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Art. 1158 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

741 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Confine Conteso: Usucapione di opere edili prevale sulle pretese
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per accertare un confine e chiedere la demolizione di opere edili (sgabuzzino, tettoia, pozzetti) che riteneva abusive o non conformi alle distanze legali. I vicini hanno risposto chiedendo l'usucapione di tali opere e dell'area contesa. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto l'usucapione di opere edili e dell'area, rigettando le domande del proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il principio di non contestazione era applicabile e che l'usucapione del terreno includeva anche le opere su di esso. Il ricorso del proprietario è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Usucapione di un bene immobile: diritti riconosciuti e limiti
Una controversia tra i Proprietari del Fondo e gli Eredi degli Affittuari riguarda l'Usucapione di un bene immobile composto da due porzioni di un cortile rurale. Gli affittuari chiedevano inizialmente il riconoscimento della proprietà solo per la prima porzione, per poi estendere la richiesta anche alla seconda porzione nelle fasi successive della causa. I proprietari sostenevano che l'uso dell'area derivasse da un vecchio contratto agrario e non da un possesso autonomo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta sulla seconda porzione costituisce una domanda nuova e quindi inammissibile perché presentata in ritardo. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diritto di proprietà per usucapione solo sulla prima porzione, annullando la decisione relativa alla seconda.
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Cumulo azioni possessorie e petitorie: la Cassazione fa chiarezza
Due proprietari avevano chiesto il riconoscimento di una servitù di passaggio per usucapione su un fondo vicino, dopo che il proprietario di quest'ultimo aveva bloccato il transito. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo ammissibile il cumulo azioni possessorie e petitorie nello stesso giudizio. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'attore non può cumulare l'azione petitoria con quella possessoria nello stesso procedimento. La sentenza è stata cassata con rinvio, per una nuova valutazione della sola domanda possessoria.
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Usucapione e eredità: Cassazione ribalta decisioni su possesso e accettazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una coerede che rivendicava l'usucapione di beni immobili e l'accettazione dell'eredità del padre. Gli altri coeredi avevano contestato il suo possesso esclusivo e la validità della sua accettazione ereditaria. La Corte d'Appello aveva negato l'usucapione e riconosciuto la prescrizione del diritto di accettare l'eredità. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della coerede, stabilendo che una lettera di un tecnico, pur non avendo valore confessorio, doveva essere valutata come indizio del possesso. Ha inoltre chiarito che la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà può valere come accettazione espressa dell'eredità, se emessa. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame, in particolare sulla corretta valutazione del possesso ai fini dell'usucapione e sulla validità dell'accettazione dell'eredità.
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Confine Conteso: Cassazione Ferma l’Usucapione, Regolamento di Confini Definitivo
Un proprietario ha avviato una causa per il **regolamento di confini** contro i vicini, chiedendo di stabilire il limite tra le proprietà e di recuperare una porzione di terreno occupata. I vicini si sono difesi, sostenendo che il confine fosse certo e, in via riconvenzionale, hanno chiesto l'**usucapione** della porzione contesa. Il Tribunale ha rigettato l'usucapione per mancanza di tempo e ha fissato il confine secondo le mappe catastali. La Corte d'Appello ha confermato questa decisione. I vicini hanno presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nella valutazione delle prove e nell'esclusione dell'usucapione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che l'usucapione non era provata, in quanto l'effettivo possesso utile era iniziato troppo tardi.
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Servitù di Passaggio: Cassazione conferma il diritto, no all’usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia, rigettando il ricorso dei Proprietari del Fondo Servente. Questi ultimi si opponevano al riconoscimento del diritto di passaggio attraverso il loro cortile e una scala, diritto già riconosciuto in primo e secondo grado a favore dei Proprietari del Fondo Dominante. La sentenza ha ribadito che la servitù nasce dalla divisione di un'unica proprietà, quando opere visibili e permanenti mostrano la funzione di servizio tra i fondi. La Corte ha respinto le contestazioni relative all'usucapione di un vano accessorio e all'interpretazione dei contratti, ritenendo le doglianze inammissibili o infondate.
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Uso esclusivo contro comproprietà: usucapione del bene comune
Una società e un comproprietario rivendicano la proprietà esclusiva del vano scala condominiale. Essi sostengono di aver maturato l'usucapione del bene comune, evidenziando che i parenti contitolari non hanno utilizzato la scala interna per molti anni, servendosi invece di un accesso esterno. Gli altri comproprietari chiedono il ripristino del loro diritto di compossesso. La Corte d'Appello respinge la domanda di usucapione e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici stabiliscono che il semplice disuso o la tolleranza altrui non bastano per usucapire la quota comune. Il comproprietario deve compiere atti inequivocabili che impediscano materialmente l'uso agli altri titolari. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Usucapione negata: inammissibilità del ricorso per tardività
Un Lavoratore ha chiesto in tribunale di ottenere la proprietà di alcuni terreni per usucapione, sostenendo di averli posseduti per oltre trent'anni. Il Proprietario, invece, ha affermato di averli acquistati regolarmente e ha contestato il possesso del Lavoratore. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso perché presentato oltre i termini legali, condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per l'impugnazione.
