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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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1461 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Eredità: accusa le sorelle, ma la collazione per donazione fallisce
In una causa di divisione ereditaria, un fratello accusa le sorelle di aver ricevuto beni dal padre tramite donazioni non dichiarate, tra cui un'azienda agricola e immobili. Chiede quindi la loro inclusione nell'asse ereditario tramite la collazione per donazione indiretta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del fratello, stabilendo che egli non ha fornito prove sufficienti e adeguate a dimostrare le presunte donazioni. La sentenza sottolinea che per provare una donazione indiretta non bastano semplici sospetti o indizi generici, ma servono elementi gravi, precisi e concordanti, che nel caso specifico mancavano. Di conseguenza, il fratello perde la causa e i beni restano esclusi dalla divisione.
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Orologi di lusso senza dazi: scatta la confisca per contrabbando
Un contribuente viene trovato in possesso di due orologi di lusso, la cui ultima localizzazione nota era extra-UE. L'Agenzia delle Dogane contesta l'importazione senza il pagamento dei dazi, applicando una sanzione di 50.000 euro e la confisca per contrabbando. Il cittadino si difende sostenendo di essere un acquirente in buona fede. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando che la mancanza di documentazione fiscale e le modalità di pagamento sospette non permettono di superare la presunzione di colpevolezza. La confisca è legittima perché è una misura di sicurezza, non una sanzione accessoria, e serve a recuperare il tributo evaso.
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Azione Revocatoria: Vendita Annullata tra Società con Stesso AD
La Cassazione conferma la decisione che rende inefficace una vendita immobiliare tramite un'azione revocatoria fallimentare. Un'azienda, gravata da ingenti debiti, aveva venduto alcuni immobili a un'altra società. Il curatore del fallimento dell'azienda venditrice ha agito in giudizio, dimostrando sia il danno oggettivo per i creditori (eventus damni), dato che il patrimonio residuo era insufficiente, sia la consapevolezza di tale danno (scientia damni). Quest'ultima è stata provata dal fatto che le due società avevano lo stesso amministratore fino al giorno prima della vendita, il quale era a conoscenza della disastrosa situazione finanziaria dell'azienda venditrice. La vendita è stata quindi revocata perché pregiudizievole per la massa dei creditori.
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Coadiutore familiare: moglie in azienda non è dipendente, vince INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che la moglie del titolare di un'impresa artigiana, pur lavorando in azienda, non può essere considerata una dipendente se mancano le prove di un reale vincolo di subordinazione. L'INPS aveva iscritto la donna alla gestione previdenziale come coadiutore familiare, chiedendo i relativi contributi. L'imprenditore si era opposto, sostenendo che si trattasse di lavoro subordinato. La Corte ha dato ragione all'INPS, valorizzando le dichiarazioni rese agli ispettori durante il controllo. Secondo i giudici, elementi come il pagamento dello stipendio su un conto cointestato e la gestione concorde delle ferie sono indici di una collaborazione familiare e non di un rapporto di dipendenza. L'INPS ha quindi correttamente richiesto i contributi per il coadiutore familiare.
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Esenzione TOSAP opere urbanizzazione: quando il cantiere paga?
Una società edilizia ha ricevuto avvisi di pagamento della TOSAP per aver occupato suolo pubblico con una recinzione di cantiere. L'impresa sosteneva di avere diritto all'esenzione TOSAP opere di urbanizzazione, poiché la recinzione serviva a realizzare lavori pubblici per conto del Comune. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'esenzione vale solo finché i lavori pubblici sono in corso. Poiché le opere di urbanizzazione erano già terminate prima degli anni contestati, la recinzione proteggeva ormai un cantiere privato. Di conseguenza, l'occupazione era finalizzata a un vantaggio privato e la tassa era dovuta. L'impresa ha perso la causa e dovrà pagare il tributo.
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Quietanza di Pagamento nel Fallimento: Atto Notarile Non Salva la Vendita
Un imprenditore, prima di fallire, cede le quote della sua società alla moglie e alla figlia. L'atto notarile contiene una dichiarazione di avvenuto pagamento, ma la Curatela Fallimentare contesta l'operazione, ritenendola un atto gratuito. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: la quietanza di pagamento nel fallimento non ha valore di prova vincolante nei confronti del curatore. Quest'ultimo agisce a tutela dei creditori e non è legato dalle dichiarazioni del fallito. Spettava quindi alle acquirenti dimostrare con prove concrete l'effettivo versamento del prezzo. In assenza di tale prova, la vendita è stata dichiarata inefficace e le quote sono tornate nel patrimonio fallimentare.
