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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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4281 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Servitù di passaggio coattiva: i limiti del giudice
Un proprietario di un fondo intercluso ha richiesto una servitù di passaggio. La Corte d'Appello ha stabilito il passaggio sul fondo di un vicino, attraversando un'area normalmente protetta come un cortile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale decisione, confermando che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel bilanciare gli interessi contrapposti e può imporre una servitù di passaggio coattiva anche su cortili e giardini se l'alternativa è l'isolamento assoluto del fondo.
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Usucapione bene demaniale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10927/2024, ha rigettato il ricorso di due sorelle che rivendicavano una servitù di passaggio su un'area facente parte di un palazzo storico. Il punto centrale della controversia riguarda l'impossibilità dell'usucapione su un bene demaniale. La Corte ha ribadito che il possesso esercitato su un bene appartenente al demanio pubblico è giuridicamente inefficace ai fini dell'acquisto di un diritto per usucapione. Tale possibilità sorge solo dopo l'eventuale atto di sdemanializzazione, che non ha effetti retroattivi.
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Durata ragionevole processo: come si calcola il ritardo
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo dell'indennizzo per l'eccessiva durata ragionevole processo. La Corte ha stabilito che, sebbene i rinvii chiesti dalle parti possano essere detratti, l'eccessiva dilazione tra un'udienza e l'altra, dovuta a disfunzioni organizzative del sistema giudiziario, non può essere automaticamente addebitata ai cittadini. Il provvedimento impugnato è stato quindi cassato con rinvio per una nuova valutazione che distingua correttamente le responsabilità dei ritardi.
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Indennizzo lite temeraria: quando non spetta
Un gruppo di dipendenti pubblici ha chiesto un equo indennizzo per la lunga durata di una causa amministrativa. La Cassazione ha negato l'indennizzo per lite temeraria, confermando la decisione della Corte d'Appello. La causa originaria è stata ritenuta palesemente infondata per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti, come da giurisprudenza consolidata, giustificando così l'esclusione dal diritto alla compensazione per l'irragionevole durata del processo.
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Revocatoria fallimentare pagamento terzo: inammissibile
Una società creditrice riceve il pagamento di un debito da una terza società, per conto di un'impresa poi fallita. La terza società compensa il pagamento con un proprio debito verso l'impresa fallita. Il curatore agisce in revocatoria e ottiene la restituzione della somma. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso della società creditrice, confermando il principio della revocatoria fallimentare del pagamento del terzo quando quest'ultimo si sia utilmente rivalso sul debitore prima del fallimento.
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Conflitto di interessi socio: quando è invalida?
Un Ente Locale, socio di minoranza in una S.r.l., ha impugnato una delibera per conflitto di interessi del socio di maggioranza, i cui soci erano anche amministratori. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il mero voto del socio-amministratore sul proprio compenso non integra un conflitto di interessi se non si prova un danno effettivo per la società.
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Perdita di chance: risarcimento per linea telefonica
Una società di trasporti ha subito l'interruzione della linea telefonica e internet per cinque mesi a causa di un inadempimento del gestore telefonico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10885/2024, ha stabilito che tale disservizio genera un danno risarcibile sotto forma di perdita di chance. La Corte ha chiarito che non è necessario provare un calo di fatturato specifico, ma è sufficiente dimostrare la perdita della possibilità di acquisire nuova clientela. Pertanto, il giudice può e deve liquidare il danno in via equitativa, anche d'ufficio, basandosi sulla gravità dell'inadempimento e sulla natura commerciale dell'attività lesa.
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Revoca bonifico: prova del danno e onere della prova
Una società fa causa a una banca per l'illegittima revoca di un bonifico. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'inadempimento della banca, rigetta la richiesta di risarcimento per mancata prova del danno da parte del correntista. Tuttavia, la Corte accoglie alcuni motivi del ricorso, cassando la sentenza d'appello per un vizio procedurale noto come 'omissione di pronuncia' su altre questioni restitutorie, e rinviando il caso a un nuovo esame. La parola chiave è revoca bonifico.
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Onere della prova bancario: chi prova le operazioni?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società finanziaria, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguarda l'onere della prova bancario in merito a operazioni contestate su un conto corrente. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prova dell'invio degli estratti conto al cliente, la banca non può beneficiare della presunzione di approvazione delle scritture contabili. Pertanto, di fronte alla contestazione del correntista, spetta alla banca l'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione delle operazioni addebitate.
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Comunicazione licenziamento: valida nel verbale?
