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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

111 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Trasferimento d’azienda e TFR: la deroga sindacale e valida
Alcuni lavoratori sono transitati presso una nuova azienda a seguito di una procedura di concordato preventivo. Un accordo sindacale ha stabilito che la nuova società rispondesse unicamente del TFR maturato dopo l'avvio della crisi, lasciando la quota precedente a carico dell'azienda originaria. I lavoratori hanno richiesto all'azienda subentrante il pagamento integrale del trattamento maturato prima del passaggio. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dei dipendenti, stabilendo la piena validità delle deroghe concordate dai sindacati in sede di ristrutturazione aziendale. In materia di Trasferimento d'azienda e TFR, le intese sindacali volte a salvaguardare i posti di lavoro possono legittimamente limitare la responsabilità del nuovo datore per i crediti pregressi. Il TFR pregresso resta richiedibile all'originario debitore o all'ente previdenziale solo dopo la definitiva cessazione di ogni rapporto lavorativo con il nuovo datore. I lavoratori sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Buoni postali fruttiferi: la ritenuta riduce gli interessi
Un cittadino ha richiesto maggiori interessi su un buono fruttifero sottoscritto nel 1987, sostenendo che la ritenuta fiscale dovesse essere applicata solo al momento del rimborso finale e non annualmente. L'emittente ha opposto il calcolo al netto della tassazione annuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno chiarito che i Buoni postali fruttiferi rientrano tra i contratti per adesione e le relative cause sono sempre appellabili. Nel merito, la tassazione degli interessi per i titoli emessi prima del 1997 segue il principio di competenza. Di conseguenza, nei primi venti anni, gli interessi si capitalizzano al netto della ritenuta fiscale del 12,50%. Il risparmiatore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Riduzione del canone di locazione: valida anche senza registro
L'Agenzia delle Entrate richiedeva maggiori imposte a un proprietario immobiliare per canoni di locazione non dichiarati. Il proprietario sosteneva di aver concordato una riduzione del canone di locazione tramite una scrittura privata dotata di data certa mediante timbro postale. I giudici di merito rigettavano la richiesta del contribuente, affermando che la mancata registrazione dell'accordo ne impediva l'opponibilità al Fisco. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la scrittura privata di riduzione del canone di locazione non richiede la registrazione obbligatoria per far valere il minor reddito dichiarato. La valutazione dell'effettiva stipula dell'accordo deve avvenire sul piano probatorio da parte del giudice di merito.
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Contratto di agenzia e interessi moratori: tutelato l’agente
Un agente di assicurazioni ha citato la compagnia mandante per ottenere spettanze di fine rapporto e differenze sulle provvigioni. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente il credito, negano tuttavia l'applicazione della disciplina degli interessi commerciali rinforzati poichè non considerava l'attività dell'agente come prestazione di servizi. L'agente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso in tema di contratto di agenzia e interessi moratori. La Corte ha stabilito che la promozione di affari costituisce a tutti gli effetti una prestazione di servizi. Si applicano quindi le tutele contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La sentenza è stata cassata con rinvio al giudice d'appello per verificare la data del contratto e ricalcolare gli interessi.
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Appello sentenza giudice di pace: competenza e rito
Una società cessionaria del credito risarcitorio ha citato una compagnia assicurativa davanti al giudice di pace per ottenere il rimborso delle spese di noleggio di un veicolo sostitutivo dopo un sinistro stradale. La compagnia ha sollevato l'incompetenza territoriale del magistrato adito. Il giudice di pace ha dichiarato la propria incompetenza e ha trasferito gli atti a un altro ufficio. L'assicurazione ha proposto appello davanti al tribunale, ma quest'ultimo ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, sostenendo che le questioni di competenza non rientrino nei vizi procedurali previsti per le cause decise secondo equità. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e ha chiarito che l'appello sentenza giudice di pace è sempre ammesso se riguarda la violazione delle norme sulla competenza territoriale. La Suprema Corte ha dunque cassato la pronuncia e ha rinviato il procedimento.
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Falsi bilanci e fallimento: no alla revocazione della sentenza
L'Amministratore di una società impugnava per revocazione la sentenza di fallimento, sostenendo che i bilanci societari erano falsi e presentando nuove perizie tecniche redatte anni dopo la sentenza. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che la revocazione della sentenza per il ritrovamento di documenti decisivi richiede che tali documenti siano preesistenti alla decisione impugnata e non formati successivamente. Di conseguenza, le relazioni tecniche elaborate dopo la sentenza di fallimento non possono giustificare la revocazione della sentenza.