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Azione di regolamento di confini e calcolo corretto delle spese
Un proprietario cita in giudizio i vicini di casa accusandoli di aver alterato la linea divisoria dei terreni con piante e recinzioni. L'attore promuove un'azione di regolamento di confini. I vicini si difendono eccependo l'usucapione della striscia contesa. I giudici di merito accertano il confine reale, respingono l'usucapione e condannano i vicini al rilascio del terreno occupato. I soccombenti ricorrono in Cassazione contestando il merito e il calcolo delle spese legali. La Suprema Corte reputa inammissibili le doglianze sull'usucapione, poiché riguardano la valutazione dei fatti riservata ai giudici territoriali. Tuttavia, la Cassazione accoglie il ricorso sulle spese processuali: la Corte d'Appello ha determinato i compensi senza motivare il valore della causa e senza applicare i parametri di legge. La sentenza viene cassata limitatamente al ricalcolo delle spese.
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Azione di rivendicazione: la Cassazione ribalta la prova di proprietà
Due persone hanno cercato di acquisire terreni per usucapione. Il Tribunale ha respinto la loro richiesta per mancanza di prove e per un difetto di contraddittorio, non essendo stati citati tutti gli eredi di un comproprietario defunto, inclusa la possibilità che lo Stato fosse erede. Ha invece accolto l'Azione di rivendicazione del proprietario di uno dei terreni. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'usucapione. Ha però cassato la sentenza per quanto riguarda l'Azione di rivendicazione, stabilendo che il semplice atto di acquisto e i dati catastali non bastano. Il rivendicante deve provare la proprietà risalendo a un titolo originario o dimostrando un possesso utile all'usucapione.
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Usucapione servitù di distanza: no all’autocertificazione
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per violazione delle distanze legali e sconfinamento. Il vicino ha eccepito l'avvenuta Usucapione servitù di distanza, sostenendo di aver completato le opere venti anni prima e citando un'autocertificazione presentata al Comune per la sanatoria edilizia. La Corte di Cassazione ha confermato che le autocertificazioni amministrative non hanno valore di prova nei rapporti tra privati. Di conseguenza, chi invoca l'usucapione deve dimostrare con prove concrete la data esatta di realizzazione degli elementi strutturali dell'opera abusiva. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso degli eredi del costruttore sia il ricorso incidentale del proprietario, confermando l'obbligo di demolizione e arretramento dell'immobile abusivo.
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Probatio Diabolica: Il Proprietario Perde il Terreno Conteso
Il Proprietario Rivendicante ha citato in giudizio gli Occupanti per ottenere la restituzione di un terreno, sostenendo di esserne proprietario per successione ereditaria. Gli Occupanti hanno eccepito di aver usucapito il terreno prima dell'acquisto del dante causa del Proprietario Rivendicante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario Rivendicante. Ha ribadito che in un'azione di rivendicazione, l'onere della probatio diabolica (prova rigorosa della proprietà) non si attenua se il convenuto eccepisce l'usucapione per un periodo antecedente ai titoli del rivendicante. Il Proprietario Rivendicante non ha fornito tale prova, quindi la sua domanda è stata respinta.
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Usucapione negata: preliminare di vendita non vale possesso
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di un Acquirente che pretendeva di aver acquisito per usucapione un terreno. L'Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare di vendita nel 1970, pagato il prezzo e preso possesso del bene, realizzando anche delle costruzioni. Tuttavia, il Promissario Venditore non era il proprietario. La Corte ha stabilito che la disponibilità del bene da parte dell'Acquirente era una semplice detenzione qualificata, non un possesso utile per l'usucapione. Le opere realizzate non costituivano un'interversio possessionis, essendo state autorizzate dal contratto preliminare. La sentenza ha quindi confermato che l'usucapione non si era verificata.
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Usucapione negata: terreno autostradale è demaniale, no possesso esclusivo
Un Lavoratore ha cercato di ottenere l'usucapione di due appezzamenti di terreno adiacenti un'autostrada, sostenendo di averli posseduti in modo pubblico e continuativo per oltre vent'anni. L'Azienda Autostradale si è opposta, affermando che i terreni erano demaniali (cioè di proprietà dello Stato o di enti pubblici) e funzionali all'infrastruttura. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando la richiesta di usucapione. Ha stabilito che i terreni erano demaniali per la loro funzione di manutenzione autostradale e che il Lavoratore non aveva dimostrato un possesso esclusivo, non bastando la mera coltivazione senza recinzioni adeguate.