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Rinuncia alle istanze istruttorie: famiglia perde la casa
La Cassazione ha chiarito le conseguenze della rinuncia alle istanze istruttorie. Nel caso esaminato, un imprenditore, prima del fallimento della sua società, aveva trasferito due immobili alla famiglia. La moglie e la figlia, convenute in giudizio dalla curatela fallimentare, hanno perso la causa per un errore procedurale. Non avendo reiterato in modo specifico le loro richieste di prova nella fase finale del primo grado, i giudici hanno presunto il loro abbandono. L'appello è stato quindi respinto, confermando che gli atti di trasferimento dei beni sono inefficaci nei confronti dei creditori. Il fallimento vince e può aggredire gli immobili.
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Contabilità in Nero: Azienda Evita la Sentenza con la Definizione Agevolata
Un'azienda, destinataria di avvisi di accertamento per maggiori ricavi basati su una contabilità 'in nero' (fogli giornalieri informali), ha visto il suo contenzioso con il Fisco arrivare fino in Cassazione. Invece di attendere la sentenza finale sul merito, la società ha scelto di aderire alla **Definizione agevolata delle controversie**. Presentando la domanda e pagando la prima rata, ha ottenuto l'estinzione del giudizio. La Corte Suprema, prendendo atto della scelta, ha dichiarato chiuso il processo senza decidere chi avesse ragione, dimostrando come uno strumento procedurale possa prevalere sulla disputa di merito.
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Impugnazione delibera: perde e paga i danni per lite temeraria
Un condomino ha tentato l'impugnazione di una delibera condominiale sostenendo che applicasse retroattivamente nuove tabelle millesimali a spese di ristrutturazione già definite. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la delibera contestata era solo l'attuazione di una decisione precedente, mai impugnata, che prevedeva proprio quel meccanismo di calcolo. Il condomino non solo ha perso la causa, ma è stato anche condannato per responsabilità aggravata (lite temeraria), dovendo risarcire il Condominio per aver avviato una causa infondata. La sentenza sottolinea l'importanza di non contestare decisioni che sono mera esecuzione di atti precedenti validi.
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TOSAP Passo Carrabile su Strada Privata: Tassa Annullata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la TOSAP per un passo carrabile su strada privata non è dovuta se tale strada è sottratta all'uso pubblico. Un contribuente aveva impugnato avvisi di accertamento relativi a quattro passi carrabili che si affacciavano su una strada consortile chiusa, senza sbocco sulla viabilità pubblica. La società di riscossione sosteneva che la tassa fosse comunque applicabile. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'agente di riscossione, chiarendo che il presupposto per l'applicazione della TOSAP è l'accesso a una strada pubblica o a una via privata soggetta a servitù di pubblico passaggio. Se la strada è puramente privata e non aperta al transito collettivo, la tassa non può essere richiesta.
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Esenzione TOSAP ponteggio: vince il Condominio contro il Comune
Un condominio installava un ponteggio per sostenere la facciata storica, danneggiata da un bombardamento. Il Comune chiedeva il pagamento della TOSAP per occupazione di suolo pubblico. Il condominio si opponeva, sostenendo che il ponteggio avesse una funzione puramente strutturale e non impedisse il passaggio dei pedoni. La Corte di Cassazione ha dato ragione al condominio, stabilendo un importante principio sull'esenzione TOSAP ponteggio. I giudici hanno chiarito che non basta la presenza della struttura per giustificare la tassa: il Comune deve dimostrare una reale sottrazione dello spazio all'uso pubblico. La causa è stata rinviata a un nuovo giudice per una valutazione concreta dell'impatto del ponteggio sul marciapiede.
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Onere della prova: vende in Spagna ma il Fisco vince in Italia
Un'azienda italiana sosteneva che la vendita di pelli a clienti spagnoli fosse avvenuta interamente in Spagna, senza che la merce transitasse dall'Italia. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova nelle cessioni intracomunitarie. Spetta sempre al contribuente dimostrare con documenti certi, come contratti o bolle di trasporto, l'effettiva movimentazione della merce. La sola affermazione dei fatti, anche se non esplicitamente contestata subito dal Fisco, non è sufficiente. L'azienda, non avendo fornito prove adeguate, ha perso la causa e dovrà pagare l'IVA richiesta.
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Mansioni superiori: no alla paga da dirigente senza prova specifica
Un funzionario pubblico ha chiesto il riconoscimento economico per aver svolto mansioni superiori pubblico impiego, sostituendo di fatto un dirigente andato in pensione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che il lavoratore non ha fornito prove sufficienti e specifiche per dimostrare che le sue attività fossero effettivamente dirigenziali e non riconducibili al suo già elevato incarico di 'posizione organizzativa'. Anche se l'Ente Pubblico non ha contestato in modo dettagliato i fatti, le allegazioni iniziali del dipendente erano troppo generiche per soddisfare l'onere della prova. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa e non ha ottenuto le differenze retributive.