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Opposizione a cartella di pagamento: il cumulo salva l’appello
Un contribuente ha proposto opposizione a cartella di pagamento per contestare sette cartelle esattoriali relative a tasse automobilistiche e diritti camerali. Il Giudice di pace ha accolto la domanda dichiarando la prescrizione dei crediti. L'Agente della Riscossione ha proposto appello, ma il Tribunale lo ha dichiarato improcedibile, ritenendo che il valore della causa andasse calcolato separatamente per ogni singola cartella, ciascuna inferiore alla soglia del giudizio secondo equità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione, stabilendo che, in caso di impugnazione cumulativa di più cartelle nello stesso processo contro lo stesso soggetto, i relativi importi si sommano. Superando così la soglia dell'equità, l'appello ordinario era pienamente ammissibile. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Mansioni superiori nel pubblico impiego: no alla promozione
Il Lavoratore, dipendente di un ente forestale regionale poi confluito in un'azienda pubblica, ha chiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore e le relative differenze retributive, sostenendo di aver svolto mansioni superiori. Ha fondato la sua richiesta su un contratto collettivo di diritto privato. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, rilevando che l'ente datore di lavoro è pubblico e che si applica solo il contratto del comparto pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che in tema di mansioni superiori nel pubblico impiego non si applica la promozione automatica e che il giudice non può d'ufficio applicare un contratto collettivo pubblico mai invocato dal lavoratore, poiché ciò violerebbe il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il ricorso del Lavoratore è stato quindi respinto.
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Manipolazione del tasso Euribor: la banca vince senza prove
Il Garante di un mutuo fondiario si oppone al pignoramento della Banca, eccependo l'usura e la nullità degli interessi per la presunta manipolazione del tasso Euribor, basandosi su una decisione della Commissione Europea. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la decisione antitrust europea ha natura di provvedimento amministrativo individuale e non di norma di legge. Di conseguenza, non si applica il principio per cui il giudice conosce il diritto, e spetta al cliente allegare e provare sia l'esistenza della decisione sia l'effettivo coinvolgimento della banca nella manipolazione. Poiché il Garante non ha fornito tali prove e i tassi applicati risultano inferiori alla soglia antiusura, l'opposizione viene definitivamente respinta, confermando la validità del credito della Banca.
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Multa per eccesso di velocità: il cronotachigrafo è prova legale
Un'azienda di trasporti ha impugnato una multa per eccesso di velocità elevata dalla Polizia Municipale, che aveva accertato il superamento dei limiti di un autoarticolato tramite i dati del cronotachigrafo. Il Tribunale ha accolto il ricorso dell'azienda ritenendo l'uso di tali dati incompatibile con le norme europee. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la normativa dell'Unione Europea non vieta l'utilizzo dei dati del cronotachigrafo per accertare le violazioni dei limiti di velocità. Di conseguenza, la multa per eccesso di velocità basata su tali rilevazioni è pienamente legittima. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Borsa formativa: la prescrizione quinquennale cancella il diritto
Due partecipanti a un progetto di formazione professionale hanno chiesto alla Pubblica Amministrazione il pagamento di una borsa formativa mensile di 500 euro per il mese di giugno 2009. Avendo avviato la causa solo nel 2016, l'ente pubblico ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità mensile è soggetta alla prescrizione quinquennale, poiché si tratta di un pagamento periodico. Di conseguenza, i richiedenti hanno perso il diritto al compenso per il decorso del tempo. La Corte ha inoltre chiarito che il rigetto dell'azione principale per prescrizione impedisce di proporre l'azione sussidiaria di ingiustificato arricchimento.
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Appalto di somma urgenza: l’impresa perde contro il Comune
A seguito di un'alluvione nel 1998, un'impresa viene incaricata da un Comune di rimuovere fango e detriti tramite un appalto di somma urgenza. Al termine dei lavori sorge una controversia sui compensi: l'impresa richiede cifre maggiori rispetto a quelle liquidate dall'autorità prefettizia in base a una speciale ordinanza d'emergenza. I giudici di merito respingono la domanda poiché l'impresa non ha dimostrato l'incongruità della valutazione ufficiale né ha prodotto in giudizio il prezzario regionale, non conoscibile d'ufficio dal giudice. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che i prezzari regionali sono atti amministrativi soggetti all'onere della prova e non beneficiano del principio "iura novit curia". Vince la Pubblica Amministrazione.
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Decorrenza interessi rimborso IVA: fisco batte azienda
L'Azienda versa erroneamente l'IVA nel 1996 su un'operazione poi riqualificata come cessione d'azienda. Dopo una sentenza del 2015 che conferma l'esenzione, l'Azienda chiede il rimborso dell'imposta nel 2016. La Corte di Giustizia Tributaria stabilisce che gli interessi decorrono dal pagamento del 1996. L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione, sostenendo che gli interessi decorrono solo dalla domanda di rimborso. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ufficio pubblico. Per i tributi indiretti come l'IVA, la decorrenza interessi rimborso IVA è fissata dalla legge speciale (Legge n. 29/1961) al momento della presentazione della domanda di rimborso e non dal giorno del pagamento originario. La sentenza d'appello viene quindi cassata con rinvio.