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Usucapione di un terreno: documenti validi nel giudizio di rinvio
La controversia nasce dal contrasto tra privati e un Comune per l'accertamento della proprietà di un immobile. L'Erede ha chiesto di dichiarare l'usucapione di un terreno formalmente intestato all'ente pubblico. Nel corso della complessa vicenda giudiziaria, conclusasi con un giudizio di rinvio, la parte ha depositato un documento fondamentale per provare il possesso. La controparte ha contestato la produzione del documento, ritenendolo tardivo e inammissibile. La Corte di Cassazione ha stabilito che un documento già prodotto nel primo grado del processo non è un mezzo di prova nuovo. In virtù del principio di non dispersione della prova, l'atto depositato nuovamente nel giudizio di riassunzione resta pienamente ammissibile e valutabile dal giudice. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'usucapione.
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Scritture Private e Usucapione: L’Acquisto Proprietà Immobiliare Negato
Gli eredi di un presunto acquirente hanno rivendicato la proprietà di un immobile, basandosi su vecchie scritture private e sull'usucapione. Le scritture, risalenti agli anni '60 e '70, includevano una proposta preliminare di vendita, quietanze di pagamento e riconoscimenti di proprietà. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta. Ha chiarito che le scritture non costituivano un valido atto di trasferimento della proprietà immobiliare, avendo solo valore obbligatorio o ricognitivo. Inoltre, ha escluso l'usucapione, poiché il dante causa degli eredi non poteva vantare l'animus possidendi. Questo perché i venditori originari avevano a loro volta acquistato il bene con riserva di proprietà, diventandone pieni proprietari solo dopo il saldo finale, avvenuto nel 1997.
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Proprietà del sottotetto: rogito smentito dalla scala interna
L'acquirente di due appartamenti all'ultimo piano ha avviato un'azione legale per ottenere la proprietà del sottotetto sovrastante, richiamando espressamente il proprio atto notarile di acquisto. La proprietaria del primo piano si è opposta, dimostrando che i locali sottotetto erano accessibili esclusivamente tramite una scala interna posta nella sua abitazione e fungevano da pertinenza sin dall'origine dell'edificio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'acquirente del piano superiore. I giudici hanno chiarito che l'indicazione formale del bene nel contratto di compravendita non basta se il venditore non ne era l'effettivo titolare. Le caratteristiche strutturali e l'accesso esclusivo tramite scala interna qualificano lo spazio come pertinenza dell'appartamento sottostante, attribuendo la piena proprietà del sottotetto alla vicina del primo piano.
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Usucapione: Quando il possesso vince sulla proprietà formale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di usucapione di immobili. La Proprietaria aveva chiesto lo sgombero di due appartamenti occupati dall'Occupante e dal Convivente. L'Occupante aveva invocato l'usucapione, ma i giudici precedenti avevano respinto la sua domanda, ritenendo l'occupazione una mera detenzione o tolleranza e che un atto di divisione avesse interrotto il possesso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Occupante. Ha chiarito che un atto di divisione non interrompe l'usucapione se non mira a recuperare il bene. Ha inoltre ribadito che spetta al proprietario dimostrare la mera tolleranza o detenzione. Un contratto di vendita verbale, seppur nullo, può fondare l'intenzione di possedere (animus rem sibi habendi) per l'usucapione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione di Rivendicazione: Atto Divisionale non Basta per Provare la Proprietà
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Azione di rivendicazione riguardante la proprietà di un terreno. Il Proprietario aveva rivendicato una porzione di terreno occupata dal Vicino, sostenendo che il confine era stato alterato da una strada comunale. I giudici di merito avevano riconosciuto la proprietà del Proprietario basandosi su un atto divisionale. La Cassazione ha però stabilito che l'atto divisionale non basta come prova di proprietà contro terzi. Il Proprietario deve dimostrare un acquisto a titolo originario o l'usucapione. La Cassazione ha accolto il ricorso del Vicino su questo punto, rinviando il caso. Ha invece respinto la richiesta di usucapione del Vicino, poiché non aveva un titolo idoneo per unire il suo possesso a quello dei precedenti proprietari.
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Terreno conteso: niente usucapione senza prove certe
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino per ottenere l'accertamento dell'usucapione di un terreno limitrofo, sostenendo di avervi costruito un muretto di sostegno. Il vicino si è opposto, dimostrando che l'area costituiva una pertinenza della propria abitazione e che la sua famiglia ne curava la manutenzione da decenni. I giudici di merito hanno respinto la domanda dell'attrice per carenza di prove attendibili e per la sua mancata presentazione all'interrogatorio formale. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto e ha rigettato integralmente il ricorso della richiedente, condannandola alle spese di giudizio.
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