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Art. 1158 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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741 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Interversio possessionis: no usucapione con condono
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19742/2024, ha stabilito che la presentazione di una domanda di condono edilizio su un bene espropriato non è un atto idoneo a determinare l'interversio possessionis, ovvero la trasformazione della detenzione in possesso utile per l'usucapione. La Corte ha chiarito che chi rimane su un terreno dopo l'esproprio è un mero detentore e la richiesta di sanatoria, soprattutto se basata su un titolo diverso dalla proprietà, non manifesta l'intenzione di possedere il bene come proprietario in opposizione all'ente pubblico.
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Prova usucapione: gli atti del proprietario contano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19674/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che rivendicava l'acquisto per usucapione di un immobile. Il caso riguardava una proprietà formalmente intestata a un fratello, ma posseduta dall'altro. La Suprema Corte ha chiarito che la prova dell'usucapione viene meno se il proprietario formale compie atti che manifestano il suo diritto, come iscrivere ipoteche o pagare imposte. Tali atti, pur non interrompendo il possesso, ne negano il carattere esclusivo, requisito fondamentale per l'usucapione.
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Dispensa da collazione: la Cassazione e il testamento
La Corte di Cassazione analizza un complesso caso di divisione ereditaria. La questione centrale riguarda l'interpretazione di un testamento in cui un padre lasciava beni al figlio per renderlo 'pari' alle figlie, che avevano già ricevuto donazioni in vita come dote. La Corte stabilisce che tale volontà manifesta una dispensa da collazione tacita, finalizzata a garantire l'equilibrio tra gli eredi. La sentenza chiarisce anche che in un giudizio di divisione, se la titolarità dei beni non è contestata, non è richiesta la stessa prova rigorosa di un'azione di rivendicazione.
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Usucapione convivenza: non basta abitare con i parenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice convivenza con i familiari proprietari di un immobile non è sufficiente a maturare il diritto di usucapione. Tale situazione configura una mera 'detenzione' basata sulla tolleranza e non un 'possesso' utile ai fini dell'acquisizione del diritto. Per avviare il termine per l'usucapione convivenza, è necessario un atto inequivocabile di 'interversione del possesso', con cui l'occupante manifesta apertamente la volontà di escludere i legittimi proprietari.
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Servitù di passaggio: quando le opere sono apparenti?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di servitù di passaggio per usucapione, negando il diritto per mancanza del requisito dell'apparenza. L'ordinanza sottolinea che per l'acquisto di una servitù non basta un percorso, ma servono opere visibili e permanenti che dimostrino in modo inequivocabile l'asservimento di un fondo a un altro. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che mirava a un riesame del merito della valutazione delle prove effettuata dalla Corte d'Appello.
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Usucapione ventennale: il termine deve maturare prima?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione ventennale. Un soggetto aveva avviato una causa per l'usucapione di un terreno prima del compimento dei 20 anni di possesso, confidando che il termine maturasse nel corso del giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tutti i requisiti per l'usucapione, incluso il decorso del ventennio, devono essere già soddisfatti al momento della proposizione della domanda giudiziale. Il possesso esercitato dopo l'inizio della causa è irrilevante ai fini del perfezionamento del diritto.
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Dicatio ad patriam: come nasce un uso pubblico
Un comune citava in giudizio i proprietari di un'area con un monumento storico per accertarne l'acquisizione per usucapione o, in subordine, per la costituzione di una servitù di uso pubblico tramite dicatio ad patriam. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riconosceva la servitù, chiarendo la distinzione fondamentale: la dicatio ad patriam richiede un comportamento inequivocabile del proprietario che destina il bene all'uso pubblico per avere effetto immediato. In assenza di tale atto, è necessario il decorso di vent'anni di uso pubblico continuato, assimilando la situazione all'usucapione.
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Prescrizione servitù: quando si estingue il diritto
Una Fondazione, titolare di una servitù di non edificare, non ha agito per oltre vent'anni per far demolire un edificio costruito in violazione del suo diritto. La Corte di Cassazione ha deliberato sulla prescrizione servitù, stabilendo che un atto di precetto, essendo un atto stragiudiziale, non è idoneo a interrompere il termine ventennale di non uso. Per i diritti reali come la servitù, è necessaria una domanda giudiziale. Di conseguenza, sia la servitù che il diritto di eseguire la precedente sentenza di demolizione sono stati dichiarati prescritti.
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Servitù di veduta e recupero sottotetto: la Cassazione
Una società intenta una causa per la demolizione della sopraelevazione di un immobile vicino, sostenendo una violazione delle distanze legali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'intervento era un "recupero di sottotetto" e non una nuova costruzione, e che il vicino aveva legittimamente acquisito una servitù di veduta per usucapione, sommando il possesso dei precedenti proprietari.
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Azione di rivendicazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una controversia su un ripostiglio. La Corte conferma la corretta qualificazione della domanda come azione di rivendicazione, con il conseguente onere della 'probatio diabolica' a carico dell'attore. Viene ribadito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove, come nel caso del presunto travisamento di una testimonianza. Il ricorso è stato respinto perché i motivi sollevati miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Presunzione di condominialità: come si vince?
