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Art. 117 Costituzione — Sezione Settima Penale

56 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Conversione pena ergastolo: quando il rito abbreviato non basta
Un Condannato, già all'ergastolo per gravi reati come omicidi e strage, ha chiesto la *conversione pena ergastolo* in trent'anni di reclusione. La sua richiesta si basava sulla possibilità di applicare retroattivamente i benefici del rito abbreviato, anche se non lo aveva mai chiesto durante il processo originario, ma solo in Cassazione. La Corte d'Appello e poi la Cassazione hanno respinto la domanda. La Suprema Corte ha ribadito che il beneficio della riduzione di pena per il rito abbreviato si applica solo se tale rito è stato effettivamente ammesso e il processo si è svolto in quelle forme. Non è possibile richiederlo per la prima volta in fase di legittimità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Permesso Premio Negato: Cassazione Conferma Mancato Ravvedimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio, pur riconoscendo la buona condotta, a causa di lacune nella revisione critica dei gravi reati commessi e nella dimostrazione di un effettivo ravvedimento. Il detenuto aveva contestato la decisione per presunta erronea applicazione della legge e motivazione insufficiente. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso mirasse a una nuova valutazione dei fatti, già esaminati adeguatamente, e non a un errore di diritto, confermando così il diniego del permesso premio.
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Invasione di Terreni: La Cassazione e la Procedibilità d’Ufficio
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per invasione di terreni o edifici. Il ricorso contestava la motivazione sulla causa di giustificazione e la gravità della condotta. Inoltre, sollevava una questione di legittimità costituzionale riguardo la procedibilità d'ufficio per il reato di invasione di beni pubblici o destinati ad uso pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato di invasione di terreni o edifici è procedibile d'ufficio quando riguarda beni appartenenti allo Stato o enti pubblici, o beni privati con destinazione ad uso pubblico. Questa interpretazione è consolidata e conforme alla Costituzione.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: quando l’appello è negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, presentato da un Lavoratore, contro una sentenza di patteggiamento. Il Lavoratore contestava la legittimità costituzionale della norma che limita i motivi di ricorso per le sentenze di patteggiamento, escludendo la verifica delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha ritenuto la questione manifestamente infondata. Ha ribadito che la legge giustifica la limitazione del controllo di legittimità per le sentenze di patteggiamento. Il ricorso inammissibile patteggiamento ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: risarcimento danni confermato senza condanna?
Una persona è stata ritenuta responsabile di diffamazione. In appello, il reato è stato dichiarato estinto per **prescrizione del reato**, ma il giudice ha confermato il diritto della parte offesa al risarcimento del danno. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la conferma del risarcimento senza una dichiarazione di colpevolezza violasse la presunzione di innocenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, anche in caso di **prescrizione del reato**, il giudice può e deve verificare la sussistenza della responsabilità penale per confermare le statuizioni civili, senza violare la presunzione di innocenza.
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Proroga del 41-bis: legittimo il potere del Ministro
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato il decreto con cui il Ministro della Giustizia ha disposto per due anni la proroga del 41-bis verso un detenuto con ruolo di vertice in una cosca criminale. I giudici hanno accertato il costante pericolo di contatti con il gruppo mafioso, ancora operativo sul territorio. Il detenuto ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la costituzionalità del potere affidato al Ministro e lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il regime speciale rispetta la Costituzione poiché garantisce la verifica dell'autorità giudiziaria tramite reclamo. Inoltre, la motivazione del Tribunale appare logica e corretta. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vietato il ricorso per cassazione personale: scatta la sanzione
Un cittadino ha impugnato personalmente la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello senza l'assistenza di un difensore abilitato. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione del provvedimento e chiedeva di verificare la legittimità costituzionale della norma che impone l'assistenza tecnica. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto. La legge impone che il ricorso per cassazione personale non sia più consentito all'imputato, richiedendo obbligatoriamente la firma di un avvocato cassazionista. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la condanna dell’imputato
Un imputato ha presentato un ricorso per cassazione personale contro una sentenza di condanna della Corte di Appello. L'uomo ha contestato la carenza di motivazione del provvedimento e ha chiesto di sollevare una questione di costituzionalità contro l'obbligo di difesa tecnica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge vieta infatti all'imputato di difendersi da solo davanti ai giudici di legittimità senza un difensore cassazionista. Per questa ragione, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Firma del ricorso per Cassazione: no al fai da te penale
Un uomo, condannato in appello per rapina a seguito di patteggiamento, ha presentato personalmente ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza. L'imputato ha sollevato anche una questione di costituzionalità contro la norma che impone l'assistenza di un difensore abilitato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la firma del ricorso per Cassazione deve appartenere necessariamente a un avvocato cassazionista, pena l'invalidità dell'atto. Di conseguenza, il ricorso firmato direttamente dal cittadino non può essere esaminato. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa cara
Due imputati hanno proposto un ricorso per cassazione personale contro una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Milano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché sottoscritti personalmente dai ricorrenti e non da un difensore abilitato. La Corte ha ribadito che la riforma dell'articolo 613 del codice di procedura penale esclude la possibilità di presentare un ricorso per cassazione personale, richiedendo obbligatoriamente la rappresentanza tecnica di un avvocato cassazionista. Tale limitazione è pienamente legittima e non viola il diritto di difesa. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione: la firma personale costa tremila euro
Il Ricorrente ha presentato personalmente un ricorso per cassazione per impugnare una sentenza di condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile poiché, in base all'articolo 613 del codice di procedura penale, l'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. I giudici hanno chiarito che tale limitazione non contrasta con il diritto di difesa personale garantito dalla Costituzione. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Case mobili con allacci: scatta l’abuso edilizio per opere precarie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un costruttore che aveva installato numerose case mobili, apparentemente temporanee. I giudici hanno stabilito che, nonostante la presenza di ruote, le strutture erano di fatto permanenti. Questo a causa degli ancoraggi al suolo, degli allacci stabili a fogne e utenze e della pavimentazione esterna. Tali elementi escludono la natura provvisoria, configurando un vero e proprio abuso edilizio per opere precarie solo in apparenza. La Corte ha inoltre ribadito la prevalenza del piano paesaggistico su altri strumenti urbanistici locali. L'esito finale è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna definitiva dell'imputato.
