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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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1461 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Arricchimento senza causa: nessun indennizzo per l’organo scaduto
I componenti di un comitato regionale di controllo, soppresso per legge, hanno continuato a svolgere la propria attività oltre il termine di proroga. Successivamente, hanno richiesto alla Regione un indennizzo proponendo un'azione di arricchimento senza causa per le prestazioni svolte. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che l'attività di controllo svolta da un organo ormai inesistente è colpita da nullità radicale per carenza assoluta di potere. Di conseguenza, tali atti non producono alcun effetto giuridico e non possono generare alcuna utilità o vantaggio per la Pubblica Amministrazione. Mancando il presupposto dell'utilità, non è dovuto alcun indennizzo. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Licenziamento disciplinare: reintegra per semplice negligenza
L'Azienda ha intimato un licenziamento disciplinare per giusta causa a un dipendente, accusandolo di aver registrato scontrini di carburante anomali e di aver omesso altre registrazioni. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il provvedimento: l'omessa registrazione non è stata provata, mentre l'erronea registrazione degli scontrini è riconducibile a semplice negligenza, punibile dal contratto collettivo con sole sanzioni conservative (multa o sospensione) e non con il licenziamento. Di conseguenza, ha ordinato la reintegrazione del lavoratore e il pagamento di un'indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che, se il fatto contestato rientra tra le condotte punibili con sanzioni conservative, si applica la tutela reintegratoria. Il lavoratore ottiene quindi la definitiva conferma del suo diritto a riprendere il posto di lavoro.
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Canoni di concessione stradale: scontro tra perpetuità e legge
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Cooperativa agricola contro l'Ente Strade, confermando l'obbligo di pagamento dei canoni di concessione stradale per l'accesso a una strada statale. La Cooperativa sosteneva che la concessione del 1972 fosse a tempo indeterminato e prevedesse un pagamento unico. Tuttavia, l'Ente Strade ha eccepito la scadenza del termine massimo di ventinove anni previsto dal Codice della Strada. La Suprema Corte ha chiarito che le controversie sui canoni di concessione stradale appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, poiché riguardano diritti patrimoniali e non l'esercizio di poteri autoritativi. Di conseguenza, la Cooperativa deve pagare i canoni arretrati e le spese di giudizio.
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Consulenza tecnica d’ufficio: quando il perito supera le parti
Un cittadino ha chiesto al Comune la rideterminazione del contributo per la ricostruzione di immobili danneggiati dal sisma del 1980. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno rigettato la domanda basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la nullità della perizia poiché il consulente aveva acquisito autonomamente una relazione tecnica comunale non prodotta in giudizio dalle parti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della consulenza tecnica d'ufficio. I giudici hanno chiarito che il consulente nominato dal giudice può acquisire documenti non allegati dalle parti, purché necessari a rispondere ai quesiti tecnici e non diretti a provare i fatti principali della domanda, garantendo sempre il rispetto del contraddittorio.
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Accertamento negativo del credito: prova sempre al creditore
Un'azienda concessionaria per l'estrazione di idrocarburi in mare si è opposta alla richiesta della Pubblica Amministrazione di pagare un canone demaniale quasi sette volte superiore rispetto all'anno precedente, calcolato su una "superficie virtuale" anziché su quella reale. L'azienda ha promosso un'azione di accertamento negativo del credito. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo che spettasse all'azienda dimostrare l'inesistenza del debito. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che anche nei casi di accertamento negativo del credito l'onere della prova spetta sempre al creditore (in questo caso l'Amministrazione), che deve dimostrare i fatti costitutivi della propria maggiore pretesa economica. Di conseguenza, l'azienda ha vinto il ricorso e la causa dovrà essere riesaminata.
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Cessione parziale del credito: il committente deve pagare lo studio
Un committente si oppone al decreto ingiuntivo richiesto da uno studio tecnico per prestazioni professionali di progettazione. Lo studio aveva precedentemente effettuato una cessione parziale del credito a un associato. Il committente eccepisce il difetto di legittimazione attiva dello studio e contesta gravi difformità edilizie. La Cassazione rigetta il ricorso del committente, confermando che la cessione parziale del credito non fa perdere al creditore originario la legittimazione ad agire per la quota residua. Inoltre, trattandosi di prestazione unitaria, il giudice può valutare l'intero rapporto contrattuale per quantificare il dovuto, escludendo l'inversione dell'onere della prova se l'adempimento risulta provato dagli atti di causa.
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Compenso professionale: no a cifre arbitrarie senza criteri
Un ingegnere ha citato in giudizio un architetto per ottenere il pagamento delle prestazioni svolte in collaborazione per un appalto pubblico, in particolare per la redazione di una relazione geotecnica. La Corte d'Appello ha condannato l'architetto a pagare oltre 56.000 euro. L'architetto ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice di merito, nel determinare il compenso professionale, ha l'obbligo di motivare dettagliatamente i criteri di calcolo e i parametri utilizzati, come tariffe professionali o criteri equitativi. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova quantificazione del compenso.