Un'azienda ha comunicato il licenziamento a una dipendente all'interno del verbale di fallita conciliazione. La lavoratrice ha impugnato l'atto, sostenendone l'invalidità formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10805/2024, ha stabilito che la comunicazione licenziamento in tale forma è legittima, poiché il verbale, sottoscritto dalle parti in sede istituzionale, soddisfa il requisito della forma scritta e avviene dopo il fallimento del tentativo conciliativo, come richiesto dalla legge.
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Lavoro intermittente: requisiti alternativi, non cumulativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10800/2024, ha stabilito che per la stipula di un contratto di lavoro intermittente, i presupposti soggettivi (età del lavoratore) e oggettivi (discontinuità dell'attività) sono alternativi e non cumulativi. Il caso riguardava un addetto alla sicurezza che lamentava un licenziamento orale. I giudici hanno ritenuto valido il contratto a chiamata, configurando la fine del rapporto come una semplice 'mancata chiamata' e non come un licenziamento illegittimo.
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Carenza di interesse: inammissibile il ricorso
Un contribuente impugnava un accertamento sintetico per IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, aderiva alla definizione agevolata dei ruoli, pagando quanto dovuto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria manifesta la volontà di non proseguire il contenzioso. Le spese legali sono state compensate.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Una società si è vista negare la detrazione IVA per fatture soggettivamente inesistenti, nell'ambito di una frode carosello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza (o conoscibilità) della frode da parte del contribuente, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver adottato la massima diligenza per evitare il coinvolgimento. La mera regolarità contabile non è sufficiente a superare la presunzione di connivenza.
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Risarcimento esecuzione illegittima: la prova del nesso
Un professionista ha citato in giudizio l'Amministrazione Finanziaria per un'esecuzione forzata basata su una sentenza poi annullata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10795/2024, ha rigettato la richiesta di risarcimento per esecuzione illegittima. Sebbene l'azione di riscossione fosse effettivamente illegittima, il professionista non è riuscito a fornire prove concrete e specifiche del nesso di causalità tra il pignoramento subito e la lamentata perdita di clientela, confermando che il danno non può essere semplicemente presunto.
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Giudicato esterno: come blocca un nuovo processo
Una società ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un dipendente il diritto all'assunzione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione in base al principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già negato tale diritto. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri lavoratori relativi a un presunto trasferimento di ramo d'azienda, confermando che tale valutazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni ammesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10786/2024, chiarisce i limiti del contratto autonomo di garanzia. La Corte ha stabilito che, nonostante l'autonomia della garanzia, il garante può eccepire la nullità delle clausole del contratto principale se questa deriva dalla violazione di norme imperative, come quelle in materia di anatocismo. La pronuncia ha inoltre dichiarato inammissibile l'intervento di una società cessionaria del credito per mancata prova della sua legittimazione, cassando con rinvio la sentenza d'appello.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10769/2024, ha confermato la revoca di una compravendita immobiliare. La Corte ha ritenuto che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) al momento dell'atto. Tale consapevolezza è stata provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la presenza di protesti, procedure esecutive e un'ipoteca giudiziale sull'immobile, elementi che il giudice di merito ha correttamente valutato per accogliere l'azione revocatoria fallimentare promossa dalla curatela.
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Successione contratto assicurativo: la Cassazione decide
Una compagnia assicurativa negava un indennizzo per crediti insoluti, sostenendo che la polizza non fosse stata trasferita al nuovo titolare dopo la cessione di un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'assicurazione, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla successione contratto assicurativo, sull'onere della prova e sulla formazione del giudicato interno, stabilendo che le questioni assorbite in primo grado possono essere riesaminate in appello.
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Nullità notifica appello: quando è sanata la nullità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento ICI. La Corte ha stabilito che la potenziale nullità della notifica dell'appello dell'agente della riscossione è stata sanata dalla riunione con l'appello del contribuente, poiché quest'ultimo ha avuto modo di difendersi. Inoltre, il motivo sulla tardività del ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo il ricorrente specificato e provato le modalità della notifica contestata.
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Recesso contratto preliminare: chi ha diritto alla caparra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10751/2024, ha chiarito le regole sul recesso contratto preliminare e sulla sorte della caparra. Nel caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa per stabilire quale condotta sia stata più grave. Se il recesso di una parte è ingiustificato perché il suo inadempimento è prevalente, l'altra parte ha diritto a trattenere la caparra ricevuta. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha negato la restituzione della caparra ai promissari acquirenti, il cui recesso è stato ritenuto privo di giustificazione.
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