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Indennizzo per radiazione navi: Stato condannato, ma la Cassazione rinvia
Una compagnia di navigazione ha chiesto allo Stato un indennizzo per la vendita anticipata di alcune navi, come previsto da una convenzione per il servizio pubblico. La richiesta nasceva dalla modifica delle rotte decisa dalle Amministrazioni, che aveva reso le navi inutili. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla compagnia, condannando i Ministeri al pagamento. Questi ultimi hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non ha deciso il caso nel merito. Ha invece rinviato l'udienza per permettere alle parti di finalizzare un accordo transattivo. La questione sull'indennizzo per radiazione navi resta quindi sospesa in attesa della possibile transazione.
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Retratto Successorio: Eredi vincono contro l’azienda acquirente
Una società acquista da un'erede la sua quota di eredità, composta da tutti i beni a lei spettanti. Gli altri coeredi esercitano il retratto successorio per riscattare la quota. La società si oppone, sostenendo di aver comprato beni specifici e non una quota. La Cassazione dà ragione ai coeredi, stabilendo un principio chiave: la vendita da parte di un coerede di tutti i beni ereditari a lui spettanti si presume come una vendita di quota, non di singoli beni. Questo fa scattare il diritto di prelazione e di retratto successorio degli altri coeredi, che vincono la causa.
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Infiltrazioni: la responsabilità da cose in custodia non è automatica
Un proprietario cita in giudizio il vicino del piano di sopra per danni da infiltrazioni d'acqua. La sua richiesta viene respinta perché non riesce a dimostrare con certezza il nesso causale, cioè il legame diretto tra le infiltrazioni e una parte specifica dell'immobile del vicino. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio chiave sulla responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.): il danneggiato ha sempre l'onere di provare che il danno deriva proprio dalla 'cosa' custodita dal vicino. Solo dopo aver fornito questa prova, la responsabilità si presume e spetta al custode dimostrare il contrario. Senza la prova del nesso causale, la domanda di risarcimento va rigettata.
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Fatture in Tribunale: quando il loro valore probatorio non basta
Una società di distribuzione farmaceutica ottiene un decreto ingiuntivo contro una farmacia basandosi sulle proprie fatture. La farmacista si oppone, sostenendo che le fatture non sono una prova sufficiente del debito. La Corte di Cassazione le dà ragione, stabilendo un principio fondamentale: nel giudizio di opposizione, il creditore non può limitarsi a presentare le fatture. Deve fornire prove complete del rapporto contrattuale, come contratti o documenti di trasporto. La sentenza chiarisce il limitato valore probatorio delle fatture, che bastano per l'ingiunzione iniziale ma non per vincere la causa successiva. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova: azienda perde causa contro amministratori e banca
Due società hanno perso la causa contro i loro ex amministratori e una banca. Le aziende accusavano gli amministratori di aver sottratto fondi e la banca di aver illegittimamente svincolato una garanzia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova nell'azione di responsabilità: chi accusa deve fornire prove dettagliate e specifiche. Le accuse generiche non sono sufficienti per dimostrare la colpa degli amministratori o della banca. La mancanza di allegazioni precise ha reso impossibile per i giudici verificare le presunte irregolarità, portando alla sconfitta delle società.
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Banca non dà i documenti? L’onere della prova del correntista resta
Una società ha citato in giudizio la propria banca per ricalcolare il saldo di due conti correnti, ma l'istituto di credito non ha prodotto tutti gli estratti conto richiesti dal giudice. La Cassazione ha stabilito che la mancata esibizione dei documenti da parte della banca non inverte automaticamente l'onere della prova del correntista. Chi agisce in giudizio per la restituzione di somme deve sempre dimostrare il proprio diritto, anche in assenza di parte della documentazione. Il rifiuto della banca può essere valutato dal giudice come un indizio, ma non è sufficiente per 'azzerare' il saldo a debito se il cliente non fornisce prove concrete a sostegno della sua pretesa. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Definizione agevolata coobbligato: paga uno, il Fisco libera tutti
Due contribuenti acquistano terreni agricoli ma l'Agenzia delle Entrate revoca loro i benefici fiscali, ritenendo che li avessero affittati. Durante il processo in Cassazione, uno dei due aderisce a una sanatoria. La Corte Suprema stabilisce un principio fondamentale: la definizione agevolata del coobbligato estende i suoi effetti anche all'altro debitore. In virtù dell'obbligazione solidale, il pagamento di uno estingue l'intero debito e, di conseguenza, l'intera causa. Il giudizio viene dichiarato estinto e le spese legali compensate tra le parti.
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