Un Consorzio industriale, qualificabile come ente pubblico economico, si opponeva al pagamento di una fornitura idrica sostenendo la nullità del rapporto per assenza della forma scritta del contratto, obbligatoria per la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: gli enti pubblici economici, quando agiscono sul mercato come un'impresa privata, non sono soggetti ai rigidi vincoli formali della P.A. Per loro vale il principio della libertà delle forme. Di conseguenza, il contratto di fornitura era valido anche se concluso tramite comportamenti concludenti, come il consumo continuativo di acqua. Il Consorzio ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento.
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