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Art. 117 Costituzione — Anno 2024

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680 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Improcedibilità ricorso: Guida alla relata di notifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19475/2024, ha ribadito il principio dell'improcedibilità del ricorso per cassazione qualora il ricorrente non depositi, contestualmente al ricorso, la relata di notificazione della sentenza impugnata. Nel caso di specie, una società autostradale aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello, ma aveva omesso di allegare tale documento fondamentale. La Corte ha rigettato tutte le difese, inclusa quella dell'errore materiale e della mancata contestazione da parte avversaria, sottolineando che la verifica della tempestività è un controllo d'ufficio inderogabile, posto a tutela di un interesse pubblico. La decisione conferma un orientamento consolidato, ritenuto conforme anche alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
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Anzianità avvocato stabilito: no al cumulo per i cassazionisti
Un avvocato, prima iscritto come 'avvocato stabilito' e poi integrato nell'albo ordinario, si è visto negare l'accesso all'albo dei cassazionisti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19976/2024, ha chiarito che l'anzianità maturata come avvocato stabilito non è cumulabile con quella successiva, poiché le due iscrizioni corrispondono a forme diverse di esercizio della professione basate su titoli differenti. Sebbene il ricorso sia stato dichiarato inammissibile per ragioni procedurali, la Corte ha stabilito un importante principio di diritto sull'anzianità professionale.
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Improcedibilità ricorso: termini perentori in Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché depositato oltre il termine perentorio di venti giorni previsto dalla legge, senza esaminare il merito delle questioni sollevate.
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Automatismo prestazioni: T.F.S. e lavoro non di ruolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19410/2024, ha stabilito che ai fini del calcolo del Trattamento di Fine Servizio (T.F.S.) deve essere considerato anche il periodo di lavoro svolto come 'non di ruolo'. Applicando il principio di automatismo delle prestazioni, la Corte ha affermato che il diritto del lavoratore sorge indipendentemente dal versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, garantendo così la piena tutela previdenziale per l'intera durata del rapporto lavorativo.
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Magistratura onoraria: no a parità di trattamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giudice di pace che chiedeva un trattamento retributivo e previdenziale pari a quello dei magistrati di carriera. La decisione si fonda sulla non comparabilità delle due figure e sull'impossibilità per l'autorità giudiziaria di creare nuove norme in materia. La Corte ha ribadito che il ruolo della magistratura onoraria è distinto da quello della magistratura ordinaria, respingendo le pretese di equiparazione.
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Confisca e diritti dei terzi: la Cassazione attende
Un cittadino acquista un immobile che, a sua insaputa, era stato oggetto di una confisca divenuta irrevocabile prima del suo acquisto. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la complessità della questione sulla tutela del terzo acquirente, ha sospeso il procedimento. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale su un tema affine, sollevato dalle Sezioni Unite, riguardante la tematica della confisca e diritti dei terzi.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e diverse cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (jus superveniens), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici, cosa non avvenuta nel caso di specie. La decisione conferma la natura dell'estratto di ruolo come mero documento informativo, non come atto impositivo autonomamente impugnabile.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento dopo aver ricevuto un estratto di ruolo, sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge con effetto retroattivo (jus superveniens), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La sentenza chiarisce che l'impugnazione estratto di ruolo non è permessa, poiché tale documento ha natura meramente informativa e non è un atto impugnabile autonomamente, salvo in casi eccezionali di pregiudizio specifico per il contribuente.
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Revocazione per giudicato penale: limiti del riesame
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune società che chiedevano la revocazione di una sentenza del Consiglio di Stato. Tale richiesta era basata su una successiva assoluzione in sede penale per gli stessi fatti che avevano originato una sanzione antitrust. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla sussistenza dei presupposti per la revocazione per giudicato penale rientra nei limiti interni della giurisdizione amministrativa e non può essere sindacata dalla Cassazione, che può intervenire solo per violazioni dei limiti esterni. L'assoluzione penale non determina automaticamente la caducazione della sanzione amministrativa.
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Riduzione pena Cartabia: no se la sentenza è finale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32408/2024, ha stabilito che la riduzione di pena di un sesto, introdotta dalla Riforma Cartabia per chi non impugna la condanna in rito abbreviato, non si applica retroattivamente. Il beneficio, legato alla scelta processuale di non appellare, opera solo per le sentenze divenute irrevocabili dopo l'entrata in vigore della nuova legge (30 dicembre 2022), rispettando il limite del giudicato.
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Convenzione doppia imposizione: esclusiva potestà
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22585/2024, ha stabilito che i redditi percepiti da un cittadino italiano residente in Italia, per servizi resi a uno Stato estero (nella fattispecie gli Emirati Arabi Uniti), sono tassabili esclusivamente in tale Stato. La Corte ha chiarito che, secondo la convenzione doppia imposizione tra Italia ed EAU, questa regola si applica indipendentemente dal fatto che lo Stato estero eserciti o meno la propria potestà impositiva. Di conseguenza, il contribuente ha diritto al rimborso dell'IRPEF versata in Italia su tali redditi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti. La Corte di Cassazione, applicando una recente riforma legislativa (art. 12, comma 4-bis, D.P.R. 602/1973), ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La nuova normativa, infatti, stabilisce che l'impugnazione estratto di ruolo non è più un rimedio ammissibile, salvo in casi specifici di pregiudizio qualificato che il contribuente non ha dimostrato. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente senza rinvio, definendo la causa.
