausola compromissoria generica, che devolve agli arbitri le controversie su interpretazione ed esecuzione del contratto, non si estende alle pretese di natura precontrattuale. Queste ultime, infatti, non trovano la loro fonte (causa petendi) nel contratto, ma nella violazione del dovere di buona fede durante le trattative, un obbligo imposto dalla legge. Pertanto, in assenza di un'esplicita volontà delle parti, la competenza per tali controversie rimane del giudice ordinario.
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Buoni Postali Fruttiferi: Tassi e Ius Variandi
Un risparmiatore ha contestato la riduzione dei tassi d'interesse sui vecchi buoni postali fruttiferi, rivendicando il diritto ai tassi indicati sul certificato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della modifica unilaterale dei tassi (ius variandi) da parte dell'emittente. La Corte ha ribadito che la pubblicazione dei decreti ministeriali nella Gazzetta Ufficiale è sufficiente a informare i risparmiatori, senza necessità di una specifica annotazione sul titolo. Questa decisione si allinea ai principi consolidati sui buoni postali fruttiferi.
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Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione e l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti (fideiussori) contro una società cessionaria di crediti bancari. I ricorrenti contestavano la validità di una fideiussione omnibus e la legittimità del recesso della banca. La Corte ha respinto il ricorso basandosi sulla regola della "doppia conforme", che limita l'esame dei fatti in Cassazione quando due sentenze di merito sono concordi. Inoltre, ha sottolineato che per far valere la nullità delle clausole conformi allo schema ABI, il ricorrente deve fornire prove specifiche e dettagliate, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Responsabilità promotore e consegna password
Un istituto di credito viene citato in giudizio dagli eredi di un cliente per la sottrazione di somme di denaro da parte di un promotore finanziario. Gli eredi avevano consegnato al promotore le password di accesso al conto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, ha stabilito che la condotta gravemente imprudente del cliente, consistente nella consegna delle credenziali personali, interrompe il nesso di causalità e libera l'intermediario dalla responsabilità per il fatto illecito del promotore.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Giurisdizione giudice ordinario e concessioni pubbliche
Una società concessionaria di scommesse ippiche ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti per inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie relative alla fase esecutiva del rapporto di concessione, poiché riguardano obblighi contrattuali e non l'esercizio di poteri pubblici discrezionali.
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Buoni postali fruttiferi: rinuncia e spese legali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per ottenere rendimenti maggiori sui suoi buoni postali fruttiferi, sostenendo di essere stata tratta in inganno. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato. La Corte Suprema ha quindi dichiarato estinto il procedimento, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali dell'ultimo grado.
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Responsabilità della banca: l’obbligo di buona fede
Una società immobiliare, dopo aver stipulato un mutuo fondiario garantito da fideiussione, chiede alla banca l'accollo liberatorio del debito residuo da parte dei nuovi acquirenti degli immobili. La banca mantiene un comportamento ambiguo, non rispondendo chiaramente. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della banca per violazione del dovere di correttezza e buona fede, condannandola a un risarcimento del danno pari alla liberazione del debitore originario e del fideiussore.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Obblighi informativi: la banca deve risarcire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni a favore di alcuni risparmiatori per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio. La decisione si fonda sulla violazione degli obblighi informativi da parte della banca. Secondo la Corte, l'inadempimento informativo crea una presunzione legale del nesso di causalità con il danno subito dall'investitore, e la semplice propensione al rischio di quest'ultimo non è sufficiente a esonerare l'intermediario dalle sue responsabilità.
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Compensazione minori introiti ICI: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della compensazione dei minori introiti ICI per i Comuni, derivanti dalla modifica del calcolo della base imponibile per gli immobili di categoria D. La Corte stabilisce due principi chiave: primo, nel calcolo annuale della perdita di gettito non si deve tener conto delle perdite già compensate e consolidate negli anni precedenti. Secondo, il Comune non è tenuto a presentare una nuova certificazione annuale se, dopo il consolidamento di un contributo, non si sono verificate ulteriori riduzioni di gettito. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Ribasso d’asta ATI: quale accordo prevale?
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) agiva in giudizio contro la società mandataria per ottenere il pagamento del corrispettivo basato su un ribasso d'asta inferiore a quello da lei originariamente proposto. L'ATI si era aggiudicata un appalto pubblico con un ribasso medio complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società mandataria, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, in assenza di una prova certa e scritta di un accordo interno sulla ripartizione dei compensi basata sui singoli ribassi, l'unico dato valido è il ribasso unitario offerto alla stazione appaltante. Gli accordi interni non possono prevalere sull'impegno collettivo assunto pubblicamente.
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Elezione di domicilio: quando la notifica è nulla?
Una società finanziaria notificava un atto a una cliente all'indirizzo di residenza indicato nel contratto, qualificato come 'elezione di domicilio'. La cliente si era però trasferita. La Cassazione ha dichiarato la notifica nulla, chiarendo che la vera elezione di domicilio, ai sensi di legge, richiede la scelta di un luogo presso una terza persona o un ufficio, non potendo coincidere con la propria residenza. Gli accordi contrattuali non possono alterare la natura degli istituti giuridici.
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