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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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264 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Onere della prova: compenso extra per medico dirigente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente medico che richiedeva un compenso per prestazioni di consulenza svolte per un'altra Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che grava sul lavoratore l'onere della prova di aver svolto tali prestazioni al di fuori del proprio orario di lavoro ordinario e dopo aver adempiuto a tutti gli obblighi contrattuali con l'ente di appartenenza.
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Sanatoria pubblico impiego: no per chi è in pensione
Un dipendente pubblico, assunto provvisoriamente come dirigente a seguito di un'ordinanza giudiziaria e successivamente andato in pensione, si è visto negare dalla Corte di Cassazione l'applicazione di una successiva legge di sanatoria pubblico impiego. La Corte ha basato la sua decisione su un duplice fondamento: l'esistenza di un precedente giudicato sulla stessa questione e, in ogni caso, l'impossibilità di applicare la norma a personale non più in servizio al momento della sua entrata in vigore.
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Demansionamento e onere della prova: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di un'azienda e di un suo dipendente in un caso di demansionamento. La Corte ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno, ribadendo che l'onere della prova sull'adempimento dell'obbligo di assegnare mansioni adeguate grava sul datore di lavoro. Inoltre, ha stabilito che l'interpretazione degli accordi collettivi aziendali da parte dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se non per violazione dei canoni legali di ermeneutica.
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Appello incidentale: quando non è necessario
Un imprenditore, sanzionato dall'Agenzia delle Entrate, vince in primo grado. La Corte d'Appello ribalta la decisione. La Cassazione interviene e chiarisce che il vincitore in primo grado non deve proporre appello incidentale per contestare l'importo della sanzione, essendo una mera difesa. La causa viene rinviata in Appello per la rideterminazione del quantum.
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Derogabilità art. 2112 c.c.: la Cassazione decide
Un gruppo di dirigenti medici, esclusi da un trasferimento d'azienda a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, la quale aveva erroneamente ritenuto non contestata la questione sulla derogabilità art. 2112 c.c. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha commesso un errore di omessa pronuncia, non decidendo nel merito la questione centrale della controversia, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità solidale appalto: basta la diffida
Un lavoratore, dipendente di una ditta appaltatrice di servizi di pulizia, ha agito contro l'azienda committente per ottenere il pagamento di retribuzioni e contributi non versati. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo scaduto il termine biennale di decadenza per agire. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che, ai fini della responsabilità solidale appalto, per impedire la decadenza biennale non è necessaria un'azione giudiziaria, ma è sufficiente un atto stragiudiziale, come una lettera di diffida, con cui si manifesta la volontà di richiedere il pagamento al committente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare se tale atto fosse stato inviato tempestivamente.
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Incarico aggiuntivo: onere della prova e compenso
Un dirigente pubblico ha richiesto un cospicuo compenso per un incarico aggiuntivo di direttore di una rivista, svolto per oltre un decennio. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione fondamentale risiede nella genericità delle allegazioni del ricorrente, che non ha fornito prove sufficienti sulla qualità e quantità del lavoro svolto, rendendo impossibile per i giudici quantificare un eventuale compenso. La sentenza sottolinea il principio fondamentale dell'onere della prova a carico di chi avanza una pretesa economica.
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Risarcimento abuso precariato: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, dopo anni di contratti a termine con un'azienda sanitaria pubblica, veniva assunta a tempo indeterminato tramite concorso. L'azienda sosteneva che ciò annullasse il diritto a un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che vincere un concorso non costituisce un rimedio diretto per il passato illecito. La Corte ha quindi confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di precariato, poiché l'assunzione non aveva l'effetto sanzionatorio richiesto dalla normativa europea per la precedente condotta illegittima.
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Ricorso inammissibile: quando l’atto è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due lavoratori che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sulla nullità dell'atto introduttivo originario, giudicato confuso e lacunoso già nei gradi di merito, e sulla scorretta formulazione dei motivi di ricorso, che mescolavano impropriamente censure procedurali e di merito, rendendo impossibile l'esame della Corte.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile, i limiti
Un dipendente pubblico ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti o delle prove, ma solo per contestare errori di diritto. La decisione sottolinea la necessità di formulare motivi di ricorso specifici e autosufficienti.