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Esecutore testamentario: compenso dovuto ma calcolo trasparente
Un professionista, nominato esecutore testamentario, non accetta formalmente l'incarico ma svolge attività di gestione ereditaria su mandato degli eredi. Successivamente richiede il pagamento del compenso. Uno dei coeredi si oppone, sostenendo che le attività rientrassero nell'ufficio gratuito di esecutore testamentario. La Cassazione chiarisce che l'accettazione della nomina di esecutore testamentario richiede una dichiarazione formale e non può avvenire per comportamenti concludenti. Di conseguenza, l'attività svolta senza formale accettazione configura un mandato professionale oneroso conferito dagli eredi. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso del coerede poiché il giudice d'appello ha liquidato il compenso in modo globale, senza specificare i criteri di calcolo delle tariffe professionali. La causa viene rinviata per una nuova quantificazione del compenso.
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Fattura vs pagamento: limiti al rimborso delle spese sostenute
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso del rimborso delle spese sostenute per la rimozione di rifiuti abbandonati. Una Società Autostradale aveva ripulito un sottopasso e una strada di collegamento, chiedendo il rimborso dei costi alla Società Costruttrice, proprietaria dell'area. Quest'ultima si è opposta. La Suprema Corte ha stabilito che, per ottenere il rimborso delle spese sostenute, non basta presentare una fattura non quietanzata emessa dalla ditta che ha svolto i lavori. È invece indispensabile dimostrare l'effettivo esborso del denaro. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso della Società Costruttrice, cassando la sentenza d'appello con rinvio.
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Onere testamentario: l’obbligo morale vince sul profitto
Una zia nomina erede universale un nipote, imponendogli l'onere testamentario di costruire un ospedale in Africa, e lascia un legato immobiliare all'altro nipote. Quest'ultimo impugna il testamento e chiede l'adempimento dell'onere. La Corte d'appello respinge le richieste, ritenendo tardive le prove penali sopravvenute e negando al nipote escluso la legittimazione ad agire per l'adempimento. La Cassazione accoglie il ricorso del nipote escluso: stabilisce che i documenti formati dopo i termini istruttori di primo grado sono ammissibili in appello e che i prossimi congiunti hanno sempre il diritto di esigere l'adempimento dell'onere morale, anche senza un vantaggio economico diretto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Accesso ZTL auto elettriche: multa valida senza registrazione
Il caso riguarda un'automobilista sanzionata con undici verbali per essere entrata nella zona a traffico limitato di Roma con un veicolo elettrico senza aver preventivamente registrato la targa. La conducente sosteneva che l'accesso ZTL auto elettriche fosse un diritto incondizionato e che la mancata registrazione fosse una mera irregolarità formale, invocando anche la buona fede per via di informazioni ingannevoli online. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, all'epoca dei fatti, la normativa nazionale sulle agevolazioni non era ancora in vigore e che i regolamenti comunali subordinavano legittimamente l'accesso gratuito alla preventiva comunicazione della targa. Di conseguenza, l'omessa registrazione rende la circolazione non autorizzata e sanzionabile, escludendo l'errore scusabile per mancanza della normale diligenza nel verificare le regole locali.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti salvi contro i rimborsi
Il curatore di una concessionaria d'auto fallita ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro una banca per recuperare oltre 327.000 euro di pagamenti eseguiti prima del fallimento. La banca si è difesa sostenendo che i pagamenti erano esenti perché effettuati nei termini d'uso commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento. I giudici hanno chiarito che i pagamenti eseguiti entro i termini previsti dal contratto sono sempre protetti da esenzione, anche se le parti avevano l'abitudine di pagare in anticipo. Inoltre, la Corte ha stabilito che nuove prove o fatti, come la risoluzione del contratto prima dei pagamenti, non possono essere introdotti tardivamente nel processo per contestare l'esenzione.