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Bancarotta dopo reato fiscale: non è ne bis in idem, ecco perché
Un imprenditore, già processato per la distruzione di documenti fiscali in un determinato arco temporale, viene successivamente condannato per bancarotta fraudolenta documentale per aver sottratto tutte le scritture contabili fino alla data del fallimento. L'imprenditore si appella alla Corte di Cassazione invocando il principio del ne bis in idem, sostenendo di essere stato processato due volte per lo stesso fatto. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che i due fatti non sono identici. Il primo reato riguardava solo documenti fiscali per il periodo 2003-2008, mentre la bancarotta si riferiva a tutta la documentazione aziendale fino al 2017. La diversità dell'oggetto materiale e del periodo temporale della condotta esclude la violazione del ne bis in idem.
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Ricorso per Cassazione Personale: Appello Fai-da-te Respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato. La legge, a seguito di una modifica del 2017, impone che l'atto di ricorso sia firmato esclusivamente da un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. La Corte ha stabilito che questa regola non viola il diritto di difesa, poiché la complessità del giudizio di legittimità richiede una competenza tecnica elevata, garantita dalla figura del legale specializzato. Di conseguenza, il **ricorso per cassazione personale** è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Ricorso per cassazione avvocato: l’appello personale è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato. La legge, infatti, stabilisce che il ricorso per cassazione avvocato è un requisito essenziale: l'atto deve essere firmato obbligatoriamente da un difensore iscritto all'apposito albo speciale. La Corte ha ribadito che questa regola non viola il diritto di difesa, poiché la complessità tecnica del giudizio di legittimità richiede una competenza specifica, garantita dalla figura dell'avvocato cassazionista. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Etilometro guasto? L’onere della prova è tuo: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. L'imputato sosteneva, tra le altre cose, il malfunzionamento dell'etilometro. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'esito positivo dell'alcoltest è una prova sufficiente. L'onere della prova guida in stato di ebbrezza, per quanto riguarda il cattivo funzionamento dell'apparecchio, ricade sulla difesa. Non basta una semplice contestazione generica, ma servono prove concrete che dimostrino vizi o errori dello strumento. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'automobilista è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per Cassazione: obbligo del difensore
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso per Cassazione presentato personalmente da un imputato condannato per estorsione. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, la parte privata non è più legittimata a sottoscrivere l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte, essendo necessaria l'assistenza di un difensore abilitato. La Corte ha inoltre respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata sul punto, dichiarandola manifestamente infondata.
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Demolizione manufatto abusivo: non cade in prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro l'ordine di demolizione manufatto abusivo, confermando che tale misura non è soggetta a prescrizione. La difesa sosteneva l'applicabilità dell'art. 173 c.p., ma i giudici hanno ribadito che la demolizione è una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria e non una pena in senso stretto. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento non decade mai col tempo, poiché mira alla tutela del territorio e non alla punizione personale del colpevole.
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Obbligo di soggiorno: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione dell'**obbligo di soggiorno** previsto dal Codice Antimafia. L'imputato, sottoposto a sorveglianza speciale nel Comune di Milano, era stato sorpreso in un comune limitrofo durante la commissione di un altro reato. La difesa invocava erroneamente precedenti della Corte Costituzionale che riguardano esclusivamente le prescrizioni generiche di 'vivere onestamente', mentre la violazione dei confini territoriali del comune di soggiorno rimane un illecito penale pienamente configurabile.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 47736/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. L'imputato aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale relativa alla sanzione accessoria della sospensione della patente. La Corte ha ribadito che, dopo un accordo in appello, il ricorso è consentito solo per vizi specifici legati all'accordo stesso o all'illegalità della pena, escludendo motivi di diversa natura.
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