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Decisione a sorpresa: Cassazione annulla sentenza
Una struttura sanitaria si è vista respingere una richiesta di pagamento da parte della Corte d'Appello sulla base di una questione (mancanza di un contratto scritto) sollevata d'ufficio dal giudice senza darne previa comunicazione alle parti. La Corte di Cassazione ha annullato questa "decisione a sorpresa", affermando che la violazione del diritto al contraddittorio rende la sentenza nulla. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Revoca patrocinio: quando il giudice può annullarla
La Corte di Cassazione chiarisce i poteri del giudice in materia di revoca del patrocinio a spese dello Stato. Con la sentenza 22423/2024, si stabilisce che il giudice, in sede di opposizione, può revocare il beneficio non solo per colpa grave ma anche se la domanda iniziale, sebbene approvata in via provvisoria dal Consiglio dell'Ordine, risulta priva degli elementi di fatto e di diritto necessari a valutarne la non manifesta infondatezza. Viene sottolineata la natura provvisoria dell'ammissione del C.O.A. e l'ampia 'potestas' del giudice nel riesaminare tutti i presupposti del beneficio.
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Lex mitior e Reddito di Cittadinanza: la Cassazione
Una persona condannata per non aver comunicato una precedente condanna penale, requisito ostativo per il mantenimento del Reddito di Cittadinanza, ha presentato ricorso in Cassazione. Il ricorso si basava principalmente sulla violazione del principio della lex mitior (legge più favorevole), poiché la norma incriminatrice era stata abrogata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità costituzionale della norma transitoria che ha posticipato l'effetto abrogativo. La Corte ha ritenuto che la scelta del legislatore di mantenere in vigore le sanzioni penali fino alla completa cessazione del beneficio fosse una deroga ragionevole al principio della lex mitior, finalizzata a garantire una tutela penale continua durante la fase di transizione verso nuovi sussidi.
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Licenziamento disciplinare: potere del nuovo datore
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa dalla nuova società acquirente per un grave inadempimento commesso prima della cessione d'azienda da una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, stabilendo che il nuovo datore può sanzionare fatti antecedenti la cessione se ne è venuto a conoscenza solo dopo l'acquisizione. Il caso verteva sull'uso improprio di beni aziendali per scopi personali, un fatto ritenuto lesivo del vincolo fiduciario.
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Contratti art. 90 TUEL: no al limite di 36 mesi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il limite massimo di durata di 36 mesi per i contratti a tempo determinato non si applica agli incarichi di staff negli enti locali, disciplinati dall'art. 90 del TUEL. La Suprema Corte ha chiarito che la natura fiduciaria di tali rapporti e il loro stretto legame con il mandato politico dell'organo di governo giustificano una durata superiore, in linea con una legge di interpretazione autentica sopravvenuta. Di conseguenza, è stato annullato il risarcimento del danno precedentemente riconosciuto a una dipendente comunale per superamento del suddetto termine.
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Contratti art. 90 TUEL: legittimi oltre i 36 mesi
Una lavoratrice ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un ente locale per un periodo totale di nove anni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22334/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che i contratti art. 90 TUEL, relativi al personale di staff degli organi politici, hanno una natura speciale. La loro durata è legata al mandato politico e non soggiace al limite generale di 36 mesi, escludendo così l'ipotesi di un ricorso abusivo a tali contratti.
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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22330/2024, ha stabilito l'illegittimità di un taglio forfettario del 30% sul trattamento economico accessorio di un dirigente medico operato da un'Azienda Sanitaria Locale. Pur riconoscendo la legittimità della riduzione delle risorse destinate ai fondi per la retribuzione accessoria, in linea con le norme sul contenimento della spesa pubblica, la Corte ha specificato che tale riduzione deve seguire un metodo preciso e non può essere arbitraria. Il criterio corretto prevede la 'cristallizzazione' dei fondi al valore del 2010 e la loro successiva riduzione proporzionale in base al personale cessato dal servizio. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo che determini il corretto dare-avere tra le parti, applicando i principi di diritto enunciati.
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Contratti art 90 TUEL: la durata supera i 36 mesi
Una dipendente di un Comune, assunta con un contratto di staff ai sensi dell'art. 90 TUEL, ha citato in giudizio l'ente per aver superato la durata massima di 36 mesi prevista per i contratti a termine. Dopo due sentenze favorevoli alla lavoratrice, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che per i contratti art 90 TUEL, caratterizzati da un forte legame fiduciario con l'organo politico, non si applica il limite generale dei 36 mesi. La loro durata è legittimamente ancorata a quella del mandato politico, rappresentando una disciplina speciale che deroga alle norme comuni sui contratti a tempo determinato. La Corte ha basato la sua decisione sulla natura 'intuitus personae' di tali incarichi e su una successiva legge di interpretazione autentica.
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