Un proprietario di un locale commerciale ha citato in giudizio il proprio condominio, rivendicando la proprietà esclusiva di una striscia di terreno antistante il suo immobile. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. È stato chiarito che per superare la presunzione di condominialità su un'area, non basta l'uso esclusivo, ma è necessario un titolo di proprietà contrario, risalente al primo atto di vendita dell'originario costruttore, che riservi espressamente il bene dalla comunione. In assenza di tale titolo, l'area resta bene comune.
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Usucapione servitù elettrodotto: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato l'acquisizione per usucapione della servitù di elettrodotto da parte di una società elettrica, anche in assenza di autorizzazioni. La sentenza stabilisce che il nuovo proprietario, che ha acquistato il terreno quando l'usucapione era già maturata, non ha diritto a indennità né alla rimozione dell'impianto, poiché ha comprato il bene nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava, ovvero già gravato dalla servitù.
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Eccezione di usucapione: quando e come sollevarla
Una complessa disputa tra vicini su distanze legali e costruzioni porta la Corte di Cassazione a fare chiarezza su due punti procedurali cruciali. La sentenza stabilisce che l'eccezione di usucapione va formulata tempestivamente e non può essere una mera allegazione difensiva. Inoltre, recependo un principio delle Sezioni Unite, la Corte afferma che le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) possono essere sollevate anche in fase avanzata del processo, non costituendo nuove eccezioni. Infine, chiarisce che il termine per l'usucapione di una servitù decorre da quando le opere diventano visibili e inequivocabili.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un caso di usucapione di un immobile, inizialmente promosso da un uomo contro i propri figli e proseguito dalla vedova, giunge in Cassazione. Prima della decisione, la ricorrente presenta una rinuncia al ricorso a seguito di un accordo transattivo con la controparte. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, dichiara l'estinzione del giudizio e condanna la parte rinunciante al pagamento delle spese processuali, non avendo i controricorrenti aderito alla rinuncia stessa.
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Nuova costruzione: quando si violano le distanze legali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29314/2024, ha stabilito che un intervento edilizio che comporta un significativo aumento di volumetria, superficie e un cambio di localizzazione deve essere classificato come una "nuova costruzione" e non come una semplice ristrutturazione. Di conseguenza, deve rispettare le distanze legali vigenti al momento della sua realizzazione. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di risarcimento del danno del vicino, ribadendo che, sebbene il danno sia presunto, spetta al danneggiato l'onere di allegare e provare il concreto pregiudizio economico subito, non essendo sufficiente la sola violazione delle norme.
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Accessione del possesso: titolo idoneo e usucapione
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'accessione del possesso ai fini dell'usucapione. In una disputa su una terrazza, la Corte ha stabilito che un contratto di compravendita, pur non trasferendo formalmente la proprietà del bene conteso, costituisce 'titolo astrattamente idoneo' a trasferire il possesso. Questo permette all'acquirente di sommare il proprio periodo di possesso a quello del venditore per raggiungere il termine ventennale necessario per l'usucapione, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Interversione possesso: Cassazione su usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29263/2024, ha chiarito che il semplice protrarsi dell'utilizzo di un passaggio, originariamente concesso a titolo personale, non è sufficiente a trasformare la detenzione in possesso utile per l'usucapione. È necessario un atto di 'interversione del possesso', ovvero un'opposizione esplicita contro il proprietario o un nuovo titolo proveniente da un terzo. Nel caso di specie, la Corte ha negato l'usucapione della servitù di passaggio perché chi la utilizzava non ha mai manifestato in modo inequivocabile la volontà di possedere il diritto come proprio, rimanendo in una condizione di mera detenzione anche dopo la vendita del fondo a nuovi proprietari.
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Usucapione servitù: quando la prova non basta
Un proprietario immobiliare ha rivendicato una servitù di passaggio su un fondo confinante per usucapione. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta sia in primo grado che in appello a causa della mancanza di prove concrete del possesso continuato per vent'anni e dell'assenza di opere visibili necessarie per la costituzione di una servitù per 'destinazione del padre di famiglia'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Servitù di passaggio: come provarla per usucapione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari immobiliari, confermando la costituzione di una servitù di passaggio per usucapione a favore dei fondi vicini. La sentenza chiarisce che per dimostrare tale diritto sono necessarie prove concrete dell'uso continuato per vent'anni e la presenza di opere visibili e permanenti, come una strada asfaltata, che manifestino in modo inequivocabile l'esistenza del peso sul fondo servente. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove testimoniali e documentali spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Usucapione Pubblica Amministrazione: Guida Completa
Una pubblica amministrazione occupa un immobile privato senza alcun titolo, trasformandolo irreversibilmente. La Corte di Cassazione conferma che, in assenza di un provvedimento amministrativo, la P.A. agisce come un privato e può quindi acquisire la proprietà per usucapione pubblica amministrazione, se il possesso è stato pubblico, pacifico e ininterrotto per oltre vent'anni. Il proprietario originario perde il diritto al risarcimento e alla restituzione.
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