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Assoluzione penale e debiti civili: la Cassazione tutela i soci
Una compagnia assicurativa ha avviato una causa civile contro la propria agenzia mandataria per ottenere la restituzione di premi incassati e non versati. Nel frattempo, il legale rappresentante dell'agenzia è stato assolto in sede penale dall'accusa di appropriazione indebita con formula piena perché il fatto non sussiste. La Corte d'appello ha condannato i soci dell'agenzia, nel frattempo estinta, ignorando l'assoluzione penale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei soci, stabilendo che il giudicato penale di assoluzione impedisce al giudice civile di ricostruire i fatti in modo contrastante con l'accertamento penale definitivo. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Autonomia del giudizio civile: stop ai blocchi per cause penali
L'Acquirente di quote societarie impugna il lodo arbitrale che aveva limitato il risarcimento escludendo l'esame della truffa commessa dal Venditore, poiché i fatti erano oggetto di un processo penale pendente. La Corte d'appello respinge l'impugnazione, ritenendo insindacabile la scelta degli arbitri. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, sancendo il principio dell'autonomia del giudizio civile rispetto a quello penale. Gli arbitri non possono rifiutarsi di accertare i fatti di causa solo perché pendono indagini penali sugli stessi, poiché ciò altera la domanda e viola il dovere di decidere l'intera controversia. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Accertamento induttivo: la contabilità regolare non ferma il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda di commercio all'ingrosso un'evasione IVA legata a fatture false e vendite non registrate nello spaccio aziendale. I giudici di secondo grado avevano annullato l'atto impositivo, ritenendo sufficiente la difesa dell'azienda basata sulla sola regolarità dei registri contabili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici supremi hanno chiarito che la sentenza d'appello soffre di una motivazione apparente e contraddittoria. Inoltre, la Corte ha ribadito che l'Amministrazione finanziaria può legittimamente utilizzare l'accertamento induttivo basato su presunzioni semplici anche in presenza di una contabilità formalmente regolare, qualora gli indizi raccolti dimostrino l'irragionevolezza dei dati dichiarati. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo giudizio.
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Difetto di giurisdizione: l’estinzione del rito salva il recupero
Un Ente Pubblico revocava parzialmente un contributo a un Beneficiario, chiedendo la restituzione delle somme eccedenti. Il Beneficiario si opponeva eccependo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, forte di una precedente sentenza che aveva dichiarato tale difetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Beneficiario, stabilendo che la precedente dichiarazione di difetto di giurisdizione, emessa da un giudice di merito, perde efficacia se il processo si estingue per mancata tempestiva riassunzione. Di conseguenza, l'Ente Pubblico ha legittimamente riproposto la domanda di restituzione dinanzi allo stesso giudice ordinario, non essendosi formato un giudicato sostanziale esterno capace di precludere la nuova azione.
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Risarcimento danni specializzandi: diploma vero ma niente soldi
Una dottoressa ha richiesto il risarcimento danni specializzandi per non aver ricevuto alcuna remunerazione durante i corsi di specializzazione in Neurologia e Neurofisiopatologia svolti negli anni Ottanta, lamentando la tardiva attuazione delle direttive europee da parte dell'Italia. La Corte d'Appello ha escluso il risarcimento per la seconda specializzazione a causa di un errore materiale nella citazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del medico. Pur riconoscendo il mero errore di scrittura della ricorrente, i giudici hanno chiarito che la specializzazione in Neurofisiopatologia non rientrava tra quelle comuni a più Stati membri previste dalle direttive comunitarie. Di conseguenza, per tale specifico corso di studi non sussiste alcun obbligo di remunerazione a carico dello Stato, escludendo definitivamente il diritto al risarcimento.
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Tombino instabile e ricorso confuso: scatta l’abuso del processo
Un automobilista ha chiesto il risarcimento dei danni causati dal cedimento di un tombino, che aveva provocato un incidente stradale. Dopo il rigetto della domanda in appello per mancanza di prove sulla responsabilita della custodia del bene, il danneggiato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di gravi difetti di chiarezza e di esposizione dei fatti. Inoltre, i giudici hanno condannato il ricorrente per abuso del processo, avendo promosso un'impugnazione pretestuosa e priva di fondamento. Il cittadino e stato quindi sanzionato con il pagamento delle spese legali e di una somma aggiuntiva a titolo di risarcimento per lite temeraria in favore delle controparti.
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Muro di confine e principio di non contestazione: la Cassazione
Un proprietario (Il Proprietario Originario) rivendica la proprietà esclusiva di un muro di confine e chiede il ripristino di una finestra chiusa dal vicino (Il Vicino). La Corte d'Appello rigetta la domanda ritenendo che il muro fosse in comproprietà, applicando il principio di non contestazione sulla base di una vecchia perizia tecnica svolta senza la partecipazione della comproprietaria del fondo confinante. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Proprietario Originario, stabilendo che il principio di non contestazione si applica solo ai fatti storici e non alle questioni di diritto, come la titolarità della proprietà. Inoltre, una perizia svolta senza un litisconsorte necessario è inutilizzabile. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Regolamento di confini: mappe catastali contro usucapione
I Proprietari del Fondo Limitrofo hanno promosso un'azione di regolamento di confini contro la Confinante, lamentando uno sbancamento abusivo e l'usurpazione di terreno. La Corte d'Appello ha confermato lo sconfinamento basandosi sulle mappe catastali e ha dichiarato inammissibile l'eccezione di usucapione sollevata dalla Confinante. Gli Eredi del Confinante hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'eccezione di usucapione era ammissibile poiché la proprietà è un diritto autodeterminato e non costituisce una domanda nuova in appello. Inoltre, ha chiarito che l'uso delle mappe catastali richiede punti di ancoraggio reali e certi sul terreno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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