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Posizione organizzativa: no al rinnovo automatico
Una dipendente pubblica si era vista negare il rinnovo di una posizione organizzativa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16139/2024, ha ribaltato la decisione di merito, stabilendo che la mancata riconferma di una posizione organizzativa rientra nella discrezionalità dell'ente pubblico e non costituisce demansionamento. La decisione si fonda sul principio del 'giudicato esterno', poiché una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già definito la natura non permanente di tale incarico. La Corte ha invece confermato la condanna dell'ente per aver assegnato un'indennità di produttività inferiore in modo discriminatorio.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per contributi previdenziali prescritti. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (art. 12, comma 4-bis, d.P.R. 602/1973), ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il ricorrente non dimostra un pregiudizio specifico e attuale, come previsto tassativamente dalla legge, confermando un orientamento restrittivo.
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Qualifica dirigenziale: onere della prova e risarcimento
Un dipendente di un istituto bancario ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento della qualifica dirigenziale, oltre al risarcimento per demansionamento e mobbing. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La sentenza sottolinea che l'onere della prova per la qualifica dirigenziale grava interamente sul lavoratore, il quale deve fornire una dimostrazione rigorosa e comparativa delle mansioni svolte. Di conseguenza, sono state rigettate anche le domande accessorie di risarcimento.
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Responsabilità disciplinare medico: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una sanzione disciplinare contro un dirigente medico per irregolarità nella registrazione di ricoveri. La decisione sottolinea che la responsabilità disciplinare medico non può basarsi sulla sola posizione gerarchica. Spetta all'azienda sanitaria l'onere di provare l'elemento soggettivo (colpa) della condotta, cosa che non è avvenuta nel caso di specie. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Pensione a superstiti: No se il lavoro non è terapeutico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla pensione a superstiti a una figlia maggiorenne, totalmente inabile e a carico del genitore defunto, a causa di un'attività lavorativa svolta. Sebbene il lavoro avesse un reddito minimo e una valenza terapeutica attestata da un medico, non rispettava i rigidi requisiti previsti dall'art. 46 del d.l. n. 248/2007. La Corte ha stabilito che, per non perdere il diritto alla pensione, l'attività lavorativa deve essere svolta esclusivamente presso datori di lavoro specifici (come cooperative sociali) e con determinate forme contrattuali (es. apprendistato), condizioni non soddisfatte nel caso di specie. Il basso reddito non è stato ritenuto sufficiente a superare il mancato rispetto di tali presupposti normativi.
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Ricorso in Cassazione: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda di trasporti contro la sentenza che la condannava a pagare un'indennità per riposi non goduti a un dipendente. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la mancata produzione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) su cui si basava il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione deve essere autosufficiente, contenendo tutti gli elementi necessari per la decisione, senza che i giudici debbano reperire atti esterni.
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Riposo settimanale: ricorso inammissibile per forma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda condannata a risarcire un dipendente per il mancato godimento del riposo settimanale. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio procedurale: la mancata produzione del testo integrale del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente pubblico a ricevere una retribuzione adeguata per lo svolgimento di mansioni superiori, anche in assenza di un incarico formale. L'ordinanza stabilisce che l'effettivo espletamento di funzioni dirigenziali prevale sulla mancanza di procedure formali, garantendo al lavoratore il compenso proporzionato al lavoro svolto, in base all'art. 36 della Costituzione.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione garantito
Un dipendente di un ente sanitario pubblico ha svolto mansioni superiori rispetto alla sua qualifica senza un incarico formale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando il diritto del lavoratore a ricevere la retribuzione adeguata alle mansioni effettivamente svolte. La Corte ha chiarito che l'assenza di un provvedimento formale di nomina è irrilevante ai fini del riconoscimento economico.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
Un dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha svolto per anni mansioni dirigenziali senza un formale incarico. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere la retribuzione corrispondente a tali mansioni superiori, rigettando il ricorso dell'ente. La sentenza ribadisce che lo svolgimento di fatto di compiti più elevati garantisce il diritto a una retribuzione proporzionata, in base ai principi costituzionali, indipendentemente dalla formalità dell'assegnazione.
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