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Svalutazione delle partecipazioni: no alla deduzione anticipata
Una società, prima di essere cancellata dal registro delle imprese, ha dedotto fiscalmente una perdita derivante dalla svalutazione delle partecipazioni in un'altra azienda in crisi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola indeducibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione delle partecipazioni non è assimilabile a una perdita su crediti e non è deducibile fino al momento del reale realizzo, ossia la vendita della quota o la chiusura della liquidazione della società partecipata. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore per perdita di capacità processuale della società estinta, respingendo l'appello dei soci e condannandoli al pagamento delle spese.
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Vizio di ultrapetizione: la lavoratrice perde il risarcimento
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di differenze retributive a tre soggetti, sostenendo l'esistenza di una società di fatto tra loro. Il Tribunale ha escluso la società di fatto, ma ha comunque condannato i soggetti in solido ipotizzando un'attività economica unitaria. La Corte d'Appello ha annullato la decisione per vizio di ultrapetizione, poiché il giudice ha deciso su una base mai richiesta dalla lavoratrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice, confermando che il giudice non può mutare d'ufficio i termini della domanda formulata dalle parti.
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Decisione secondo equità: no all’appello per il bagaglio perso
Un passeggero, tramite una società mandataria, ha chiesto il risarcimento danni a una compagnia aerea per il ritardo di dieci giorni nella consegna del bagaglio. Il Giudice di Pace ha accolto parzialmente la domanda liquidando duecento euro. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello della compagnia aerea, ritenendo che la controversia, di valore inferiore a 1.100 euro, fosse soggetta a decisione secondo equità e quindi non appellabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia aerea. La ricorrente non ha dimostrato di aver provato nei precedenti gradi che il contratto di trasporto fosse stato concluso online come contratto per adesione, circostanza che avrebbe imposto una decisione secondo diritto. La limitazione dei mezzi di impugnazione per le sentenze equitative è legittima e conforme ai principi europei.
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Prescrizione dell’azione di garanzia: ditta salva pur sbagliando
I Committenti hanno chiesto il risarcimento dei danni all'Appaltatore per gravi vizi emersi sulle pareti divisorie della propria abitazione. L'Appaltatore ha eccepito la prescrizione del diritto richiamando erroneamente le norme sulla prestazione d'opera anziché sull'appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Committenti, stabilendo che l'eccezione di prescrizione è pienamente valida anche se formulata citando una norma errata. Spetta infatti al giudice qualificare correttamente il rapporto contrattuale. Di conseguenza, la prescrizione dell'azione di garanzia biennale, decorrente dalla consegna dell'opera, si era ormai compiuta prima di qualsiasi richiesta formale di risarcimento.
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Giudizio secondo equità: il passeggero perde il risarcimento
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea chiedendo il risarcimento per la cancellazione del volo. Il Giudice di pace ha rigettato la domanda ravvisando uno sciopero come causa esimente. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello del passeggero, ritenendo che la causa, di valore inferiore a 1.100 euro, fosse soggetta al giudizio secondo equità e quindi non appellabile se non per motivi limitati. La Cassazione ha confermato tale decisione: sebbene i contratti di trasporto aereo online escludano il giudizio secondo equità, il passeggero non ha dimostrato nei gradi di merito che il contratto fosse stato concluso tramite moduli standard. Il ricorso è stato rigettato, confermando la perdita del diritto al risarcimento per il passeggero.
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Nullità fideiussione omnibus: prove tardive salvano la banca
Il Debitore Principale e i Garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per un saldo passivo di conto corrente. Tra i vari motivi, i Garanti eccepiscono la nullità fideiussione omnibus per conformità allo schema ABI vietato dall'Antitrust. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. In particolare, la Suprema Corte chiarisce che l'eccezione di nullità fideiussione omnibus basata sullo schema ABI richiede la tempestiva produzione dei documenti di supporto (lo schema ABI e il provvedimento della Banca d'Italia). Trattandosi di atti che non rientrano nel principio del dovere di conoscenza del giudice, la loro produzione tardiva, avvenuta solo con la comparsa conclusione in appello, è preclusa. I Garanti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese.
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Estinzione della società: il fisco accerta ma il ricorso è nullo
L'Ufficio Tributario ha emesso un avviso di accertamento contro una società a responsabilità limitata già cancellata dal registro delle imprese. L'ex liquidatore ha impugnato l'atto agendo esclusivamente in nome e per conto della società estinta, anziché difendersi in proprio per la responsabilità personale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione della società fa perdere all'ente la capacità di stare in giudizio e al liquidatore il potere di rappresentanza. Di conseguenza, il ricorso presentato a nome di un soggetto non più esistente è radicalmente improponibile. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la nullità dell'intero giudizio, annullando senza rinvio le decisioni precedenti.
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